What’s up on Bandcamp? [giugno 2026]

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Un nuovo mese, una nuova carrellata di band più o meno sconosciute e tutte da scoprire – e, perché no, anche da amare.

In copertina: Buckets

What’s up on Bandcamp? è un’idea che prova a mettere al centro la musica indipendente: ogni mese una selezione di dischi il più variegata possibile – a livello di generi, provenienza geografica, etichette – per provare a dare spazio a nomi in rampa di lancio o comunque poco conosciuti.

Del resto, non importa quanto sia difficile la vita: lì fuori ci sarà sempre una band pronta a salvartela (o quantomeno a migliorartela).

American Cream Band – Twin
[05.06.2026 | Quindi | art rock, psychedelic rock, experimental rock | USA]

Fargo e Timberwolves, Timberwolves e Fargo. La mia conoscenza del bizzarro stato del Minnesota si è sempre limitata al capolavoro dei fratelli Coen – e di conseguenza alla prima stagione della serie antologica che ne è stata successivamente tratta – e alla più o meno fortunata franchigia NBA. Tocca quindi al collettivo che prende il nome di American Cream Band ampliare un po’ i miei orizzonti, e il pretesto è più ghiotto che mai, dal momento che il nuovo lavoro del progetto capitanato da Nathan Nelson è un caleidoscopio di suoni e colori che appare incredibilmente lontano rispetto ai gelidi e desolati paesaggi tipici dello stato del Midwest statunitense. Volete una prova? Mettete su la danzereccia e suadente Don’t Burn the House Down e mi direte.
Saint Paul e Firenze (casa della preziosa Quindi Records) non sono mai state tanto vicine.

Lackey – 10 BIG ONES
[05.06.2026 | Slouch | synth punk, egg punk, garage punk | USA]

Dieci brani per quindici minuti di durata, i Lackey vanno dritti al punto senza fermate intermedie e soprattutto senza fronzoli di sorta. Il quartetto losangelino è paradigmatico nel suo mescolare egg e synth punk, per un suono che abbraccia la furia degli Osees più tirati e la follia sintetica dei Lip Critic, il tutto con i Devo che fanno capolino ogni tanto e qualche convinta virata verso territori più hardcore (Free Parking, My First Three Words). Ottima la scelta di affidare la chiusura a Friendship Heights, il pezzo più strutturato del lotto e soprattutto quello che meglio condensa le varie sonorità in seno alla band californiana.

Buckets – Horse to Water
[12.06.2026 | Slouch | indie rock, indie punk, garage rock | USA]

Figuriamoci se potevo non infatuarmi perdutamente di un album che esordisce con un pezzo dal titolo I Give Up, sono proprio un cliché vivente. Mettendo opportunamente da parte il mio animo che ama crogiolarsi nell’idea della sconfitta, il secondo lavoro della band californiana sembra poter rispondere in maniera quanto mai compiuta all’annosa domanda “sì, ok, ma cos’è esattamente l’indie punk?”. Mescolando aperture melodiche ariose tipicamente indie rock e una vivace abrasività a metà tra punk e garage, il quartetto di Los Angeles confeziona un disco che riesce ad essere al tempo stesso dissonante e armonioso, spigoloso e accogliente. Da fan sfegatato di tutto ciò che richiama il post-hardcore non posso che segnalare quella meraviglia distorta di Attention, ma meritano una menzione anche il refrain irresistibile di Smokey e il coinvolgente crescendo che chiude Oh Mamma.

Cherry Cheeks – D.O. & The Bytes
[12.06.2026 | Total Punk | garage rock, garage punk, egg punk | USA]

Cercare parcheggio, fare la fila al supermercato, aspettare un treno: esistono tanti modi diversi per passare (e in certi casi anche gettare al vento) venticinque minuti della propria vita, ma da oggi grazie ai Cherry Cheeks si avrà un’alternativa divertente e godibile. Il terzo album della band della Florida va bevuto tutto di un sorso come una birretta a metà di un pomeriggio di queste giornate avvolte da un’afa infernale. L’irresistibile e sbarazzina Cruel Bore è un vero toccasana per scacciare via ogni pensiero e illudersi che il mondo non stia bruciando davanti ai nostri occhi, del resto a volte la percezione conta più della realtà.

Office Dog – Prime Corner
[19.06.2026 | Flying Nun | indie rock, noise pop | Nuova Zelanda]

Una copertina astratta che nasconde al suo interno suoni più concreti che mai. Il secondo album della band neozelandese è un tripudio di melodie avvolgenti e suoni rassicuranti (ma non banali né ridondanti), uno di quei dischi da mettere su quando l’unica cosa buona da fare è provare a rifugiarsi in un porto sicuro e allontanarsi anche solo momentaneamente dalle brutture della vita di ogni giorno. Notevole anche come il trio di Auckland, quando vuole, sappia anche mostrare i muscoli (sempre in maniera elegante e delicata, si intende) e brani come l’apripista Front Row Seat e Permanent Day ne sono la perfetta esemplificazione. Con ogni probabilità, le chitarre più armoniose che ascolterete in questo mese.

Racecar 44 – am/km
[23.06.2026 | Rope Bridge | noise rock, art rock, post-rock | USA]

Dal rock sghembo made in Louisville al post-everything reso celebre dalla scena fiorita dentro le mura del londinese Windmill: è pressappoco questo il viaggio sonoro intrapreso dalla band di Athens, Georgia, che torna con un EP che fa dell’obliquità sperimentale il proprio principale marchio di fabbrica. Se Water intercetta la vena più melodica e diretta del trio, la conclusiva e debordante 1ayemgf dà libero sfogo a un urgente bisogno di muri di suono e distorsioni magniloquenti, ma è probabile che i saliscendi sonori ed emozionali di Muscadine rappresentino l’apice compositivo di un lavoro tanto storto quanto convincente.

CS Cleaners – What’s This?
[26.06.2026 | Wharf Cat | art rock, no wave, noise rock | USA]

What’s this? La risposta: un album eccentrico, divertente e vivace a cavallo tra art rock e no wave, noise e punk, ricoperto da una glassa di irriverenza che gli conferisce il notevolissimo merito di non prendersi troppo sul serio (obiettivo che per quanto mi riguarda ogni band che si rispetti dovrebbe prefissarsi). Come se non bastasse, il felino – per me più un giaguaro che un leopardo, in ogni caso mi rimetto al parere eventuali espertə di zoologia fan di questa rubrica – ritratto in maniera del tutto nonsense in copertina è la ciliegina sulla torta di un disco storto e danzereccio, perfetto da mettere su quando vuoi davvero fregartene di tutto e basta (ascoltare It Lives per farsi un’idea, prego).

proun – Maybe Luck
[26.06.2026 | Good English | indie rock, indie folk, noise pop | USA]

Dopo i meravigliosamente dissonanti bloodsports, la preziosaGood English Records ci porta in dote una nuova band da abbracciare con tutto l’affetto che alberga nei nostri cuori. Guidati dalla cantante e chitarrista Jamie Weed, il trio di Austin debutta con un lavoro che affonda le proprie radici in un indie rock intriso di nostalgia tipicamente emo e arricchito da atmosfere folk a dir poco intimiste. Un album che, per sonorità, temi trattati ed estetica, è la colonna sonora per riflettere sulla fragilità della propria esistenza (possibilmente non in maniera troppo negativa, ma dopotutto chi sono io per dare consigli in tal senso). Nota di merito per la copertina (prima o poi ci imbatteremo in un disco brutto con una casa raffigurata sulla cover, ma non è questo il giorno e va benissimo così).

Provincial Camps – Head Bowed, Like a Willing Ox…
[26.06.2026 | autoprodotto | post-hardcore, post-punk, noise rock | Canada]

Scegliere come titolo di un proprio album una frase di Lu Xun – considerato da Mao Zedong il padre della letteratura moderna cinese, mica male come biglietto da visita – è già di per sé sintomo di un certo impegno ideologico e intellettuale. Se a questo si aggiunge un suono corposo e orecchiabile, tagliente e avvolgente, allora si è davvero fatto centro. Il secondo album della band canadese riesce perfettamente nel suo intento di apparire trasversale, coinvolgente e coeso, abbracciando in maniera coerente il post-hardcore come l’indie rock, non lesinando inevitabili riferimenti a noise e post-punk. La robusta e roboante Hammer è pronta a convertirvi al maoismo: voi siete prontə?

voais – tempo
[28.06.2026 | autoprodotto | slowcore, lo-fi, bedroom pop | Brasile]

Nel marzo di tre anni fa avevo scritto qualche riga sull’album di debutto dei terraplana, interessante e godibilissima band shoegaze brasiliana. La premessa è utile per allacciarsi al disco in questione, primo lavoro da solista di Cassiano Kruchelski AKA voais, guarda caso membro anche del suddetto quartetto. Qui le classiche distorsioni shoegaze miste a melodie dream pop lasciano spazio a uno slowcore – per un attimo mi era venuto da scrivere bedroomcore, Dio ne scampi – ovattato e atmosferico rigorosamente in salsa lo-fi. Se anche voi ogni tanto avvertite il fardello emotivo dell’estate, il disco perfetto per farvi cullare da un pizzico di rassicurante nostalgia.

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Last modified: 20 Luglio 2026

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