Art Rock Tag Archive

What’s up on Bandcamp? || marzo 2018

Written by Novità

I consigli di Rockambula dalla piattaforma più amata dall’indie.

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TOP 30 2017 || la classifica della redazione

Written by Articoli

Recensioni #14.2017 – Visionist / Angelo Sicurella / Courtney Barnett & Kurt Vile / Julien Baker…

Written by Recensioni

Recensioni #08.2017 – Benjamin Clementine / Iron & Wine / Metz / Kaufman / Torres

Written by Recensioni

10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #26.05.2017

Written by Playlist

Le Classifiche 2016 di Silvio “Don” Pizzica

Written by Articoli

10 SONGS A WEEK | speciale Primavera Sound 2017 #02.12.2016

Written by Eventi, Playlist

Mercoledì mattina, dopo 12 ore di countdown sul sito ufficiale del festival catalano, è stata svelata la line-up dell’edizione 2017 del Primavera Sound. Dedicare la playlist settimanale agli artisti che si esibiranno sui palchi del Forum del Mar è d’obbligo!
Rileggetevi com’è andata l’anno scorso e affrettatevi con le prevendite.

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Phidge – Paris [STREAMING]

Written by Anteprime

In anteprima esclusiva per Rockambula Webzine eccovi “Paris”, il nuovo singolo dei Phidge, quartetto bolognese che viaggia tra l’indie rock e l’emo-core 90’s.

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10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #13.05.2016

Written by Playlist

Grandmother Safari – Grandmother Safari

Written by Recensioni

Vengono dalla Sardegna ma il loro meticciato si spinge molto più lontano. Sono i Grandmother Safari ed esordiscono con questo self titled che è un vagabondare espanso in terre così distanti tra loro che si fa il giro e ci si accorge di essere sempre stati sulla rotta giusta, nel profondo limaccioso e ancestrale delle radici e nelle rarefazioni siderali dello spirito, in un alto e un basso che si inseguono e si amano appassionatamente. Otto tracce per quasi un’ora di musica calda e accorata come lava incandescente, che non si raffredda mai tanto da solidificarsi ma rimane invece liquida, malleabile, sinuosa. Ritmi e canti africani si mischiano alla magia del piano Rhodes, a fiati torridi, a synth imprevedibili, a voci eteree e diradate, in spazi lenti e aperti che poi collassano nelle scintille di chitarre pungenti e nei rumori energici di bassi dritti, rullanti decisi, arpeggiatori incatenanti. La commistione di anime così diverse, tra ampi respiri Ambient, ciclicità Post Rock, suggestioni Jazz e lunghe e ipnotiche corse strumentali rende il lavoro avvolgente e piacevolmente lisergico, egualmente diviso tra esotismo colorato, rilassatezza da lounge e trip psichedelico d’altri tempi. Il tutto condito da una dignitosa abilità strumentale e da un impianto sonoro di tutto rispetto. Da gustare senza fretta e senza pensarci troppo.

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Tortoise – The Catastrophist

Written by Recensioni, Senza categoria

E così dopo sette anni, pubblicando un lavoro che ha radici più lontane di quanto si possa pensare, ritornano i Tortoise. Correva infatti l’anno 2010 quando Chicago, la città dei nostri, commissionò al gruppo la realizzazione di una suite che rispecchiasse l’identità Jazz del luogo; furono così composti cinque temi (una suite in cinque movimenti) su ognuno dei quali lavorò un diverso ospite dell’ambito jazzistico del posto. Quei cinque temi, che erano poco più che bozze a cui aggiungere improvvisazioni, si sono col tempo trasformati ed evoluti (il tutto rivisto in chiave, e quindi complessità, Tortoise) in buona parte dei brani che compongono The Catastrophist. Si tratta di un lavoro che per certi versi potrebbe arrivare da ancora più lontano; il disco, infatti, seppur con qualche novità anche totalmente inattesa, sembra uscire dal periodo che trascorse tra TNT (1998) e Standards (2001) e, per quanto risulti leggermente inferiore al primo, suona nettamente meglio del secondo. Le novità inattese sono due brani cantati, anche se in realtà il canto dalle parti dei Tortoise era già passato con due dischi (The Brave and the Bold con Bonnie ‘Prince’ Billy, ed In the Fishtank 5 con The Ex, entrambi registrati in tre giorni), ma è la prima volta che lo troviamo in un lavoro firmato esclusivamente a loro nome, e soprattutto è la prima volta che funziona, sarà che per la precisione certosina dei nostri registrare in qualche anno anziché in qualche giorno fa una certa differenza. Il primo dei due brani in questione è la cover di “Rock On” di David Essex, brano del 1973, un Dub Rock piuttosto minimale e particolare vista l’assenza della chitarra, che in mano ai ragazzi di Chicago, seppur rimanendo molto fedele all’originale, diviene ancor più ipnotico grazie ad una godibilissima sezione ritmica; a dare voce al pezzo troviamo Todd Rittmann degli U.S. Maple. L’altro cantato presente è invece un brano originale, “Yonder Blue”, nel quale alla voce troviamo Georgia Hubley degli Yo La Tengo, e qui i Tortoise ci spiazzano ancor di più perchè questo brano è addirittura una ballad, una crepuscolare ballad Lo Fi, al forte profumo di Pop datato, il cui ascolto ideale si avrebbe in un fumoso bistrot parigino. La prestazione del combo è più che soddisfacente anche in “Shake Hands with Danger” dove sembra si incontrino un’orchestra gamelan ed un gruppo Fusion, l’arrangiamento è come sempre perfetto, la classica tensione Tortoise, che spesso risulta essere troppo statica e di maniera qui riesce a trovare una buona visceralità. Altri brani ben riusciti sono “Gesceap”, primo singolo estratto, ascoltabile da un paio di mesi abbondanti, brano narcotico, quasi dissonante, minimale, nel quale vediamo la musica d’avanguardia abbracciare le armonie degli Stereolab e dei Broadcast (presenze percepibili anche in altri brani), “The Clearing Fills”, un’ipnotica sospensione Ambient Jazz con finale dronico, “Hot Coffee”, un Funk rallentato e sintetico, dove oltre ad un’ottima linea di basso si trovano godibili graffi chitarristici, e la conclusiva “At Odds with Logic”, desertica e cinematografica. Come sempre, escludendo i primi due meravigliosi lavori della band, non mancano brani che soffrono troppo di manierismo, di immobilità, brani nei quali la tensione creata riesca a liberarsi portandoci la scossa, il graffio, la visione. In ogni caso, dopo i primi due lavori non proprio eccelsi degli anni zero, i Tortoise confermano i progressi che già sul precedente Beacons of Ancestorship si erano fatti sentire, probabilmente migliorandoli ancora, con un disco che ha sicuramente bisogno di più ascolti e come sempre, trascendendo i generi, si sottrae a facili catalogazioni.

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TOP 3 ITALIA dei singoli redattori di Rockambula

Written by Articoli