There Near, l’insostenibile coerenza dei Dinosaur Jr.

Written by Recensioni

Il nuovo album della band di Amherst è esattamente come sarebbe stato lecito aspettarselo, ed è proprio in questa consapevolezza che risiede l’abbacinante forza di J Mascis e soci.
[28.08.2026 | Jagjaguwar | indie rock, slacker rock]

“Un uomo ha bisogno… di qualcuno vicino. Un uomo diventa pazzo se non ha nessuno. Non importa chi è, da quanto è con lui. Te lo dico io, te lo dico io che a rimanere troppo soli si finisce con l’impazzire”.
(John Steinbeck, Uomini e topi)

Giugno 2016. San Gemini, ridente borgo in provincia di Terni conosciuto perlopiù per la pregiata acqua che vi viene imbottigliata. Il caldo non è ancora quello opprimente degli anni che verranno, sedersi in pieno giorno su di una panchina non è considerabile come un atto più o meno inconsapevole di autolesionismo.

In quella stessa sera, a pochi passi da lì, avrebbe dovuto tenersi un concerto che attendevo da anni, quello di una delle band che aveva cambiato per sempre la mia traiettoria musicale. Per un amaro scherzo del destino, l’esibizione era stata annullata qualche giorno prima a causa di un problema di salute di un membro del gruppo, e io avevo deciso di partire lo stesso alla volta dell’Umbria sia per non aggiungere il danno economico alla beffa morale che per dimostrare a me stesso che sarei stato capace di starmene da solo per un paio di giorni in un posto sconosciuto e in cui non avrei avuto assolutamente nulla da fare.

Dinosaur Jr. © Jeff Fowler
Una inscalfibile consapevolezza.

There Near è il tredicesimo album dell’ormai quarantennale carriera dei Dinosaur Jr., il sesto da quando nel 2005, come dei novelli John Hammond (sì, sono cresciuto guardando Jurassic Park), J Mascis, Lou Barlow e Murph hanno deciso di riportare in vita la loro creatura preistorica.

È bene che lo dica subito, sebbene il fatto sia abbastanza lapalissiano: in termini fattuali, il disco che segue di cinque anni Sweep It Into Space non aggiunge nulla alla carriera del trio, se non una riga in più sulla pagina ad essa dedicata su Rate Your Music. Il punto dirimente della questione è però un altro: è da tanto tempo che alla musica dei Dinosaur Jr. non c’è più nulla da aggiungere, ed è esattamente in questa consapevolezza che risiede la forza immutabile e tetragona della band di Amherst, Massachusetts. 

Nulla da dover dimostrare, nessun trend da cavalcare, nessuna bolla di TikTok da far scoppiare: “noi siamo questi, sempre uguali a noi stessi, ed è proprio per questo che siamo unici”, un lusso che può permettersi soltanto chi sa fare le cose meglio di chiunque altro (e che, ça va sans dire, un certo tipo di musica fatta con le chitarre lo ha plasmato in prima persona, e non certo ieri l’altro).

Un mistero insondabile.

È sufficiente ascoltare l’iniziale Several Got Away per comprendere il mistero che si cela dietro la magia sonora del trio: il riff inconfondibile, la voce strascicata di J, le melodie immediate che per qualche insondabile motivo finiscono puntualmente per stamparsi nella mente, la sezione ritmica puntuale e mai invadente, un solo che da J avrai già sentito mille volte ma che appare comunque diverso rispetto a tutti gli altri. Il pezzo per antonomasia dei Dinosaur Jr., uno di quelli da prendere come esempio e custodire gelosamente nell’Ufficio internazionale dei pesi e delle misure di Sèvres all’interno della sezione Canzoni semplici e bellissime fatte con la chitarra.

L’attacco fulminante di Take Me With You, il refrain irresistibile di cui si fregia Gone Off, la dolce svogliatezza in cui è immersa Clam Along, l’ingenua malinconia di cui è pregna Put It Down: stilemi stilistici ed emotivi che tante altre band indie rock sarebbero potenzialmente in grado di riproporre senza troppi patemi, eppure nessuno potrebbe mai farlo con la stessa integrità e coerenza del gruppo di casa Jagjaguwar. È un po’ come quando ti trovi al cospetto di un’opera d’arte contemporanea che ti sembra di una banalità disarmante e inevitabilmente ti viene da esclamare – non senza una punta di malcelata frustrazione – “Sì vabbe’, questo avrei potuto farlo anche io”. Avresti potuto, appunto.

Tutto è collegato.

Sono passati undici anni da quando ero seduto su quella panchina. Nel frattempo ho più o meno imparato a stare da solo con me stesso (con qualche grattacapo, del resto chi ci riesce senza soffrire?), i Dinosaur Jr. hanno partorito tre nuovi album e io li ho addirittura visti dal vivo altrettante volte (senza contare un concerto solista di J Mascis). Tout se tient, direbbero dall’altro lato delle Alpi.

Ah, probabilmente era un epilogo scontato come quello del maggiordomo colpevole nei gialli, ma la band che avrebbe dovuto suonare quella sera a San Gemini erano proprio loro.  Spesso guardarsi indietro è un atto spaventoso o quantomeno pericoloso: se invece riavvolgo il nastro della memoria con in mente un pezzo dei Dinosaur, tutto mi sembra estremamente piacevole e degno di essere vissuto.

Esattamente come un riff di J, che sembra sempre lo stesso eppure non manca mai di farmi venire la pelle d’oca proprio come quando riguardo la scena di Jurassic Park in cui appare il brachiosauro.
Già, forse non si cresce mai definitivamente, e in tutta onestà va benissimo così.

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Last modified: 4 Settembre 2026