Homework, c’è sempre il sole a Glasgow

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Con il debutto di Bang Here If Stuck la band scozzese mette in mostra tutta la propria vena slacker impreziosita da un invidiabile gusto melodico.
[25.09.2026 | Meritorio Records | slacker rock, indie rock, lo-fi]

Una band scozzese che suona un indie rock marcatamente a stelle e strisce e che è di casa presso un’etichetta spagnola. Neanche se si fosse chiesto a Democrito in persona – “colui che il mondo a caso pone”, come suggeriscono le tipiche reminiscenze da liceo – di mettere insieme delle cose apparentemente poco connesse per rendere accattivante questo pezzo si sarebbe riusciti ad ottenere un mosaico tanto randomico quanto curioso.

Se è vero che scomodare la Divina Commedia per presentare un più o meno misconosciuto album di debutto può apparire alquanto ardito, va detto che tra le pieghe del suono degli Homework si cela una poetica tanto semplice e accessibile quanto godibile e irresistibile che appare quasi impossibile che una persona dotata di un minimo di sensibilità umana e artistica possa non apprezzare un simile dono.

Bang Here If Stuck è l’album d’esordio del quartetto di Glasgow ed è solo l’ultima perla di un catalogo, quello ascrivibile a Meritorio Records, pieno zeppo di gioiellini indie – termine che di solito significa tutto e niente, ma che in questo caso ha pienissima cittadinanza – da tramandare ai posteri.

Homework © Laura Meek
Un filo diretto con gli anni ’90.

È vero, la band stessa se lo sarà sentito dire così tante volte da esserne ormai nauseata (io stesso lo scrissi in un tweet datato 21 luglio 2026 che non linko per pura decenza), ma ascoltare Made senza pensare allo slacker scanzonato e disinvolto dei Pavement è pressoché impossibile. 

E proprio la memorabile band di Stephen Malkmus sembra aver assunto le sembianze di un totem intoccabile all’interno della sala prove degli Homework. Melodie ariose, chitarre concilianti ma talvolta anche nevrotiche, attitudine un po’ scazzata, insomma ci sono proprio tutti gli ingredienti per far drizzare le antenne di chi proprio non riesce a non mettere su Crooked Rain, Crooked Rain almeno una volta al mese (e che magari da oggi aggiungerà ai suoi ascolti anche Hedge Your Bets, Trivial, la già menzionata Made).

A proposito di indie rock che sembra arrivare direttamente dalla leggendaria e sfigata – è un complimento, si capisce – scena statunitense degli anni Novanta, la concitata e concisa Velcro sembra voler proprio riportare alla mente gli anni più ruggenti dei Guided By Voices, mentre sulla coda con cui si chiude Thread & Thistle e sulle furenti schitarrate che increspano GVB sembra librarsi sorniona la chioma fluente di J Mascis.

Dopo questa sbornia a stelle e strisce è però tempo di tornare a casa, perché è inevitabile che anche la storica e florida scena indie scozzese abbia influito pesantemente sulla band, soprattutto per quanto concerne il versante più pop del suo suono. Su Heroes Welcome gli eroi a cui si dà il benvenuto sembrano essere proprio gli immortali Teenage Fanclub (a proposito, quest’anno anche loro torneranno con un nuovo album), ma con ogni probabilità Norman Blake e soci andrebbero fieri anche della bellissima Salt.

Musica fatta col cuore.

Siamo quindi al cospetto di un mero e dimenticabile riassunto di quanto di buono ci ha dato l’indie rock negli ultimi decenni? Assolutamente no, perché gli Homework dimostrano di saper scrivere canzoni tanto semplici quanto belle, di quelle che ti rimangono in testa anche in un’epoca in cui ascolti trenta dischi a settimana. E questo non verrà mai ritenuto un fatto banale, almeno da chi scrive.
In più sembrano proprio avere l’allure di chi un po’ sfigato – prerogativa a dir poco dirimente se si vuole essere credibili in ambito slacker – lo è davvero e non per posa.

Il punto è che non si tratta di capire se siamo al cospetto di potenziali eredi dei Pavement, dei Teenage Fanclub o di chicchessia. Non è questo ciò che conta, tanto più che gli anni ’90 sono ormai terminati da un po’ e la risposta non potrebbe in ogni caso essere affermativa. Quello che importa davvero è che, se scoprire nuova musica fatta col cuore e con sincerità è una delle piccole grandi gioie che animano la vostra vita, gli Homework meritano davvero ben più che una chance. Magari mentre si rilegge Democrito, perché no.

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Last modified: 24 Settembre 2026