Il trio torna con Archives, un vortice sonoro psichedelico e inestricabile, tra passati immaginati e futuri concreti.
[02.10.2026 | Fire Records | psychedelic pop, art rock, experimental rock]
Animale strano, questo nuovo album dei Vanishing Twin: un mutaforma in costante evoluzione, che passa senza soluzione di continuità da melodie pop e catchy ad avanguardismi rumoristici. Ancor di più che nei lavori precedenti, il trio composto dai polistrumentisti Cathy Lucas, Valentina Megaletti e Susumu Mukai, vuole fare della propria caotica e stralunata forza centrifuga una sorta di manifesto programmatico, mettendo in primo piano il processo creativo che ha generato l’album, fin dal suo titolo: Archives.
Gli archivi del titolo sono infatti quei frammenti sonori che vengono di volta in volta creati, condivisi, manipolati e archiviati da ciascuno dei membri del collettivo, andando a comporre una sorta di emergente intelligenza collettiva del “gemello evanescente”. I Nostri infatti operano in luoghi diversi, da Londra alla provincia rurale francese, facendo di questa distanza fisica un punto di forza nel processo compositivo.
La produzione individuale viene messa al servizio del gruppo, in barba a qualsiasi vincolo di autorialità, alimentando un circolo virtuoso di influenze e suggestioni reciproche. Fondamentale in questo processo è dunque la libertà di sperimentare, tra variegati strumenti più o meno giocattolo e autocostruiti, largo utilizzo di effetti e pedali su tutte le componenti sonore (dalla voce alle percussioni), in un tripudio anarchico e profondamente creativo.
Un mood schizofrenico.
Il mood schizofrenico non va quindi nascosto ma valorizzato. Ecco quindi che Life By the Hand apre l’album sui riverberi di una vecchia radio abbandonata tra le rovine di una stazione aerospaziale e un apatico cantato. A fare da contrappasso Sugar Stone, brano più tradizionalmente stereolabbiano con drumming motorik e tastiere saltellanti, sommersi da densi synth. La stessa Familiar Fruit è un comfort food per gli amanti dello space age pop, in cui il suono si fa più morbido e avvolgente, andando a comporre una sorta di ninna nanna cosmica.
Nella parte centrale del disco, brani quali Hazama e So Calm mettono in luce l’anima più situazionista e destrutturata del trio: dilatate pulsazioni elettroniche e percussive, giustapposte a voce, archi e strumenti a fiato, abbondantemente processati, tanto da ricordare le divagazioni post-* proprie di Disco Inferno e Talk Talk e le recenti sperimentazioni art rock degli Still House Plants.
Un frullatore sonoro.
Bring Me the Axe, vorticoso singolo, parte come una litania avant-folk e lisergica à la Nico per poi avventurarsi in un frullatore di percussioni sincopate, frammenti rumoristici e contrappunti coro-chitarra: leftfield e library music vanno finalmente a braccetto.
La title-track Archives risulta – giustamente – ineffabile e hauntologica: voice coder e mellotron sono le strutture portanti della prima parte; cori liturgici, spoken word e percussioni dissonanti quelle della seconda. Un piccolo brano massimalista che sembra avere la velleità di condensare in nemmeno tre minuti le installazioni multimediali provenienti dai musei di tutto il mondo.
L’album e il gruppo sanno proporre anche momenti meno cervellotici e decisamente più fruibili per l’ascoltatore medio. Il loro stile viene declinato di volta in volta secondo i canoni del krautrock (Oral Tradition) e dello psych pop (Wherever You Are).
Un frattale infinito e caotico.
Secondo i dettami della musica concreta, il suono catturato dalla registrazione e manipolato dall’artista porta con sé tanto il mondo che lo ha generato quanto la sensibilità di chi lo plasma, che si influenzano reciprocamente. Dunque, il nuovo lavoro dei Vanishing Twin può considerarsi un archivio/frattale infinito e caotico, come l’impossibile Biblioteca di Babele immaginata da Borges – un vortice psichedelico e inestricabile di percezioni ed emozioni in cui coesistono passati immaginati e futuri concreti.
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Last modified: 30 Settembre 2026




