Carola Baer e la santità dei mercatini dell’usato

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The Story of Valerie, la storia di un album perduto e ritrovato che sembra uscire direttamente dal catalogo di 4AD (e invece no).

Prima che venisse radiato dall’albo per la sua partecipazione all’assalto a Capitol Hill di gennaio 2021, era stato Ariel Pink a farsi santo patrono dei dimenticati, registrando una cover di Baby (2012), canzone dei fratelli Donnie e Joe Emerson. Riscoperti per caso dal collezionista di dischi Jack Fleischer nel 2008 in un mercatino dell’usato di Spokane, US, i due fratelli erano rimasti dagli anni Settanta fino a quel momento sospesi in un nube, confinati idealmente nel casolare di campagna in cui avevano registrato nel secolo scorso un numero cospicuo di canzoni senza mai ottenere alcun successo. 

Avendo iniziato la sua carriera in circostanze più o meno simili, registrando in cameretta, Ariel Pink, diventato poi personaggio storicizzato, si era fatto portavoce di questa storia, regalando, con la sua versione di Baby, ulteriore notorietà agli Emerson. 

Un altro esempio che mi viene in mente di ritrovamento andato a buon fine è quello che ha portato alla rivalutazione di Kay Dick, scrittrice inglese che nel 1977 scrisse They, una distopica, queer e visionaria fix-up novel – romanzo composto da una serie di racconti brevi – edita in Italia da Minimum Fax nel 2022 con il titolo Loro. Il romanzo, a lungo dimenticato e mai ristampato, venne svelato al mondo grazie al ritrovamento da parte di un’agente letteraria in un mercatino di beneficenza in Inghilterra. 

Nell’era dei reseller avidi di profitto, che soprattutto negli Stati Uniti trascorrono le loro giornate a gironzolare per le vendite di garage alla ricerca di tesori nascosti da rivendere online a prezzi maggiorati, restano importanti le storie in cui l’arte viene salvata da queste situazioni di sciacallaggio e dall’oblio; dove la natura di questi stessi tesori lotta per rimanere open source, e cioè accessibile da più persone possibili, grazie al generoso lavoro (e a un pizzico di fortuna) di chi dedica il suo tempo a tenere lontane queste opere dal cestino della spazzatura. 

Immaginate quante case, cantine e magazzini ogni giorno vengono svuotati perché – nella maggior parte dei casi – qualcuno muore e chi rimane non sa cosa farsene di quell’eredità. Quanti microcosmi che mai conosceremo. Quello di mia nonna, per esempio, era composto da ritagli di uomini sorridenti stampati sui cartoni delle pizze, ne aveva raccolti una quantità intimidante, e chissà per quale suo vezzo artistico. 

Carola Baer
Un ritrovamento assolutamente inaspettato.

Carola Baer nel 1987 è una giovane ragazza che perde il padre e da Londra approda in California. Ed è nei primi anni Novanta che articola il suo di microcosmo, grazie all’aiuto di un registratore e un paio di sintetizzatori low cost. La storia di Valerie, registrata tra il 1990 e il 1991 su di una sola singola cassetta, mai duplicata perché non pensata per essere distribuita, rimane un segreto a lungo custodito finché un giorno, nel 2017, viene pescata da un cesto di un Goodwill a Portland, Oregon. 

Se avete un algoritmo simile al mio, che mi propina ogni giorno centinaia di video dei reseller a cui facevo riferimento poco fa, saprete che il meccanismo di Goodwill va oltre le usuali logiche da mercatino dell’usato, perché la sua peculiarità è quella di posizionare enormi ceste straripanti della roba più disparata al centro del negozio, e lasciare che la gente si meni per accaparrarsi la borsa di pelle vintage di nonna Grace, ma bisogna avere la vista lunga e lavorare sodo (tanto che alcuni “pescatori” indossano guanti di lattice per la paura di incappare in fluidi corporei e altre presenze sgradevoli). 
Il ricavato di Goodwill va poi in beneficenza, ma non tutto ciò che i cesti contengono riesce a salvarsi e dopo un po’ di tempo l’invenduto diventa rifiuto da smaltire. 

La fortunata che più di vent’anni dopo trova la cassetta di Carola è una illustratrice di Portland, tale Natalie Anne Howard. Natalie ha un amico musicista, Jed Bindeman, aka Concentric Circles (la sua etichetta discografica), che rende immediatamente partecipe della sua scoperta. 

Sulla pagina Bandcamp di Carola si legge: “La scoperta della cassetta di Carola Baer equivale alla scoperta di un ago in un pagliaio (…) Essendoci di questa cassetta un’unica copia, senza registrazioni di riserva della maggior parte delle canzoni, è più che probabile che questa musica sarebbe andata persa per sempre“. 

Carola Baer
Una sorta di slancio mistico.

Essendo uno del mestiere, Jed ci perde la testa, e contattandola su Facebook propone alla musicista di riversare il contenuto della cassetta su vinile; una scelta lungimirante, visto che ad oggi siamo già alla seconda ristampa. Viene al mondo così The Story of Valeriedopo una gestazione interminabile. 

Il disco è il risultato di uno spontaneo e naturale lavoro lo-fi a cui gli epigoni ipnagogisti ambiscono.  È stato paragonato a Cocteau Twins e Dead Can Dance, ma con un suono che li trascende e si trasforma in qualcosa di strettamente personale. Aggiungerei che non solo sembra far riferimento a questi storici gruppi dell’etichetta 4AD, sembra proprio un lavoro che condensa le caratteristiche generali che un tipico prodotto 4AD dovrebbe avere (quello che accade nei This Mortal Coil, per intenderci).

A questo va aggiunta una spolverata extra di Strawberry Switchblade (soprattutto quelle dei primi approcci e delle loro versioni demo più scarne), ma dal gusto più oltretombale rispetto al duo a pois di Glasgow (Angine de Poitrine, non avete inventato nulla). E anche una spettralità a tratti folk che ricorda alcuni episodi della musica di Nico, senza l’algidità tedesca di quest’ultima. Carola stava attraversando infatti un periodo relazionale difficile con un uomo (“Save me from this man”, lamenta nel pezzo intitolato appunto Save me), e questo sentimento si percepisce tutto.

Sembra che certe opere d’arte riescano ad emergere sempre in superficie, incoraggiate da uno slancio mistico che le infonde nel mondo al momento giusto, quello che qualche forza occulta ha decretato fosse a loro consono. Come dichiarato dalla stessa Carola Baer, lei per prima non ha idea di come la sua cassetta sia arrivata fino a Portland.

Strawberry Switchblade
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Last modified: 1 Luglio 2026

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