Top e Flop 2014, secondo i redattori di Rockambula

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Le classifiche di fine anno sono allo stesso tempo snervanti e divertenti e noi qui a Rockambula abbiamo deciso di fare la cosa nella maniera più leggera possibile, dando la possibilità ad ogni redattore di dire in brevissimo la propria Top e Flop 3. Ormai quello che è fatto è fatto, viva il 2014, aspettiamo il 2015. La classifica del nostro caporedattore la trovate invece qui.

MARCO  LAVAGNO

Top
Ryan Adams – Ryan Adams: Le sue praterie di suono evolvono. Cambia il clima, il tempo ma il paesaggio rimane intatto. Tra le miriadi di produzioni, questa è quella buona. Introspettiva ma elettrica.
Fabi Silvestri Gazzè – Il Padrone della Festa: Intenso e umile. Forzuto e delicato. Prendono in mano la tradizione di Dalla e De Gregori e la sbattono nei nostri giorni con canzoni terribilmente moderne e necessarie. Disco migliore di ogni loro singola produzione. L’unione fa la forza.
Eugenio in Via di Gioia – Lorenzo Federici: Brani immediati. Un flusso continuo di parole, rime, melodie storte e incastri ritmici. Tutto comandato da un suono acustico, tradizionale e puro. Musica popolare italiana da strada.


Flop
U2 – Songs of Innocence: Sterile, iperprodotto e freddo. E la notizia brutta è che di disco ne deve uscire un altro.
Zen Circus – Canzoni Contro la Natura: Tematiche prevedibili e cantautorato poco ispirato. E soprattutto poco dello spirito punkettone che li ha sempre contraddistinti.
Foo Fighters – Sonic Highways: Album attesissimo. Sembrava una bomba pronta ad esplodere in un suono totale. Il Nuovo Testamento del Rock? No, un’accozzaglia di idee confuse.

SIMONA VENTRELLA

Top
Damon Albarn – Everyday Robots: Intensità, carica emozionale, suoni equilibrati e sapienti e lo zampino di Brian Eno. Un Damon Albarn non scontato per un esordio solista da non perdere.
A Toys Orchestra – Butterfly Effect: Sesto lavoro del quartetto campano che con un songwriting complesso e sofisticato e un irresistibile mix dalle venature Pop intrecciate ad un mood elettronico minimal, conferma la statura del gruppo a cui va concesso anche un ascolto live.
Edda – Stavolta Come Mi Ammazzerai?: La forza sprigionata dai racconti intimi e personali sostenuti da sonorità Rock creano una miscela unica, che rende questo album un pugno dritto nello stomaco da cui non è facile riprendersi.


Flop
Pierpaolo Capovilla – Obtorto Collo: Nella sua prima prova da solista Capovilla si getta in un progetto a tratti estremi più simile a un recital accompagnato da musiche sofisticate e ricercate, forse troppo Capovillacentrico.
Lo Stato Sociale – L’Italia Peggiore: Il secondo lavoro dei paladini della verve italica non brilla della stessa sagacia e freschezza del precedente album Turisti della Democrazia, del quale a tratti appare il clone malriuscito.
Kasabian – 48:13: Il Rosa shocking non dona ad Pizzorno e compagni, che in 48 minuti di Elettrorock non lasciano il segno ad eccezione di alcuni brani. L’album è il legittimo proseguimento del predecessore Velociraptor, condito da eccessiva spocchia.

LORENZO CETRANGOLO

Top
Boxerin Club – Aloha Krakatoa: Testa fra le nuvole e piedi in ammollo. Musica per viaggiare, fresca, onesta, divertente. Senza confini.
Edda – Stavolta Come mi Ammazzerai?: Un cantante di razza per canzoni bastarde. Pungola, sconvolge, scandalizza.
Fabi Silvestri Gazzè – Il Padrone della Festa: Anche solo per il valore simbolico di avere insieme tre dei cantautori più grandi di una generazione con una mano sulla manopola della radio e l’altra sul cuore. E comunque il disco non è paraculo come potrebbe sembrare. Anzi.


Flop
Federico Fiumani – Un Ricordo che Vale Dieci Lire: Un disco sciatto per interpretazioni senz’anima.
Brunori Sas – Il Cammino di Santiago in Taxi: Dario guadagna in spessore sonoro ma perde in immediatezza. Mi aspettavo altro.
Lo Stato Sociale – L’Italia Peggiore: Ripetitivi, musicalmente nulli, ma soprattutto irritanti. Da dimenticare.

MARIA PIA DIODATI

Top
Alcest – Shelter: La conversione della formazione francese allo Shoegaze è definitiva. Neige la celebra in arrangiamenti sublimi e col beneplacito di Neil Halstead.
Ariel Pink – PomPom: L’imprevedibile californiano rimbalza fra le ispirazioni sonore più disparate, tenute insieme dal culto del Lo-Fi, in un disco in cui nulla è lasciato al caso e con cui Ariel si conferma un tassello imprescindibile del panorama musicale contemporaneo.
Abiku – La Vita Segreta: Alt Pop italico fatto di sorprese ritmiche e songwriting ironico-maliconico, in piacevoli stratificazioni di suono ricche e quasi mai stucchevoli.


Flop
Klaxons – Love Frequency: Irriconoscibili in questa virata improvvisa, in direzione House, e neanche delle migliori.
Pierpaolo Capovilla – Obtorto Collo: Produzione mastodontica, almeno quanto l’ego di Capovilla, che non esita a decantare le qualità della sua opera prima da solista, e quasi quanto lo schianto al suolo che ne deriva, tra indecisioni stilistiche e liriche flosce.
Flaming Lips – With a Little Help from My Fwends: Dopo il degno di nota 7 Skies h3, nello stesso anno i FL cedono di nuovo alla tentazione dei tributi. Stavolta tocca ai Beatles. Qualcuno dica loro che non se ne può più.

CLAUDIO CALIENDO

TOP
Dropeners – In the Middle: Lo spazio artistico toccato è incredibilmente vasto. Il disco fa parlare di sé come fosse parte di noi stessi. Penetra letteralmente nel più profondo dell’inconscio e ci lubrifica l’animo. È un lavoro che vale l’attesa, tutta.
Marlene Kuntz – Pansonica EP: A 25 anni dalla loro nascita e 20 dal disco di esordio (Catartica) riescono a donarci un salto diretto nel 1990 che non può che suscitare applausi e lacrime di commozione. Un modo geniale per dire “Noi ci siamo ancora e, per chi l’avesse dimenticato, siamo questi qui!”. L’esito è inevitabile, il giudizio è pienamente conforme al dono.
Pertegò – Stations: Credo che i Pertegò siano di quelle band consapevoli, senza pretese, ricche di difetti, ma che sappiano farsi amare concentrandosi sui loro pregi. Questo è come li descrivo io. “Raccontano storie su una natura ancora libera, raccontano il loro mondo fatto da cose semplici e dalla natura che li hanno creati”.


FLOP
Culiduri – Ci Hanno Rubato Il Disagio EP: L’assenza di chitarra è certamente una trovata interessante, che non di certo condanna, anzi, genera un buon numero di apprezzamenti. La voce calza perfettamente su un sound così crudo come quello generato da un basso portante. Il problema allora dove sta? Beh, il problema sta nel fatto che a me ‘sti tre ragazzi hanno trasmesso voglia di far casino e non voglia di far musica. E se è vero che il Punk è anche far casino, è pur vero che la musica è anche il trasmettere un messaggio. Isolare i testi infantili alla ricerca di note positive è stato quasi snervante.
Disumana Res – Disumana Res: L’ascolto del disco, indubbiamente, rispolvera vecchi ricordi, portando alla mia mente sound di fine anni ‘80 quali Fear Factory ed addirittura Sepultura, ma rimaniamo ancora ben lontani dal poterci permettere paragoni in senso stretto. In sostanza, resto molto deluso. Un’attesa così lunga per ritrovarsi con un pugno di mosche fra le mani.
Petula Clark – X25X – Split EP: In sintesi, oserei affermare che l’intero lavoro è un azzardo. È stressante, è sporco e non sa farsi apprezzare in modo alcuno. È un disco a prova di nervi, ragazzi che sanno suonare, ma che non hanno voglia di lavorare. La critica vola alta e tocca tanto i cieli belga quanto quelli di Marsiglia. Se è vero che l’unione fa la forza, se è vero che due negazioni affermano e se è vero che l’arte va d’istinto e l’istinto è una forma d’arte, beh, è pur vero che il risultato dello split album è l’esatto opposto di quel che ci si aspetta ponendo fiducia in un antico modo di dire.

MARIA PETRACCA

TOP
Sun Kil Moon – Benji: Essenziale ed intenso come pochi sanno essere. La medicina dell’anima.

Swans – To Be Kind: Inquietante, violento, dai toni oscuri, ricco di tormento in pieno stile Swans. Apprezzato molto anche in versione live.
Bologna Violenta – Uno Bianca: Ascoltato e riascoltato, in versione cd e live. Sempre come fosse la prima volta: evergreen.


FLOP
Bruce Springsteen – High Hopes: Nessuna grande speranza, solo tanta tristezza.
Dente – L’Almanacco del Giorno Prima: Sia chiaro, il disco non è un vero “flop”, ma io ci speravo proprio in qualche emozione in più, tutto qua.
Brunori SAS – Il Cammino di Santiago in Taxi: Idem come sopra

GIOVANNI PANEBIANCO

TOP
Monuments – The Amanuensis: Scoperti per caso dopo averli visti di spalla ai Protest The Hero, questi ragazzi inglesi danno nuova linfa a tutto il movimento Metalcore, aggiungendo un’innovativa vena Prog. The Amanuensis è una vera esperienza di vita che si districa in un labirinto fatto di canzoni solenni. Impossibile non premiarli con lo scettro del disco dell’anno.
Mastodon – Once More: Round The Sun I Mastodon sono i Mastodon. Come il vino buono, migliorano invecchiando. La loro ultima fatica è una riconferma. Continuiamo a ritenerci fortunati di poter godere ancora del loro modo di fare musica.
Majakovich – Il Primo Disco Era Meglio: La next big thing italiana vien fuori con un disco micidiale, dove anche i ritmi compassati hanno la parvenza di un bulldozer. Da ascoltare assolutamente.


FLOP
Fast Animals And Slow Kids – Alaska: Alaska non è un brutto disco, ma è una delusione che non mi aspettavo. Testi complessi accompagnati da brani che hanno perso l’energia e l’orecchiabilità dei tempi passati. Uno scivolone a cui la band umbra saprà porre rimedio.
Dry The River – Alarms In The Heart: Da Top 2012 a Flop 2014: in due anni il livello compositivo dei Dry The River è calato vistosamente. Forza ragazzi riprendetevi. Confido in voi.
Slipknot – 5: The Gray Chapter Un’attesa di sei anni ripagata coi soldi del Monopoli. Sempre la stessa minestra di tecnica nervosa, rabbia e ritornelli mielosi. Non ci siamo.

Last modified: 20 Febbraio 2019

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