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Damon Albarn – Everyday Robots

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Musicista, autore, compositore, produttore Damon Albarn è un artista poliedrico e traversale che, dagli esordi nel lontano 1991 fino ai giorni d’oggi, ha macinato chilometri nel mondo della musica, percorrendo molte vie e raccontando la sua arte in tanti modi. Un storia lunga ventitre anni partita dal Brit Pop dei Blur, continuata con l’Alternative Rock così underground dei Gorillaz, deviata dal super gruppo made in England The Good,The Bad & The Queen, inframezzata da un EP, qualche colonna sonora e due libretti per opera. Un bagaglio importante di esperienze, senza le quali, forse, Everydays Robot non esisterebbe. Ascoltando l’album tutto d’un fiato si percepisce subito il tiro di tutto il lavoro, maturo, calibrato, intimo e dall’essenza minimalista. La storia di un uomo di quarantasei anni che, spente le luci accecanti e riposti gli artifizi di scena nel baule, si racconta e ci fa assaporare un po’ del suo mondo e dei suoi ricordi, tra la paura ancestrale di perdere se stesso, al rapporto conflittuale con una tecnologia sempre più invadente, fino alla solitudine e alla dipendenza dalla droga.

Potremmo definirlo quasi una sorta dipiccola catarsi in musica, un percorso che non arriva mai ad esprimere le tensione del momento in maniera esplosiva e rabbiosa, ma che lo fa in maniera sommessa, con quell’attitudine all’understatement cosi maledettamente British. Visivamente anche la copertina veicola lo stesso messaggio privo di colori, ma ricco di sfumature di grigio, un’immagine semplice, reale, così reale da passare quasi inosservata. Quello che non passa inosservato sono le canzoni, un beat pulsante, un cuore-motore intelligente, le percorre da cima a fondo dandogli vita.  Uno stile asciutto ed equilibrato unisce in un unicum armonicosuoni elettronici e acustici, campionamenti, archi e cori dal sapore etnico. Un album di Ballad melanconiche e dolciastre, così come i ricordi nei quali affondano le radici e che contengono al loro interno tutta l’anima Pop di Albarn, filtrata,però,attraverso una consapevolezza nuova. “The Selfie Giant”suadentegrazie alpiano mutuato dal Jazz e alla collaborazione di Bath for Lashes, “Mr.Tembo”, che le sonorità africane rendono melodicamente e ritmicamente intrigante.“The History of a Cheating Art” e“You and Me”che ti colpiscono per l’eleganza e la forza del songwriting sofisticato e qualitativo.Il mood del disco non può che definirsi ombroso,ovattato a tratti illuminato attraversol’uso dei cori e degli archi, come nel finale tutto in positivo e dalla grande carica emozionale di “Heavy Seas of Love”, merito del coro gospel della chiesa di Leytinstine. Everyday Robots è un disco pensato nei suoni,testualmente pieno di pathos, calibrato negli arrangiamenti, che fanno la differenza e mostrano il talento di Albarn. Forse non un album di hit e molti rimarranno delusida questo nuovo capitolo non ritrovando il vecchio Damon, ma molti altri sapranno apprezzarne l’onestà, l’intensità, il valore, le atmosfere al limite dell’alienante e goderne a sufficienza.

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