cantautore Tag Archive

Cranchi – L’impresa della salamandra

Written by Recensioni

Un disco assolutamente necessario per gli amanti del cantautorato.
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Friz – Subaffitto [VIDEOCLIP]

Written by Anteprime

In anteprima su Rockambula, ecco a voi il videoclip del nuovo singolo di Friz, a metà tra un rapper e un cantautore, ultimo acquisto nel roster di INRI.

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Alvise Nodale – Canzone per un Addio [VIDEOCLIP]

Written by Anteprime

In esclusiva su Rockambula vi presentiamo il videoclip di “Canzone per un Addio”, il primo singolo estratto da The Dreamer, l’album di debutto di Alvise Nodale che esce il 24 febbraio per Seahorse Recordings.

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Felice Marsili De Medici – Quella Che Eri [VIDEOCLIP]

Written by Anteprime

In esclusiva su Rockambula, ecco il nuovo videoclip del cantautore catanese Felice Briguglio aka Felice Marsili De Medici. “Quella Che Eri” è tratta da Finalmente Normali, il suo EP uscito il 12 gennaio scorso su Doremillaro Records.

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10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #31.03.2017

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Management del Dolore Post Operatorio – McMao

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Che la grande burla abbia inizio! L’ilarità dei Management del Dolore Post Operatorio la noterete sicuramente già dalla copertina (e dal titolo) del cd dove si prendono gioco del grande Mao Tse Tung. Qualcuno di voi, poi, probabilmente ricorderà il gruppo per l’esibizione in Piazza San Giovanni a Roma in occasione del concertone del Primo Maggio, dove Luca Romagnoli (il cantante) impugnò un preservativo come fosse un’ostia raccomandandone l’uso corretto a tutti. Fosse solo questo, fin qui nulla di così strano per chi li conosce, ma quando poi lo stesso ha deciso di calarsi le braghe davanti a tutti i presenti sono arrivati non solo la censura da parte della Rai (che riprendeva il concerto) ma anche la menzione sull’autobiografia di Piero Pelù dei Litfiba uscita da poco in libreria. I Madedopo hanno tuttavia molto di più da offrire al proprio pubblico, soprattutto sul versante incisioni in studio. Chiariamoci: molti li definiscono una band da vedere assolutamente live, io preferisco invece ascoltare i loro album. In McMao c’è stato anche un avvicendamento nella formazione: Luca Di Bucchianico ha sostituito il dimissionario Andrea Paone al basso; un cambio per fortuna paritario che non ha fatto perdere lo smalto e la grinta presenti già in Auff!. Si dice sempre che il secondo lavoro per una band sia il più difficile, ma già dal primo singolo estratto “La Pasticca Blu” è stato chiaro che il percorso tracciato da Auff! ha trovato in McMao un degno successore. La band lancianese cambia di nuovo pelle contaminando ancora di più la sua musica rispetto al disco che li ha lanciati. Ciò che appare chiaro è anche una maggiore attenzione ai testi, più curati seppur sempre molto diretti. Si parte con “La Scuola Cimiteriale” in cui l’elettronica un po’ english va a fare da contraltare all’attitudine Rock dei Madedopo, con qualche spunto alla Franz Ferdinand. Svettano fra tutte le tracce “Coccodè” e “Requiem Per Una Madre”, sempre a metà fra il Rock americano degli Weezer e la New Wave dei Devo.

Il brano più convincente è “Il Cinematografo”, in cui le chitarre liberano tutto il loro impeto travolgente dopo un inizio più soft ed introspettivo. Per quanto ci riguarda possiamo solo dire che è forse poco riuscita la cover di “Fragole Buon Buone” di Luca Carboni. Inevitabile forse perdere il confronto con l’originale, anche se rimane apprezzabile il tentativo di rendere la canzone più “moderna” e fruibile per un pubblico Indie Rock con suoni ben lontani dalla versione del cantautore bolognese. Inoltre, forse al posto del singolo di lancio “La Pasticca Blu” avrei scelto “James Douglas Morrison”, omaggio all’indimenticato leader dei The Doors, dai contorni più radiofonici, ma sono veramente piccoli dettagli in un contesto musicale veramente riuscitissimo. I Madedopo sono ormai una splendida realtà nella scena Indie Rock italiana e conquistano, per quanto mi riguarda, il podio con I Cani e i Gazebo Penguins. Starà a loro in futuro confermare quanto da me scritto, ma se ascolterete i ritmi ossessivi e ripetitivi de “La Scuola Cimiteriale” non potrete che darmi ragione. Guai a inserirli ancora nelle nuove leve! La nuova rivoluzione musicale è

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Nicolò Carnesi – Ho una Galassia nell’Armadio

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Luogo d’ascolto: sotto un albero, vicino ad un autostrada.

Umore d’ascolto: come di chi pensi che quello sotto cui sta ascoltando Carnesi è l’unico albero rimasto nel mondo.

Il secondo disco è sempre una cartina al tornasole per capire l’evoluzione di un artista. Se il primo è quello dell’ingenuità, delle idee potenti e potenziali buttate alla rinfusa, il secondo è quello della strada dritta, della precisione, quello che fa capire a quale velocità potrà andare la macchina. Avevo sentito parlare di Nicolò Carnesi tempo fa come un promettente autore della cerchia gravitante intorno a Brunori Sas e la sua Picicca dischi; non avevo ancora ascoltato nulla e quindi, come spesso avviene, appena mi è arrivato all’orecchio la news del suo secondo disco Ho una Galassia nell’Armadio sono andato il giorno stesso a spizzare su youtube il suo primo singolo “La Rotazione”. Mi ha colpito molto il suo timbro che richiama in alcuni passaggi un certo Battisti anni 80 o magari Graziani nella ricerca di melodie apparentemente semplici ma subito catchy e quindi tutt’altro che banali, magari anche Branduardi nel profilo della chioma e nella tendenza ad andare sulle note alte con la voce sottile sottile sottile. Mi ha davvero colpito la produzione del pezzo. Di lì il passo al disco e alla recensione è stato immediato. Ho scoperto che Nicolò è davvero un ottimo autore e che davvero la sua voce ha sfumature molto particolari e che i suoi testi sono un miscuglio ben riuscito di cielo e terra, di stelle e di asfalto. Questo secondo disco ha spalancato un’autostrada su cui Carnesi può portare tutto il suo talento a 200 all’ora verso il pubblico più vasto che si possa aspettare da un cantautore. Ho una Galassia nell’Armadio è un perfetto esempio di Pop impegnato, leggero nei suoni, non forzatamente pretenzioso nei temi, mai banale nelle scelte stilistiche. Dicevo della produzione: Tommaso Colliva è un maestro dei suoni e in questo disco ha l’indiscusso merito di spostare l’ambiente musicale in cui Carnesi si era mosso nel suo precedente lavoro in un territorio più europeo, in un territorio di suoni di synth analogici e pad soffusi quasi Dance, di spruzzate di Funk bianco alla Alan Sorrenti che ben si adattano a versi come “ Campa ragazzo che l’erba cresce e la fumi pure, la felicità la trovi in farmacia, tra vita e morte c’è di mezzo uno stato neutrale, ma non è la Svizzera”. Un terreno su cui il timbro di Carnesi ne esce valorizzato e rende piacevole anche l’ascolto meno attento, tipo quello della fantomatica casalinga di Voghera mentre fa le pulizie di casa.

Tra i pezzi più riusciti sicuramente “ Numeri”, testo meraviglioso e musica da ascoltare ad occhi chiusi in una giornata assolata e con il sorriso stampato in faccia, sotto l’ombra: “poi uso troppo gli addii, forse per paura di riceverli”, un verso illuminante e malinconico che colpisce in quella canzone come una carezza di un genitore che sta partendo. Ho sempre pensato che l’attenzione alla produzione e alla possibile fruizione del lavoro discografico, chi mi conosce lo sa, sia un pregio inestimabile di una produzione, l’unica cosa che rende un talentuoso autore di canzoncine un artista da classifica e un riferimento per una scena. Dieci più al Signor Colliva, mi sbilancio. E un buon sette e mezzo per questo giovane Carnesi che fa ben sperare per il terzo disco, quello del salto nel vuoto contro lo zoccolo duro dei fan della prima ora che ti vorrebbero sempre identico a te stesso ma anche criticabile proprio per questo. Per il momento non è il caso di pensarci ma di goderci questo, di ancheggiare un po’ sul posto e magari di fare le pulizie ad alto volume senza necessariamente riflettere. Perchè la musica, ricordiamocelo sempre, è la colonna sonora della giornata e un modo per sublimare il quotidiano, non solo e non per forza in ogni ascolto un modo per elevare lo spirito. Carnesi lo ha capito.

Lunga Vita a Carnesi.

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Nuovo singolo per Elia

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Dopo un Ep dal titolo Nei Pensieri e la partecipazione all’Accademia di Sanremo, arriva in radio “Se Vuoi Vivermi” il nuovo singolo di Elia (Elia Macchiarulo). Avvicinatosi al mondo della musica fin da piccolo, il giovane cantautore ha fatto una scrupolosa gavetta che l’ha portato nel 2011 ad affacciarsi sul mercato discografico con l’Ep già citato. Per il singolo “Se Vuoi Vivermi” è stato realizzato un videoclip che trovate di seguito:

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Primo videoclip per Le Laite

Written by Senza categoria

Il cantautore asiaghese Le Laite (aka Paolo Silvagni) lancia Val D’Orco tratto dal suo disco di debutto L’estate è già un ricordo. Il video, girato nella valle che dà il nome alla canzone stessa, è stato curato da Nicola Cioffi, già al lavoro sulla produzione dell’album. Trovate il videoclip qui. Enjoy!

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Nuovo disco per Nicodemo

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Già bassista (live/studio) di vari artisti underground, Nicodemo è ideatore e direttore artistico di “Studio 35 Live”, programma tv/web dedicato alla musica nell’infosfera. Dopo la straordinaria esperienza in studio e live di “Riddim a Sud”, progetto ideato da Teresa De Sio, nel 2010 presenta “In Due Corpi” (La Fabbrica / Rai Trade), album di dieci canzoni con la partecipazione di vari artisti appartenenti al panorama musicale italiano (Andy, Luca Urbani dei Soerba, Carmelo Pipitone dei Marta Sui Tubi, Raffaella Destefano dei Madreblu e molti altri). Il disco, accolto molto positivamente dalla critica specializzata, è stato presentato nelle migliori location d’Italia e più volte trasmesso in radio (Radio Rai e network privati). A distanza di tre anni dal primo album ufficiale, il 5 Ottobre 2013 sarà il momento di VIOLA, disco dalla scrittura meditata perciò decisa. Trovate maggiori informazioni sul sito internet del cantautore.

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Dimartino – Non Vengo Più Mamma

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Il vero cantautore è quello capace di portarti musica e parole dentro le vene, è quello capace di farti ridere, scherzare, piangere. Innamorare. E per quanto questa fosse una frase fatta e rifatta milioni di volte è così. E’ quello che in qualche modo riesce a raccontare le storie della tua vita, un animo turbolento e viziato del quale però non riusciremo mai a viverne senza. Poi in questi ultimi anni il cantautorato prende tantissime direzioni, quello che preferisco senza dubbio è quello che (senza stare a fare nomi già noti) nasce e si sviluppa nell’Italia meridionale. Dimartino è sicuramente sulla punta della piramide dei cantautori italiani degli anni dieci, belle canzoni, impatto live importante, genuinità. Sarebbe Bello Non Lasciarsi Mai, ma Abbandonarsi Ogni Tanto è Utile il precedente disco non lasciava troppo spazio alla critica negativa, una delle migliori produzioni italiane di quell’anno, uno dei migliori dischi italiani degli ultimi anni. Adesso decide di cambiare, sperimentare, rischiare. Il nuovo lavoro (un Ep) Non Vengo Più Mamma (unico supporto fisico in vinile) non è il disco che un fan di Dimartino si aspettava di ascoltare, o almeno in parte, c’è innovazione elettronica dentro, c’è un bel fumetto scritto da Dimartino e disegnato da Igors Scalisi Palmieri da leggere durante lo “sperimentale” ascolto del vinile.

Sei canzoni a comporre il disco (Ep), senza troppe riflessioni invernali come nell’opener “No Autobus”, il pezzo che da subito mette simpatia e leggerezza sulle spalle dell’ascoltatore. Poi Dimartino decide che le parole in qualche modo debbano finire nel pezzo interamente strumentale e sintetico “Il Corpo Non Esiste”, vera e propria novità artistica del musicista siciliano.

Con “Piangi Maria” ritorniamo a rivivere quelle emozioni classiche alla Dimartino nonostante la musica sembra ancora una crescente evoluzione sonora di quello che fu un ex conterraneo assessore, uno “Shock in my Town” rigenerato nella forma e nello spirito. In “Scompariranno i Falchi Dal Paese” si prova ancora qualcosa di diversamente ispirato, nelle sequenze musicali accompagnate da un inedito Dimartino oratore. Tutto sempre completamente “diverso” dal solito nei due conclusivi pezzi “Come Fanno le Stelle” e “Non Torneremo Più”, una dimostrazione di grande versatilità e prontezza di riflessi intellettuali. Non Vengo Più Mamma sarebbe bello non lasciarlo mai andare via dal vostro giradischi, una boccata di aria nuova, pulita, il desiderio di non dare mai niente per scontato nella vita. Dimartino non delude mai anche quando gioca con qualcosa che naturalmente non gli appartiene, la sua vocazione è quella di fare musica, per il resto divertiamoci nel vederlo giocare con ben riuscite sperimentazioni, Non Vengo Più Mamma suona come una piacevole parentesi nella carriera ancora tutta da fare di uno dei migliori artisti dello stivale. Forza Dimartino, noi non ti lasceremo mai.

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Marco Smorra – Marco Smorra e i Tempi Moderni

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Non capisco bene perchè, ma l’ombra di Rino Gaetano pare rincorrermi freneticamente. Sarà destino (a cui per colpa dell’età inzio a credere sempre di più), sarà voluto (adoro lo sventurato Rino), sarà che ciò che ha valore (non solo in musica ma in ogni forma d’arte) lo ritrovi ovunque, nelle piccole e grandi cose di tutti i giorni e lo fai tuo come fosse un raggio di sole, con la pretesa che illumini soltanto la tua faccia quando sai benissimo che sta scaldando un’infinità di persone.

Ebbene io vedo Rino nella politica, nella religione del popolo, nella vita sociale che siamo costretti a inventarci, ma anche nel traffico frenetico il venerdì sera, negli sconti al supermercato, nella televisione a tavola e negli sguardi dei lavavetri ai semafori.

Ma per ora mi limito a raccontarvi come vedo Rino in molti giovani cantautori del nostro paese. E come anche questo Marco Smorra, classe 76 e nato in provincia di Napoli, prenda spunto dal cantante calabrese, senza scadere in una tragica emulazione.

Il disco ha un titolo a dir poco ambizioso che richiama il capolavoro di Chaplin e il ragazzo in questione ci propone un simpatico mix tra funky rock (un applauso alla grande band che accompagna Marco) e canzone di protesta. Musica sospesa, come l’aria che respira l’acrobata nel salto da un trapezio all’altro. Un filo tra l’irriverente spensieratezza del circo e la tensione di un salto nel vuoto: una vita piena di precariato e di ingiustizie sociali ma vissuta da chi non perde l’antico vizio dell’ironia. Proprio in questa caratteristica vedo Rino.

I testi in questi “Tempi Moderni” però sono ancora acerbi, troppo diretti e il surreale non viene ben ereditato, qui è solo un gioco di luci un po’ svarionante, un illusione. Tant’è che l’episodio più riuscito sembra essere la cover di Stefano Rosso, “Colpo di Stato”, dove purtroppo si nota la distanza tra la grande canzone italiana e le critiche affannate ad escort e reality show. Per il resto del disco ci sono troppi riferimenti diretti e troppe parolacce che (anche se giustificate dalla rabbia) non sono ben accette tra i clown con la chitarra in mano.

Insomma alla fine dello show la bombetta in testa il ragazzo se la merita, non gliela si puo’ estirpare. Però Rino rimane attuale anche oggi e me lo vedrò in ogni dove ancora per lungo tempo, mentre le invettive di Marco contro Maria De Filippi e i suoi tronisti spero svaniscano molto presto, insieme a tutta la programmazione di Canale 5.

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