L’incantatore di storie – Intervista a Lorenzo Kruger

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Qualche domanda al leader dei Nobraino dopo l’uscita del suo esordio solista.

(di Giulia Garulli)

Lorenzo Kruger, cantautore romagnolo e performer eclettico e mai banale, inizia la sua carriera nei Nobraino collezionando cinque album in studio, un album live e un EP. Inizia a vivere la popolarità nel 2010 con l’esibizione al DopoFestival di Sanremo e nel programma tv di Serena Dandini “Parla con me”. Nello stesso 2010 la band vince il sondaggio “Nuova Musica Italiana” indetto dalla rivista mensile XL e nel 2011 si aggiudicano il premio speciale per il “Miglior tour dell’anno” conferito al MEI di Faenza, esibendosi come ospiti al Teatro Ariston di Sanremo in occasione del Premio Tenco.

Dal 2012 centinaia di concerti si susseguono nel corso della sua carriera insieme ai Nobraino e gli hanno fatto acquisire una presenza scenica che si giostra tra musica, intrattenimento e teatralità. Si affianca non solo al pianoforte, domina il palco con irriverenza e fare provocatorio fuori dagli schemi.

Ma è il 2021 l’anno di Lorenzo Kruger, che segna il suo ritorno da solista con lo speciale singolo Con me Low-Fi, la cui copertina è frutto della campagna “Spazi miei”, una call to action lanciata dallo stesso cantautore sui suoi canali social. Mettendo in vendita degli spazi fisici dell’artwork, il ricavato dell’intera campagna è stato donato alla scuola di teatro Casa di Gesso di Cesena, permettendo la sovvenzione di nove borse di studio destinate ai bambini dell’associazione.

Il 10 settembre scorso è uscito il suo primo album da solista, Singolarità, su etichetta Woodworm con distribuzione Universal Music Italia. In questo album Lorenzo ci incanta e ci sussurra storie con una calda intimità. Ritmo lento, cadenza regolare, trascina dolcemente tra le parole curve di un lungo flusso di pensieri che attraversa l’intero album, intrecciandoli con persone, luoghi e personalità. Crea immagini inusuali ma ben chiare, che rimangono impresse, ed ora ne sapremo un po’ di più.

Quando hai sentito la necessità di staccarti dai Nobraino e continuare la tua carriera da solista?

Abbiamo cominciato a suonare insieme a 16 anni, ci conoscevamo già dalle scuole medie… Dopo più di vent’anni di musica insieme sembrava abbastanza logico cercare nuove forme.

Ci sono state delle influenze, spontanee o meno, della tua precedente band nel tuo album?

Ho scritto tutte le canzoni dei Nobraino e mi sono occupato in grande parte degli arrangiamenti con loro. È stato molto difficile trovare una identità fuori da quella scrittura ma credo di avercela fatta. Ovviamente sono troppo coinvolto per rendermi conto se questa mutazione è stata completamente riuscita, dovete dirmelo voi.

Cosa ha ispirato l’album Singolarità?

Gli ultimi 6-7 anni di vita, la mia lunga storia d’amore con Luisa, i miei due figli, il mutuo per la casa, i miei genitori che invecchiano.

Quando tempo hai impiegato per scriverlo, definirlo e pubblicarlo?

Sono entrato per la prima volta in studio nell’ottobre 2017, da lì ho cambiato ulteriori quattro studi, preproduzioni in sala prove e a casa mia. Quattro anni labirintici alla ricerca di una nuova immagine di me. L’incontro con Taketo Gohara è stato fondamentale per mettere a fuoco forma contenuto di questo disco.

Come gli eventi, cambiamenti o sviluppi della società attorno a te contaminano la tua scrittura?

Cerco di avere una scrittura di tipo classico, di creare brani non soggetti a mode. Questo implica evitare accuratamente un certo tipo di attualismo che d’altra parte imperversa oggi nella scrittura di canzoni. Ciò non toglie che la realtà sociale e politica che si svolge intorno a me influenzi inevitabilmente il mio pensare e il mio sentire che a loro volta, altrettanto inevitabilmente, convergono in quello che scrivo.

Quale brano ha stuzzicato maggiormente la tua mente e la tua scrittura? E perché?

Giro del Sole è il brano che ho scritto più velocemente e con più facilità. Praticamente è stato elaborato interamente nell’arco di 3-4 ore. Ci possono volere dei mesi per scrivere una canzone ma quel brano in particolare mi ha acceso da subito un percorso per una serie di stimoli ai quali mi sono abbandonato con molta facilità.

Piccola anteprima per i fan: come ti immagini i tuoi futuri concerti? Ritroveranno lo stesso frontman che si rasava i capelli e che saliva sui muletti o su qualsiasi oggetto di scena?

I miei atteggiamenti sul palco non sono mai stati frutto di una particolare premeditazione: quasi tutte le invenzioni, che poi mi sono tornate dietro negli anni, sono nate proprio sul palco (come rasarmi i capelli è nata dal fatto che in un concerto avendo trovato delle forbici sul palco avevo cominciato a tagliarmi delle ciocche di capelli). Queste invenzioni, e la reiterazione delle stesse, nascono dal fatto che dopo un certo numero di spettacoli incomincio ad annoiarmi di quello che sto facendo, e ho bisogno di provocare me ancora prima di provocare il pubblico. Per questo so già che anche se inizierò il prossimo tour semplicemente suonando e cantando le canzoni di questo disco, potrei finire dopo svariate decine di date, a incendiarmi i peli del naso sul palco solo per vedere l’effetto che fa.

Cosa rappresenta per te il concetto di singolarità e come lo hai espresso nel tuo album?ù

La parola “singolarità” è decisamente polivalente e ogni volta sono indeciso sul suo significato più intrigante. Sicuramente la lettura più suggestiva è quella sul piano scientifico anche se mi sono sempre ripromesso di parlarne il meno possibile perché non ho la preparazione utile a sostenere l’argomento. Mi piace dare credito a certe teorie che sostengano che la realtà in cui viviamo è cominciata e finirà in una singolarità (Big Bang & Big Crunch) e che quella singolarità non sia altro che la nostra mente.

Parlaci della campagna “Spazi Miei” per Casa di Gesso.

“Spazi Miei” nasce come operazione iconoclasta in cui tutta la grafica del disco è stata sminuzzata in piccoli quadratini da mettere in vendita come spazi pubblicitari. La copertina e le altre ante del disco si sono trovate quindi ad ospitare immagini e scritte di ogni tipo: dalla foto dei figli al logo della propria attività. Una provocazione i cui tutti i fondi raccolti sono stati devoluti al progetto Casa di Gesso, una scuola di teatro per bambini con sede a Cesena, dove abito.

Il Calabrone, un brano dal significato interpretabile, ironico e geniale, vuole puntare i riflettori su quale argomento in particolare?

Paradossalmente su nessuno, essendo una canzone che parla della vacuità dei discorsi.

Quanto è fondamentale il rapporto umano nel tuo modo di comunicare?

Credo che rapporti umani e comunicazioni siano legati indissolubilmente fra loro già da prima di qualsiasi mia attività intellettuale.

Si percepisce la confidenza che hai instaurato ed il gioco che fai partire con i tuoi ascoltatori dalla scelta dei titoli, dalla loro particolarità nella lettura e nel contesto del brano. Cosa ti ha portato a fare questa scelta stilistica?

Ho un rapporto con il pubblico molto interattivo. Questa modalità così come gli atteggiamenti che tengo sul palco fanno parte di quella necessità di cui parlavo di mantenere alta l’attenzione, la mia prima di tutte.

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Last modified: 8 Ottobre 2021