Dodici Tracce: non la solita playlist #04

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Una rubrica in cui le illustrazioni di Stefania incontrano gli scritti e le playlist di Claudia, dando alla luce un racconto sonoro a forma di vinile.
Can I have my music back, please?

È qualcosa che desidero da sempre. Farmi restituire la musica. Il dono più importante che possa fare, e quanto di più prezioso possegga. Siamo sempre lì. La cosa finisce e tu resti solo. Da un giorno all’altro sei seduto sull’angolo del divano perché è andata male, e quantifichi i danni.

E se ti poni il problema vuol dire che i danni sono più di uno.
L’umiliazione, quasi sempre. La solitudine, il senso di vuoto. E in fondo, il tradimento. No, non quello, l’altro: il “questa cosa era mia e adesso è anche tua perché tu attinga senza ostacoli a una porzione della mia storia” che degenera in “ah, non te n’è mai importato”.

Molti credono che dire qualcosa di sé nella vita equivalga a raccontare del divorzio dei genitori. Personalmente, sento di essermi davvero rivelata agli altri soltanto nel confessare quali dischi mi piacessero. Le fissazioni. Quello che ho adorato per mesi e che poi ho odiato per anni. Quello che ho odiato per anni e che poi ho amato. Non è roba che racconta di tutti forse, ma certamente racconta di me.

Avere una vita sociale e sentimentale ha implicato considerevole impegno. Un’altra cosa che non ti insegnano quando sei piccolo. La relazione può essere come un lavoro, hai mansioni specifiche e molto dispendio di energia, e quando è stato così negli anni mi è toccato licenziarmi dalle persone per non spegnermi. E dai dischi correlati alle persone, cazzo.

Proprio in fondo a questo pozzo esistenziale ho raggiunto un’amara consapevolezza. Condividere è il male. Essere insieme in quel pezzo, quella notte, quel giorno, è stato il male. Era amore viscerale donato come un fiore ma poi reso a boomerang, un pacco che rientra al mittente sporco per sempre di ricordo, quel vischio velenoso. Una macchia.

Come faccio ad avere la mia musica indietro? A tornare lì per pochi istanti a non mettere quel disco in macchina, a non inviare quel link?

Deve essere questa la sensazione di cui parla il proverbio, la famosa beffa dopo il danno. Voler arginare l’alluvione delle conseguenze senza riuscirci. Musica è un plurale magico. Se lo desideri è un tavolo cui si può sedersi e aggiungere posti e scambiarla può rendere eterna soddisfazione. Il karma gira sempre, e allora doniamo belle esperienze nella speranza di riceverne. Con tutto ciò, come fare dunque quando elargisci belle cose a un altro e poi quest’altro elargisce calci? La pace nel mondo è un’utopia insensata, diciamocelo. Dovremmo concentrare le nostre poche energie sui problemi veri. Sulle brutte persone, ad esempio. Sui ladruncoli di canzoni, che invadono gli spazi musicali vitali e li calpestano. Che prendono la tua colonna sonora e la posseggono. La stropicciano, la riusano, la rivendono e manco grazie. Accumuliamo soldi col crowdfunding, denunciamoli, facciamoli fritti. Facciamoli estinguere.

Sono disposta a scambiare di tutto per riavere quella parte di me in uso esclusivo. I ricordi, li puoi tenere. I bei momenti, gli spiccioli, la maglietta. Le chiavi, il biglietto. Tieniti tutto. Faccio anche tabula rasa se vuoi. Ma posso avere la mia musica indietro, per favore?

TRACKLIST

01. Kina – Questi anni
02. Blur – This is a Low
03. Filter – Take a Picture
04. Pulp – F.E.E.L.I.N.G.C.A.L.L.E.D.L.O.V.E.
05. Primal Scream – Shoot Speed / Kill Light
06. Garbage – I Think I’m Paranoid
07. A Flock of Seagulls – The More You Live, The More You Love
08. Bauhaus – Burning from the Inside
09. Sonic Youth – Death Valley ’69
10. The Velvet Underground – After Hours
11. Led Zeppelin – The Rain Song
12. Oasis – All Around the World

ARTWORK (di Stefania Cupillari)
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Last modified: 20 Ottobre 2020