led zeppelin Tag Archive

Dodici Tracce: non la solita playlist #10

Written by Playlist

Una rubrica in cui le illustrazioni di Stefania incontrano gli scritti e le playlist di Claudia, dando alla luce un racconto sonoro a forma di vinile.
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Måneskin – Teatro d’ira – Vol.1

Written by Recensioni

Idee datate per conquistare i giovani a suon di rock per famiglie.
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Dodici Tracce: non la solita playlist #04

Written by Playlist

Una rubrica in cui le illustrazioni di Stefania incontrano gli scritti e le playlist di Claudia, dando alla luce un racconto sonoro a forma di vinile.
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‘Chi suona stasera?’ – Guida alla musica live di ottobre 2018

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William Basinski, Wire, Low, Ólafur Arnalds, Peter Broderick & Stargaze… Tutti i live da non perdere questo mese secondo Rockambula.

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VIAGGI MUSICALI | Intervista ai Push Button Gently

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VIAGGI MUSICALI | Intervista agli Harmonic Pillow

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ANDARE IN CASCETTA (un piccolo libro che parla di voi)

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Torna dal 12 al 15 agosto il Rock Your Head festival

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Riconquistare gli spazi e restituire loro nuova linfa e nuova vita. Creare punti di contatto tra le energie creative presenti sul territorio e sinergie con le forze artistiche che provengono da indefiniti altrove. Nato nel 2008 a Montebello di Bertona (PE) dalla forza di volontà e dalla passione di un gruppo di ragazzi sempre più consapevoli delle criticità e delle potenzialità del territorio, torna con tali intenti il Rock Your Head festival pronto a scuotere gli animi dal 12 al 15 agosto 2015. In attesa di svelare il programma completo, l’organizzazione rende note le attività e la line up delle prime due giornate e ne annuncia una gustosa anteprima prevista per sabato 4 luglio presso la libreria TIBO: a partire dalle 18 aperitivo in collaborazione con “Cignale – agriturismo & società agricola” che proporrà un menu con prodotti locali  e che sarà accompagnato da djset. Alle 22.00, il live della band Surf Garage romana John Canoe, formatasi nell’autunno del 2009 dall’unione di Jesse Gemano’ (voce e chitarra), Stefano Padoan (voce e batteria), da subito riconoscibili per le loro melodie disinvolte ma d’effetto che mischiano Surf al Garage Rock più Punk e alternativo.

Il 12 agosto il festival si prepara ad accogliere i partecipanti sin dal primo pomeriggio con l’apertura del Belomonte Social Bar, offrendo la possibilità di sistemarsi nell’area camping in piena tranquillità. Durante la serata la scelta delle due band che si esibitanno sul Camping Stage va a privilegiare la scena emergente. I Voina Hen sono infatti una band proveniente dall’amena Lanciano che ha da poco pubblicato il primo EP Finta di Niente, interamente autoprodotto e diretto artisticamente da menti malate di Manuele Fusaroli (Luci della Centrale Elettrica, Zen Circus, Nada, Nobraino, Management del Dolore Post-Operatorio ecc.) e Marco Di Nardo (Management Dolore Post-Operatorio). Nella primavera del 2014 iniziano le registrazioni del loro primo disco ufficiale, sempre al seguito della folle accoppiata Di Nardo-Fusaroli. Saranno inoltre protagonisti della serata i Bee Bee Sea, mantovani dall’attitudine Garage che puntano dritti al cuore, senza lasciare scampo, attaccando ritornelli che teletrasportano nel Big Sur californiano per poi, inconsciamente, scaraventarti a Manchester o Nashville. Se i Black Lips fossero nati in terra d’Albione forse suonerebbero così. Il loro omonimo disco d’esordio esplosivo e straordinariamente maturo per questi tre ragazzi cresciuti laddove la provincia mantovana si incunea nel bresciano, frutto di una lunga collaborazione con il T.U.P. Studio di Brescia dove, sotto la direzione di Bruno Barcella e Alessio Lonati, hanno cesellato e arrangiato il disco, nella romantica convinzione che ogni brano dovesse risultare un singolo.

Il 13 agosto invece inizieranno le diverse attività permanenti parallele ai concerti: sin dalla mattina infatti sarà aperta l’area ozio letterario in collaborazione con la libreria Tibo che gestirà una libreria ambulante a cielo aperto durante tutte le giornate del festival, con presentazioni di libri e reading, e con un nuovo spazio dedicato alle streetarts,  ci saranno giochi ed intrattenimenti per il pubblico più giovane e si realizzerà la programmazione Rock Your Earth con produttori locali e workshop sulle pratiche del villaggio sostenibile. Dal primo pomeriggio aprirà anche l’area ludica adiacente al Social Bar con giochi ed intrattenimenti disparati. I concerti avranno inizio alle 17:30 con l’esibizione di The Blues Against the Youth, progetto solista di Gianni TBAY, che si esibisce da solo suonando simultaneamente chitarra, voce,  grancassa, hi-hat, kazoo e l'”invisibile rullante di ferro”. Nel 2008, dopo vari anni di esperienza nella scena Hardcore Metal internazionale con il suo gruppo The Orange Man Theory, il musicista romano fonda questa one man band per tributare alcuni ascolti di un tempo che non ha mai abbandonato. Inizialmente ispirato dai suoi eroi Country Hank Williams, Merle Haggard e David Allan Coe, The Blues Against Youth sincretizza varie influenze, passando dal riff rock ’70 dei Led Zeppelin, Lynyrd Skynyrd e Grand Funk  Railroad, attraverso il Blues primitivo dei padri del delta, andando verso qualcosa di fangoso e travolgente.  L’esibizione sarà seguita da un djset che preparerà il pubblico alla programmazione serale ed all’apertura del mainstage con tre band dall’approccio sperimentale e dalle profonde influenze Shoegaze, Darkwave e Psichedeliche: l’apertura sarà di Felpa, progetto solista nato dall’esigenza espressiva di Daniele Carretti degli Offlaga Disco Pax, che trae ispirazione tanto dall’Italia musicale di fine anni ’90 quanto dall’Inghilterra musicale di inizi anni ’90, ma volendo guarda ancora più indietro nel tempo. Infine sarà la volta degli headliner The KVB, duo inglese formato da Nicholas Wood & Kat Day: come un sogno ricordato in maniera confusa, si mescolano nella loro musica i riverberi tipicamente Shoegaze con una produzione elettronica minimale. Un progetto avviato con una serie di Ep in vinile e cassetta prima di giungere al primo full-length, Always Then del 2012. Altri due album arrivano l’anno successivo (Immaterial Visions e Minus One), il secondo dei quali rivisita materiale già edito in cassette ad edizione limitatissima. Nel 2014 il duo registra a Berlino le tracce del proprio Ep Out of body, collaborando per la prima volta con il batterista Hoe Silworth, meglio conosciuto per il suo lavoro con gli Stereolab. In chiusura i ritmi tribali, cerebrali ed ipnotici dei Warias, progetto che vede dietro la produzione artistica Matteo Salviato bassista di The Soft Moon, band capitanata dallo statunitense Vasquez.

Evento Facebook https://www.facebook.com/events/847436652007734/
Sito http://www.rockyourheadfestival.com/
Pagina Facebook https://www.facebook.com/rockyourheadfestival?fref=ts

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Elli de Mon, il nuovo disco a Febbraio

Written by Senza categoria

Si intitola semplicemente II, due o secondo. Due come gli opposti: luce, ombra; giorno, notte; io, l’altro. Due come il secondo disco dei Led Zeppelin. Due come naturale prosecuzione del primo lavoro, a cui questo disco è legato. II è stato registrato la scorsa estate al T.U.P. Studio di Brescia, prodotto da Bruno Barcella e Alessio Lonati che hanno anche partecipato alle registrazioni. Il suono e la produzione diventa più minimale rispetto all’album d’esordio e allo stesso tempo l’atmosfera del disco si fa ancora più cupa e oscura: PJ Harvey, i Kyuss, John Fahey sono le influenze predominanti che si mescolano a Bessie Smith, Blind Willie Johnson e Son House. La musica modale indiana, con la quale Elli de Mon si è formata, si fa ancora più presente nel disco. II uscirà in LP e CD per Pitshark Records, etichetta francese che lavora con alcune leggende del Rock mondiale: dai Motorhead ai Radio Birdman, dai New Christs ai Nomads, dai Sewergrooves ai Cosmic Psychos. L’illustrazione della copertina, come per il disco precedente, è stata creata da Alberto Brunello.

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Il Video della Settimana: The Scunned Guests – “Sogno e Son Desto”

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Da Sassari arrivano The Scunned Guests, quartetto composto da Gianni Senes, potente voce della band, Paolo Vodret al basso, Pietro Marongiu a completare la sezione ritmica e Marco Calisai alla chitarra. Il loro sound spazia in tutto l’universo Alternative Rock, toccando note che richiamano alla mente Led Zeppelin, Faith No More, Nirvana, Pearl Jam, Beatles e tanti altri. Trovate The Scunned Guests – “Sogno e Son Desto” di seguito e in homepage per tutta la settimana.

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Suntiago – Spop

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Il sound dei romani Suntiago è di quelli che quando li ascolti (magari per caso, mentre passano alla radio) non puoi evitare di battere a ritmo il piede destro, che tu sia in ufficio seduto alla scrivania in un piovoso pomeriggio primaverile, o a fine giornata, in fila alla cassa del supermercato. Pop Music come ripieno di giornate vuote di ogni ritmo, che alle ore 19 sei là in coda, assorta in considerazioni metafisiche quali la possibilità che sia finito il detersivo ma il grado di apatia è tale che piuttosto che tornare indietro a prenderlo consideri l’ipotesi di tornare a casa e fare del bucato sporco un bel falò. Se in quel momento la radio passa il pezzo giusto, che scioglie il torpore e ti concede persino un sorriso, collega desperate housewife, lasciatelo dire, hai avuto una gran botta di culo, che magari quel pezzo finisce per spedirti di buon grado a prendere il Dash salvandoti dall’avere l’indomani una giornata anche peggiore, che quelle che iniziano davanti ad un cassetto dei calzini vuoto non hanno possibilità di riscatto alcuna.

Delle tredici tracce che compongono Spop almeno cinque sono dotate di martellanti ritornelli, Pop “sporco” di quello che si insinua in chissà quale piega cerebrale e ci resta senza che tu abbia dato il consenso. Credo sia lo stesso luogo della memoria dove risiedono i testi dei Take That, che del detersivo non ti ricordi affatto ma invece quelli dopo una ventina di anni ce li hai ancora perfettamente limpidi. Non è un caso che io abbia citato i cinque bellocci di Manchester, perché il problema di fondo di un album pieno di ottimi intenti è un timbro vocale che a poco è valso sporcare di effetti per distogliere l’ascoltatore dall’idea che potrebbe trattarsi della voce di un componente di una qualsiasi boy band. Senza nulla togliere alle band per ragazzine, la questione mi appare un limite perché durante l’ascolto mi sembra di capire che gli intenti dei Suntiago fossero altri: “Seguimi” apre il disco con qualche chitarra dalle pretese Rock, “Nausea” e “Linea Sottile” sono piacevolmente Funk. Il ritmo è fresco, tendente al frivolo, ma è accompagnato da un cantautorato non privo di sostanza, con un paio di rimandi colti (come la scelta di intitolare un brano a John Bonham), come a sottolineare in ogni caso l’adesione a un universo sonoro in realtà lontano dagli esiti di Spop (quantomeno perché, se è chiamato in causa il batterista dei Led Zeppelin, uno si aspetta qualche virtuosismo tra le percussioni, ma invece loro al posto di una ricca sezione ritmica scelgono per l’occasione di sfoderare un organo).

L’album è ricco di tentativi di contaminazione da World Music, chitarra flamenca spolverata senza lesinare e un amore per l’Africa che è più nelle parole che nel sound. Poi in “Viola” compare una tromba, è la chiave giusta per uscire dal tracciato Pop e intraprendere la strada del Funk un tantino più audace, che però non ha seguito in altri brani. “Funk Off” è invece il caso più lampante in cui un timbro più caldo (o più semplicemente tonalità meno alte, meno effettate e forse anche un po’ meno ostentate) avrebbe condotto – a dispetto del titolo – verso un buon Rock dal sapore vagamente 70’s. Trattandosi di un esordio, c’è da dire che nel complesso l’album appare un lavoro decisamente organico, anche se per la cura del dettaglio sembra ci voglia ancora un po’ di tempo.  Nella track di chiusura, in buona parte strumentale, tornano le chitarre gitane a ritmo sostenuto e pochi versi efficacemente in loop. Torna indietro a prenderti ogni rinuncia. Signorsì. Grazie per la piacevole compagnia. Prendo il resto, imbusto e vado.

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Elevators to the Grateful Sky – Cloud Eye

Written by Recensioni

Primo full length per i siciliani Elevators to the Grateful Sky, dall’artwork splendido e assai azzeccato: Cloud Eye è infatti un piacevole e duro album di Stoner veloce che si miscela alla passione per la Psichedelia anni 70 (come d’altronde faceva in parte anche l’originale scena del Palm Desert ad inizio 90). Gli ETTGS hanno studiato bene la storia, e il loro tornare sulla scena del delitto è competente e preciso, con qualche aggiunta ben ponderata che sposta il baricentro (e meno male, a più di vent’anni di distanza fare la stessa, identica cosa non avrebbe nessun senso). Abbiamo quindi l’intro di armonica di “Ridernaut”, le chitarre Grunge e brillanti di “Turn in My Head”, o i fiati di “Red Mud”, che ci teletrasportano via dal deserto, verso un finale Soul/Blues sui generis che spiazza e soddisfa. Abbiamo le spruzzate Garage di “Handful of Sands”, inframmezzate da succulenti e grassissimi riff di chitarra fuzz, il mezzo Reggae dell’intro di “Upside Up” che in pochi secondi si trasforma in Punk californiano, poi si rallenta verso voci più pulite in “The Moon Digger”, dal sapore Led Zeppelin, un sapore che rimane in bocca anche dopo i pochi secondi dell’autocitazione di “Xandergroove”. Si finisce tra gli spazi di finto Reggae della title track, che una volta partita poi non torna più indietro, e ci si spiaggia sulla sabbia desertica nella definitiva “Stonewall”, lenta e vibrante, come da scuola Kyuss.

Un disco da ascoltare per tutti gli amanti del genere: Cloud Eye rielabora e prosegue il discorso del Desert Rock con competenza e gusto, senza aggiungere troppo ma funzionando alla perfezione, ottimo discepolo di una scuola che, ne sono certo, ci regalerà ancora numerose cavalcate tra le sabbie torride di ritmiche ipnotiche e distorsioni profonde.

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