ANDARE IN CASCETTA (un piccolo libro che parla di voi)

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Quella che sto per raccontarvi è l’inutile accaduto di quando ero ragazzino, una storia banale che probabilmente sarà identica a quella di tanti (quasi) quarantenni come me che sono finiti, senza neanche rendersene conto, invischiati nel fantastico e ingrato mondo della musica dopo aver studiato per anni tutt’altro e aver fatto e abbandonato lavori ben più remunerativi ma buoni solo a farvi sentire già morti. Ricordo quando da ragazzino si partiva per una giornata al mare e dovevo scegliere tra la Fiat di mio padre, tipo sempre molto cauto e prudente alla guida, e l’Alfa di mio zio, che si lanciava a velocità inaudita neanche fosse Ayrton Senna. Prima di scegliere con chi mettermi in viaggio, ficcavo la mano sotto i sedili e tiravo fuori le scatole di plastica porta cassette. Leggevo quei nomi spesso sconosciuti e mi facevo trascinare dall’istinto. Da una parte c’erano i Pooh, Lucio Dalla, Battisti, per lo più Pop, cantautori e musica leggera; dall’altra Zucchero e i Led Zeppelin e altre cose tra il Rock e il Blues. Sceglievo di solito la macchina più scattante ma della velocità non mi fregava un cazzo. Poi sono cresciuto e ho iniziato a spulciare tra le cose di mio padre. I vinili e il giradischi erano tutti da mia nonna e ogni tanto mi piaceva andarmi a rinchiudere in quella stanza ma da noi, c’erano solo musicassette e un piccolo stereo recording portatile che mi ero fatto comprare per il compleanno. Ho fagocitato di tutto fino a quando ho iniziato a scoprire il mondo e a doppiare e farmi doppiare e comprare musicassette, personalizzarle, scambiarle, abbandonarle, deturparle. Dentro quel supporto c’è tutta la mia vita fino ai quindici anni. Poi è arrivato il cd e tutto è cambiato, diventando più freddo, sterile e inumano; poi è arrivato l’mp3 e tutto il mio mondo è andato in pezzi per ricomporsi in qualcosa di totalmente nuovo.

Andare in Cascetta (gioco di parole col termine cassetta ma che, in questa espressione, significa in gergo dialettale, irritarsi, andare fuori di testa, se vogliamo) è un piccolo volume in meno di ottanta pagine fatte di racconti che si legano tra loro attraverso quell’oggetto tanto caro a noi vecchiacci. Il legame tra musicassetta e libro non si ferma al solo concept dell’opera. Se, come ha detto uno degli autori, Manuel Graziani, durante una presentazione tenutasi al Garbage Live Club, il fascino della cassetta stava tutto nella possibilità di personalizzarla, sia in quanto a musica sia sotto l’aspetto estetico ma anche nella possibilità di infilarla tranquillamente nelle tasche per tirarla fuori in qualsiasi momento, per un regalo, un ascolto o altro, il libro sembra essere costruito proprio seguendo la stessa idea. Le dimensioni ridotte del volume, la velocità con la quale riesce a farsi leggere, non tanto per il numero ridotto di pagine ma proprio per lo stile essenziale e immediato, ne fanno una sorta di alter ego letterario proprio della musicassetta e per me è diventato una specie di talismano, un totem o meglio una proustiana petite madeleine capace involontariamente di portarmi indietro nel tempo. Nei racconti dei diversi autori, alcuni scrittori, altri critici musicali con uno stile particolarmente letterario, si alternano storie diverse, canzoni e band molto distanti tra loro e per questo non vi sarà difficile immedesimarvi e lasciarvi trasportare, innamorarvi e odiare chi l’uno e chi l’altro dei tanti personaggi tanto anonimi quanto comuni presenti nel libro. Oggi il supporto che sembrava dimenticato, pare stia riprendendosi il tempo perduto; sono sempre di più le band che lo utilizzano per far circolare la propria musica (penso a Raw, RageCage, Ban-Off ad esempio) e se non torneremo mai agli anni che furono, al fascino di quei tempi in cui con una cassetta si rimorchiavano ragazzine o si svoltava una serata grigia, certo è che le tape torneranno a far parte della nostra vita, come un vecchio amico che non si vede quasi mai ma quando lo incontri sembra che il tempo non sia mai passato, se non fosse per qualche chilo in più, due rughe e una chioma candida. A supportare l’opera edita da A Morte i Libri e scritta dal già citato Graziani, Maximiliano Bianchi, Gianni Solla, Maurizio Blatto, Vittorio Bongiorno, Carlo Cannella, Andrea Bentivoglio, Andrea Valentini, Maurizio Di Fazio, Matteo Di Giulio, Simone Lucciola, Gianni Miraglia, Ricky Russo e Fabrizio Sannicandro, autore dei disegni di copertina, non poteva che esserci una musicassetta, con i brani protagonisti dei racconti. Un’original soundtrack che ha il fascino dell’insensatezza delle nostre compilation mettendo insieme Iggy & the Stooges con The Cure, i Pavement con James Brown, The Gun Club con i Baustelle. Quest’articolo non vuole essere certo una recensione di Andare in Cascetta, né tantomeno uno spot pubblicitario ma piuttosto un modo per invitarvi a ricordare, se avete più o meno la mia età, o incuriosire i più giovani verso un modo di concepire la musica che probabilmente non avranno mai il modo di provare. È una cosa orrenda il non riuscire a staccarsi dal passato, il criticare aprioristicamente il presente, temere il futuro eppure, almeno in questo caso, sembra davvero che la magia sia svanita dentro i microchip di hard disk troppo grandi. Andare in Cascetta è un ottimo modo per riscoprire e comprendere quella magia.

Last modified: 20 Febbraio 2019

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