A Place to Bury Strangers @ Cinema Teatro Perla, Bologna | 25.03.2022

Written by Live Report

Sì, c’eravamo anche qui. Ed è stata un’apocalisse noise felice.

È stata Bologna la prima delle tre tappe italiane di uno dei tour più attesi dell’anno: è iniziato dal palco del Cinema Teatro Perla, su cui gli A Place To Bury Strangers sono saliti giusto una settimana fa.

Oliver Ackermann – voce, chitarra e anima del trio – non fa mai mistero della gran voglia di palco che ha: è entusiasta di esserci almeno quanto noi. Sui canali social e in ogni occasione utile promuove con dedizione il suo lavoro e vuole farcelo vedere. Soprattutto, farcelo sentire.

È infatti grintoso il ritorno in Europa a calcare le scene, la sua band è in formazione nuova e l’etichetta li che pubblica è la Dedstrange Records di sua proprietà. See Through You, fresco di poche settimane, è il frutto di un attento lavoro materiale e spirituale tutto della casa. Molte premesse ghiotte per lo spettacolo dal vivo.

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Entrato in sold out poco prima degli ingressi, lo show – che si tiene non al Freakout, come inizialmente previsto, ma presso la sala cinematografica nei pressi di Porta San Donato – comincia alle ore 21 come da programma. Ad aprire le danze c’è un altro figlioccio della Dedstrange, di cui babbo Oliver è tanto orgoglioso, e cioè i Plattenbau. Alle spalle dei postpunkers di Berlino saranno proiettate alcune scene di “Liquid Sky”, sci-fi americano indipendente dei primi anni ottanta , e il Teatro Perla si presta indubbiamente bene alla situazione. La sala è buia e i primi arrivati sono ai loro posti in ordine, seduti nelle poltroncine verdi come per un film.

Sarà proprio Ackermann poco dopo le ore 22 a ricordarci perché siamo lì, quando arriva gente e l’atmosfera si scalda, e col suo “will you guys stand up?” dal palco infonde coraggio a tutti. I dubbi sul da farsi si sciolgono, e Bologna non se lo lascia dire due volte.

Una volta in piedi all’improvviso piombiamo tutti in un sogno oscuro: le luci stroboscopiche, i volti sfocati, il rumore bianco. Tutte le band della tua vita messe in una. Tra i fasci di luce, Oliver è la sorgente di una cascata di effetti, feedback e chitarre sporche. La sua voce atona al microfono è un’eco eterea che lui stesso desidera sopprimere. Vorrebbe distorcere tutto, e gode delle espressioni sui volti in estasi fra il pubblico.

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Si suda presto. Alla batteria lo accompagna una grande Sandra Fedowitz (vedi Ceremony East Coast), cuore pulsante della scena che non molla un colpo per tutta la serata. Sorride sempre, e asseconda tutti i passaggi. Fra Oliver e lei si inserisce il basso profondo di John Fedowitz, marito e compagno di band di Sandra e amico di vecchia data di Oliver. È un bel nuovo trio a vedersi, che performa in sintonia piena. È un’apocalisse noise felice.

La setlist sarà fatta di vari pezzi dall’ultimo LP – tra cui Hold on Tight e la traccia che dà il nome, quanto mai appropriato, anche al tour: Let’s See Each Other – come pure di altrettante vecchie glorie dalle pubblicazioni passate (anche se con rammarico non tutte). Una breve ma notevole performance sotto palco nel mezzo della sala (“aptbs doing their thing in the crowd”, per dirlo con le parole dei Plattenbau) dà movimento allo show e lo avvicina a tutti gli astanti.

Infine, un paio di momenti speciali che chi scrive non dimenticherà, come il bel moshpit creatosi sulla melodia wave di una splendida End Of The Night leggermente velocizzata, e poi la bomba shoegaze di I Lived My Life To Stand In The Shadow Of Your Heart con tanto di urlo d’approvazione collettiva.

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Se ne sentiva davvero il bisogno, e la band lo capisce.
Quando il live si conclude saranno tutti in giro sotto al palco ad abbracciare i fans in sala.

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Last modified: 27 Aprile 2022