A Place to Bury Strangers @ Largo Venue, Roma | 26.03.2022

Written by Live Report

Rumore e sorrisoni nel ritorno a Roma della “band più rumorosa del mondo”.

Le ultime apparizioni italiane degli A Place to Bury Strangers risalivano al 2019, quando il mondo della musica dal vivo (anzi, il mondo in generale) non era ancora stato investito dalla pandemia. La band guidata da Oliver Ackermann deve trovarsi piuttosto bene nel nostro paese, dal momento che in ogni suo tour europeo non manca mai di fare una puntata alle nostre latitudini (cosa davvero non scontata, vista la considerevole quantità di artisti che di norma ci salta a piè pari).
Più in particolare, il gruppo di NY mancava a Roma dal 2017, e l’attesa di rivederlo sul palco (oltretutto con una formazione rinnovata, visti i recenti innesti di John e Sandra Fedowitz) era davvero palpabile.

Preceduti sul palco dai Kodaclips e dai tedeschi Plattenbau (band prodotta proprio dall’etichetta di Ackermann, la Dedstrange), gli APTBS sciorinano uno dopo l’altro i pezzi della scaletta nel loro solito, inimitabile muro di suono, costantemente in bilico tra noise e post-punk. La setlist pesca a piene mani dall’ultimo lavoro in studio, See Through You, ma non mancano ovviamente incursioni nella produzione più datata.

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Durante l’esibizione l’atmosfera in sala si fa via via più elettrica: Ackermann, con la sua inconfondibile chioma fluente, si dimena sul palco come in preda ad allucinazioni, con le luci epilettiche e le bordate sonore dei tre che arrivano a stordire mente e corpo di chi assiste al concerto.

Il momento più incredibile è sicuramente quello in cui la band scende dal palco per mettersi a suonare nel bel mezzo della sala, col pubblico che le si dispone intorno in circolo: il breve set che ne deriva è un’esperienza allucinante, sciamanica, si ha la netta sensazione di essere lì ad assistere ad una sorta di seduta spiritica all’insegna del rumore e della sperimentazione più sfrenati. Un momento davvero unico.

Con la chiusura affidata a I Lived My Life to Stand in the Shadow of Your Heart (che è anche la traccia conclusiva di Exploding Head, tra i dischi più famosi nella produzione degli APTBS) si arriva all’apoteosi del fragore sonoro sprigionato dalla band, e la coda strumentale finale è il suggello perfetto ad un’esibizione tirata, intensa, elettrica ed elettrizzante: un’ora e spicci che vola via in un amen e che alla fine ti lascia stordito e quasi senza forze, ma anche dannatamente contento di aver assistito a un tale spettacolo.

A concerto terminato la band si concede volentieri per autografi e foto, con in particolare un Ackermann visibilmente contento e soddisfatto del calore dei fan e di una serata che è apparsa a tutti i presenti incredibilmente normale, una sensazione impagabile che non si provava da veramente tanto tempo.

Chi l’avrebbe mai detto che il rumore sarebbe stato così salvifico?

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Last modified: 9 Aprile 2022

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