A Place to Bury Strangers Tag Archive

Dodici Tracce: non la solita playlist #12

Written by Playlist

Una rubrica in cui le illustrazioni di Stefania incontrano gli scritti e le playlist di Claudia, dando alla luce un racconto sonoro a forma di vinile.
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A Place to Bury Strangers @ Cinema Teatro Perla, Bologna | 25.03.2022

Written by Live Report

Sì, c’eravamo anche qui. Ed è stata un’apocalisse noise felice.
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A Place to Bury Strangers @ Largo Venue, Roma | 26.03.2022

Written by Live Report

Rumore e sorrisoni nel ritorno a Roma della “band più rumorosa del mondo”.
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Pure, chaotic and exciting – Intervista a Oliver Ackermann degli A Place To Bury Strangers [ITA/ENG]

Written by Interviste

Qualche domanda al fondatore della band di Brooklyn alla vigilia del tour europeo.

Dal 2003 ad oggi la creatura di Oliver Ackermann ha subito molte metamorfosi ma non ha mai esaurito la propria linfa. Con una line-up rinnovata (al fondatore si affiancano oggi John e Sandra Fedowitz dei Ceremony East Coast, rispettivamente al basso e alla batteria) a luglio dello scorso anno gli A Place To Bury Strangers sono tornati con l’EP Hologram – prima release di Dedstrange Records, l’etichetta fondata dallo stesso Ackermann – e a meno di un anno di distanza la band ha già pubblicato un nuovo album, See Through You (disponibile in formato digitale dal 4 febbraio, che uscirà anche in vinile venerdì prossimo 11 marzo).

Il tour europeo sta per iniziare e passerà anche per l’Italia con ben tre date: il 25 marzo al Cinema Teatro Perla di Bologna, il 26 al Largo Venue di Roma e infine il 27 al Legend Club di Milano (trovate i link ai biglietti in fondo all’articolo). La nuova formazione si preannuncia essere la più sensazionale in versione live. John e Oliver hanno già condiviso il palco in adolescenza suonando insieme nella leggendaria band shoegaze Skywave, e il nuovo album ha tutta l’energia e l’attitudine punk delle origini, spingendo al limite il sound grezzo e apocalittico degli albori.

Da devoti al genere, per noi di Rockambula è stato a dir poco emozionante poter scoprire qualche curiosità su una band che è ormai una pietra miliare della storia della musica contemporanea. Oliver ci ha raccontato del passato e del presente, ci ha consigliato dischi essenziali e nuovi progetti musicali, ci ha detto la sua su Spotify e ci ha anche lasciato un indirizzo mail a cui scrivere se per caso conoscete band fighe e volete farle ascoltare anche a lui.

[ ITA ]
APTBS è un progetto che ha ormai più di vent’anni, e dopo molti cambi di formazione sembra essersi consolidato il sodalizio tra te e i coniugi Fedowitz: dopo aver lavorato con loro all’EP dello scorso anno la collaborazione ci ha già regalato un nuovo album. A starlo a sentire è evidente che le cose tra voi funzionano a meraviglia, ma parlaci un po’ di come è nata questa nuova line-up e di come si sviluppa il processo creativo tra di voi.

Sarà un’ovvietà, ma sta tutto nel lavorare con gente che conosci e con cui ti trovi bene. Una band è un po’ come una famiglia, se non si va d’accordo allora le cose non funzionano. La maggior parte dell’EP e dell’album è opera mia, mentre allo stesso tempo abbiamo lavorato insieme per capire come realizzare il tutto e tradurlo in qualcosa di incredibile dal punto di vista musicale e di performance live. Tutto il nostro lavoro recente è frutto di un processo naturale che ci ha riportati alle nostre radici punk, dove la performance riesce a catturare il momento. È tutto più caotico, più puro ed entusiasmante.

Resta però il fatto che lungo tutto il percorso, dai tempi dell’esordio omonimo che vi valse l’appellativo di “loudest band in New York” fino ad arrivare ad oggi, il sound degli album targati APTBS è qualcosa di inconfondibile. Qual è il fulcro intorno a cui ruota tutto il resto? Cos’è che continua a contraddistinguere il progetto anche quando intorno cambiano le epoche, le ispirazioni e le persone?

Penso che il fulcro sia il fatto che non cerchiamo di attenerci agli standard della musica moderna. Laddove altri decidono di mitigare il sound ed eliminare le distorsioni, noi invece ne godiamo. Suoni crudi, oggetti che si rompono, amplificatori sovradimensionati. E non c’è modo di simulare dei suoni così, è così che si creano. Penso che non sarei mai riuscito a diventare un virtuoso dalle scale e dai ritmi complessi, ma ho abbastanza coraggio da farvi ascoltare il suono di una chitarra che si schianta contro un amplificatore.

Hologram e See Through You sono vicinissimi temporalmente ma le tendenze melodiche dell’EP sono lontane dalla potenza dell’album e dalle sue sonorità distorte e perturbanti, come se, pur nello stesso contesto, fare musica in periodo di pandemia ti abbia portato ad esiti differenti. Qual è il percorso da un lavoro all’altro tra i due lavori?

Ironicamente, i due sono stati scritti nell’ordine inverso. L’album nasce dalla mia vita, dal dolore e dalla tortura di quel momento, con la band che si stava sciogliendo e New York che cambiava completamente sotto la pandemia. L’EP invece racconta l’entusiasmo nato dalla nuova band e dal sound creato con John e Sandra. Ma il processo tra i due è stato scorrevole, prendendo la vita giorno per giorno alla ricerca di un futuro migliore.

Per i videoclip dei brani estratti da See Through You ti sei affidato a registi dediti alla cinematografia di genere horror. Parlaci del perché di questa scelta e di come vi siete trovati a lavorare con loro.

Da grande fan dell’horror mi è sembrata un’ottima idea. In realtà la musica indipendente e il mondo del cinema hanno molto in comune, si tratta di persone che creano un altro universo ma in modo differente: una via di fuga, un’idea, cose schifose o incredibili. Il fatto che così tanti registi volessero lavorare con noi mi ha reso contentissimo, e i video che hanno girato sono incredibili. Se non li avete ancora visti andate sul nostro canale YouTube (ma non ce n’è bisogno perché li trovate tutti in questo articolo – ndr) e guardate i video di I’m Hurt, I Disappear, Love Reaches Out. Ne abbiamo anche altri in arrivo.

È trascorso circa un anno dalla nascita della Dedstrange. Come spiegato in un post sulla pagina Instagram dell’etichetta, l’esigenza di fondarla è nata dalla tua esperienza personale nel mondo dell’industria discografica e dalla volontà di fare le cose nel modo migliore, e cioè di gestire le relazioni con gli artisti sempre rispettandone la creatività. Cosa ti sta insegnando questa esperienza e quali sono gli obiettivi futuri?

Per quanto mi riguarda mi ha fatto apprezzare molto le etichette e la gente che ha lavorato sui dischi degli APTBS in passato. Si lavora un sacco ma mi fa piacere sapere che quel che facciamo è importante e riusciamo ad aiutare questi artisti. E poi, parlandone tra amici che fanno fatica a sopravvivere nel mondo della musica, mi sono reso conto che non ci sono molte possibilità di mantenersi vivendo di musica, quindi se posso dare una mano a qualcuno in questo modo allora lo faccio. Il futuro prevede più dischi e un po’ di roba ancora più matta…

Un altro tuo progetto che la dice lunga sul modo in cui intendi la produzione musicale è di certo Death by Audio. “Handmade in NYC by musicians, for musicians”: dal motto che campeggia sulla homepage dell’azienda, tutto sembra aver preso lo slancio dalla necessità di controllare ogni aspetto del processo creativo, a partire dalla personalizzazione dell’effettistica.

Le mie prime esperienze dal vivo furono in un posto in cui non ci volevano far suonare: eravamo i reietti, e nessun altro oltre voleva ascoltare quella musica. Quindi questa cosa me la sono sempre portata dietro ed è in tutto quel che faccio. Questo è il posto in cui i reietti vengono a trovare il proprio sound, col pubblico perfetto per creare la roba più strana e assurda e stupida. Da musicista so bene quanto siano importanti gli strumenti e l’attrezzatura per i live rispetto a quelli per collezionisti o amatori. La differenza è che molta gente compra roba destinata a marcire in un angolo o una discarica mentre noi creiamo roba che è fatta per suonare ed essere suonata dal vivo.

La coesistenza di tante influenze rende la discografia degli APTBS estremamente variegata, ma quali sono gli album per te imprescindibili? Cosa consiglieresti di ascoltare a un ventenne di oggi, che non ha visto nascere la tua musica ma che ha voglia di iniziare a conoscervi?

Ecco alcuni consigli: The Velvet Underground dei Velvet Underground, The Stooges degli Stooges, Isn’t Anything dei My Bloody Valentine, Movement dei New Order, Seraphastra di Matchess, Bangers vs. Fuckers dei Coachwhips, The Mind Is A Terrible Thing To Taste dei Ministry, She Hangs Brightly dei Mazzy Star.

A proposito di giovani: In occasione del Record Store Day dello scorso novembre, con la pubblicazione di Hologram: Destroyed & Disassembled (una release in cui l’EP è scomposto e dilatato in un album di 13 tracce, con remix di Daniel Fox dei Girl Band, Penelope Isles, Do Nothing, BODEGA, Weeping Icon, Ganser, Grimoose, The Bodies Obtained, Ceremony East Coast e anche di molti artisti della Dedstrange – ndr) ci avete dato molti indizi su quali sono le band e gli artisti più recenti a cui gli APTBS si sentono affiliati. Chi sono secondo te i nomi da tenere d’occhio nel panorama indipendente attuale?

Ce ne sono un sacco di band fighe al momento. Tutte quelle sotto la nostra etichetta: Wah Together, Jealous, Data Animal, Plattenbau, Lunacy, The Pleasure Majenta, Randy Randall. Poi ci sono un po’ di band newyorkesi fighe come P.E., Gustaf, Freaker, GIFT, Docents, così come ce ne sono tante un po’ ovunque. Se avete band da consigliare scrivetemi pure a aplacetoburystrangers@gmail.com.

Tra i nomi che di recente si sono tirati fuori dal “sistema” Spotify ce ne sono ormai anche di noti, come ad esempio quello di Neil Young. Cosa ne pensi del fatto che oggi gli artisti, a causa della vastissima offerta musicale, spesso si trovano costretti ad essere costantemente produttivi?

Certo, lo capisco, perché sostenere un’azienda così terribile? Il problema è che non c’è una vera alternativa. Il mercato di Spotify è enorme e, se i soldi li fai dalla vendita dei dischi, Spotify è un modo di fare soldi. Penso che se rende gli artisti più produttivi in un certo senso è una cosa buona. Ci sono artisti che danno il proprio meglio in quelle situazioni perché, non concentrandosi sui minimi dettagli, riescono a creare qualcosa di più spontaneo.

Più che altro il problema sta nel fatto che ora i musicisti devono lavorare molto di più e in più modi per avere successo. Per alcuni è un’ottima opportunità per fare arte e per farsi riconoscere, ma essendoci molta concorrenza diventa tutto più difficile. La portata di quel che facciamo e quel che consideravamo normale è un po’ cambiata, ed è una cosa positiva. I tempi di Elvis sono finiti e le nuove generazioni devono apprezzare i propri coetanei.

Da parte nostra (e credo di parlare a nome di molti appassionati di musica), ti confessiamo che ne abbiamo abbastanza di streaming: dopo tanto tempo senza musica live l’unica cosa che desideriamo è potervi finalmente ascoltare dal vivo qui in Italia.

Non vediamo l’ora. Il tour sta prendendo forma e sarà incredibile. Siamo davvero emozionati all’idea di suonare dal vivo e siamo davvero fortunati di averne l’opportunità, quindi non vi lasceremo delusi.

Probabilmente agli inizi della vostra carriera sarà capitato anche a voi di finire a suonare in piccoli locali gestiti da persone arroganti, davanti a un pubblico poco coinvolto. Secondo te saranno ancora queste le prime sfide per le band del futuro oppure anche questi posti prima o poi verranno completamente sostituiti da luoghi non fisici come i canali streaming? Insomma, se tu oggi fossi un adolescente che inizia a fare musica sceglieresti di fare la gavetta di vent’anni fa o punteresti tutto su Tik Tok?

Di concerti ne ho visti e suonati tantissimi e, per quanto Tik Tok sia divertente, non c’è paragone che tenga. Venite a vederci dal vivo e vivrete un’esperienza reale e indimenticabile.

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BIGLIETTI

venerdì 25 marzo 2022 @ Cinema Teatro Perla – Bologna [ DICE ]
sabato 26 marzo 2022 @ Largo – Roma [ TICKETONE ]
domenica 27 marzo 2022 @ Legend Club – Milano [ TICKETONE ]

[ ENG ]
APTBS is now over twenty years old, and after many line-up changes your collaboration with the Fedowitzs seems to have solidified now, releasing both an EP last year and a new album now. It’s clear when listening to it that things are working very well with them. Tell us about how this new line-up was born and how you develop your creative process together.

It really is just something so obvious, work with people you know you get along with really great. Being in a band is a bit like being in a family with people. If everyone can’t get along then it really isn’t going to work out. For this EP and Album it is almost entirely me doing everything but we were all working together simultaneously and figuring out what we were going to do and working to make some incredible things happen sonically in a performance setting. Everything we have been doing recently has been totally natural and back to all of our punk roots to really be performing what is happening. It’s so much more pure, chaotic, and exciting.

Since your eponymous debut that earned you the nickname “loudest band in New York” and all the way up to today, the sound of APTBS’ albums is something unmistakable. What drives APTBS and what remains consistent and unchanged about the project even when times, inspirations and people change around it?

I think it’s that we aren’t going for something that is going to fit in with the standards of modern music. Where other people would be taking away some of the harshness and interference in recordings we relish in it. The sound of raw power, something breaking, an amplifier speaker overloading. And there’s really no way to fake it. You just have to do just that. I don’t think I could ever be such a virtuous player to have practiced and perform some overly complex scale in an equally complex rhythm but I am daring enough to let people listen to the sound of pushing a guitar through a speaker.

Hologram and See Through You are very close in time but the melodic tendencies of the EP are far from the power of the album and from its distorted and disturbing sounds. Looks like, even in the same context, making music in a pandemic period has led you to different results. What was your path between the two works?

It’s funny because they were actually written in the opposite order. The album was my life and the pain and the torture of the time as the band was breaking up and observing New York change in the pandemic. The EP was more a record of the excitement of how great the new band was sounding with John and Sandra. But it was really seamless and as everything just happens one day at a time all we can do is work towards a better future.

The music videos off See Through You were filmed by directors known for horror cinema. Why did you make this choice? How did it go?

Being such a big fan of horror it just seemed like a really cool idea. There is actually so much that is shared between the independent music and film world. It’s people working to create another universe with something else. An escape, an idea, something disgusting, incredible. I was so thrilled that so many directors were excited to work with us and the videos we have gotten are absolutely incredible. If you haven’t seen them go to the APTBS YouTube page and check out I’m Hurt, I Disappear, or Love Reaches Out. We have a few more coming out soon as well.

About a year has passed since Dedstrange was born. As explained in an Instagram post, the need to create it was born out of your personal experience in the music industry and out of the desire to do things in the best way, in particular respecting the creativity of artists. What is this experience teaching you and what are your future goals?

I think it really gives me a deep appreciation for the labels and people who have worked on all the A Place To Bury Strangers records in the past. It’s a lot of work but I also see the importance of what we are doing and how much we can help these artists around us. And talking to a lot of friends who struggle in the music industry there really aren’t the best options for a lot of people to be supported making great music and so if there is a way that I can help I will. In the future we will be putting out more records and doing more wild and crazy things with the releases..

Another project of yours that exemplifies your take on music production is certainly Death by Audio. “Handmade in NYC by musicians, for musicians”: from the motto on the company’s homepage, it seems like it sprang out of a need to take control of every aspect of the creative process, starting from the customization of the tools.

My beginning musical experiences were from a place where people didn’t want us to play, we were outcasts, the sounds I wanted to hear nobody else really wanted to so I’ve always taken that to heart with everything I do. This is for the deviants to have a sound, a place to go, an audience for the wildest and craziest and stupidest ideas to flourish. Being first a foremost a musician I realize how important the design of performance equipment is compared to the most popular musician, the home musician collector, even often not much of a musician at all. People buy things just to have and it really just adds more junk in this world so we design things for people to play music.

The coexistence of so many influences makes the APTBS’ discography extremely varied, but which albums are essential for you? Which ones would you recommend to a 20-year-old, who has just started listening to your music?

I would say listen to The Velvet Underground The Velvet Underground, The Stooges The Stooges, My Bloody Valentine Isn’t Anything, New Order Movement, Matchess Seraphastra, Coachwhips Bangers vs. Fuckers, Ministry The Mind Is A Terrible Thing To Taste, Mazzy Star She Hangs Brightly.

Speaking of young people: on last November’s Record Store Day, when you released Hologram: Destroyed & DisAssembled (where Hologram EP is broken down and expanded into a 13-track album with altered mind-remixes by Daniel Fox from Girl Band, Penelope Isles, Do Nothing, BODEGA, Weeping Icon, Ganser, Grimoose, The Bodies Obtained, bandmates Ceremony East Coast plus label mates Dedstrange – ed), you gave us a taste of the emerging bands and artists that APTBS have affiliated with. Who do you think are a few names to keep an eye on in the current independent scene?

There are so many sick bands right now. All the bands on our label: Wah Together, Jealous, Data Animal, Plattenbau, Lunacy, The Pleasure Majenta, Randy Randall. A bunch of cool New York bands: P.E., Gustaf, Freaker, GIFT, Docents. And tons of great bands all over the place really. If anyone knows of any cool bands to check out please email me: aplacetoburystrangers@gmail.com.

Among the artists who have recently abandoned the Spotify “system” there are now also well-known ones, such as Neil Young. Today artists, due to the vast musical offer, often find themselves forced to be constantly productive. What’s your opinion?

Yeah, I get it. Why would you want to support a terrible company. The problem is there isn’t really an alternative. Spotify is a huge market and if you rely on record sales to make money Spotify is a way to make some money. I think if it increases production that can in some ways be good. I think certain artists work really well that way and it can lead to less precious decisions that lead to more spontaneous music which can be good.

I think the problem is people now have to be so much more and have to pander in so many other areas to be successful. To some that is an opportunity where you can just create something really crafty and you can get recognition if it is just absolutely incredible but there is more competition so it becomes more difficult as well. I guess it just changes the scope and normal we always thought about in music and that is a good thing. The days of Elvis are over and new generations should be celebrating their peers.

On our end (and we think we speak for many music fans), we have had enough of streaming: after a long time without live music the only thing we want is to finally be able to see you live here in Italy.

We are so excited for this. Everything seems to be coming together and it is going to be an incredible tour. We are beyond thrilled to be playing these shows and think ourselves extremely lucky to even get this chance so we will not disappoint.

At the beginning of your career you probably experienced playing in small clubs run by arrogant people and in front of unengaged audiences. Do you think these will still be the main challenges for emerging bands or will these places be sooner or later replaced by non-physical venues like streaming channels? In short, if you were a teenager wanting to make music today, would you choose to pay your dues like you did twenty years ago or would you bet everything on Tik Tok?

I have seen a ton of shows and played so many shows. Tik Tok is fun but there is no comparison. Come to our show and you will get a real life experience you will not forget.

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A Night Like This Festival 18/07/2015

Written by Live Report

A Night Like This Festival @ Chiaverano (TO) – 18/07/2015
Foto di Andrea Bordoni

Quando arrivo alla location che ospita i tre palchi del A Night Like This Festival è ancora presto. Il posto è molto bello: appena supero l’ingresso trovo il Palco del Quieto Vivere, il più piccolo, dove sta per iniziare Giorgieness, che inaugura un po’ tutto il festival (se escludiamo il concerto per organo di Carlot-ta nella chiesa di S. Silvestro che però mi sono perso) e già l’atmosfera è magica, stanno tutti seduti sul prato e ascoltano con attenzione le canzoni chitarra elettrica e voce di questa specie di Maria Antonietta più soave e meno sopra le righe, con una voce che sa alternare il graffio e la carezza. Partiamo bene.

Faccio due passi per rendermi conto della situazione. Oltre il primo palco si stende il prato, circondato dalla zona ristorazione e da quella del mercatino, che mi pare tenuto bene e organizzato con gusto, but I’m no expert. In fondo c’è il Palco delle Colline, il grande palco centrale, mentre incuneato dentro uno stanzone con i banchetti degli artisti e delle etichette si trova il Palco dell’Esploratore. È divertente farsi due passi nell’erba e nella quiete e curiosare in giro. La situazione è tranquilla, in giro c’è ancora poca gente, più artisti che spettatori. Io tra l’altro ne riconosco pochissimi, giusto quelli con gli outfit più strambi: gli Abiku con le loro camicie sgargianti o Pernazza (già Ex-Otago e Magellano, qui con i Victoria Station Disorder), canotta e tatuaggi. Davanti a Giorgieness c’è Iosonouncane che si fuma una sigaretta serissimo, ma me lo devono indicare…

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Sempre in un clima di grande tranquillità inizia ad arrivare più gente e i palchi prendono vita. Da sotto il Palco delle Colline mi godo gli Albedo che pompano un bel Rock morbido ma allo stesso tempo compatto, senza sbavature, e nel frattempo comincia a piovere. Io sono felicissimo: meno caldo, meno zanzare, ma mi rendo conto che per il festival potrebbe significare meno affluenza. Mi concentro sul palco principale e scopro gli Stearica, trio torinese di Post-Rock strumentale che tiene con decisione il palco semplicemente suonando bene una sequela di brani energici ed esaltanti. Personale rivelazione del giorno.

Inizio a fare avanti e indietro tra Palco delle Colline e Palco dell’Esploratore, ignorando la pioggia e godendomi la frescura. Vado a sentire gli Abiku e il loro Pop-Rock cantautorale molto sixties che rapisce e convince, anche se a fine set i pezzi mi sembrano un po’ tutti uguali. La brevità delle esibizioni è il modo perfetto per gustarsi generi così diversi in una line-up che ignora i confini di genere provando però a creare un’atmosfera che oltre ad essere sincretica sia anche indirizzata ad un certo tipo di ascoltatore: curioso ma sereno, che ha voglia di divertirsi ma senza strafare. Sulla stessa linea i C’mon Tigre, sul palco principale. Farfisa, fiati, vibrafono, per un Etno-Jazz che è la colonna sonora perfetta di quella che a me pare la fine di un pomeriggio estivo super-rilassato ma che in realtà inizia a essere sera piena. Mi aspettavo un sound molto diverso e invece mi stupiscono portandomi in un viaggio molto chill intorno al globo. Promossi.

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Segue una mia pausa cibo in cui ho modo comunque di seguire i Girls Names, band dell’Irlanda del Nord che fa un Rock bello dritto e noiosetto. Si inizia a sforare leggermente gli orari del programma: sul Palco dell’Esploratore un loop ossessivo e delle inquietanti luci blu ci fanno attendere con ansia l’apparizione di Iosonouncane ben oltre l’orario d’inizio. Quando finalmente Jacopo Incani sale sul palco ci spiega di aver aspettato (inutilmente) che la band dirimpetto finisse di suonare, ma l’ora è tarda e si va comunque. Set continuo e intensissimo, Iosonouncane ci suona DIE usando loop, sample, campioni, fermo dietro un banco pieno di strumentazione e cantando con una voce che pare soprannaturale. A livello scenico risulta uno show abbastanza piatto, ma recupera ampiamente con le canzoni e soprattutto con l’interpretazione, fenomenale.

Da qui in poi la situazione si fa confusa: l’ora inizia ad essere tarda, ha smesso di piovere da un po’ e la gente inizia a sdraiarsi sull’erba a metà del prato per godersi i concerti al fresco della sera, sotto le stelle. La parte più bella del festival è probabilmente proprio questa: si sta rilassati, si ascolta musica ma senza ansie o ressa, l’atmosfera è tranquilla e la line-up si presta all’ascolto sognante e, se si vuole, anche meno attento. Io che soffro parecchio il caos e la folla qui mi trovo benissimo: la pioggia ha forse contenuto l’affluenza di pubblico, ma se anche fossimo stati il doppio o il triplo ci sarebbe stato spazio per il relax. Steso sull’erba ancora un poco bagnata mi lascio rapire dai ritmi elettronici dei Drink To Me, scatenati e divertiti, per poi rimanere a bocca aperta davanti al live folle e senza regole degli strepitosi Jennifer Gentle. La serata finisce col botto dopo l’una e mezza: salgono sul palco gli A Place To Bury Strangers ed è Rock vero, quello con le chitarre che volano di qua e di là dal palco, con pezzi densissimi e scuri, che ti caricano e ti aprono e ti fanno volare via lontano, quella strana psichedelia de facto che ti scuote le orecchie e la fantasia. Un ottimo finale.

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Che finale poi non è, perché raccolti armi e bagagli con estrema calma e concentrazione data l’ora e lo stato psicofisico mio e in generale del pubblico, ci si dirige al camping dove dalle tre all’alba ci sarà tra gli altri Capibara a mettere musica per l’afterparty. Se prima la situazione poteva essere confusa, da qui in poi mi muovo nel sonnambulismo più estremo: ho ricordo di uno spiazzo con la musica a palla dove si è ballato con pochissima grazia ma molto divertimento, e quando i primi raggi del sole hanno fatto capolino sono crollato in me stesso e ho raggiunto la tenda per farmi almeno un paio d’ore di sonno.

Non contenti, i ragazzi del festival hanno pensato di organizzare un simpatico post-evento a mezzogiorno del day after: affettuosamente denominato Lake Me Up, prevede tre mini-live acustici su un pontile che dà sul Lago Sirio. Idea scenograficamente eccelsa, è un po’ più scomoda di quanto mi sarei aspettato. Apre le danze Morning Tea, bravissimo chitarrista che ci dà dentro di fingerpicking, ma che ha lasciato la voce a casa e tiene maluccio il “palco” (che poi è un pontile, per l’appunto). Seguono Bea Zanin e Fade, che però non ho potuto seguire perché il caldo era troppo e… vi ho detto che il lago è balneabile?

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Insomma, dal mio punto di vista A Night Like This è stato un successo, una scoperta, un festival piccolo ma che di questa dimensione si bea e si fregia, come un gioiellino luccicante dove la natura si mescola alla musica lasciando spazio alla tranquillità e al divertimento in egual misura. Festival ce ne sono tanti, magari con nomi più altisonanti e con cartelloni-bomba, ma queste quasi ventiquattr’ore di leggerezza ed esplorazione hanno una loro identità che difficilmente troverete altrove. Da rifare assolutamente.

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Per i Soviet Soviet due nuovi remix in arrivo

Written by Senza categoria

Due remix per i Soviet Soviet, in uscita il 1 Settembre in formato 7”. “Together” e “Ecstasy”, estratti dal loro ultimo album Fate, saranno i brani protagonisti del 45 giri pubblicato da Black Candy Records, remixati rispettivamente da Oliver Ackermann degli A Place To Bury Strangers e Joe Corrales Jr. in arte Yppah.
Ed è proprio con gli A Place To Bury Strangers che il trio di Pesaro ha avuto l’occasione di dividere il palco, nelle città di Roma e Marghera.

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A Night Like This Festival: il Cast Definitivo

Written by Senza categoria

A Night Like This Festival, il festival di musica indipendente immerso nel suggestivo borgo medievale di Chiaverano (TO) che si terrà sabato 18 luglio, chiude la sua line up con alcune piccole chicche per prendere l’esperienza del festival ancora più particolare.
Dopo l’annuncio dei nomi sui palchi principali, saranno tre artisti ad incantare sul pontile del Lago Sirio la mattina di domenica 19 luglio dalle 12: Morning Tea, una voce e una chitarra, Bea Zanin, violoncellista che spazia in tutti i generi musicali e Fade, musicista eclettico che spazia in molti sottogeneri della musica elettronica.
A far ballare fino a notte inoltrata sabato 18 l’aftershow al Camping dei Laghi ci sarà Capibara, producer romano un’anima sensibile travestita da nerd.

Si parte con A Place To Bury Strangers, la band noise rock psichedelica di New York che porterà sul palco del festival l’acclamato nuovo album Transfixiation, quarto lavoro in studio pubblicato lo scorso febbraio, nonché il primo registrato con il nuovo batterista Robi Gonzales.
Poi i Drink To Me, band di Ivrea tra le più quotate della scena italiana grazie al suo elettro-pop brillante, che presenteranno il loro ultimo album, Bright White Light, uscito ad ottobre per 42 Records.
I Jennifer Gentle sono un nome ormai storico dell’indie italiano e una delle band nostrane più conosciute all’estero, anche grazie alla firma per la leggendaria etichetta statunitense Sub Pop. Una sicurezza live, cosa che stanno dimostrando ancora nel tour di supporto ai Verdena di questi mesi.
Un altro nome straniero sono i Girls Names, band di Belfast che è passata da un art rock molto scuro a suoni molto più elettronici senza perdere la vena dark.
Altro nome degno di attenzione e sulla bocca di tutti nell’ultimo periodo: i C’mon Tigre, misterioso collettivo internazionale fondato da due musicisti che mantengono ignota la propria identità, lasciando parlare per sé la loro world music che viaggia tra Africa, Mediterraneo e deserti statunitensi.
Populous è un musicista e producer salentino che ha attirato molta attenzione anche all’estero con il suo ultimo album Night Safari, un viaggio esotico tra suoni world e ricerca elettronica, tra antichi strumenti etnici e i bassi della 808.
Nuovo disco da ascoltare dal vivo anche per IOSONOUNCANE, che con il secondo album Die, pubblicato a marzo, propone un collage di suoni che mescola il digitale di campionatori e sintetizzatori con i suoni degli strumenti tradizionali, tra chitarre, organi, flicorni, canti tenorili e molto altro ancora.
I Welcome Back Sailors sono un altro dei nomi di punta di un certo modo tutto italiano di fare electro-dream-pop, e la riprova si è avuta con l’uscita del loro ultimo album Tourismo, definito da tutti uno dei pochi dischi italiani di respiro internazionale.
Oltre a loro Stearica, Edipo, gli Albedo, gli Abiku, Joan Thiele, i The Circle, Giorgieness, i Rame, i Finistère, gli L-Noir, i Parados i Victoria Station Disorder e gli Ongaku Motel.
In apertura ai concerti l’inedito set di organo, voci e rumori della polistrumentista Carlot-ta, costruito ad hoc sulle sonorità dell’antico strumento della Chiesa di San Silvestro di Chiaverano, dove si svolgerà lo spettacolo, tra un cupo e sofferto blues e malinconie folk.
Anche quest’anno A Night Like This Festival non offrirà solo ottima musica: la fotografia avrà un ruolo importante all’interno della rassegna, con due mostre fotografiche realizzate dall’Associazione Culturale Reflextribe. Si rinnova inoltre la collaborazione con la community Instagram IGWORLDCLUB, che promuoverà un contest con l’hashtag #altrevisioni della durata di 12 settimane, al termine delle quali verranno selezionate le 12 foto che faranno parte di un calendario in vendita al festival, il cui ricavato sarà devoluto all’Associazione ONLUS Piccolo Carro di Chiaverano. Torna inoltre per il secondo anno consecutivo la mostra a cielo aperto di artisti emergenti, anche per questa edizione a cura di Gianluca Gramolazzi; l’esposizione si intitolerà (E)coesistenze ed avrà tema green, con al centro del concept l’interazione uomo-natura.
Ormai giunto alla sua quarta edizione, A Night Like This Festival promette un viaggio ipnotico e coinvolgente, in una location mozzafiato. Strutture convenzionate e servizi navetta collegheranno la vicinissima stazione di Ivrea all’area concerti e al campeggio sulle sponde del Lago Sirio, nelle cui acque è possibile (e consigliato!) nuotare circondati da un paesaggio magico.

SABATO 18 LUGLIO 2015
Chiaverano (TO)
Piazza Ombre, 1

www.anightlikethisfestival.com
www.facebook.com/ANightLikeThisFestival
twitter: @anightlikethisfestival

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Recensioni | luglio 2015

Written by Recensioni

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A Place to Bury Strangers – Transfixiation (Shoegaze, Noise, 2015) Voto 7,5/10

Tra ossessioni, distorsioni e deliri, il quarto lavoro della band newyorchese si proclama punto fermo e di riferimento per lo Shoegaze/Noise contemporaneo. Album notevole.

Simon James Phillips – Blage 3 (Drone, Free Improvisation, 2015) Voto 7/10

Il genio minimalista australiano mette insieme un supergruppo per realizzare quest’opera in due parti per quasi due ore di droni e minimalismo. Un lavoro che ovviamente potrà essere apprezzato solo dagli amanti del genere, tra i più estremi per la difficoltà di ascolto, ma che saprà ripagare profumatamente chi avrà il coraggio di penetrarlo.

Telestar – Così Vicini Così Lontani (Alt Pop, Cantautorato, 2015) Voto 7/10

Se i Telestar vi conquistano al primo ascolto è perché sono squisitamente Pop, è vero, ma è anche perché sono stati abili nell’analizzare magistralmente il sound dei The National e nel rimodellarlo perché aderisse perfettamente alla lingua italiana. Una furbizia che gli perdoniamo, ma solo perché il risultato finale è notevole.

Chihei Hatakeyama – Moon Light Reflecting Over Mountains (Ambient Drone, 2015) Voto 6,5/10

Chi ha da sempre coltivato la passione musicale per il Sol Levante, sa benissimo quanto quella terra sia aperta alla sperimentazione. Hatakeyama è proprio uno dei maestri della sperimentazione Ambient; artista iper prolifico che tuttavia non raggiunge certo qui il suo culmine creativo.

Michele Maraglino – Canzoni Contro la Comodità (Cantautorato, 2015) Voto 6,5/10

Quando saremo abbastanza vecchi da aver bisogno di qualcosa che ci ricordi come sono stati i nostri trent’anni ci verrà in aiuto Michele Maraglino, cantautore tarantino trapiantato a Perugia, con le sue liriche ironiche e l’inquietudine Punk di arrangiamenti complessi ma mai eccessivi.

Olla – A Serious Talk (Noise Pop, Alt Rock, 2015) Voto 6,5/10

L’originalità non è forse il tratto peculiare delle composizioni dei piemontesi Olla, formazione Alt Rock che sceglie il cantato in inglese, ma senza dubbio il loro disco di esordio si lascia ascoltare con facilità tutto d’un fiato, conquistando con riverberi melliflui e un’attitudine Grunge e nostalgica.

Il Ballo delle Castagne – Soundtrack for Unreleased Herzog Movie (Prog, World Music, 2015) Voto 6,5/10

In questa colonna sonora immaginaria il sestetto Prog costruisce atmosfere cupe ed evocative, tra suggestioni cinematografiche ed echi mediorientali. Musicalmente intrigante ma con recitati non eccelsi, rimane comunque un viaggio interessante, inquietante ed esotico.

Gnac – Adesso (Cantautorato, Pop, Folk, 2015) Voto 6,5/10

Un declamare irritante penalizza un disco che sulla carta incuriosisce. Si salvano i suoni (freschi) e le melodie (accattivanti), oltre ad un barlume di saggezza aforistica che viene però oscurato dal peso asfissiante del luogo comune (“K2”).

Lef – New Vague (New Wave ) Voto 6,5/10

Non solo musica, ma anche cinema (Nouvelle Vague e cinema italiano degli anni ’50 e ’60), ispirazione per la stesura di testi e non solo. La band salernitana affonda le radici nella New Wave di stampo italiano (Diaframma), e lo fa bene, in maniera dichiarata ed inequivocabile, senza aggiungere troppi elementi di contaminazione.

Van Hunt – The Fun Rises, the Fun Sets (Neo Soul 2015) Voto 6/10

Il ritorno del Neo Soul dell’artista di Dayton è un inno alla voglia di libertà che tuttavia non convince fino in fondo. Poco coraggio, tanti rimandi e troppe canzoni che sulla distanza finiscono per annoiare.

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Sonic Jesus – Neither Virtue Nor Anger

Written by Recensioni

Attivi dal 2012, questa originale band laziale ci propone il loro ultimo doppio LP uscito il 16 Aprile su etichetta FuzzClub Records, con l’obiettivo di bissare il successo ottenuto con il loro precedente EP, andato sold out nel giro di poco tempo. Girovagando per l’Europa hanno ottenuto consensi un po’ dappertutto, culminando la consacrazione con la collaborazione con Jón Sæmundur dei Dead Skeletons, il quale li ha voluti on stage all’Eindhoven Psych Lab 2014. L’iniziale “Locomotive” sembra essere stata concepita sulle cime dell’Himalaya talmente è piena di echi e riverberi e impone attimi, minuti, prima di essere capita, alla fine dei quali i fans di Suicide e A Place To Bury Strangers non potranno che apprezzare, con un ghigno di soddisfazione scolpito sulle labbra. L’immediatezza ci coglie impreparati con “Triumph”, molto più easy, caracollante tra la cavernosità dei Bauhaus e la melodia dei primi Editors. L’ascolto procede inesorabile cavalcando la psichedelia anni 60 (“Luxury”), le atmosfere sornione dei Band Of Skulls (“Monkey On My Back”) e il noise (il singolo “Telegraph”). “Reich” è fantastica: è come se i Joy Division si dilettassero a fare la cover band degli Smashing Pumpkins. Nonostante alcuni passaggi a vuoto (vedere ad esempio la strumentale “Cancer” ) e canzoni eccessivamente lunghe e fuori tema (“Lost Reprise (Francesca)”), il lavoro è godibilissimo: ci sono parecchi spunti interessanti, la voglia di emergere dalla massa e la convinzione di continuare un percorso intrapreso nella giusta direzione.


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