Seahorse Recordings Tag Archive

Spiryt – Spiryt

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Un inno alle tenebre in cui si fatica a sentirsi a proprio agio e trovare la luce per uscirne.
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Recensioni #20.2018 – La Macchina di Von Neumann / Maiole / Finister / Blessed Child Opera / Alberto Nemo

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10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #10.11.2017

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10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #27.10.2017

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10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #14.07.2017

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VIAGGI MUSICALI | Intervista a Neil

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10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #07.04.2017

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Recensioni #03.2017 – Los Campesinos! / Someday / Angela Baraldi / Starship 9 / Pieralberto Valli

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10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #10.02.2017

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Il Video della Settimana: Earthset – “(r)Evolution of the Species”

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“(r)Evolution of the Species”, primo singolo/videoclip in uscita il 25 settembre, estratto da In a State of Altered Uncosciousness (Seahorse Recordings), debut album dei bolognesi Earthset, la cui release è fissata per il 26 ottobre 2015. La Indie Rock/Prog band definisce il brano “una critica velata al sistema economico e alla società contemporanea, in cui un’umanità passiva assorbe stimoli e bisogni indotti. Il tutto raccontato da un “io” che non riesce a capire se il suo disgusto è autentico o anch’esso indotto e funzionale al sistema. La risposta finale é un’esortazione alla distruzione e ricostruzione del tutto, sulla consapevolezza che ciascuno di noi vive in “stati alterati di incoscienza”, sia chi è assuefatto al sistema che il paranoico ribelle.” “L’idea e la trama del videoclip” – continua la band – “si sono ispirate al testo della canzone, ricreando un set fotografico in cui una coda di circa una trentina di automi cammina, meglio dire marcia, senza espressività in volto. Crediamo che la sua originalità stia nell’intenzione di rappresentare la fotografia unita ad un sistema: una massa di automi viene privata della sua più profonda unicità e messa al servizio di un insieme fittizio, dove l’uniformità predomina su tutto e dove un fotografo carnefice risulta sempre insoddisfatto.”



Credits:
Regia: Veronica Burlando
Aiuto regia: Igor Bellinello
Coordinatore di coproduzione: Miguel Gatti
Dop&Operatore: Simone Gambelli
Aiuto operatore: Gianluca Iarlori
Macchinisti&Elettricisti: Andrea Alvisi, Francesco Gastoldi, Federico Laconiga
Scenografia: Graziano Pinna, Rafael Martinez
Montaggio: Mattia Biancucci
Assistente al montaggio&Edizione: Giulia Ferrato
Aiuto Pre produzione&Catering: Giuseppina di Gesaro
Aiuto di scena&Ciacchista: Domenico G.S.Parrino
Referente comparse&Fotografo di scena: Fiodor Fieni
Costumi: Loredana Vitale
Trucco: Mariana de Carlo

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Winona

Written by Interviste

Vi presentiamo i Winona, band carpigiana dalle influenze Alternative/Rock-Emo. Non preoccupatevi se dopo la lettura dell’intervista vi ritroverete con le farfalle nello stomaco; perchè il nuovo album dei Winona, Fulmine, è nato proprio per questo. Il full-lenght di debutto della band disponibile dal 14 marzo ha come intento quello di rilasciare un’energia improvvisa, un cambiamento rapido e irreversibile. Perciò, lasciatevi catturare da questa lettura con in sottofondo l’ascolto in streaming dell’intero album:

Ciao ragazzi benvenuti sulle pagine di Rockambula. Presentatevi ai nostri lettori che ancora non vi conoscono.
Ciao a tutti ragazzi e ragazze, noi siamo i Winona ma anche Mors alla chitarra e alla gola, Frank ai fustini del Dash e Marco al basso, nonostante sfiori i due metri. Siamo anche pessimi con le definizioni: il nostro sound mescola influenze di alt rock italiano, garage e emo di metà anni ’90. Suoniamo insieme da tanto (aprile 2009) ma siamo amici da ancora di più, essendoci conosciuti in piena esplosione puberale tra i banchi di scuola. Dopo un paio di anni in sala prove, abbiamo registrato e autoprodotto un ep, Letargo, che nonostante non sia stato promosso o pubblicizzato in alcun modo ci ha concesso, zitti zitti, di suonare con band come Tre Allegri Ragazzi Morti, Fast Animals and Slow Kids e tanti altri, oltre che a gironzolare qua e là per tutto il nord Italia.mNel 2014 abbiamo iniziato a lavorare, in co-produzione col producer e compositore Federico Truzzi al nostro primo full lenght, Fulmine, uscito per Seahorse Recordings il 16 marzo di quest’anno.

Come è andato il release party al Mattatoio del 14 marzo? O meglio come è stato portare sul palco il vostro lavoro?
Assolutamente una gran bella festa. E’ stato meraviglioso vedere riuniti nello stesso posto amici di vecchia data, conoscenze più recenti fatte sui palchi emiliani, tante persone incontrate durante questo lungo viaggio con i Winona, tutti a cantare con te i brani che già conoscono ed entusiasmarsi per quelli non ancora sentiti. Un grande senso di unità, di affetto, di calore: un modo per voltarsi indietro e ringraziare profondamente tutti quelli che ci hanno aiutato e sostenuto fino ad ora per trovare lo slancio, ora, di guardare avanti, di gettarsi nel mondo, o almeno speriamo. In tutti questi anni, il mattatoio è stato una culla per noi, sia come musicisti sia come persone: è dove andiamo a bere una birra, dove stiamo insieme, dove facciamo festa, ma è anche il posto che ci ha forgiato come ascoltatori. Il palco dove andavamo a sentire quella musica indipendente – ma indipendente sul serio, mica cazzi – che ha contribuito alla formazione della nostra coscienza di musicisti.mEssere parte di questo anche dall’altra parte è stato assolutamente magico.

Il singolo che apre le danze e che avete voluto presentare per primo è Lazzaro, come mai la scelta è ricaduta su questo pezzo?
Frank dice sempre che Lazzaro è il brano più rappresentativo dei Winona, e per alcuni versi non posso che dargli ragione. Di certo, è la miglior realizzazione del sound che cercavamo mentre muovevamo i primi passi in quello che sarebbe diventato Fulmine, quello che più si avvicina a quello che avevamo in mente quando abbiamo cominciato a lavorarci su: per questo lo abbiamo scelto, perché sarebbe stato secondo noi un ottimo biglietto da visita per le intenzioni dell’album. Poi il disco ha preso anche strade diverse, e di questo non posso che essere orgoglioso. Mi piace pensare che questo non sia il miglior brano del disco in senso assoluto, anzi ancora che non ci sia un miglior brano: vogliamo giocare con colori e atmosfere, portarti prima in un posto poi in un altro, farti fare un viaggio. E un bel viaggio è fatto anche di panorami diversi.

Ascoltando il vostro disco c’è un costante utilizzo di metafore, c’è un messaggio in particolare che volete mandare a chi vi ascolta o appunto questo linguaggio non esplicito è utilizzato appositamente per poter dare diverse interpretazioni del pezzo?
Credo che le cose coesistano nell’insieme dei testi: ci sono brani più espliciti, dove l’espressione diretta e la necessità di comunicare prevalgono su ogni cosa; certe canzoni proprio non possono lasciare spazio ad ambiguità o fraintendimenti, bisogna prendere una posizione e avere il coraggio di farlo chiaramente. In altri momenti, invece, privilegiamo immagini dall’interpretazione più ampia: a volte è un po’ di pudore a giustificare la scelta, a volte proprio il desiderio (segreto) di essere fraintesi, magari aprire una discussione su cosa cercavamo di dire. Mi rendo conto che questo contraddice le canzoni esplicite, ma credo anche che ci sia spazio per entrambe le tendenze: anche spingere gli ascoltatori a discutere sull’interpretazione è un modo per far riflettere, forse più efficace che imporre un punto di vista univoco.

Dalla vostra formazione allo stato attuale come sono maturati i Winona musicalmente? Avete seguito sempre la stessa linea?
Sì, nel senso che il nostro è stato un processo lineare, senza svolte brusche, ma in evoluzione costante e continua. Chi ha potuto ascoltare i brani di Letargo se ne sarà di sicuro accorto: il nostro sound è cresciuto nel tempo, si è inspessito, ha preso energia nel corso dei due anni in cui abbiamo portato in giro quei brani. Riguardando qualche video – o qualche registrazione in presa diretta – dei primi concerti di quel disco non ha niente a che vedere col modo in cui continuavamo a suonarli nel periodo in cui stavamo lavorando a Fulmine. Ogni volta che ci trovavamo a suonare si imponevano modifiche e correzioni, e quelle stesse poi incidevano anche sulla produzione dei brani che stavano scrivendo e registrando in quel periodo. Un bel circolo virtuoso.

Concludiamo lasciando a voi le ultime righe per salutare i nostri lettori e capire quali sono i vostri prossimi passi.
Di certo portare in giro questo disco il più possibile! Nonostante questo, il processo creativo non si ferma. Non è che puoi decidere quando scrivere musica e quando no, o perlomeno io proprio non ce la faccio. Mi siedo sul letto a studiare il mio strumento, ripasso qualche arpeggio e via, le dita partono per la loro. Ogni tanto mi dico: “Questa roba non è niente male”. Spero solo di riuscire a gestire questa doppia necessità … che altro aggiungere?! Ciao a tutti e speriamo di risentirci (e farci risentire) il più presto possibile.

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