Motorhead Tag Archive

Danzig – Skeletons

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Glenn Danzig è un artista con un marchio di fabbrica ben delineato fatto di un personale Rock ruffiano, roccioso e a volte strampalato, e una voce inconfondibile sin dai tempi dei Misfits. Come tanti però, anche lui pare ultimamente aver trovato una nuova propria dimensione che non sembra voler più scrollarsi di dosso. Skeletons è il suo ultimo album e rappresenta la totale conferma di questa ritrovata nuova stabilità. Di certo ci sarà chi ne apprezzerà la nuova veste e chi storcerà il naso come qualcuno si accontenterà del suo solito sound e chi pretenderà qualcosa di più. Insomma è come la questione di Iron Maiden o dei Motorhead: restare cosi perché ormai gli anni lo permettono o tornare a stupire ancora una volta? Innegabilmente la prima ipotesi va un po a screditare gli artisti perché è  sinonimo di fermezza, di mancanza di idee e nel peggiore dei casi, sintomo di artisti finiti; nella seconda, invece, c’è il piacere e la curiosità di vedere se c’è ancora un’inventiva o magari un’ “anima”. Le leggi di mercato, i target e i contratti fanno la loro parte ma fino a che punto? Skeletons è un disco che ha davvero poco da dire in quest’ottica, è il classico lavoro di buona fattura di Danzig ma non aspettatevi assolutamente nulla di nuovo. Osservando in maniera pignola il disco, notiamo addirittura che certe melodie, che tanto avevano reso celebre l’ artista, sono diminuite e quasi tutte le tracce hanno una struttura simile. Il sound è sempre pulito, il lavoro in studio come al solito è ben fatto; non ci sono sbavature che compromettano l’ album. Il punto cruciale resta quello citato all’ inizio; di seguito non aspettatevi un platter diverso dagli altri. I fan più accaniti lo apprezzeranno ma gli intenditori del genere volteranno pagina e si dedicheranno sicuramente ad altro.

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TAB – Nessuna.

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I TAB sono un trio bergamasco di Rock quadrato e spigoloso, vecchia scuola. Con Nessuna. i tre tentano l’esordio in nove pezzi (più una ghost track tutto sommato trascurabile) dove chitarre distorte e batterie martellanti sono la base più comune, concedendosi qua e là poi rapide uscite dalla via maestra (l’arrangiamento con fischio di “Madre Paura”, la morbidezza più vuota di “Figure”, la ritmica in direzione Motorhead di “Ormai è Fatta”, la malinconia patetica di “Nessuna”…). Un disco che mi suona vecchio, soprattutto (e qui arriviamo al punto) nei testi, che a tratti sono imbarazzanti, gonfi di immagini stereotipate, rime tronche, verbi al futuro a fine verso con classico effetto filastrocca: “SE LO SAI QUANDO TU LO VUOI PAGHERAI / SE LO SAI QUANDO TU LO VUOI NON MI AVRAI / SE SAI CHE PUOI TU PAGHERAI / SE SAI CHE VUOI TU NON MI AVRAI”, nella peggior tradizione del Rock italiano scritto male, anzi malissimo. Le idee interessanti dal punto di vista musicale si incontrano qua e là anche troppo di rado, la produzione non è eccelsa, non si sente un’identità che possa emergere dal rumore di fondo di mille altri gruppi Rock come questo. Spiace dirlo, ma in questo disco ho trovato veramente poco da salvare.

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The Fire – Bittersweet

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Cosa succede quando un musicista, preso da un irrefrenabile istinto creativo, esce dall’universo in cui si trova per entrare in un’altra dimensione che lo porta a comporre un pezzo, interpretare una cover, sperimentare nuove sonorità? E cosa succede quando il suo operato, figlio dell’istinto primordiale di fare musica, non si colloca apparentemente in un progetto preciso? I The Fire si sono posti l’interrogativo, e si sono dati una risposta con Bittersweet, un EP uscito per Ammonia Records, che raccoglie appunto tutti quei pezzi che rappresentano degli esperimenti sonori, non inseribili in nessun LP in quanto non attinenti al percorso sonoro in esso contenuto e che addietro sarebbero andate a costituire la B-side di un vinile. Il dubbio che subito mi assale è: non avrebbe forse senso dare anche ad un EP un’organizzazione più organica, secondo un percorso sonoro ben definito? Ma i The Fire sembrano essere consapevoli e responsabili del modo in cui stanno gestendo la faccenda, e così Bittersweet raccoglie volutamente cover nate per altri progetti, pezzi nati a seguito dell’evoluzione di riff adottati per il soundcheck, canzoni che provengono da situazioni diverse e momenti della vita distinti, tutte racchiuse in un unico lavoro che ne consente l’ascolto ed evita che possano perdersi nell’oblio. E così troviamo “Bittersweet” dal sound duro accentuato dalla voce piena di carattere di Olly Riva, seguito da una cover di “Roxanne” dei Police in chiave decisamente più rockeggiante dell’originale; a seguire “She’s The One” e la ballata “Lonely Hearts”. Per finire le due cover “Dr Rock” dei Motörhead e “Train In Vain” dei The Clash, quest’ultima interpretata per sola voce e chitarra con percussioni minimaliste. Nel complesso si tratta di un buon lavoro, buona produzione e arrangiamenti, anche se il tutto è privo di quel guizzo artistico capace di renderlo particolare.

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Bombs of Hades – Through the Dark Past

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Chitarre come lame taglienti, un basso incandescente ed una batteria micidiale quanto una sfuriata di possenti cazzotti, la primissima premessa per presentare una band che (in circa dieci anni) ha sfornato due lodevoli dischi (e mini lavori) da sorreggere sopra un piedistallo. Through the Dark Past è la prima raccolta degli svedesi Bombs of Hades, un platter che racchiude tutti i principali pezzi degli split e delle demo di Jonas e soci dal 2006 ad oggi. Si tratta di un lavoro che ripercorre i momenti salienti del gruppo attraverso cavalli di battaglia che, nel bene o nel male, rappresentano il loro percorso artistico. La cosa interessante è che i vecchi pezzi, quelli delle demo dal sound più primitivo e da “scantinato”, li ritroviamo in questa raccolta con un sound più elaborato e pulito. Per rendervi meglio l’idea ci troviamo “Coffin” preso da Meathook Diares, il loro primo demo incluso anche nell’ EP del 2008 intitolato Carnivores. Oppure le furiose “Until Death” e “Inside Teradome” dallo split con gli Usurpress datato 2011 e sempre dello stesso anno anche lo split con i Tormented. Insomma, del materiale che scotta. Non mancano inoltre le cover che in un modo o nell’altro fanno il loro effetto: ascoltare “The Day Man Lost” dei Carnage, “Clean Your Head” dei Loud Pipes, “I’ll Be You Sister” dei leggendari Motorhead, “Evil Dead” dei Zekel o “Mangled Dehumanization” dei grandiosi Death Strike in chiave Bomb of Hades. Tutto questo non ha prezzo. L’unica perplessità sono i tempi dell’ uscita, Through the Dark Past esce lo stesso anno del loro terzo full lenght intitolato Atomic Temples. Personalmente, secondo una logica di mercato, non trovo saggia questa scelta dei ragazzi svedesi, penso sia una mossa che potrebbero permettersi band di una certa fama come Iron Maiden, Metallica o Slayer. Loro hanno già fan disposti a tutto, in questo caso le cose potrebbero non essere scontate come sembra. Ad ogni modo Through the Dark Past rappresenta un ottimo inizio per poter riscoprire questi macigni svedesi che, credetemi, hanno molto da mettere in mostra. Detto ciò non resta altro da fare che procurarsi questo disco dei Bombs of Hades. Resterete soddisfatti!

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I Rolling Stones e il pisello di un settantenne.

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Inside the Hole – Impressions

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Dopo i Four Seasons One Day torno ad occuparmi di un’altra band siciliana, localizzata, per la precisione, a Montemaggiore Belsito, nell’hinterland palermitano, interprete di un genere completamente differente dai loro conterranei: gli Inside the Hole, difatti, sciorinano un Hard Rock molto curato negli arrangiamenti che mostra un’accentuata passione per il Blues, ardente nel cuore dei tre ragazzi. Superata la consueta gavetta, fecero uscire il loro primo album Beer! Sex!…and Fuckin’ Roll nel Novembre 2011 e apparvero in ben tre compilation nel solo 2012: Riot On Sunset Vol. 29, Mondo Metal Compilation e Demo Invasion, le quali, vista l’ampia distribuzione, attirarono l’attenzione della logic(il)logic. Impressions è un lavoro più maturo rispetto all’esordio, ci sono tutti gli stilemi che il genere richiede: assoli intensi, una sezione ritmica impeccabile e una voce sporca ma al contempo poderosa e profonda. I testi, neanche a dirlo, toccano qualsiasi cliché facilmente associabile all’Hard ‘n’ Blues: bevute, ragazze sexy e spiriti liberi. Niente di originale all’orizzonte, almeno su questo versante. Non che musicalmente si arrivi all’apice dell’originalità in quattro e quattr’otto: responsabilità attribuibile a un genere saturo, per lo più rivolto ai suoi numerosi aficionados. L’episodio meglio riuscito è a mio avviso “Beer! Sex!…And Fuckin’Roll” dove finalmente si rompono gli schemi, rasentando l’Hard venato dal Metal dei Motörhead. Subito dopo, però, si conclude il disco con la canzone più Blues del lotto, “Begins The Blues”, che ha l’amaro sapore del riempitivo e anche un po’ del ripensamento. Viste le doti tecniche messe in evidenza dal trio siciliano mi aspettavo di certo una capacità maggiore di coinvolgere l’ascoltatore. Il desiderio di strafare assume i connotati di un’occasione sprecata. Peccato.

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Motörhead – Aftershock

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Una cosa é certa: l’attitudine va premiata, sempre e comunque. Nonostante un delicatissimo intervento chirurgico subito la scorsa estate (e l’inevitabile cancellazione del tour europeo 2014), alla soglia dei settant’anni Ian Fraser Kilmister, meglio conosciuto come “Lemmy”, sale nuovamente in cattedra e, a giudicare dal ventunesimo capitolo della pluridecennale saga Motörhead, Aftershock, direi proprio che sta benone. L’amore malsano e struggente per il Rock’n’Roll, nonostante lo stile di vita selvaggio e decadente che troppo spesso ne consegue, può sconfiggere la morte? Beh, considerate le premesse la risposta é si, e l’unica spiegazione plausibile va individuata in un sovrannaturale patto col maligno, punto e basta.

Tuttavia una precisazione é d’obbligo: Aftershock non farà gridare al miracolo, rappresentando certamente un’indubbia battuta d’arresto rispetto al precedente The World Is Yours (2010), ma in ogni caso si tratta di un album in perfetta continuità con un filone creativo che fluisce possente ed inarrestabile da ormai quasi cinquant’anni, come un fiume in piena. La progressiva evoluzione della band verso sonorità Metal oriented, a scapito delle radici Speed Punk degli esordi, é testimoniata in maniera piuttosto evidente e tangibile da brani come “End of Time”, “Going to Mexico” e “Queen of the Damned”, veri e propri locomotori deraglianti lanciati a cento all’ora sulla tortuosa autostrada dell’inferno. Certo, non si tratta di “Ace of Spades” o di “Iron Fist”, ma la botta é dura, e fa male comunque, anche quando il leggendario trio britannico si cimenta in ballate dal sapore squisitamente Hard Blues come “Dust and Glass” (dove echeggiano indiscutibilmente partiture degli australiani AC/DC) e “Lost Woman Blues”. Nonostante il celebre motto della band “all killer, no filler”, la copiosa tracklist di Aftershock (ben quattordici brani) annovera al suo interno anche qualche inefficace riempitivo, ma non c’é da stupirsi, basta prenderne atto. “Motörhead is not simply a band, it’s a genre!”.

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Hellterror League – For Satan We Ride

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Un rombo di motocicletta e una intro scritta ed eseguita da Jan Stoeckart (senza volontà di infrangere nessun copyright come recitano le note sul retro della copertina del cd) introducono nel mondo degli esordienti Hellterror league, gruppo nato nell’inverno 2012 dalle menti malate di LK NekroMorbid (chitarra e voce) e @ntony Rocky Horror (batteria e cori) cui si è aggiunto successivamente Christbeater (basso e voce) per completare la formazione.
Vero Black Metal che ricalca le orme e lo stile anni 80 di grandi gruppi quali Celtic Frost e Death (tante le influenze che si potrebbero citare che si ascoltano in questo lavoro).

Questo “In Satan we Ride” è il frutto di cinque mesi di duro lavoro in sala prove poi concretizzatisi nei mesi di giugno e di luglio negli Inferno Studios sotto le mani attente dello stesso Andrea “Christbeater” Moretti il quale ha provveduto alla registrazione, al mixaggio e al mastering del disco.
Certamente si ha fra le mani un buon prodotto, ben sopra le righe dei soliti demos dei vari “gruppetti” locali che infestano l’ambiente Metal italiano.
Peccato solo che cinque canzoni siano troppo poche per dare un giudizio davvero sincero e completo sul gruppo che comunque in poco più di quindici minuti dimostra di saperci fare davvero.
Il pezzo che porta il nome del gruppo è certamente il meglio riuscito del lavoro (anche se rimane da chiedersi cosa ci faccia la sigla della nota trasmissione televisiva sportiva “Novantesimo Minuto” messa come intro o se volete come spartiacque fra la opening track “Drunk ‘n Drive” e appunto “Hellterror League”).
Probabilmente (se fosse stato per chi scrive) avrei cambiato solo qualcosa nei suoni del basso (ricordano troppo quelli di Lemmy dei Motorhead e quindi a volte risultano fuori luogo) ed avrei evitato l’ultimo urlo nella terza traccia “Southern Attitude”.
Niente da criticare (semmai tanto da elogiare) per quanto riguarda le altre due tracce che compongono questo lavoro, “A Night at The Titty Twister” (che suppongo sia dedicata allo storico locale marchigiano) e “Burning Bethlehem”, che risultano essere sicuramente gli episodi più riusciti del lavoro.
Li attendo impaziente alla loro seconda prova, sperando magari in un full lenght record per poterli valutare meglio.

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Carcharodon – Roachstomper

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Finalmente i Carcharodon giungono al loro secondo disco, Roachstomper. La band mise in mostra le sue doti nel 2008 con Macho Metal, il disco d’ esordio e a dirla tutta l’operato rese più che felice il sottoscritto. In genere il secondo lavoro di un gruppo è la propria benedizione nel senso che conferma bene o male le capacità del medesimo. Ebbene i Carcharodon con Roachstomper hanno messo i puntini sulle I rivelandosi una band piena di inventiva, fresca e senza grilli per la testa (forse qualche scarafaggio da schiacciare, il titolo del disco deriva proprio da questo), insomma con le idee ben chiare. Il loro stile che si rifà in primis a colossi come gli Entombed e i Terrorizer  ma che spazia anche dai Motorhead ai Lynyrd Skynyrd (questi ultimi però immaginateli in chiave più aggressiva e con cantato in growl) è un qualcosa che nel nostro paese si diversifica da quello degli altri gruppi (per rendere l’idea, chi li ascolta in una playlist Death Metal li riconoscerà senza fatica).

Il disco contiene undici tracce che svelano il lato burbero e mastodontico del gruppo; insomma la classe non è acqua ma loro ci piacciono cosi, possenti. Parlando delle canzoni di Roachstomper voglio partire dalla mia preferita: “Pig Sequel Nation”. Questa citata è a parer di chi scrive l’apice del disco, mette in mostra la tecnica, la vena blues e l’originalità del gruppo; a metà traccia potrete ascoltare una parte strumentale da brividi. È la canzone per eccellenza che ti fa scuotere con un alto tasso di adrenalina. “Marylin Monrhoid” invece viaggia su di una linea Country in stile rodeo, anche questa comunque veloce e danzante. Chiaramente dovete tener conto che il disco in questione è un lavoro di stampo Death’N’Roll e la vena Blues di “Pig sequel Nation” e quella Country di “Marylin Monrhoid” sono diversificazioni, una sorta di sovversivi insomma. Un’altra traccia dal forte impatto è “Chupacobra” veloce, graffiante ma nello stesso tempo baritonale. Sulla stessa lunghezza d’onda viaggia “Vodoo Autopsy”, in questa però troviamo momenti di dimostrazione tecnica che sono delle vere e proprie chicche.

Roachstomper è un gran bel disco che benedice in tutto e per tutto la band di Alassio. Personalmente nutro grandi speranze nei Carcharodon, penso che sia una band di un certo rilievo con una propria personalità e talento da vendere, sono convinto  che gli ascoltatori dopo avergli prestato un po’ d’attenzione concorderanno con la mia impressione.

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Motorhead: cancellato live in Italia

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Avrebbero dovuto suonare domani, 25 giugno, all’Ippodromo del Galoppo a Milano, ma i Motorhead sono costretti a dare forfait, probabilmente a causa delle condizioni di salute di Lemmi Kilmister, recentemente operato al cuore. L’annuncio è stato dato attraverso il sito del promoter italiano Barley Arts, sulla quale troverete presto anche modalità di rimborso e aggiornamenti.

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Vietcong Pornsurfers – We Spread Desases

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Beata ignoranza. Quanto mi piacciono i gruppi così diretti e sfrontati. Pochi fronzoli e buona musica rabbiosa. Sbava dalle casse e mischia la sua saliva con il sudore che si genera già dal solo tasto play del lettore CD.
I Vietcong Pornsurfers (e il nome è già un “fottutissimo” programma) vengono dalla Svezia ma per loro fortuna non si sente troppo. Tutto si può dire ma non di certo che siano i soliti cloni di Backyard Babies, The Hellacopters o Hardcore Superstar.Certo, i maestri scandinavi echeggiano non troppo lontani nelle sonorità dei quattro ragazzacci, ma la base rimane ancorata al vecchio Garage Punk americano e all’Hard Rock più veloce e grezzo che ci sia. Allora onore a leggende come Iggy and The Stooges, MC5, Misfits e Motorhead. Il risultato? Rozzo come un topo di fogna e frenetico come un bolide ai 200 kilometri orari.

Il combo è giovane ma ha la faccia come il culo, la sfrontatezza giusta. Lo dimostra allo start con “Marcel”, chitarre distorte al punto giusto (scelta molto apprezzata), cassa e rullante da cardiopalma e la voce di Tom K a metà tra James Hetfield e Rob Tyner.   La bomba è servita e pronta ad esploderci tra le mani. Semplice e d’effetto: nulla di nuovo eppure un sound spensierato, alcolico e per nulla scontato o banale. Come altre band del recente passato i Vietcong Pornsurfers danno grandi speranze al loro genere. Con una terribile facilità sparano fuori un prodotto convinto e moderno, nonostante in tutto questo ci siano i soliti vecchi e ritriti giri di accordi Punk Rock. La stessa sensazione mi è capitata negli ultimi anni con Buckcherry, The Gaslight Anthem e Gotthard. Tutte grandissime band, a mio avviso troppo sottovalutate.

Paragoni a parte, l’album scorre e la sensazione dall’inizio alla fine è quella di correre a più non posso per scappare da una miriade di dobermann incazzatissimi. Nessuna ballata, tutte tracce killer. La botta è reale e lo stomaco la sente tutta. Dall’inizio bassoso molto Danko Jones di “Dead Track” alla viscerale distorsione vocale (lo conoscono bene il Garage eh?) di “Selfdestructive” che sfocia in un assolo impazzito simbolo di una produzione molto libertina ma non per questo meno efficace della miriade di prodotti iperlimati e infiocchettati che invadono la scena. Degne di nota “Deseases” (accompagnata da un divertentissimo video, guardate sotto!): inno alla musica di Lemmy Kilmister, ma anche grido unito per tutti i disadattati che ancora oggi credono in quella illusione che prende il nome di “Rock’n’roll”. Già perché la sensazione è che i “surfers del porno” non abbiano alcuna intenzione di piacere a qualcuno se non a loro stessi. Anche il singolo “I Hate Your Band” non scende a compromessi, nessun ammorbidente, nemmeno quando emergono i coretti più Glam/Sleaze del ritornello.
Non mi resta che rispondere alla domanda che mi affligge ogni volta che ascolto un disco del genere. Il Rock è davvero morto? La risposta più spontanea che mi viene è: vaffanculo, no!

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Rockambula propone i Festival dell’estate e intervista Costello’s per il Pending Lips Festival

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Quest’estate fatti un giro rock, invece della solita vacanza al mare; leggi Rockambula e scegli il Festival che fa al caso tuo. In quest’articolo la nostra redazione propone i migliori festival in giro per la penisola e non solo. In più un esclusiva intervista a Simone Castello della Costello’s booking agency. Buona lettura e buone vacanze!!!

La musica e la cultura stanno attraversando un periodo poco felice e, spesso sotto il gioco di continui tagli e difficoltà, faticano a crescere se non addirittura a sopravvivere. I piccoli scompaiono e i grandi annaspano. Il quadro che si delinea farebbe scoraggiare anche i più impavidi, ma per fortuna ci sono realtà  che giornalmente resistono a questa “guerra silenziosa” . L’obiettivo di queste righe è di raccontare brevemente una di queste esperienze, e in particolare una che tocca da vicino il mondo dei festival. Il tema è molto ampio e in questa sede non pretendiamo di realizzare un’analisi esaustiva del fenomeno, ma dare visibilità a un piccolo spaccato di capitani coraggiosi. Risponderà alle domande Simone Castello della Costello’s Booking e Management, un’agenzia di servizi che opera nel mondo della musica e degli eventi, da qualche anno punto di riferimento per le realtà musicali del territorio milanese, con un focus specifico rivolto alle band emergenti. La Costello’s si occupa dal 2011 della direzione artistica del Pending Lips Festival,  rassegna per band emergenti che si tiene a Sesto San Giovanni, alle porte di Milano. Innanzitutto ringraziamo Simone e la Costello’s per la disponibilità concessaci e iniziamo con le domande.

La Costello’s è una piccola realtà che riesce a essere cuore pulsante per alcuni eventi e rassegne sul territorio di Sesto San Giovanni e di Milano; vorresti raccontarci brevemente cos’è il Pending Lips festival, la sua storie e come è nata l’esigenza di realizzare una rassegna musicale?
Pending Lips Festival è nato a fine 2011 grazie a noi di Costello’s, ad Arci La Quercia, a Il Maglio e all’Assessorato alle Politiche Giovanili di Sesto S.G. supportato dall’Informagiovani. L’esigenza da parte nostra era di dare vita a un progetto che rispondesse a esigenze concrete e contemporanee di chi suona in un gruppo emergente indipendente. L’esperienza maturata negli anni ci ha aiutato nell’analizzare in che modo potesse avvenire tutto ciò. Pending Lips è venuto alla luce dopo aver pensato nei minimi particolari (dalla composizione della giuria, alla modalità di svolgimento, ecc..) a come creare un contesto innovativo, fertile e piacevole. La formula creata si è dimostrata decisamente vincente e le prime due edizioni ci hanno regalato grandi soddisfazioni. Alcuni dei gruppi che hanno suonato al Pending Lips hanno firmato poco dopo la loro apparizione con importanti etichette e operatori di settore (ad esempio l’anno scorso i MasCara dopo aver partecipato hanno firmato un contratto discografico con Eclectic Circus/Universal, i We, the Modern Age quest’anno con Ghost Records e, sempre quest’anno, Il Rumore Della Tregua ha cominciato a collaborare con Ja.La Media Activities).

Siamo consapevoli del contesto attuale e delle difficoltà che si incontrano, che anche i grandi festival patiscono. In base alla tua esperienza, quali sono le difficoltà maggiori in cui ci si imbatte nell’organizzazione di un evento di questo genere? Milano rappresenta ancora una piazza privilegiata per numeri e possibilità rispetto al resto dello stivale?
Penso che la difficoltà più grande sia legata al fatto che oggi la musica live non ha più l’appeal che poteva avere fino a qualche anno fa. Certo poi ci sono le “banalità” legate ai costi, alla burocrazia, ecc ecc… ma per quanto mi riguarda passano in secondo piano. Nel momento in cui si riesce a coinvolgere il pubblico, il resto in qualche modo si sistema. Pending Lips si svolge interamente a Sesto S.G., che è alle porte di Milano, e ottimamente collegata. In questo senso non so quanto Milano però possa essere considerata una piazza privilegiata rispetto al resto d’Italia. Gli eventi con musica live emergente che funzionano a Milano sono quasi sempre più legati ad aspetti “modaioli” che alla musica in sé (che se è la modalità per far sì che i locali che fanno musica dal vivo continuino a fare il loro, ben venga. Ieri gli hippies, oggi gli hipster?…)

Un festival è qualcosa di prettamente fisico, reale, che si sente e si vede. Che valore ha una rassegna come il Pending Lips in un contesto come quello attuale, nel quale stiamo assistendo a una smaterializzazione dei supporti a favore di uno scenario dominato da dischi virtuali e social network?
Penso che proprio la contemporaneità, insieme alla gratuità e alla direzione artistica, sia stato il valore aggiunto che Pending Lips ha portato con sé in queste due edizioni. Si è creata una rete di collaborazioni che ha garantito al festival (e di conseguenza alle band che vi hanno partecipato) sempre maggiore visibilità e che, come detto, ha dato buonissimi frutti. Come già detto, il nostro intento era quello di creare un contesto molto fertile e il più possibile al passo con i tempi e con la situazione della musica al giorno d’oggi.

Un festival è fatto in primo luogo da musicisti. Vorresti raccontarci qualcosa sul rapporto che si instaura con le band e soprattutto come è strutturata la fase di contatto e reclutamento delle stesse?Per la prima edizione il reclutamento è avvenuto principalmente contattando in prima persona band che conoscevamo già. La seconda edizione invece, grazie anche all’apporto dei quasi 20 media-partners che abbiamo costruito, ha ricevuto più di 300 moduli d’iscrizione. I gruppi sono stati ascoltati uno per uno da 5 persone della direzione artistica di Costello’s. Non è stato facile; sono numeri davvero importanti che dimostrano quanto sia stata significativa la crescita del Pending Lips in un solo anno e quanto sia stato importante compiere sforzi per realizzare anche questa edizione. Il rapporto con i gruppi che hanno partecipato alle due edizioni è sempre stato di collaborazione e di stima reciproca. La cosa più bella che ho notato è proprio la partecipazione che si è creata durante le serate. Band che suonavano in una serata si presentavano ad assistere alla successiva. Forse, almeno tra chi suona, rimane ancora viva la curiosità, la voglia di appartenere a un movimento che possa essere stimolante e appagante, la musica insomma.

Un festival per essere un buon prodotto dovrebbe avere alcune caratteristiche imprescindibili, secondo te quali sono le cinque che una rassegna  deve assolutamente avere per essere considerata di altro livello? E soprattutto dicci un buon motivo per venire a vedere il Pending Lip festival…
Le scrivo di pancia, magari rileggendo tra qualche giorno mi verrà in mente altro:

1) Una buona idea

2) Competenza

3) Passione

4) Una buona location

5) Uno staff preparato

Penso (spero che chi c’è stato sia d’accordo) che il Pending Lips abbia tutte e 5 queste caratteristiche. Spot: “Hey amici, da oggi ci sono almeno 5 buoni motivi per venire il 4 Giugno al Carroponte ad assistere alla serata con i Diaframma con le aperture affidate ai due gruppi che hanno vinto grazie alla giuria popolare il contest: Vulvatron e JJ LaMorve. Parola di Costello’s”. Dopo questa perderemo tutto il potenziale pubblico che sarebbe venuto.

Siamo alla conclusione di questa piccolo viaggio all’interno della tua esperienza, vorresti Raccontaci il tuo “ momento migliore” durante il percorso del Pending LIps?In realtà sono state tutte serate davvero splendide… Vedere così tanta gente presente a serate con gruppi emergenti, sentire la partecipazione e la voglia di esserci, è sempre magico.Se devo trovare un momento in particolare penso che sia stato il giorno antecedente la prima serata dell’ultima edizione. Tanta emozione, tanta vicinanza e supporto, tanta voglia di ripartire. Un piccolo “miracolo” di questi tempi.

Il quadro che emerge da questa testimonianza delinea un stato dell’arte complesso, fatto di alti e bassi, che richiede passione impegno e dedizione. Fare musica e occuparsene obbliga a continui sforzi e a una costante ricerca di mezzi, di idee, di buone strategie, di conoscenze. Le band emergenti in Italia, come in altri paesi, non mancano, e le manifestazioni che si tengono in tutta Europa ne sono un esempio, ma spesso non si riesce a creare un corrispondente alone culturale e di crescita che accompagna questi eventi. L’ascoltatore dovrebbe poter essere più consapevole di quello che sta fruendo, del lavoro sotterraneo di molti e del valore che anche un piccolo festival può avere per band e artisti. I gruppi, da canto loro, devono offrire il meglio in termini di qualità, di energia, di emozione. Insomma: un implicito contratto, fatto soprattutto di reciprocità. Tra alti bassi, festival che vanno e festival che vengono, cerchiamo ora di passare in rassegna cosa succede da noi e all’estero.

 

A Perfect Day Festival
LOCATION:Villafranca di Verona (VR)
DATE:Dal 30 Agosto al 01 Settembre
LineUp: Primal Scream, Bastille, Wmerch Andise, Bloody Beetroots, Salmd, Tre Allegri ragazzi Morti, The XX, Editors
VOTO: 4

Arezzo Wave Love Festival
LOCATION:Civitella in Val di Chiana
DATE:Dal 12 al 14 Luglio
LineUp:UNHEIMLICH!, Avast, Subwayundersea, Emmecosta, Matteo Toni, Catch a Fyah, Boxerin Club, Ansomia, le Cpare a Sonagli, Swordfish Project, Blues Ash of Manaìhattan, Invers, Plof, B:Due, la Rappresentante di Lista, Etruschi From Lakota, in Medias Res, Soul Sailor & the Fuckers, Beautiful Bunker
VOTO: 3,5

Asti Musica
LOCATION:Asti
DATE:Dal 09 al 24 Luglio
LineUp:Ginevra di Marco, Area, la Fame di Camilla, Emma, Zen Circus, Goran Bregovic, Banco del Mutuo Soccorso
VOTO: 2

Bilbao BKK Live
LOCATION:Bilbao
DATE:Dal 11 al 13 Luglio
LineUp:Depeche Mode, Editors, Kings of Leon, Mark Lanegan Band, Green Day, Vampire Weekend, Fat Boy Slim
VOTO: 3,5

Carroponte
LOCATION:Sesto San Giovanni
DATE:Dal 29 Maggio al 12 Agosto
LineUp:il Teatro Degli Orrori, Diaframma, Neffa e molti altri
VOTO: 5

City sound
LOCATION:Milano
DATE:Dal 10 Giugno al 28 Luglio
LineUp:Killers, Mario Biondi, Toto, Korn, Motorhead, National, Iggy and the Stooges, Wu Tang Clan, Skunk Anansie, Atoms for Peace, Deep Purple, Santana, Blur
VOTO: 5

Collisioni Festival
LOCATION:Barolo (CN)
DATE:Dal 05 al 09 Luglio
LineUp:Jamiroquai, Gianna Nannini, Elio e le Storie Tese, Tre Allegri Ragazzi Morti, Marta sui Tubi, Fabri Fibra, Elton John
VOTO: 5

Festival di Villa Arconati
LOCATION:Bollate (MI)
DATE:Luglio
LineUp:Sinead O’Connor, Goran Bregovic, Daniele Silvestri, Francesco de Gregori, Mark Lanegan Band, Orquesta Buena Vista Social Club
VOTO: 3

Festival Strade Blu
LOCATION:Faenza
DATE:Dal 25 Aprile al 21 Giugno
LineUp:Lee Ranaldo and the Dust, Lambchop
VOTO: 3,5

FIB
LOCATION:Benicassim (Spa)
DATE:Dal 18 al 21 Luglio
LineUp:Queens of the Stone Age, Beach House, Beady Eye, Primal Scream, Artic Monkeys, Kaiser Chiefs, Miles kane, Killers, Jake Bugg, Black Rebel Motorcycle Club
VOTO: 4

Fuori Luogo Festival
LOCATION:San Damiano d’Asti
DATE:Dal 14 al 16 Giugno
LineUp:Aart Heering, Abdelkader Benali, Carlo Bordone, Kings of the Opera, James Walsh, Peter Murphy, Smoke Fairies, fabrizio Cammarata, Anna Viola, Davide de Martis, Turin Brakes and more…
VOTO: 4

Lucca Summer Festival
LOCATION:Lucca
DATE:Dal 6 al 27 Luglio
LineUp:Leonard Cohen, Nick Cave & the Bad Seeds, Killers, Mark Knopfler, Renzo Arbore, Neil Young, Litfiba, Thirty Seconds to Mars, Sigur Ros
VOTO: 3

MIAMI
LOCATION:Milano
DATE:Dal 7 al 9 Giugno
LineUp: Linea 77, Di Martino, Sadside Project, Bachi da Pietra, Gli Ebrei, Verbal, Bot, Riva Starr, Jennifer Gentle, HardCore Tamburo, Dumbo Gets Mad, New Ivory, at the Weekends, Selton, Amari, Phill Reynolds, Appino, Patty Pravo, Giardini di Miro’, Cosmo, Vanity, Wildmen e molti altri
VOTO: 4

Reading Festival
LOCATION:Reading (UK)
DATE:Dal 23 al 25 Agosto
LineUp:Green Day, System of a Down, Deftones, Bring me the orizon, Skindred, Eminem, Chase and Status, Foals, White Lies, Biffy Clyro, Nine Inch Nails, Fall Out Boy, Lumineers, Editors
VOTO: 4,5

Rock in Roma
LOCATION:Roma
DATE:Giugno/Luglio
LineUp:Green Day, Killers, Toto, Korn, Iggy and the Stooges, Max Gazzé, Rammstein, Arctic Monkeys, Bruce Springsteen, Mark Knopfler, Smashing Pumpkins, Mark Lanegan Band, Atoms for Peace, Ska-P, Deep Purple, Zucchero, Daniele Silvestri, Neil Young, Sigur Ros, Blur
VOTO: 4

Roma Incontra il Mondo
LOCATION:Roma
DATE:Giugno/Luglio
LineUp:Cocorosie, Steve Vai, Modena City Ramblers, Almamegretta con Raiz, Il Teatro Degli Orrori, Giuliano Palma, Neffa, Miss Kittin, Alborosie, Officina Zoe’, Apres la Classe, Elio e le Storie Tese, Kinks of Convenience, Sud Sound System, Intillimani, Skatalites
VOTO: 3,5

Sexto’nplugged
LOCATION:Sesto al Reghena (PN)
DATE:Luglio
LineUp:Loca Natives Villagers, Of Monsters and Men, MùM, Ane Burn, Rover
VOTO: 3,5

Sherwood
LOCATION:Padova
DATE:Dal 12 Giugno al 12 Luglio
LineUp:Marta sui Tubi, Modena City Ramblers, NOFX, Motel Connection, Ministri
VOTO: 3

SoloMacello Fest
LOCATION:Milano
DATE:26 Giugno
LineUp:Red Fang, Karma to Burn, in Zaire, Wrust, Fuzz Orchestra, Nero di Marte, Zolle, Black Moth
VOTO: 2,5

Southside Festival
LOCATION:Neuhausen ob Eck (GER)
DATE:Dal 21 al 23 Giugno
LineUp:Rammstein, Queens of the Stone Age, Arctic Monkeys, paul kalkbrenner, Sigur Ros, Portished, Smashing Pumpkins, Ska-P, National, Editors, NOFX, Hives, Kasabian, Gogol Bordello
VOTO: 4,5

Strummer Live Festival
LOCATION:Bologna
DATE:Dal 3 al 5 Luglio
LineUp:Goran Bregovic, Manu Chao, Modena City Ramblers, Alborosie, Africa Unite
VOTO: 2

Sziget
LOCATION:Budapest
DATE:Dal 5 al 12 Agosto
LineUp:Alex Clare, Azealia Banks, Blur, David Guetta, Die Arzte, Editors, Seeed, Ska-P, Skunk Anansie, Biffy Cliro, Mika, Nick Cave and The Bad Seeds, Bat For Lashes, Everything Everything, Flogging Molly, Afterhours, Bad Religion, !!!, Peter Bjorn & John, Editors e molti altri
VOTO: 4

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