Primavera Sound 2019, un’edizione fuori da ogni filter bubble

Written by #, Live Report

Come un festival può diventare un’ode alla diversità e alla convivenza.

( photo credits: Primavera Sound )

Sabato pomeriggio inoltrato, in transenna allo stage Primavera. Tra dieci minuti compariranno i Built To Spill a riproporre Keep It Like A Secret, una pietra miliare nella storia della musica e nel cuore di tanti. Anche di questo tizio qui accanto a me, posso supporlo con buona dose di certezza: non tanto perché indossa una t-shirt su cui campeggia l’iconica copertina del disco quanto per l’entusiasmo con cui sta raccontando la storia della band di Boise alla figlia adolescente. Probabilmente più tardi lui la accompagnerà a vedere Rosalía, e non faccio fatica a immaginarmi l’entusiasmo di entrambi davanti alla line up del Primavera Sound 2019 e al fatto che al festival ci sarebbero venuti insieme. A casa c’è lui che la sera rientra da lavoro e mette sul piatto lo stesso album da vent’anni a questa parte, mentre lei che si chiude in camera a twerkare davanti allo specchio con gli auricolari alle orecchie. Ho l’impressione che stasera invece lei inizierà a scoprire il potere delle chitarre distorte, e lui forse sul nuevo flamenco scioglierà qualche riserva.

Il festival catalano è in grado ormai da tempo di accontentare tutti i palati, ma quella appena trascorsa è stata un’edizione estremamente lungimirante, che ampliando i confini ha dato ai più curiosi la possibilità concreta di uscire dalla propria filter bubble. Delle implicazioni femministe della line up 2019 si è già detto molto qui, ma a bocce ferme appare chiaro che la nuova normalità a cui ha voluto ambire il Primavera Sound non si è limitata alla parità di genere, e in senso molto più ampio ha sottolineato la necessità di essere consapevoli di cosa accade al di fuori della propria comfort zone. La possibilità offerta dai social – quella di filtrare a prescindere ciò che ci piace da ciò che supponiamo non ci piaccia – è una medaglia con un rovescio devastante (è quella cosa per cui trovi inspiegabile che la Lega Nord vinca le elezioni dato che nessuno dei tuoi 1300 contatti su Facebook li ha votati). Senza addentrarsi in riflessioni che esulano dalla musica, il punto è che il reggaeton esiste, e non è ignorando questa cosa che manterrai in vita il rock.

Ampliare i propri confini musicalmente e geograficamente: questo è stato l’invito rivolto a tutti gli aficionados, e l’aver arricchito il ventaglio di proposte non è andato a discapito dei fedeli amanti del trittico basso-batteria-chitarra. Le presenze vecchie e nuove ne hanno garantito la dose necessaria, da Jarvis Cocker che continua a rinnovarsi e gli intramontabili Primal Scream di un Bobby Gillespie in total pink, alla nuova linfa di Soccer Mommy, Dream Wife e Aldous Harding. L’elettronica ha un area dedicata che consta di ben 4 palchi e in generale la sperimentazione resta una dei protagonisti assoluti grazie a nomi come Sons of Kemet, Yves Tumor, Low e tanti altri.

Oltre a questo, nell’arco di poche ore è stato possibile scoprire il j-pop spiazzante delle Chai e subito dopo andare a godersi un Brett Anderson in forma smagliante coi suoi Suede, o emozionarsi per la genuinità di Kurt Vile & The Violators al tramonto e poi voltarsi verso il palco sul lato opposto per lasciarsi contagiare dall’energia zuccherosa di Carly Rae Jepsen. Difficilmente ricapiterà di poter entrare all’Auditori Rockdelux – forse il luogo migliore per lasciarsi travolgere dalla collisione tra ancestrale e futuristico orchestrato da Tim Hecker insieme al Konoyo Ensemble – e poi uscire da lì per andare ad assistere al fenomeno del momento, un’artista barcellonese che con una mistura squillante e opulenta di trap e flamenco ha fatto impazzire tutto il globo.

Le artiste donne hanno ripagato ogni aspettativa: sono loro le protagoniste dei live che ricorderemo di questa edizione. A vederle esprimersi sugli stage più importanti del Forum, ognuna con il proprio linguaggio e la propria estetica, “The New Normal” ha smesso di essere un concetto su cui dibattere ed è diventato un dirompente dato di fatto. Che si tratti dell’androginia di Courtney Barnett o dell’esplosiva Miley Cyrus, il messaggio è stato chiaro: abbiamo personalità da vendere e siamo perfettamente in grado di tenere i palchi che gli scorsi anni erano riservati ai Radiohead e agli Strokes – e sui cui, ironia della sorte, quest’anno i pochi momenti deludenti li hanno procurati gli uomini: Mac DeMarco, Interpol e Tame Impala, gli habitué del Primavera che ripropongono la solita performance, ma il variegato pubblico di un festival come questo non si conquista limitandosi ad eseguire bene il compitino.

Quella del 2019 è stata l’edizione di Rosalía, Janelle Monáe, Solange e soprattutto di FKA Twigs, che alle 3 di notte ha riempito l’arena del Ray-Ban con uno show totale tra musica, danza contemporanea, spade Shaolin e pole dance: un live concettuale curato sotto ogni aspetto, dalla scenografia ai costumi, per quella che è stata forse la miglior concretizzazione dello slogan “Nobody is Normal”, con la classe di un sussurro e insieme l’efficacia di un grido.

Se quest’anno qualche barriera mentale è stata abbattuta, il prossimo si festeggerà il ventesimo anniversario della rassegna catalana e cadranno anche quelle fisiche. Nel 2020 il Primavera Sound sbarcherà negli Stati Uniti con un terzo appuntamento dopo Barcellona e Porto, che si terrà al Los Angeles State Historic Park dal 19 al 20 settembre. D’altronde si tratta una realtà che ormai è perfettamente in grado di competere con le manifestazioni d’Oltreoceano come il Coachella e il Desert Daze, complici un paio di fattori: da un lato la crescente attenzione per la musica europea non anglofona a livello internazionale (Pitchfork fu tra i primi ad osannare El Mal Querer di Rosalía), e dall’altro il recente ingresso in società di un partner statunitense, che promette di aprire nuove strade senza snaturare la filosofia dei fondatori.

L’inizio dei festeggiamenti per il ventennale però inizierà già da novembre 2019 con il Primavera Weekender, una celebrazione collettiva al resort Magic Robin Hood di Benidorm, dove i fan del festival condivideranno gli spazi con artisti come Belle and Sebastian, Primal Scream, Mura Masa, Idles, Sleaford Mods, Cigarettes After Sex, Whitney, Weyes Blood, John Talabot, Carolina Durante e tanti altri. I biglietti saranno in vendita il 17 giugno al costo di 180€, comprensivi anche di vitto e alloggio.

Intanto questa settimana come di consueto ci si sposta in Portogallo per il NOS Primavera Sound, da venerdì a domenica al Parque da Cidade di Porto.

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NOS Primavera Sound 2019 | biglietti e abbonamenti

Last modified: 7 Giugno 2019