Tame Impala Tag Archive

Primavera Sound 2019, un’edizione fuori da ogni filter bubble

Written by #, Live Report

Come un festival può diventare un’ode alla diversità e alla convivenza.
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Primavera Sound 2018 | 12 artisti spagnoli che dovresti conoscere

Written by Eventi

Mentre mettono insieme la migliore musica da tutto il mondo, dal quartier generale del Primavera Sound Festival non perdono mai d’occhio quella “made in Spain”.

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Recensioni #10.2018 – The Sweet Life Society / Barriga / The Yellow Traffic Light

Written by Recensioni

Recensioni #05.2017 – Phoenix / Piccoli Animali Senza Espressione / Penguin Cafe / Andrea Laszlo De Simone …

Written by Recensioni

Toy + Federico Fiumani @ Rome Psych Fest – Monk Club, Roma | 24.02.2017

Written by Live Report

Secondo appuntamento per il Rome Psych Fest in quel del Monk Club.

(foto di Beatrice Ciuca)

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Primavera Sound 2016, I loved you but you brought me down

Written by Live Report

Parafrasando impunemente gli LCD Soundsystem, tra i protagonisti indiscussi di quest’anno, confesso senza troppi preamboli i miei pensieri a caldo, quando l’edizione 2016 del Primavera Sound Festival si era conclusa da appena poche ore.

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10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #25.03.2016

Written by Playlist

Tame Impala, unica data italiana a Luglio

Written by Senza categoria

I Tame Impala, la band australiana che ha rivoluzionato il rock con la sua psichedelia liquida, la scorsa estate ha fatto ritorno sulla scena musicale con Currents. Preceduto dai singoli “Let It Happen”, “Cause I’m a Man”, “Disciples” e “Eventually”, l’album è stato pubblicato lo scorso 17 Luglio via Modular/Caroline/Universal.

MARTEDÌ 5 LUGLIO
MILANO – MARKET SOUND

Via Cesare Lombroso, 54, 20137 MI
Biglietto: 30 euro + d.p.
Prevendite disponibili da Lunedì 17 Gennaio alle ore 11.00 su
www.ticketone.it, www.vivaticket.it, www.bookingshow.it

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[ non è mai troppo tardi per il ] Primavera Sound 2015 – parte II (e per i rumors sull’edizione 2016)

Written by Live Report

Sì, abbiamo un conto in sospeso con il festival dei festival, quello che inaugura la stagione e a cui tutti gli altri si ispirano, e non ce ne siamo dimenticati (trovate qui un resoconto dettagliato dei primi due giorni dell’edizione 2015).
Che tu faccia parte degli scettici o dei frequentatori seriali che hanno già in tasca l’Abono 2016, ti raccontiamo quello per cui è valsa la pena di trascorrere la tre-giorni più massacrante dell’anno in Catalogna, ma anche tutti gli imprevisti che mai ci saremmo aspettati dalla mastodontica macchina organizzativa dietro a un evento come il Primavera Sound Festival.

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Nel frattempo le prime info sulla line-up 2016 si fanno attendere fino a gennaio inoltrato, e il web si sbizzarrisce a suon di pronostici scientifici e speranze infondate. Quel razzo in locandina riaccende la consueta chimera della presenza di David Bowie, ancor più dopo l’annuncio della release ufficiale di Blackstar prevista per l’8 di questo mese, giusto il giorno dopo quello in cui il prezzo dell’abbonamento al Prima subirà l’ennesimo aumento. Sí, il Primavera Sound riesce a vendersi (a caro prezzo) anche a scatola chiusa, ma d’altronde i grandi nomi del momento passano tutti per la kermesse spagnola, e la cifra da sborsare per poter presenziare a una tale quantità di live, all’apparenza esorbitante, è a conti fatti un’occasione irripetibile e convenientissima. Ok, resta il fatto che nella pratica ci vorrebbe il dono dell’ubiquità per poter stare sotto a una decina di palchi in contemporanea, ma questo lo avevamo già mestamente constatato lo scorso anno. In ogni caso, si può star certi che davanti al programma completo sarà impossibile restare delusi: se Bowie sembra un miraggio, i protagonisti più quotati dietro all’hashtag #PrimaveraAllStars sono del calibro di Beach House, Pj Harvey, M83Deerhunter, Grimes, Animal Collective e Tame Impala.
Uno sguardo alle recenti reunion suggerisce inoltre alcuni nomi altisonanti, quali Guns’n’Roses e LCD Soundsystem, ancor più in quanto entrambi confermati in cartellone al Coachella 2016. I più attenti hanno presto depennato gli Stone Roses, che per il 2 giugno sembra abbiano già preso impegni in Giappone.
Di occasioni per assistere alle performance di formazioni storiche il Primavera Sound ne offre sempre in abbondanza, ma per evitare di incorrere in grosse delusioni (per non dire in anacronismi deprimenti) sarebbe bene fare alcune distinzioni tra le proposte. Lo scorso anno sullo stage Heineken sono salite le Sleater-Kinney, con un validissimo disco di inediti uscito a inizio anno, a sprigionare un’energia fuori dal comune, rock duro e puro distillato in brani eseguiti senza soluzione di continuità, e con un’eleganza da copertina patinata a demolire ogni stereotipo sull’androginia delle donne devote al genere. Tra gli show migliori della passata edizione, sono queste le reunion da non lasciarsi sfuggire. Molto spesso però, al di là delle indubbie qualità dei progetti musicali, i ritorni rischiano di ridursi ad autocelebrazioni nostalgiche. Nei casi peggiori finiscono anche per rivelare la loro vera natura di operazione meramente commerciale: è quello che è accaduto agli Strokes, probabilmente i più attesi dell’edizione 2015, con un Julian Casablancas che definire fuori forma sarebbe stato un eufemismo, per una performance durante cui, forti di un repertorio collaudatissimo, nessuno sul palco si è preoccupato di nascondere un’innegabile carenza di entusiasmo. 

sleaterokSleater-Kinney

Paradossalmente, non è stata questa la cosa peggiore verificatasi durante l’ora abbondante in cui gli Strokes si sono esibiti, perchè quel che nel mentre stava accadendo sotto al palco é stato al limite dell’incredibile: gli stand stavano per terminare le scorte di alcolici. L’imprevisto da sagra di paese avveniva all’interno di una manifestazione sponsorizzata in maniera massiccia da un colosso della birra scadente che risponde al nome di Heineken.
Reduce dal live degli Interpol, proprio allo stage che dello sponsor porta il nome (e da un paio di ore senza liquidi che avevo dovuto affrontare per difendere la mia sudatissima posizione in prima fila), mi facevo strada verso gli stand tra il palco in questione e lo stage Primavera, dove Casablancas e soci erano già di scena.

mapa_ps15La mappa del Parc del Forum per l’edizione 2015

Raggiungere gli stand si è rivelata presto un’impresa disperata, perchè il pubblico degli Strokes si era sommato a quello degli Interpol e aveva già invaso ogni centimetro quadrato degli ettari che dividono i due palchi, e se non avessi avuto la sete inverosimile di cui sopra la scelta più saggia sarebbe stata quella di ruotare di 180 gradi e guardare i maxischermi appoggiata di spalle alle stesse transenne a cui ero stata aggrappata fino ad allora. Per giunta, al termine della traversata, lo scenario che si è prospettato ai miei occhi aveva un’aria da emergenza umanitaria, tra le file scomposte di ubriachi impazienti e gli addetti al beveraggio in preda al panico davanti ai fusti vuoti.
Poi però non vi lamentate se di anno in anno continuiamo ad affinare le tattiche per eludere i controlli anti-alcool all’ingresso.

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In quanto a imprevisti di portata monumentale, la questione alcolici è seconda solo a quanto accaduto al povero Tobias Jesso Jr.: andarsi a gustare il pianoforte di uno degli esordi migliori dell’anno col sole tiepido del tramonto di sabato sembrava la cosa migliore da farsi, ma l’energia incontenibile dei New Pornographers che si esibivano all’ATP nello stesso momento ha sovrastato senza pietà il set acustico di Tobias al Pitchfork, performance definitivamente compromessa poi dalle distorsioni e dalle prorompenti voci femminee di The Julie Ruin levatesi dal Ray-Ban, altro palco attiguo e con impianto di tutt’altra potenza.

Primavera_Sound_2015_Dani_Canto - 07yyyTobias Jesso Jr. @ Pitchfork stage

In generale, il 2015 sembra essere stato all’insegna delle difficoltà nello scheduling. Le sovrapposizioni degli imperdibili sono state moltissime. Il programma del venerdì non solo ci ha costretti a scegliere prima tra Damien RiceBelle and Sebastian, Sleater-Kinney e Perfume Genius, ma in seconda battuta anche tra Ride, Ariel Pink, Voivod e Run The Jewels. Presi dall’hype, siamo rimasti al Pitchfork per il californiano e i suoi Haunted Graffiti. Dopo gli evidenti problemi tecnici dei primi due pezzi, il live è decollato rapidamente insieme col suo eccentrico protagonista, strizzato in una tutina pastello (che in realtà è forse uno degli outfit più sobri mai sfoggiati on stage da Ariel Rosenberg), davanti a una folla considerevole, esaltata e compatta nell’intonare il refrain di “Black Ballerina”.
Se la lungimiranza del Primavera nel comporre le line-up è ormai un dato di fatto, è pur vero che, come ogni regola, non è esente da eccezioni.
Tra quelli a cui è stato concesso il salto di qualità dal Pitchfork stage all’Heineken quest’anno c’è stato Mac De Marco. Con la stessa salopette e la stessa aria scanzonata (per non dire un po’ beota) che suppongo indossi quando scende in garage a truccare il cinquantino ci ha proposto quasi tutto il suo Salad Days (i due EP datati 2015 sarebbero usciti in estate inoltrata), per poi prendere per culo Chris Martin con una cover di “Yellow” deliberatamente blanda, lanciarsi in uno stage diving a spasso per qualche centinaio di metri su una folla di tardoadolescenti fino a un attimo prima occupati più che altro a drogarsi e venir poi ricondotto sul palco senza una scarpa ma con un’espressione ancor più felicemente idiota di prima, per annunciare infine l’arrivo di Anthony Kiedis, esclamando “Mr Dani California himself!”, mentre sul palco saliva un soggetto raccattato chissá dove (e che a Kiedis non somigliava manco un po’). Se è vero che una delle icone che resteranno del Primavera 2015 è senz’altro quella di Mac sospeso sulla folla, di fatto quella volta a fidarmi della proposta sul main stage ho finito per perdermi tre quarti d’ora di collaudati struggimenti emo con gli American Football al Pitchfork.

Primavera-Sound-2015-Mac-Demarcostage diving di Mac DeMarco di fronte al palco Heineken

A parte qualche episodio come questo, fortunatamente gli imprevisti in genere sono per lo più piacevoli. Il Primavera Sound è una roba in cui, mentre ad esempio sei a metà strada diretta a vedere gli Shellac, ti può capitare di passare davanti a un’altra performance, che neppure avevi inserito nel tuo piano di attacco, e che finisce per piacerti così tanto da convincerti a cambiare tutti i programmi. È stato così che nella tarda serata di sabato, a intervallare le granate di elettronica di Dan Deacon prima e Caribou in chiusura, ho beccato i Thee Oh Sees  a prodursi in una delle performance migliori di questa edizione. 

Date un’occhiata, e se poi vi viene voglia di farvi un regalo eccovi il link giusto.
https://portal.primaverasound.com/?_ga=1.157760122.1796721096.1451657543

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Orange Revival – Futurecent (DISCO DEL MESE)

Written by Recensioni

Eric, Christian, Andreas ovvero i nomi dietro ad una delle migliori band Psych Rock nate negli ultimi cinque anni, anzi, se continueranno con tale pregio, stile e carica, presto la migliore band del genere in circolazione. Non sto esagerando, perché se già l’esordio Black Smoke Rising era riuscito a persuadere tanto il pubblico (nei limiti di quello che può esserlo nella scena) quanto la critica, ovviamente il confermarsi non doveva essere cosa agevole. A distanza di quattro anni, ecco vedere la luce Futurecent, e se da un lato dovremo attendere per comprendere quanto gli affezionati ascoltatori sappiano apprezzarlo, quello che è certo è che anche questa volta il trio svedese ci ha preso alla grande. Sette brani che ripercorrono tutta la tradizione psichedelica, partendo sì dagli albori piantati nei sixties, ma sviluppandosi soprattutto dalla scuola susseguente, quella nata sul finire dei Settanta per opera di formazione quali The Teardrop Explodes e Soft Boys e che si sta sempre più imponendo grazie ad etichette come la Fuzz Records, festival come l’Austin Psych Fest e band quali Tame Impala, Gang Gang Dance e soprattutto, almeno per le similitudini stilistiche con i nostri oranges e Singapore Sling. I sette pezzi che si succedono nei circa trentotto minuti dell’album sono una cavalcata di ritmiche ripetitive, chitarre distorte quanto basta, fuzz e noise, e una voce tagliente e ben calibrata e modulata anche in fase di registrazione. Non c’è la potenza pura, introspettiva e violenta di certi Dead Skeletons in quest’album, né l’enigmaticità di un Henrik Baldvin Björnsson o la tecnica conturbante di Kevin Parker e soci, ma ciò che rende Futurecent tanto accattivante, quanto valido e spettacolare all’ascolto, è la capacità di mescolare le diverse parti, senza lasciare mai che sia una di queste varianti a emergere ma piuttosto facendo in modo che i brani acquistino un’essenza propria, che sappia accontentare i più cupi come i più attenti al lato melodico, i più nostalgici tanto quanto i più tesi verso l‘ostentazione del nuovo. Futurecent trova la forza proprio dove tanti altri hanno trovato il proprio declino. Alla ricerca simultanea di svariati mondi, c’è chi si perde nell’universo e chi scopre nuove forme di vita.

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Prossime uscite: Currents, il nuovo album dei Tame Impala

Written by Senza categoria

Uscirà il prossimo 17 luglio Currents, il nuovo album dei Tame Impala, per l’etichetta Interscope Records. L’album è stato anticipato dai singoli  “Let it Happen”, “‘Cause I’m a Man”, “Disciples” e “Eventually”.
In Italia sono attesi per le seguenti date:
-25 Agosto a Sestri Levante
-26 Agosto assieme a Nicholas Holbrook al Postepay Rock In Roma 2015
-28 Agosto al Teatro Romano di Verona.

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The Cave Children – Quasiland

Written by Recensioni

I The Cave Children arrivano direttamente dal buco nero della crisi europea ovvero quella Atene che fatica a trovare anche il benché minimo spiraglio di ripresa. Nonostante ciò, i toni del loro astrale debutto Quasiland risultano più colorati e positivi di quanto si possa immaginare. Il disco, uscito lo scorso 14 aprile per la greca Inner Earrecords, attinge a piene mani dai Novanta e Zero mescolando un’attitudine chiaramente Pop Brit Pop a derive di natura Dream e psichedeliche senza risultare mai indigeste. Al primo play ci accoglie la gradevolissima “Maybeland” con il suo basso ipnotico e il prezioso contributo dei fiati, probabilmente la migliore traccia tra le dieci di Quasiland. Nonostante l’apparente positività, a livello testuale non mancano i riferimenti alla drammatica situazione socio-politica greca che emergono in brani come “I Seedeath”, dove spicca prepotentemente la lessonlearned da Tame Impala e soci o l’accoppiata “Antigone”-“Metaphor”, la prima una dolce ballad di stampo Oasis e la seconda a metà tra i Weezer e i Blur. Tale commistione di generi, pur trattandosi di un esordio, risulta nel complesso discretamente riuscita sebbene necessiti ancora di una vera e propria fusione in un prodotto unico, nuovo e personale. Meritevole di menzione è la conclusiva “Vixentapes”, brano tiratissimo di ispirazione floydiana che fornisce in maniera più chiara un’altra volontà della band: la fede al lo-fi. La scelta viene proprio dai ragazzi greci, ovvero mantenere vivo il dogma della bassa fedeltà che aveva contraddistinto i primi demo. In Quasiland manca molto per arrivare ad uno standard qualitativo accettabile ma non dimentichiamoci di essere di fronte ad un debutto. Già molto è stato fatto, i ragazzi continuino per questa strada.

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