Contro ogni apparente logica, il festival toscano continua imperterrito sul proprio cammino fatto di qualità musicale, connessione col territorio e senso di appartenenza.
Foto in copertina e all’interno © Roberta Paolucci
Non sono propriamente un tipo da festival, o perlomeno un tipo da quei festival enormi e talmente affollati da assumere le sembianze di veri e propri carnai, per non parlare di certe line up con decine e decine di nomi che fanno la felicità di ottici e oculisti (e che sembrano caotiche come i menù di un ristorante all you can eat). E, per inciso, non sono nemmeno una persona che crede nei miracoli (mia nonna, quando voleva farmi pesare il fatto di essere tutt’altro che un fervente cattolico, mi diceva che sono incredibile, e non mi sono mai sentito di contraddirla).
Tanto premesso, il fatto che nel 2026 una realtà come il Lars Rock Fest viva e lotti con noi, se non è un miracolo, è quantomeno un caso più unico che raro, oltre che un vanto e un orgoglio enormi per chi da anni si impegna attivamente a far sì che il filo che collega le varie edizioni che si sono succedute dal 2012 ad oggi non si spezzi.

Un vero fiore all’occhiello.
Più della proposta musicale sempre di alta qualità, ciò che stupisce davvero del festival di Chiusi è come un contesto teoricamente alternativo e decisamente distante rispetto ai gusti di chi non passa esattamente le proprie giornate a setacciare Bandcamp oppure a spulciare Rate Your Music per capire quali dischi usciranno il prossimo venerdì sia riuscito a divenire un fiore all’occhiello per l’intera comunità. Osservando le decine di ragazzinə del posto che – responsabilizzatə e presumo anche eccitatə – si affannavano a servire i tavoli nel più breve tempo possibile, la percezione era proprio quella di un senso di appartenenza che va ben oltre il concetto stesso di festival.
Tra panche di legno, pubblico dall’età molto variegata, prezzi contenuti, stand assortiti e cibo genuino, il Lars si colloca a metà strada tra un festival alternativo e una sagra di paese (di quelle belle, però). Un connubio che sulla carta non avrebbe alcun diritto di cittadinanza e che invece trova forza e significato proprio nella sua natura dicotomica, il risultato perfetto di due mondi apparentemente inconciliabili ma che in questo caso riescono a risultare opportunamente complementari.
Le tre serate dell’edizione del 2026 (la quinta a cui ho partecipato, un vero e proprio record per quanto mi riguarda) hanno confermato una ricerca sonora e artistica davvero invidiabile per un festival gratuito e fuori dai grandi circuiti nazionali. Da un gruppo cardine della scena alternativa internazionale come gli immarcescibili e assolutamente folli Deerhoof a nomi ormai consolidati come Heartworms e Cardinals (e i nostrani Quercia), passando per realtà in rampa di lancio come Plantoid e Skinner e la new sensation rappresentata da Geordie Greep (senza tralasciare TA GA DA e Acanto), anche quest’anno la line up si è confermata varia, interessante e soprattutto coerente, cosa notevole per un contesto alternativo italiano.

Un’ancora a cui aggrapparsi.
“Ci si può vantare di qualsiasi cosa, se è tutto quel che hai. E, forse, meno hai e più ti tocca vantartene”, asseriva John Steinbeck in quel capolavoro senza tempo che è La Valle dell’Eden. A chi si nutre di mega eventi senz’anima che sono la rappresentazione ultima di uno sfrenato capitalismo musicale che prova a fagocitare tutto e di contesti in cui conta più la cosiddetta experience da postare su Instagram che la sostanza, un festival come il Lars può apparire una cosa di poco conto, una goccia insignificante nel mare magnum di eventi molto più cool che cannibalizzano le nostre estati.
Per chi invece ritiene che, in un’epoca così frastagliata a livello sociale e ricca di affollate solitudini (grazie, Pessoa), il connubio tra cultura e territorio sia più necessario che mai, il festival toscano è davvero un’oasi di salvezza e un’ancora a cui aggrapparsi strenuamente contro ogni tipo logica.
Arrivederci al 2027, Lars.
LINK

SEGUICI
Web • Instagram • Facebook • Qobuz • YouTube • Telegram • TikTok
Cardinals Deerhoof Festival Geordie Greep heartworms Lars Rock Fest lars rock fest 2026 plantoid quercia skinner
Last modified: 14 Luglio 2026




