I dischi che non ti ho detto | primo semestre 2026 (e anche 2025, perché no?) (parte II)

Written by Recensioni

Ancora qualche uscita che vi consigliamo di recuperare, anche dello scorso anno, perché non è mai tardi per scoprire bei dischi.

In copertina: Flea © Gus Van Sant

Satantango – Satantango
[05.12.2025 | Dischi Sotterranei | alternative rock, shoegaze, dream pop]

“Ma che siamo, in un film di Béla Tarr?”
Non esattamente, nonostante quello che il nome di disco e band sembrano indicare. Possiamo però tracciare un ponte tra le dissertazioni umanistico-esistenzialiste del regista ungherese (venuto a mancare proprio all’inizio di quest’anno), e l’amara concretezza, tra il poetico e il malinconico, della vita giovanile nella provincia nostrana, che questo disco racconta.
È già tutto nell’immagine di copertina, che descrive l’esordio dei Satantango meglio di mille parole: una fotografia dai toni seppia di casolari sperduti nella campagna italiana. La musica è infatti pervasa dallo stesso nostalgico e decadente abbandono darkwave che quell’immagine evoca, tra strade polverose e cinema multisala di provincia.

Il duo composto da Valentina Ottoboni e Gianmarco Soldi indica tra le proprie fonti d’ispirazione i grandi nomi dello shoegaze e della new wave britannici, e, non a caso, ci regala un singolo memorabile di marca Slowdive con Permafrost. I nostri si possono quindi ascrivere ad una evanescente scena Italo-gaze insieme a gruppi quali i coetanei Mondaze e i ben più navigati Klimt 1918.

Io però ci sento anche tanta altra (bella) musica italiana recente: la sensibilità poetica del Cosmo degli esordi (9.11), il noise pop coming-of-age dei Cosmetic (Gioventù, amore e rabbia), fino allo spirito chansonnier, surreale ed etereo, de Il Quadro di Troisi e Il Lungo Addio in Strada Provinciale 6 e Cinema Tognazzi.
Un disco che ha avuto la sfortuna di uscire sul finire dello scorso anno per essere valorizzato appieno dalla critica nostrana, ma che merita, senza dubbio, un recupero.

(Gabriele Sottocornola)

Kæry Ann – Moonstone
[23.01.2026 | Subsound Records | doomgaze, dak folk]

L’ultimo album della chitarrista e cantante mantovana, uscito a inizio anno, si muove tra doom, dark folk e shoegaze, con un suono lento e pesante, come un pensiero oscuro che lentamente divora i tuoi sogni. La voce di Erika Azzini, alias Kæry Ann, resta il centro emotivo dell’album, con un incedere fragile e insieme feroce.

Sette canzoni compatte, coerenti nella loro urgenza, che confermano la crescita di questa artista nostrana. Moonstone non è un disco che cerca di farsi amare, e non sempre si spinge fino in fondo. A tratti la tensione si affievolisce in un suono fin troppo controllato, lasciando qualche zona d’ombra irrisolta, ma resta comunque un lavoro solido, che merita più di un ascolto attento.

(Silvio Don Pizzica)

Cardinals – Masquerade
[13.02.2026 | So Young Records | indie rock, indie folk]

Da un po’ di anni l’Irlanda è diventata la terra promessa della musica indipendente se non mondiale, almeno europea. La verde isola, e la sua capitale Dublino, continuano a sfornare gruppi e artisti di tutto rispetto, e non mi riferisco solo al mondo più o meno rock (Fontaines D.C. docet). Basti pensare ai gruppi che gravitano intorno al revival del folk delle isole britanniche capitanato dai Lankum, oppure dall’hip hop barricadero dei Kneecap.

Insomma, per qualche sconosciuta congiunzione astrale, l’Irlanda è il ‘place to be’ musicale del momento. E quindi proprio da lì vengono questi Cardinals, band dalla formazione tipicamente rock ma con l’aggiunta di un elemento atipico: la fisarmonica. Abitando e lavorando vicino alla capitale mondiale della fisarmonica, ossia Castelfidardo in provincia di Ancona, e avendo passato l’infanzia nelle balere delle feste dell’Unità coi miei, il suono della fisarmonica è un misto fra casa, nostalgia e musica “vecchia”.

La cosa divertente dei giovani Cardinals è che la loro scelta di unire la fisarmonica in un contesto rock non nasce da una spinta a voler ‘farlo strano’ a tutti i costi, buttandola dentro a caso all’interno dei brani; al contrario, lo strumento è elemento portante su cui si poggia quasi tutto il disco, usato sia per le linee melodiche (St. Agnes, Over At Last, la title-track) sia come fosse un bordone d’organo (Barbed Wire, Big Empty Heart). Non saranno la next big thing, e anzi rischiano di arrivare nel momento di saturazione della scena, ma Masquerade merita più di un ascolto e una sentita segnalazione.

(Claudio Luconi)

Sluice – Companion
[27.03.2026 | Mtn Laurel Recording Co. | indie folk, slowcore]

La voce profonda di Justin Morris apre magnificamente il terzo album della band di Brooklyn, dove si mescolano folk, americana e slowcore in un cantautorato indie maturo, che tra i tanti non disdegna di citare un certo Nick Drake.

In Companion gli Sluice raccontano la vita precaria tra New York e il ritorno alla realtà: lavori, affitti, sogni, perfino una rapina vissuta con ironia e straniamento. Storie quotidiane colme di una spiritualità non pacchiana, avvolte da un sound essenziale, fragile e lucidissimo, dove tutto diventa osservazione del mondo che si incrina.
“Ero un ragazzino che leggeva in un letto a castello. Com’è andato tutto a rotoli?”

(Silvio Don Pizzica)

Flea – Honora
[27.03.2026 | Nonesuch Records | spiritual jazz, free jazz]

Si riesce ancora a separare il contenuto dal contenitore, il libro dalla copertina, l’artista (e i suoi precedenti) dalla sua opera? Insomma, riusciamo ancora a sentire un disco per la musica che contiene facendo in modo che il nostro giudizio non sia mediato da preconcetti di sorta?

Molte aree della nostra esistenza sono state invase dalle ‘narrazioni’, che spesso finiscono per spegnere pian piano la nostra capacità critica, come se i discorsi intorno a qualcosa diventino la cosa stessa. Nel mondo in cui lavoro, il vino, succede da anni, con effetti grandemente deleteri a cascata su un po’ tutta la filiera produttiva e commerciale. Non ne è esente ovviamente l’arte in generale e la musica in particolare, anzi tale dinamica narratica ne è ormai parte integrante, e a mio avviso, provoca una polarizzazione critica che genera giudizi spesso aprioristici.

Tutta questa pippa per dirvi che, se uno non sapesse che l’autore di Honora non è un jazzista di lunga data ma il bassista spesso a pisello di fuori di una band artisticamente defunta trent’anni fa (dispiace per chi è affezionato a Californication, ma i veri Red Hot Chili Peppers finiscono con One Hot Minute), cambierebbe il proprio giudizio? Probabilmente sì ma, essendo io uno che mastica jazz in maniera assolutamente random, per quelle che sono le mie orecchie questo album non suona né una forzatura, né una pacchianata. Merito probabilmente dei comprimari che il buon Flea ha raggruppato (e qui la forza del nome e della sua carriera probabilmente un po’ ha inciso) come il chitarrista dei Tortoise, Jeff Parker, e il batterista dei Mars Volta, Deantoni Parks.

Un disco jazz che si muove tra riferimenti allo spiritual di Pharaoh Sanders a quello un po’ fuori di testa di Sun Ra (che vista la mole di dischi prodotti potrebbe essere tutto e niente, ma spero capiate lo stile), fino alle derive attuali di Kamasi Washington e Shabaka Hutchings. Il suo miglior pregio è la grande fruibilità ed eterogeneità dei brani, che in altre mani avrebbero probabilmente peccato di tuttologismo, ma che invece qui mantengono un equilibrio eccellente.

(Claudio Luconi)

THE SPOILED – When It Rains
[17.04.2026 | Avant! Records | coldwave, darkwave]

Con questo caldo vi è venuta un’irresistibile voglia di freddo e brutalismo? Invece che a Santorini sognate di trovarsi a Minsk o nella Stalingrado del dopoguerra? Mentre scorrono le storie dei vostri amici felici e in costume tra aperitivi e gin tonic vi assale una malinconia difficile da spiegare?

Se è così, provate ad ascoltare l’ultimo album del pugliese Giovanni Santolla. Dentro ci trovate l’ombra dei Clan of Xymox, il romanticismo tossico di The Soft Moon e certe linee vocali dei We Are Waves. E ancora darkwave, post-punk e una leggera foschia shoegaze che rende tutto meno rigido e più umano.
Non il disco migliore tra quelli targati THE SPOILED, ma resta un ottimo antidoto all’estate obbligatoria. Quella che ti impone di essere felice, abbronzato e possibilmente in spiaggia. Qui invece si passeggia all’ombra, e non è affatto male.

(Silvio Don Pizzica)

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Last modified: 29 Luglio 2026

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