Canela Party 2022, mucho más que un festival

Written by Live Report

Il racconto di due giornate stupende vissute tra musica, birre e travestimenti nella magica Andalusia.

(photo © Javier Rosa)

Mettete insieme la splendida e assolata Andalusia, un cartellone pieno zeppo di nomi fantastici, un’atmosfera incredibile e tutta la voglia repressa di festival e concerti accumulata in questi due anni: ecco, questo è stato il Canela Party 2022.

Nato nel 2007, il festival si è affermato nel corso degli anni come uno degli eventi musicali più importanti in ambito spagnolo (e non solo), grazie anche ad una passione e a una cura dei dettagli da far invidia a realtà ancor più blasonate. L’edizione di quest’anno si è tenuta dal 24 al 27 agosto nel Recinto Ferial di Torremolinos, pittoresca cittadina adagiata sulla Costa del Sol, a pochi km da Malaga.

Per quanto mi riguarda, ho presenziato negli ultimi due giorni del festival, il venerdì e il sabato. E qui mi tocca fare subito un complimento agli organizzatori, che sono riusciti ad ovviare alla grande alla defezione dei King Gizzard & The Lizard Wizard. La band australiana è stata infatti sostituita da Viagra Boys e Dinosaur Jr., il che ha mitigato enormemente il mio scoramento per l’assenza dei Gizz.

IL VENERDÌ

Quello che colpisce subito del Canela Party è l’atmosfera rilassata e festaiola che si respira già dai primi passi fatti all’interno della venue. Sorrisi su sorrisi, sguardi di complicità quando si scorgono magliette di band, birrette a non finire… insomma, il paradiso in terra per quanto mi riguarda.
Due palchi, nessuna sovrapposizione, una band finisce e l’altra inizia, tempi rispettati al minuto: ditemi che non è un sogno.

Quella del venerdì era prevista come la serata più distorta e tirata, con la coppia METZPUP in prima linea. Arrivo con il punk divertente e scanzonato dei Rata Negra, ma è con i Lysistrata che si inizia a fare davvero sul serio. Il giovane trio francese sprigiona una potenza sonora e un vortice di distorsioni da pelle d’oca, un post-hardcore a tinte noise che mi lascia tramortito e felice (decisamente la sorpresa del festival per quanto mi riguarda, insieme ai Perro). Neanche il tempo di riprendermi che sull’altro palco arrivano i Deerhoof, sempre bizzarri ed eccentrici sia come suoni che come look. Il loro art rock tendente al noise pop è melodico e anche molto sui generis, il tutto con un Greg Saunier tarantolato dietro le pelli.

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Giusto il tempo di tracannarsi un’altra birra nel bellissimo bicchiere del festival che è subito tempo di Preoccupations. La prima delle tre band canadesi in programma sta per pubblicare un nuovo album e nella scaletta c’è ovviamente spazio per diversi brani inediti, su tutti il singolone Ricochet (ma una menzione speciale la merita anche quella perla che è Continental Shelf). Costantemente in bilico tra melodia e oscurità, i quattro mettono in piedi un set impeccabile, arrivando addirittura a scusarsi qualora alcuni dei brani nuovi risultassero non proprio perfetti.

Le due band che stanno per arrivare adesso sono dei treni ad alta velocità che si apprestano a sfrecciare tra un palco e l’altro. I PUP irrompono subito con la loro irruenza decisamente emocore/pop punk, uno show tiratissimo che risulterà tra i più divertenti.

Per quanto mi riguarda, però, l’attesa è tutta per i METZ, tra i gruppi attuali che più amo (non a caso mi sono subito fiondato come un avvoltoio sul loro merch, uscendone con una maglietta che sfoggerò praticamente sempre) e che per una serie di sfortunati eventi non ero mai riuscito a vedere dal vivo.
I tre satanassi arrivano puntuali sul palco ed è subito l’apoteosi. Penso di non aver mai sentito un gruppo composto da soli tre elementi sprigionare una potenza sonora così roboante ed esplosiva, roba da mani nei capelli. Tra alcuni brani recenti (Blind Youth Industrial Park, Hail Taxi, Demolition Row) e altri più datati (Get Off, Headache), l’esibizione è un tripudio di rumore e sudore, l’apice emozionale per chi come il sottoscritto ha per il noise un posto speciale nel proprio cuore. La lunga chiusura affidata a A Boat to Drown In è la chiosa perfetta ad un concerto che ti lascia esanime, svuotato di ogni energia ma anche pieno di felicità. I più avventurosi continueranno poi la nottata con Baiuca e Le Boom, complimenti a loro.

IL SABATO

Il sabato del Canela è tradizionalmente quello dedicato ai travestimenti. Pensavo fosse una cosa easy, qualche parrucca e un po’ di glitter così a caso, ma appena entro mi accorgo subito che qui la questione è seria: travestimenti pazzeschi studiati nei minimi dettagli, tipo che il cappellino e la fluente chioma bianca con cui provo a fare il cosplay di J Mascis è roba da pivelli. Le premesse per una giornata incredibile ci sono tutte.
Il piacevole indie rock dei Perro è il preludio a quello che mi aspetta di lì a breve, un quartetto a dir poco sensazionale.

I primi sono i Battles, e qui non c’è bisogno di grandi presentazioni. Il duo formato da John Stanier e Ian Williams ammalia e rapisce col suo math rock a tinte elettroniche, un set che forse sarebbe risultato ancor più coinvolgente se messo a tarda notte.
Bando alle ciance, di là appare la chioma bionda di quel pazzo di Ty Segall, che con la sua Freedom Band parte subito in quarta. Il sound pieno di fuzz, a metà tra psichedelia e garage, è pura manna per le mie orecchie.

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A proposito di fuzz, si fa largo adesso un’altra chioma, quella grigia e sventolante del gran visir dei muri di suono. Ladies and gentlemen, J Mascis coi suoi Dinosaur Jr.
Chiunque mi conosca anche solo un po’ sa del mio amore viscerale per la band del Massachusetts, e non importa se li avevo visti soltanto un paio di mesi prima: io li vedrei ogni settimana, se possibile. Gli ampli di J occupano come sempre mezzo palco e l’altra metà è presa dai capelli riccioluti e voluminosi di Lou Barlow.
La cosa più bella dei Dinosaur è che esteticamente sono così improbabili che a vederli per strada non daresti loro un euro, ma poi quando li becchi su un palco capisci subito perché sono in giro dal 1985 e fanno ancora scuola. Cantare a squarciagola Feel the Pain e The Wagon anche in Spagna? Fatto, avanti con la prossima.

La pausa birra&cibo durante i Carolina Durante (che pessimo gioco di parole) permette di ricaricare le pile per quella manica di pazzi dei Viagra Boys.
Appena arriva sul palco la pancia voluminosa e tatuata di Sebastian Murphy è subito delirio. Anche loro li ho visti live di recente, ma rispetto ad allora è uscito un nuovo disco e quindi ho modo di ascoltare cose diverse.
La resa live dei VB è sempre ottima, col loro post-punk danzereccio e dissacrante e la loro vena jazz/jam sempre ben presente. Sebastian riesce a catturare l’attenzione generale anche restando fermo, senza dubbio uno dei frontman più iconici in circolazione attualmente. Un set che avrebbe fatto andar fuori di testa anche chi è più avvezzo a serate in discoteca che a festival musicali.

La serata continua con la premiazione dei migliori travestimenti (a proposito, spero che il tipo vestito da Saul Goodman sia oggi il sindaco di Torremolinos) e col dj set house di Christian Löffler.

CHIOSA FINALE NECESSARIA

Prima di concludere questo report oltremodo prolisso, qualche considerazione a livello organizzativo.
Due palchi gestiti in maniera impeccabile, orari rispettati al minuto, mai dovuto fare una fila per una qualunque esigenza (e di gente ce n’era, eccome se ce n’era), acqua gratis, prezzi più che onesti, personale simpatico e disponibile. Si può fare? Sì, se si lavora bene, ed è questo il pregio più grande di chi porta avanti il Canela Party. 

Una festa collettiva in cui ti senti a casa pur conoscendo a malapena tre parole in spagnolo, un’esperienza elettrizzante che consiglio a chiunque ami profondamente la musica alternativa in ogni sua forma.

Sugli account social del festival, lo slogan più ricorrente è “Il Canela Party non si può descrivere a parole, bisogna andarci”. Beh, andateci. Vi farete un gran bel regalo.

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Last modified: 28 Settembre 2022

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