Altri 10 dischi (+1) che raccontano alla grande il 2023

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Consigli personali e gemme preziose da un anno musicalmente ricchissimo. Soprattutto se ti piacciono le chitarre, le insicurezze e i buoni sentimenti.

(in foto: Camping)

Quando mi chiedono di tirare fuori una top 10 dei miei dischi preferiti dell’anno, la prima fase è quella del panico: solitamente sono sempre abbastanza convinto delle prime 3 posizioni, ma le successive si interscambiano facilmente, in un aggiornamento costante ascolto dopo ascolto: un gioco di sfumature nel quale è difficile capire chi merita di più.

La verità probabilmente è che tutti i dischi che sono stati in grado di emozionarmi durante l’anno siano meritevoli di menzione, non fosse altro per la possibilità che possano arrivare ad orecchie nuove, far appassionare qualcunə ad album sconosciuti, o magari che fino a quel momento non erano finiti per vari motivi nei radar.

Di seguito trovate 10 album e 1 EP che hanno segnato in un modo o nell’altro il mio 2023, e che non trovate nemmeno nella classifica di fine anno di Rockambula, forse l’ultimo baluardo di democrazia in cui mi sia imbattuto. Non troverete invece due dischi bellissimi di cui ho già avuto il piacere di scrivere lungamente, The Window dei Ratboys e chaos takes the wheee and i’m a passenger degli awakebutstillinbed, ma meritano davvero: in caso sapete dove trovare le recensioni.

Che dite, cominciamo?

Fireworks – Higher Lonely Power

[ 01.01.2023 | Funeral Plant Collective | indie rock, emo ]

Per me e molti altri amanti delle chitarre che evocano sentimenti forti, il 2023 si è musicalmente aperto alla grande: Higher Lonely Power è uscito all’alba del nuovo anno e nei mesi successivi si è confermato come un progetto interessantissimo di evoluzione per una band che, a conti fatti, prima dell’improvvisa pausa del 2014 faceva pop punk. Nove anni, una pandemia e un misterioso teaser dopo, ecco arrivare all’improvviso questo album, e la band intensa ma sbarazzina di prima ha lasciato spazio ad atmosfere più stratificate e rarefatte, simili ai primi Arcade Fire o ai Foxing di Nearer My God.

La crescita e il cambiamento non hanno però mietuto vittime, dato che il risultato finale è quanto di meglio ci si potrebbe aspettare dalla qualità del songwriting dei Fireworks e da questa nuova maturità musicale. Tolto il punk rock della prima traccia (God Approved Insurance Plan, quasi a volersi tutelare con i vecchi fan) i successivi 42 minuti di musica non sfigurerebbero né nei piccoli club né nelle grandi arene, con cori e ritornelli killer (I Want To Start A Religion With You, Megachurch, Blood In The Milk) ed esperimenti ancora più art e mid-tempo (Estate Sale, Jerking Off The Sky). Cercavate un’alternativa sana agli ultimi Arcade Fire? Ancora una volta è il punk rock a risolvere i vostri problemi.

Runnner – like dying stars, we’re reaching out

[ 17.02.2023 | Run For Cover | songwriting, folk ]

C’è una nuova leva cantautoriale americana che prende a piene mani dalla tradizione country, ma è in grado di rimaneggiarla con un’intimità che dona al genere ancora più vigore. L’hanno fatto gli Hovvdy, l’hanno fatto Trace Mountains e Slaughter Beach, Dog e per certi versi è anche il campo da gioco dei Pinegrove. L’ultimo della lista è Noah Weinman, in arte Runnner (con tre enne), che scrive, suona e produce tutto da solo, impara vari strumenti perché trova difficoltà a comunicare le proprie emozioni con le parole, e poi scrive un intero disco su questi limiti di espressione e di linguaggio.

like dying stars, we’re reaching out suona intimo e al tempo stesso arioso, desideroso di essere ascoltato da quante più orecchie possibili: i brani che nascono chitarra e voce possono rimanere tali (plexiglass), o esplodere al culmine di un infinito crescendo (runnning in place at the edge of the map), mentre anche i momenti in apparenza spensierati nascondono turbamenti sotto ritmiche giocose (raincoat, chess with friends). Ci sono degli sprazzi di Sufjan Stevens qua e la (reach, string) ma questo è un album d’esordio che non ha tanto la pretesa di aggrapparsi a modelli già esistenti, quanto esternare con urgenza emotività e sentimenti lasciati a macerare da troppo tempo. E non è un caso che like dying stars… sia pubblicato su Run For Cover, una delle label regine della musica emo.

Miss Grit – Follow The Cyborg

[ 24.02.2023 | Mute | art pop ]

Quando Annie Clark svestì la sua creatura St. Vincent dai panni electro/art pop di MASSEDUCTION, si creò un vuoto di potere. Qualcuna provò a riempirlo: prima TORRES, che piano piano sta trovando la propria strada, ora Miss Grit, alias di Margaret Sohn, che nel 2023 ha trovato la perfetta crasi di quel suono e quell’immaginario con Follow the Cyborg. La parte ritmica è sorretta perlopiù da battiti elettronici, mentre tocca proprio a Miss Grit riempire lo spazio-canzone con la sua voce e la sua chitarra, che non è ancora elemento dominante come con St. Vincent, ma dimostra senza dubbi chi sia l’ispirazione principale. Ispirazione che diventa ancora più palese in brani come Your Eyes Are Mine, Lain (phone clone), la title-track o Like You, con quel riff subdolo che rimanda subito a Every Year Disappears.

Una delle caratteristiche dei cyborg è però quella di poter superare – potenzialmente – il proprio creatore umano, e chi ci assicura che Miss Grit non possa raggiungere o addirittura superare l’apice fissato da St. Vincent (2014) e MASSEDUCTION? Le vibrazioni quasi ambient di 사이보그를 따라와, sussurrata in coreano, ci dicono che tra questi circuiti c’è una scintilla evolutiva ancora inesplorata: teniamo questo robot sotto attenta osservazione, che dite?

wud – Meant To Collide

[ 21.04.2023 | BCore Disc | emo, math rock ]

Okay lo ammetto, di questi wud io non conosco nulla e mi sto informando adesso, mano a mano che scrivo l’articolo. Questo perché Meant to Collide è arrivato all’improvviso nella mia vita, consigliato da un amico su Instagram dopo il Primavera Sound, che mi raccontava di averlo scoperto in un negozio di dischi di Barcellona (che guarda caso è anche un’etichetta discografica) e che guarda caso pubblica pure i Comic Sans (anche loro spagnoli, anche loro ottimi).

Vabbè, tagliamo la testa al toro: vado in fissa con Meant to Collide praticamente subito, e continuo a tornarci ciclicamente durante il resto del 2023: i wud suonano ispirati sia dalla corrente emo/math inglese (Delta Sleep su tutti), sia da quella americana (Algernon Cadwallader, Glocca Morra) e il risultato finale è per forza di cose derivativo, eppure possiede una propria forza nelle melodie e nell’intreccio dei riff che mi ha catturato fin dal primo ascolto, come quei compro oro che annusano le collane e capiscono subito se sono patacche oppure no. Sono arrivato alla fine del paragrafo e non ho ottenuto grandi informazioni sulla band, ma nemmeno loro mi sembrano così intenzionati a comunicarne. Mi consolo premendo nuovamente play, e c’è un momento di Cul-De-Sac in cui le chitarre si arrotolano su loro stesse fino ad esplodere, come i missili degli aerei malvagi nei film d’azione, e forse questa soddisfazione vale più di mille seghe mentali su chi diavolo siano davvero questi wud.

Avalon Emerson – & The Charm

[ 28.04.2023 | Another Dove / One House | dream pop, electronic ]

Di Avalon Emerson invece sapevo solo che è questa ragazza che spesso faceva capolino nelle line-up dei miei festival preferiti con dei gran bei set techno. Le nostre strade non si sono mai incrociate prima, anche perché di solito alle 2-3 di mattina alzo bandiera bianca e non ho mai le forze per vedere l’alba accompagnato dai bpm giusti, ma il 2023 mi ha fatto una sorpresa consegnandomi il primo disco solista di Avalon Emerson (o insieme a una band vera e propria?): & The Charm.

Mi aspettavo una roba tipo… boh, Jamie xx? Kelly Lee Owens? E invece quello che abbiamo avuto è un bellissimo disco dream pop dalle atmosfere rilassate, solari, quasi… balneari? Un cocktail di Cocteau Twins, Saint Etienne e Chapterhouse, preparato da chi è abituata a frequentare le spiagge e i club più esclusivi al mondo, dove l’ombrellino che completa il drink non è quello sguardo nostalgico che amiamo tanto, bensì dei riusciti battiti elettronici che danno un filtro tutto nuovo all’ennesima fotografia estiva dell’ennesimo tramonto.

Chris Farren – Doom Singer

[ 04.08.2023 | Polyvinyl | indie rock, power pop ]

Non so quanti di voi conoscano gli Antarctigo Vespucci, ma forse vi interesserà sapere che si tratta di un duo punk rock formato dal qui presente Chris Farren e da un signore che si chiama Jeff Rosentock. Nell’ennesima occasione in cui il buon Jeff scuote le classifiche di fine anno con un album perfetto (ehi, è successo anche a noi!), il buon Chris pubblica un altro gioiellino power pop da aggiungere alla collezione (che ormai sta diventando bella corposa).

Doom Singer mette in fila melodie zuccherose che non arrivano mai al diabete, intervallandole qua e la a chitarre che squarciano l’idillio (Bluish), momenti groovy che sembrano usciti da un’altra epoca (First Place) o veri e propri inni punk rock da urlare a squarciagola come se foste ad un concerto del suo amico, quello famoso con i dischi in classifica (Cosmic Leash). L’altra cosa che salta all’orecchio sono i testi, deliziosi, che si destreggiano come giocolieri tra frasi fatte e improvvise verità (“All we ever dreamed for / Was another yesterday / To just survive” canta in All We Ever) mentre altre volte sembra di stare in una delle prime puntate di BoJack Horseman, quelle dove non capisci se ci è o ci fa (“I’ve been doing the bare minimum / Yet somehow it’s still not enough” canta in First Place). Doom Singer sarà mica l’ennesimo disco che canta d’amore su cui perdere qualche pomeriggio delle vostre vite, amarlo e poi dimenticarvene per sempre? Può darsi, ma che belli che saranno quei pomeriggi.

Noverte – Con uno sguardo solo

[ 21.09.2023 | Dischi Decenti | screamo ]

In Italia c’è questa cosa che facciamo schifo MA riusciamo a fare benissimo delle cose specifiche: il cibo (ma non siamo gli unici), i monumenti (oddio, forse una volta) e lo screamo. La Quiete, Raein, The Death Of Anna Karina, Øjne, Radura, ed eccoci qua ai Noverte, gli ultimi a prendere un posto alla grande tavola delle urla e dei pestoni in faccia. Con uno sguardo solo riporta al centro del discorso una voce sguaiata e delle chitarre affilate come rasoi, mentre la sezione ritmica – sempre solidissima – pare comunque poter caracollare da un momento all’altro. I brani, un po’ in italiano e un po’ in inglese come i nomi tutelari insegnano, mettono in fila messaggi e attitudine, e si prenotano da subito per diventare futuri tatuaggi o scritte sui muri (“Se questo è il futuro / Che fregatura” cantano in Columbine), ma in mezzo a questi muri skramz/noise escono pure ritornelli e momenti da cantare appassionatamente (Spiffero) mentre attorno tutto crolla. Comunque anche in mezzo alla distruzione mettetevi il cuore in pace, lo dicono anche loro: “Porta pazienza, potrebbe durare per anni”.

Koyo – Would You Miss It?

[ 29.09.2023 | Pure Noise | melodic hardcore ]

Tra i nuovi alfieri della scena melodic hc, i newyorkesi Koyo sono arrivati finalmente a debuttare nel 2023 con questo Would You Miss It?, che mette in fila 31 minuti e 40 secondi di ritmiche serratissime e chitarre a rotta di collo, alternando momenti aggressivi a soluzioni più melodiche che faranno storcere il naso ai duri e puri del genere, ma colpiscono il bersaglio dritti al centro. Sorretti dal resto della scena e da guest di tutto rispetto (Anthony DiDio dei Vein.fm, Daryl Palumbo dei Glassjaw e Vinnie Caruana di Movielife e I Am The Avalanche), i Koyo si muovono su terreni laterali rispetto al resto delle nuove leve: più melodici dei One Step Closure, più violenti di Anxious e Fiddlehead, sembrano più gli eredi designati dei Strike Anywhere, e scusate se è poco.

In Would You Miss It? non mancano poi i pezzi: Anthem infila un minuto e mezzo di hardcore melodico tiratissimo, Life’s A Pill sembra fatta apposta per consumare le corde vocali, così come la super cantabile Message Like A Bomb. Insomma, un perfetto ricettacolo di punk rock mainstream, hardcore e approccio DYI made in USA: una combinazione letale che non può lasciare indifferenti.

Sofia Kourtesis – Madres

[ 27.10.2023 | Ninja Tune | electronic ]

Astro nascente della scena house fin dal primissimo singolo La Perla, Sofia Kourtesis non ha avuto vita facile per la pubblicazione di Madres, il suo album di debutto. La perdita del padre prima, la malattia apparentemente fatale della madre durante le registrazioni, la voglia di lasciare perdere tutto che ti prende quando la vita continua a schiaffeggiarti. Poi la luce: l’incontro con il neurochirurgo Peter Vajkoczy (a cui il disco è dedicato), un’operazione rischiosissima per salvare la madre, la speranza che si riaccende.

Quindi Lima, Berlino, Barcellona, i live, i dj set, la vita di prima che si intreccia con la vita di adesso, e un album che racconta di queste esperienze come un caleidoscopio, in cui i suoni più intimisti delle speranze in frantumi (Madres) si intrecciano con il ritmo estatico delle seconde possibilità, delle rivincite (Si Te Portas Bonito, Habla Con Ella), mentre i brani stessi raccontano la storia di Sofia Kourtesis, come capitoli di un libro (Vajkoczy, dedicata all’uomo che ha salvato la madre, o Funkhaus, dedicata proprio allo studio di registrazione berlinese). Il tutto steso su beat mutevoli che non suonano posticci o plasticosi, ma che respirano come un organismo vivo, aggrappato alla sua esistenza e al battito del suo cuore.

Camping – Never Been Camping

[ 28.11.2023 | autoprodotto | emo, power pop ]

La cosa bella di vivere nel terzo millennio è sicuramente la facilità con cui riusciamo a interfacciarci con quasi ogni angolo del globo, con un paio di clic. Ecco allora che dai meandri di Bandcamp un giorno spunta una band emo da Singapore, e basta questo e poco altro per catturarmi: ad esempio il fatto che questo album d’esordio duri poco più che tredici minuti. Oppure che il titolo si prenda gioco direttamente del loro nome. O forse semplicemente che a me non piace il campeggio, e quindi ogni volta che leggevo “Never Been Camping” pensavo “Beati voi”.

Succede poi che i dischi si ascoltino pure, e che questi sette brani si rivelino piccole schegge tra emo e power pop, un po’ Adventures, un po’ Kittyhawk, un po’ Tigers Jaw, e che il risultato finale lasci un retrogusto dolcissimo, facendoti pensare che ne vorresti ancora, tanto queste melodie ti sono rimaste nel cuore. E allora parte il repeat, e poi ancora, e ancora. E alla fine il disco finisce in un recap di fine anno, perché la vita è davvero così semplice, e ogni tanto è davvero bello vivere nel terzo millennio e scoprire che in tutto il mondo le chitarre che ami hanno sempre quel suono lì.

Jaguero – New Love

[ 29.09.2023 | Epidemic | punk rock ]

Chiudo con un EP del cuore, scoperto troppo tardi quest’anno: i Jaguero vengono da Vicenza e sono un vero e proprio supergruppo che mette assieme un po’ del meglio del territorio (Regarde, Slander, La Fortuna) e New Love è il loro secondo EP. Le coordinate sono quelle di un punk rock semplice, melodico e parecchio rumoroso, che strizza l’occhio sia a mostri sacri come Jimmy Eat World e Taking Back Sunday, sia a band dalle tinte più emo come i Turnover di Magnolia o i primi Balance And Composure: a convincere nei Jaguero però è la botta che arriva da ogni pezzo, e soprattutto la facilità con ci si ritrova a cantare ogni singolo brano dopo appena un paio di ascolti, come se i tempi di MTV non fossero mai trascorsi. “All Killer No Filler” dicevano i Sum 41, e nel caso di questo EP targato Jaguero (ma anche del precedente) la definizione è quantomai calzante.

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Last modified: 8 Gennaio 2024