Sicilia Tag Archive

10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #29.10.2018

Written by Playlist

Ypsigrock Festival, Castelbuono (PA) | 11-13.08.2017

Written by Live Report

“Your unexpected Sicily”, promette lo slogan che incornicia l’Ypsi Once Stage, e al termine della kermesse musicale più longeva della regione ti accorgi che sì, qualche sorpresa Castelbuono te l’ha riservata.

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10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #16.06.2017

Written by Playlist

Plastic Made Sofa, al via il tour nel sud Italia

Written by Senza categoria

Dopo più di 70 date in cui il quintetto bergamasco Plastic Made Sofa ha portato in giro per lo stivale il sound psichedelico di Whining Drums (secondo album uscito a Dicembre 2013, interamente autoprodotto), la band partirà a dicembre per uno special tour al Sud completamente acustico che prevede, per ora, 10 date tra Campania, Calabria e Sicilia.

11 dic: Ombligo de la Luna, Roccella Ionica – Reggio Calabria
12 dic: New Planet Underground, San Cataldo – Caltanissetta
13 dic: Marius, Barcellona Pozzo di Gotto – Messina
14 dic: Glamour, Catania
15 dic: Il Corridoio, Licata – Agrigento
16 dic: Al Kenisia, Enna
17 dic: Cluster Club, Reggio Calabria
18 dic: Paddy’s Irish Pub, Catanzaro
19 dic: Morgana, Benevento

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Inside the Hole – Impressions

Written by Recensioni

Dopo i Four Seasons One Day torno ad occuparmi di un’altra band siciliana, localizzata, per la precisione, a Montemaggiore Belsito, nell’hinterland palermitano, interprete di un genere completamente differente dai loro conterranei: gli Inside the Hole, difatti, sciorinano un Hard Rock molto curato negli arrangiamenti che mostra un’accentuata passione per il Blues, ardente nel cuore dei tre ragazzi. Superata la consueta gavetta, fecero uscire il loro primo album Beer! Sex!…and Fuckin’ Roll nel Novembre 2011 e apparvero in ben tre compilation nel solo 2012: Riot On Sunset Vol. 29, Mondo Metal Compilation e Demo Invasion, le quali, vista l’ampia distribuzione, attirarono l’attenzione della logic(il)logic. Impressions è un lavoro più maturo rispetto all’esordio, ci sono tutti gli stilemi che il genere richiede: assoli intensi, una sezione ritmica impeccabile e una voce sporca ma al contempo poderosa e profonda. I testi, neanche a dirlo, toccano qualsiasi cliché facilmente associabile all’Hard ‘n’ Blues: bevute, ragazze sexy e spiriti liberi. Niente di originale all’orizzonte, almeno su questo versante. Non che musicalmente si arrivi all’apice dell’originalità in quattro e quattr’otto: responsabilità attribuibile a un genere saturo, per lo più rivolto ai suoi numerosi aficionados. L’episodio meglio riuscito è a mio avviso “Beer! Sex!…And Fuckin’Roll” dove finalmente si rompono gli schemi, rasentando l’Hard venato dal Metal dei Motörhead. Subito dopo, però, si conclude il disco con la canzone più Blues del lotto, “Begins The Blues”, che ha l’amaro sapore del riempitivo e anche un po’ del ripensamento. Viste le doti tecniche messe in evidenza dal trio siciliano mi aspettavo di certo una capacità maggiore di coinvolgere l’ascoltatore. Il desiderio di strafare assume i connotati di un’occasione sprecata. Peccato.

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Four Seasons One Day

Written by Interviste

I Four Seasons One Day da Palermo, HC, Punk e anni novanta nelle vene. Diamo voce ad una nuova band targata Indelirium Records.

Una domanda forse “scontata”, cosa volete esprimere con il nome Four Seasons One Day?
Il nostro nome prende spunto dal famoso detto inglese “four seasons in one day” che significa letteralmente “quattro stagioni in un giorno”, ovvero “oggi è successo un casino” ahahah… Ci sentiamo molto vicino al nome scelto proprio perchè essendo in 4 ed essendo 4 ragazzi diversi a livello di personalità ed identità ci sentiamo parte di un totale chaos che però ci unisce e ci spinge ad andare avanti giornalmente.

Parliamo subito del vostro background musicale: da che parte stanno i Four Season One Day?
Non ci è molto chiara la domanda, la nostra musica rispecchia ciò che siamo. Forse siamo dalla parte delle persone vere, di chi fa musica col cuore per esprimere se stesso, quella è la cosa principale e fondamentale, esprimere se stessi al meglio e nel modo più vero possibile! E’ chiaro che ognuno di noi nella band proviene da ascolti semplicemente e prettamente Hardcore melodico, chiunque tra di noi conosce i Nofx, chiunque tra noi conosce i Green Day per dire… ma è anche chiaro che andando avanti nel tempo ognuno di noi ha prediletto degli ascolti che molto spesso non sono stati uguali per tutti, chi più Hardcore come Valerio il nostro chitarrista cantante e come anche Daniele il nostro batterista, che tra l’altro sono i più “irruenti” i più “pazzerelli” della band, chi più soft magari più sul melodico anni ’90 tra le varie scie emo come il nostro bassista Pietro… questo non implica quindi star solo da una parte, noi crediamo che l’importante sia fare del proprio meglio e creare la propria identità senza copiare, essendo e rimanendo se stessi.

Sappiamo che siete reduci da un bellissimo tour europeo con i vostri amici ONODA. Raccontateci come è stato questo primo tour e che significato ha per voi portare la vostra musica fuori dalla nostra penisola (e nel vostro caso isola).
Il tour è stata un’esperienza fantastica ed è stato bello condividere tutto ciò coi nostri amici Onoda. Quando tempo fa Turi ci propose di iniziare a collaborare con lui, e ci disse che ci avrebbe aiutato facendo un tour anche per noi, beh è stato il “notizione” che aspettavamo da tempo, no? Chi non vorrebbe andare in tour in Europa? È sempre stato il nostro sogno viaggiare e far conoscere la nostra musica, e quindi noi stessi, a più gente possibile. Essere in tour è un’emozione indescrivibile e dopo aver affrontato questa avventura per la prima volta non vediamo l’ ora di farlo ancora.

In Europa la scena è più attenta e partecipe o non avete trovato grandi differenza?
Suonando in Europa ci siamo sentiti parte di una scena che non si limita ad essere locale, bensì si allarga fino a diventare una “macro scena”. Le differenze si notano, eccome se si notano, anche la più piccola delle organizzazioni fuori all’estero è precisa, schematica, nulla è lasciato al caso ed una cosa in particolare ci ha colpito, gli orari! Al contrario dell’Italia gli orari sono rispettati in modo precisissimo, e i concerti iniziano e finiscono tutti ad orari ragionevoli, nulla comincia all’1 di notte o cose del genere anzi al massimo finisce tutto alle 23:30 per lasciar spazio al resto della serata o per permettere a chi magari lavora o studia l’indomani di tornare a casa presto! Il tour e un esperienza fantastica, ti lascia delle grandi storie dentro e ti fa crescere, ti permette di capire che strada prendere sul serio.

Tutti Morti perché ?
Nasciamo e viviamo in modo esageratamente stereotipato! Siamo molto giovani noi, ok questo e chiaro ma noi stessi notiamo quanta monotonia ci sia nel modello di vita media d tutti i giorni soprattutto qui nella nostra nazione. il titolo tutti morti è quasi uno stimolo, uno spunto per poter vivere quindi al meglio le cose pensando a cosa c’è attorno a noi e non lobotomizzandoci, bloccandoci, non facendo girare le rotelle che abbiamo nel cervello! Tra le cose buffe? Abbiamo scoperto che Cant il cantante degli Onoda e alcuni amici del suo giro “Riminense” hanno tatuato addosso questa frase, pazzesco!

Palermo… la vostra città natale, quando è importante per voi far parte di una scena che vanta nomi come Values Intact, Whales Island etc…?
Ci sentiamo onorati a far parte della scena di Palermo la quale ha contato nomi di ottime band, soprattutto nel passato. Speriamo che la storia si possa ripetere, e che Palermo possa di nuovo valersi di ottime band che possano portare avanti la loro passione, i sogni in cui credono… Insomma attendiamo che quel ricambio generazionale che deve esserci e non dovrebbe, che deve esserci, si avveri al 100%. Noi ce la stiamo mettendo tutta.

Indelirium Records ha rilasciato il vostro ep Tutti Morti in formato digitale tramite iTunes, Amazon ed altri store. Quando è importante oggi essere presenti sul web e soprattutto sentite la mancanza di una uscita fisica, come il vecchio supporto cd-audio?
Ad oggi distribuire i propri lavori sulle piattaforme digitali è essenziale. Questa cosa vanta di pregi come la possibilità con un click di poter scaricare, ascoltare i lavori di un gruppo, ma è quasi estinto l’ascolto e l’acquisto dei cd e dei vinili e così via. Noi siamo cresciuti ascoltando i dischi di tutte quelle band che amavamo e ne sentiamo tantissimo la mancanza. Negli ultimi tempi il concetto di “disco” si è completamente mutato, c’è da dire che il vinile negli ultimi anni e tornato un po di moda, questo e positivo anche per questo a luglio usciremo in vinile, vedremo!

Oggi che prospettive può avere una band Punk Rock. Avete dei progetti futuri e sogni nel cassetto?
Grandi prospettive, grandi sogni e grandi aspettative. Il nostro sogno più grande è quello di poter girare il mondo grazie alla nostra musica e vivere di essa, che poi penso sia il sogno di tutti quelli che come noi lo inseguono. Molto spesso bisogna rimanere con un piede per terra, esistono tantissimi gruppi Punk Rock e farsi notare non è affatto facile soprattutto in Italia, questo non implica fasciarsi la testa e smettere di fare, anzi!

Avete dieci battute per salutare i vostri fan.
Ringraziamo tutti quelli che ci seguono e che sentono vicina la nostra musica e ricordiamo che il nostro disco è disponibile su tutte le piattaforme online, ascoltabile gratis su Spotify e disponibile in copia fisica ai nostri concerti. Grazie mille a  Emiliano Amicosante (Indelirium Records Boss) per l’opportunità data riguardo l’uscita del disco in digitale e Rockambula per l’intervista concessaci.

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Retrospective for Love – Retrospective for Love

Written by Recensioni

Omonimo Ep per i siciliani Retrospective for Love, il suono armonioso del Dub masterizzato dall’ingegnere del suono Noel Summerville (The Clash, White Stripes, Sinead O’Connor). Musicisti siciliani come dicevo prima che fanno nascere la loro avventura artistica dei Retrospective for Love niente di meno che a Londra, dove certe sonorità d’avanguardia sono pane quotidiano e certamente più coccolate. Dove le mode esaltano lo stile e i musicisti narrano liberi le proprie gesta senza problemi di adattamento culturale. Ma che poi ogni mondo è paese ad essere onesti, o quasi. L’Ep parte subito mostrando la propria nervatura rilassata, “Kill Me” interamente retta da una voce Reggae trova infinite gradazioni di Soul, come non ricordare la parte Dubstep dei nostri Africa Unite. La verità sostanziale è che i Retrospective For Love sanno amalgamare precisamente i riff a disposizione mantenendo sempre un suono pulito e compatto, i bassi spingono forte pur essendo delicati. Una questione di stile.

Dell’Hip Hop innamorato si materializza in “Leave Me Alone”, dove sono i fiati a giocare un piacevole scherzo alla mia fantasia, la sensazione è quella di sentirsi portare via, non si capisce dove ma bisogna certamente andare via. Tocca essere sinceri ed ammettere l’internazionalità del prodotto, non una cosa quotidiana, molto di nicchia considerata la nostra nazione. E dove non parliamo di nicchia ci troviamo davanti a sciagurate imitazioni della realtà della parte buona del mondo. Nel nostro attuale caso si sperimenta tantissimo rendendo il prodotto non di facile ascolto, dobbiamo arrivarci preparati e spensierati. Sembrano adorabili come sottofondo. Poi la parte più violenta dell’Ep viene fuori in “Read Into You”, l’amore combattuto dalla rabbia, tutto diventa improvvisamente meno confortevole. Sensazioni lasciate andare senza controllo, il brano picchia sulla faccia con gentilezza. “Breathe” chiude il brevissimo episodio di sedici minuti senza esaltare troppo le mie papille gustative, preferisco di gran lunga quello ascoltato in precedenza ma non ne faccio una colpa imprescindibile. Quattro pezzi ben calibrati e strutturati, lasciano piacere, potrei ripartire ad ascoltarli nuovamente con lo stesso entusiasmo della prima volta, ad ogni ascolto si lasciano scoprire in maniera diversa. Un Ep però non esalta come il lungo viaggio di un intero disco, concentrare la bellezza è più facile, attendiamo i Retrospective For Love alla distanza, nel frattempo hanno vinto questa tappa meritatamente. Torneranno mai in Italia?

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Milagro Acustico: a Roma per Medina Sound

Written by Senza categoria

Con il nuovo disco Sicilia Araba che verrà presentato il prossimo 28 novembre all’Auditorium Parco della Musica, i Milagro Acustico Medina Sound tornano a parlare della storia remota e oscura della Sicilia araba, periodo storico che ha contraddistinto quasi l’intera produzione discografica e di ricerca del gruppo in venti anni di attività, ma lo fanno questa volta con la lingua stessa dei poeti arabi, grazie alla collaborazione con il musicista e cantante iracheno-tunisino Marwan Samer, utilizzando come sempre gli strumenti della tradizione mediterranea come oud, baglama, ney, daf e molti altri e con arrangiamenti che tendono a mettere in risalto la modernità dei versi di poeti come Ibn Hamdis e degli altri poeti arabi vissuti in Sicilia a cavallo dell’anno Mille. In particolare, vengono utilizzate le poesie che parlano della Sicilia, terra natia per molti di loro, dall’esilio forzato o con stralci tratti dai racconti di viaggio fatti nell’isola da poeti, mercanti e notabili arabi dopo la caduta del dominio islamico durato in Sicilia tre secoli e nella vicina Spagna quasi sette secoli. Trovate informazioni dettagliate sulla pagina Facebook dell’evento.

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Dimartino – Non Vengo Più Mamma

Written by Recensioni

Il vero cantautore è quello capace di portarti musica e parole dentro le vene, è quello capace di farti ridere, scherzare, piangere. Innamorare. E per quanto questa fosse una frase fatta e rifatta milioni di volte è così. E’ quello che in qualche modo riesce a raccontare le storie della tua vita, un animo turbolento e viziato del quale però non riusciremo mai a viverne senza. Poi in questi ultimi anni il cantautorato prende tantissime direzioni, quello che preferisco senza dubbio è quello che (senza stare a fare nomi già noti) nasce e si sviluppa nell’Italia meridionale. Dimartino è sicuramente sulla punta della piramide dei cantautori italiani degli anni dieci, belle canzoni, impatto live importante, genuinità. Sarebbe Bello Non Lasciarsi Mai, ma Abbandonarsi Ogni Tanto è Utile il precedente disco non lasciava troppo spazio alla critica negativa, una delle migliori produzioni italiane di quell’anno, uno dei migliori dischi italiani degli ultimi anni. Adesso decide di cambiare, sperimentare, rischiare. Il nuovo lavoro (un Ep) Non Vengo Più Mamma (unico supporto fisico in vinile) non è il disco che un fan di Dimartino si aspettava di ascoltare, o almeno in parte, c’è innovazione elettronica dentro, c’è un bel fumetto scritto da Dimartino e disegnato da Igors Scalisi Palmieri da leggere durante lo “sperimentale” ascolto del vinile.

Sei canzoni a comporre il disco (Ep), senza troppe riflessioni invernali come nell’opener “No Autobus”, il pezzo che da subito mette simpatia e leggerezza sulle spalle dell’ascoltatore. Poi Dimartino decide che le parole in qualche modo debbano finire nel pezzo interamente strumentale e sintetico “Il Corpo Non Esiste”, vera e propria novità artistica del musicista siciliano.

Con “Piangi Maria” ritorniamo a rivivere quelle emozioni classiche alla Dimartino nonostante la musica sembra ancora una crescente evoluzione sonora di quello che fu un ex conterraneo assessore, uno “Shock in my Town” rigenerato nella forma e nello spirito. In “Scompariranno i Falchi Dal Paese” si prova ancora qualcosa di diversamente ispirato, nelle sequenze musicali accompagnate da un inedito Dimartino oratore. Tutto sempre completamente “diverso” dal solito nei due conclusivi pezzi “Come Fanno le Stelle” e “Non Torneremo Più”, una dimostrazione di grande versatilità e prontezza di riflessi intellettuali. Non Vengo Più Mamma sarebbe bello non lasciarlo mai andare via dal vostro giradischi, una boccata di aria nuova, pulita, il desiderio di non dare mai niente per scontato nella vita. Dimartino non delude mai anche quando gioca con qualcosa che naturalmente non gli appartiene, la sua vocazione è quella di fare musica, per il resto divertiamoci nel vederlo giocare con ben riuscite sperimentazioni, Non Vengo Più Mamma suona come una piacevole parentesi nella carriera ancora tutta da fare di uno dei migliori artisti dello stivale. Forza Dimartino, noi non ti lasceremo mai.

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Nazario Di Liberto – Stasi

Written by Recensioni

Nella retrogradazione la voce conseguente inizia con l’ultima nota della voce antecedente e il tutto procede al contrario, mantenendo comunque un significato comprensibile. Comunemente questo processo è denominato anche reverse e Nazario Di Liberto, giovane musicista palermitano, usa questa tecnica nel suo album, che a leggere il titolo sembrerebbe tutto l’inverso di ciò che ho appena affermato: Stasi, uscito nel 2012, primo lavoro ufficiale, ma in realtà secondo, uscito dopo Il mio più bel colore, del 2009, mantenuto ben custodito nel cassetto.

Stasi racconta la salita, la montagna, il percorso, Palermo e gli occhi silenziosi di un osservatore esterno. L’inizio avviene con l’”Apertura, brano che per due minuti e mezzo esplora le possibilità sonore post-rock, con una chitarra lineare, sempre presente e un battito che accompagna al secondo brano “Ipernatural World”, stessa intenzione, stessa chitarra e vocalità quasi sussurrata, che in tutto il lavoro (a detta dello stesso autore) parte dal siciliano per arrivare all’arabo. E in “Fortuna 0,407”la sonorità si apre, assieme alla vocalità, molto simile all’indie italiano, tipo Afterhours, molto più di quanto forse si vorrebbe. Il testo, invece, sfiora il minimalismo con la frase “Io penso che la tua fortuna può cambiare”, concetto chiaro e contemporaneo dato che la fortuna cambia quasi di continuo. Come cambiano gli arpeggi della chitarra di Nazario, nato chitarrista quasi per caso, che in “E Lillo piange_1” si sofferma per quaranta secondi, come su un’ immagine frenata, su un’intenzione melodica, molto piacevole e riconducibile a qualche musica da film. Il numero cinque invece è la vetta, “Stasi”, brano che da titolo all’album, nel quale i colori rock si fanno più percettibili e le lingue si fondono in testi sempre minimali, che forse non servono tanto per esprimere un pensiero se vogliamo complesso, tangibile e forse, dalle percezioni che arrivano, non tanto felice, alla Depeche Mode. Si ritorna a “E Lillo piange_2”, breve melodia di 46 secondi, che non aggiunge e non toglie niente. A differenza di “Altitudine 23,975”, settimo brano, lungo più di otto minuti, nel quale è protagonista un arpeggio dissonante accostato  a melodie sintetizzate, che cambiano allo sforare del quarto minuto, in un’atmosfera più cupa, che potrebbe dare, secondo me, ancora tanto: nel migliorare il volume e nel definire di più il significato delle tastiere, da un lato, e del concetto melodico, dall’altro. Ogni brano, come ogni melodia al mondo, potrebbe cambiare nel tempo e migliorare, come in questo caso.
“As Spiders i Walk Over The Walls” è il penultimo brano in scaletta, uno dei più interessanti, che racconta bene il titolo stesso attraverso le atmosfere, assieme a “Libera (Caduta in Amore)”chechiude l’album Stasi.  Album che contiene molti pregi nelle chitarre, nei colori e nelle intenzioni, ma non nei testi, volutamente corti che andrebbero sviluppati oppure un tantino rivisti, per colpire ancora più affondo quelle emozioni che al giorno d’oggi sembrano essere tutte uguali, serene, sorridenti e spiattellate sui social network. Emozioni che solo l’arte può riscoprire.

Un esordio, quello di Nazario Di Libero, che da un certo punto di vista stupisce, non certo per il nome da nerd, ma per l’idea e la voglia di sperimentare.

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