Too pop to be experimental, too experimental to be pop – Intervista ai Son Lux [ITA/ENG]

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Quattro chiacchiere con la band statunitense che questo weekend suonerà in Italia.

Il trio iconoclasta e sperimentale composto da Rafiq Bhatia, Ian Chang, Ryan Lott sta per tornare in Italia. Dopo la data di sabato 23 luglio al LongLake Roam Festival di Lugano, domenica al tramonto i Son Lux si esibiranno nella suggestiva area archeologica di Peltuinum, in provincia di L’Aquila, all’interno del cartellone estivo di Paesaggi Sonori. Altre due le date italiane già fissate poi per il prossimo anno: l’8 marzo al Circolo Magnolia di Milano e il 9 al Locomotiv di Bologna.

Pubblicato ad aprile scorso su etichetta A24, l’ultimo lavoro in studio dei Son Lux si intitola Everything Everywhere All At Once, eclettica colonna sonora dell’omonimo film di Daniel Kwan e Daniel Sheinert: un album di 49 tracce che vede la collaborazione di moltissimi artisti tra cui David Byrne, Moses Sumney e Mitski, solo per citarne alcuni.

“Everything Everywhere All At Once” è un’avventura d’azione fantascientifica esilarante e dal grande cuore su una donna cinese americana esausta che sembra non vedere la fine delle tasse. Interpretato da Michelle Yeoh, Stephanie Hsu, Ke Huy Quan, Jenny Slate, Harry Shum Jr., James Hong e Jamie Lee Curtis, l’esilarante sogno della febbre multi-verso ha debuttato nelle sale cinematografiche americane a fine marzo e ad ottobre arriverà anche in Italia.

[ITA]
Com’è nata la collaborazione con i Daniels? Everything Everywhere All at Once è la vostra prima esperienza come compositori di una colonna sonora? Cosa cambia quando si tratta di creare qualcosa avendo una sorta di incarico?

I Daniels ci hanno contattato agli inizi della stesura del copione. È stata una fortuna essere stati coinvolti già in quella fase del processo, è la prova del fatto che il desiderio dei registi era quello di avere una colonna sonora che fosse un lavoro organico e allo stesso tempo parte integrante del film. Non era la nostra prima esperienza, ma senza dubbio è stata la più ambiziosa. In fondo anche gli album sono come degli incarichi che uno si autoimpone, per cui nel caso di una colonna sonora la vera differenza sta nell’enfatizzare la collaborazione e nell’assicurarsi che la musica faccia il suo lavoro a servizio del film.

L’album contiene i contributi di molti musicisti. Com’è stato lavorare insieme a loro?

Tutti gli artisti, sia quelli più noti che tutti gli altri musicisti con cui abbiamo collaborato, ci hanno donato generosamente il proprio tempo e talento.

Son Lux nasce come progetto solista di Ryan per trasformarsi poi in una band vera e propria. Vorrei che fosse proprio lui a raccontarci qualcosa riguardo a questa transizione che risale ormai al 2015.

Sin dal principio il progetto Son Lux è stato concepito per evolversi nel corso del tempo. In questa evoluzione l’arrivo di Ian e Rafiq è stato il momento più intenso, e ancora oggi il processo continua con nuove idee e in nuove direzioni.

Come tutte le cose difficilmente catalogabili, la vostra musica è stata definita in molti modi: post-pop è l’ultima che mi è capitato di leggere, e credo sia forse la più pigra di tutte! Se doveste farlo voi, come la definireste?

La sfida per noi sta nel fatto che forse siamo troppo pop per essere considerati sperimentali, e contemporaneamente troppo sperimentali per essere definiti pop. In altre parole, la nostra è musica pop che si espande in territori nuovi ed emozionanti. Non ci focalizziamo molto su generi e categorizzazioni, quello che più ci interessa nel fare musica è il creare una connessione emozionale con le persone. Qualsiasi etichetta ci faccia conoscere ad un pubblico vasto e appassionato a noi sta bene!

Everything Everywhere All at Once è un’opera imponente ma non è la prima grande impresa con cui vi siete misurati. Com’è nata la trilogia Tomorrows?

Dopo Brighter Wounds avevamo voglia di lavorare su un album che fosse anche una sorta di esperienza, sia attraverso le singole tracce che nel loro insieme. Volevamo esplorare più a fondo suoni e orizzonti musicali che richiedevano più spazio di un singolo album. È per questo che sin dall’inizio abbiamo concepito l’opera in tre volumi.

A breve avremo il piacere di ascoltarvi dal vivo in Italia. Cosa dobbiamo aspettarci? Ci sarà spazio anche per i brani di Everything Everywhere All at Once? Avranno una veste diversa in versione live?

Come per la trilogia Tomorrows, anche stavolta abbiamo pensato il live set come un’esperienza immersiva. Suoneremo comunque le nostre canzoni, ma lo faremo con un approccio più aperto all’improvvisazione. E magari vi sorprenderemo con qualche pezzo della colonna sonora.

Qual è il posto più strano in cui vi è capitato di suonare finora? Mi sento abbastanza sicura nel dirvi che la location che vi aspetta in Italia finirà nella top 3 dei più suggestivi.

Sì, abbiamo dato un’occhiata, sembra fantastica! Uno dei luoghi più particolari in cui abbiamo suonato è in Italia, a Sesto al Reghena. Quel concerto è stato memorabile per l’ambientazione eccezionale ma anche per il fatto che c’è stato un temporale incombente durante tutto il set. Iniziò a piovigginare solo alla fine, durante l’ultimo pezzo che tutti cantarono insieme. Poi, appena dopo l’inchino, è arrivato il primo fulmine e si è aperto il cielo. È stato magico.

La classica domanda con cui termina un’intervista è quella che riguarda i progetti futuri, e noi siamo curiosi e invadenti come tutti gli altri. È il momento di dedicarsi completamente al tour oppure c’è già nuova musica a cui state lavorando?

C’è sempre nuova musica su cui lavorare, sia come band che ognuno di noi individualmente. Non vediamo l’ora di condividere le tante novità che arriveranno nei prossimi mesi.

[ENG]
How did your collaboration with Daniels come about? Was Everything Everywhere All at Once the first soundtrack you’ve composed? What’s different about creating music when you have an ‘assignment’?

Daniels reached out in the early stages of their script. We were fortunate to be engaged so early on in the process, a testament to Daniels desire for the score to be both an integral and integrated part of the film. This was not our first soundtrack, but definitely our most ambitious. Albums are like self-imposed assignments so the real difference here is more about the emphasis on collaboration and making sure the music is working in service to the film.

The album features collaborations from a lot of artists. How was working with them?

All the musicians, both the wider-known artists plus all the other musicians we worked with, were incredibly generous with their time and talent.

Ryan, Son Lux project was born as a solo project which then evolved into a full band in 2015. Can you tell us a bit more about that transition?

Son Lux was designed from the outset to evolve over time. But the addition of Ian and Rafiq to the band was the most profound evolution and it continues to grow into new ideas and directions.

Like many things that are difficult to define, your music has been assigned a lot of different labels over the years – the most recent I heard being ‘post-pop’, which I personally found quite lazy! If you were to define it, what would you call your genre?

The challenge for Son Lux is that we are perhaps too pop to be experimental and too experimental to be pop. That said, pop music seems to continue to branch into some experimental and exciting new spaces as well. We are less concerned about genre and categorization, and more concerned about having people emotionally connect with our music. Whatever label best introduces us to the widest and eager audience as possible we will take it!

Everything Everywhere All at Once is certainly not the first impressive endeavour you’ve embarked on. How was the Tomorrows trilogy born?

After finishing Brighter Wounds we knew we wanted to create an album that was also an experience, both as individual tracks but also weaved together into a comprehensive whole. We wanted to more deeply explore sonic ideas and spaces that required us to expand beyond a single volume. In order to do this we mapped out the three volumes from the beginning.

You’ll be playing in Italy soon, and we certainly look forward to it. What should we expect from them? Are you planning to play any of the Everything Everywhere All at Once music? And if so, is it going to sound different live?

Like Tomorrows, we want our live set to be an immersive experience. While we are still playing songs, you will hear a more open and improvisational approach to our music. We might have a couple film score surprises.

What was the oddest/most interesting place you’ve ever played live? I’m pretty sure you’ll find the location you’re about to play in Italy pretty striking.

Yea, we looked it up, looks amazing! Another one of our favorites was in Italy, in the small town of Sesto Al Reghena. That show was memorable because of the unique setting, but also because there was a looming thunderstorm the whole set. It began to rain gently during a final song that everyone sings together. Then, just as we took a bow, the first bolt of lightning struck and the sky opened up. It was like magic.

It wouldn’t be an interview’s final question if I didn’t ask you about future plans, and so here goes: are you primarily focusing on touring at the moment, or is any new music already in the works?

Always new music in the works, both from Son Lux as a band but also from each of us individually. Excited to share lots of news stuff in the year ahead.

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Last modified: 22 Luglio 2022

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