Think About It || Intervista al collettivo Hip Hop barese

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Think About It: un nome dietro cui si celano sei musicisti che nel 2013 hanno unito le forze con l’intento di creare un sound inedito per la scena musicale italiana, che sapesse miscelare la tradizione Hip Hop dei campionatori e dei dj e la musica suonata dal vivo passando per generi diversi quali il Rap, il Nu Jazz, l’ R’n’B e il Soul.


Abbiamo rivolto loro qualche domanda per conoscerli meglio. Per il resto, ascoltare per credere!

In Secondo Piano è il vostro disco di esordio. Come nasce?

Ciao ragazzi! In secondo piano nasce dalla voglia di fare il punto della situazione su un periodo non troppo felice della nostra vita personale e professionale, durante il quale si sono succeduti cambiamenti e partenze che ci hanno permesso di maturare molto e di capire, al termine di una lunga battaglia, che la musica è ciò che ci rende vivi e continueremo a farla nonostante tutto.

È stata lunga la sua gestazione?

È stato un periodo durato più o meno due anni, abbiamo avuto parecchi cambi di line-up e anche grazie ad essi abbiamo avuto l’opportunità di sperimentare parecchio e capire il suono che avrebbe potuto meglio rappresentare noi e le nostre influenze.

Come nascono invece le vostre canzoni? Sono mai autobiografiche?

Le canzoni sono nella totalità semi-autobiografiche. C’è sempre un elemento scatenante che appartiene alla vita di tutti i giorni, che viene contestualizzato e anche romanzato nell’accezione buona del termine ai fini di un testo che si inserisca ad hoc sulla sezione musicale. Le canzoni possono nascere da una jam o da un momento di particolare ispirazione di uno di noi, non c’è limite al concepimento di un brano durante le sue prime fasi anche se è ovvio che dopo una stesura iniziale tutte le bozze vengano passate sotto un filtro molto critico per poi diventare quelle che sono.

Nel vostro disco ospitate anche alcuni musicisti pugliesi. Come li avete scelti e che apporto hanno dato all’album?

Gli ospiti all’interno dell’album sono innanzitutto amici che stimiamo e rispettiamo perché siamo dell’idea che senza feeling umano non si possa iniziare a parlare di musica assieme.
Hanno saputo dare tutti il loro apporto personale e siamo orgogliosi del fatto che in tracce come Youth, l’atmosfera che si viene a creare denoti proprio l’incontro unico tra il nostro genere e quello del featured artist, Giuliano Vozella in tal caso.

Un vostro brano si intitola “Taboo”. Cosa è veramente tabù al giorno d’oggi?

Purtroppo ancora nel 2016, un tabù prettamente italiano è la concezione che si possa vivere, anche in parte, di musica. È un lavoro a tutti gli effetti, molto bello ma soprattutto instabile, che richiede una professionalità e competenza notevoli, che ti espone a parecchi rischi e ad orari improponibili per un tornaconto economico non sempre all’altezza delle aspettative, ma d’altronde, lo si fa solo per divertimento…

Che rapporto avete con la vostra regione e con la scena locale?

La nostra regione ci ha dato molto in termini di spirito, poco in termini materiali ed è forse proprio questa “fame” che ci permette di andare avanti nonostante gli ostacoli che la vita ci pone davanti. La scena locale è molto valida, tuttavia in passato ci siamo spesso sentiti “in secondo piano” rispetto ad essa, ma pensiamo che anche questo sia stato uno sprono enorme per il proseguimento della nostra carriera.

La scena Rap italiana secondo voi è come la descrivono i mass media, ovvero seguita prettamente da un pubblico adolescenziale?

La scena Rap italiana ha una fanbase molto eterogenea ed è chiaro che se si vanno a considerare solamente gli artisti che ricoprono la punta dell’iceberg del rapgame il pubblico non supererà sicuramente i 16-17 anni. Ogni movimento ha i suoi sottogeneri e i suoi artisti di riferimento e con essi penso progrediscano anche gli ascoltatori quindi no, non crediamo che l’utenza media del Rap sia solamente adolescenziale, ma che forse l’adolescenza sia il momento topico per un primo approccio all’Hip Hop e al Rap che se stimolante porta a una vera e propria passione nel corso degli anni.

Quali sono i vostri punti di riferimento musicale?

I nostri punti di riferimento sono Rober Glasper, Kendrick Lamar e The Roots per incominciare. In questo album tuttavia abbiamo incluso e attinto da molti generi differenti e molti artisti del calibro di Chance The Rapper, Roy Hargrove, Flume e Shlohmo per citarne alcuni.

Dove vi vedete fra dieci anni?

Ci vediamo insieme sicuramente, ed è questo l’importante.

Avete già progetti in cantiere?

In questo momento siamo impegnati con il nostro primo tour che ci sta portando in giro per l’Italia e ci sta facendo sperimentare diverse formazioni, quindi vi consigliamo di seguirci perché non saprete mai cosa i Think About It hanno in serbo per voi!

Un saluto per i nostri lettori…

Grazie ragazzi, a presto!

Think About It

Last modified: 21 Febbraio 2019

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