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Recensioni #05.2018 – Dead Vibrations / Universal Sex Arena / Nils Frahm

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Chi suona stasera – Mini guida alla musica live | Agosto 2016

Written by Eventi

DANIELE SILVESTRI
08/08 @ Porto Turistico, Pescara per Estatica
18/08 @ Arena Masseria Ospitale, Lecce
19/08 @ Banchina San Domenico, Molfetta (BA)
22/08 @ Piazza Calvario, Ariano Irpino (AV) per Ariano Folkfestival
Nuove tappe per il cantautore romano coi suoi sempre coinvolgenti spettacoli dal vivo a supporto del suo ultimo lavoro in studio, Acrobati, uscito nel Febbraio di quest’anno.

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NADA
08/08 @ Piazza Roma, Cison di Valmarino (TV) per Artigianato Vivo
09/08 @ Ex Convento delle Clarisse, Caramanico Terme (PE) per Ambiente Rock
10/08 @ Montecorsaro (MC) per Mind Festival
11/08 @ La Cerreta Country House, Omignano Cilento (SA)
Accompagnata dagli …A Toys Orchestra la signora Malanima, artista consolidatasi nel tempo grazie alla sua grande credibilità artistica, rimescolerà le carte del suo ultimo L’Amore Devi Seguirlo.
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DAUGHTER
09/08 @ Piazza Castello, Sesto al Reghena (PN) per Sexto’Nplugged
La band della giovane Elena Tonra, sicuramente una delle migliori penne (e voci) che un certo tipo di Indie Pop abbia conosciuto negli ultimi anni.
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NEUROSIS
11/08 @ Area Feste di Via Serenissima, Brescia per Festa di Radio Onda d’Urto
Allora, questa band nella sua storia (ormai quasi trentennale) ci ha regalato dischi come Enemy of the Sun, Through Silver in Blood, A Sun That Never Sets, The Eye ofEvery Storm e la splendida collaborazione con Jarboe creando un sound veramente unico, per giunta in apertura suoneranno i Bachi da Pietra, serve altro?
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THE CHEMICAL BROTHERS
12/08 @ Stadio Adriatico, Pescara per Pescara Rock
E dai su, è estate, vi lasciamo anche un consiglio un po’ più danzereccio rispetto ai nostri standard, questa data unica italiana dei padrini del Big Beat, i fratellini chimici Tom Rowlands e Ed Simons. Al live elettronico del duo seguirà l’after show di Gramatik.
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AFRICA UNITE
12/08 @ Piazza Umbeto I, San Martino in Pensilis (CB)
13/08 @ La Darsena, Castiglione del Lago (PG)
14/08 @ Arena Concerti, Majano (UD) per Festival di Majano
19/08 @ Arena Mare, Bolgheri (LI) per Bolgheri Melody
26/08 @ Parco Sant’Agostino, Abbasanta (OR)
27/08 @ Piazza di Pattada (SS)
28/08 @ Campo Volo, Reggio Emilia per FestaReggio
29/08 @ Parco Le Stanze, Trescore Balneario (BG) per Bum Bum Festival
Indubbiamente l’estate è anche il periodo dell’anno più associabile al Reggae e dunque come non consigliare anche i non pochi concerti che la band di Bunna e Madaski, vera istituzione nostrana del genere, terrà in giro per lo stivalozzo? Good vibrations!
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CHELSEA WOLFE
14/08 @ Parco Pubblico Luigi Montauti, Castellina Marittima (PI) per MusicaW Festival
La dark lady di Sacramento è una delle più sensazionali e profonde esperienze che l’ultimo decennio di musica ci abbia regalato, Goth, Folk, Drone, Metal, Rock sperimentale e non da meno un fascino fuori dal comune. Unica data italiana (gratuita) per godere del suo ultimo lavoro, Abyss, dato alle stampe lo scorso anno. In apertura l’abrasivo duo Hate & Merda.
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MONO
16/08 @ Parco Pubblico Luigi Montauti, Castellina Marittima (PI) per MusicaW Festival
Nello stesso luogo, ed ancora gratuitamente, sarà possibile trovare il Post Rock della grandissima band giapponese guidata da Takaakira “Taka” Goto. Le loro composizioni sono vigorose e malinconiche ma soprattutto molto cariche di emotività. Torneranno dalle nostre parti a Novembre, dopo la pubblicazione di Requiem For Hell (produzione firmata Steve Albini) disponibile dal 14 Ottobre, e lo faranno in compagnia degli Alcest, il cui nuovo album Kodoma vedrà luce il prossimo 30 Settembre. In apertura lo Stoner degli Zippo.
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PETER HOOK AND THE LIGHT
17/08 @ Anfiteatro Romano, Lecce
18/08 @ Piazza Buozzi, Giulianova (TE) per Disorder Music Fest
Lo storico bassista dei Joy Division ci riproporrà i migliori brani della leggendaria band guidata da Ian Curtis nonché altre perle firmate New Order. Praticamente la storia del Post Punk della New Wave e del Synth Pop.
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C’MON TIGRE
24/08 @ Piazza San Benedetto, Polignano a Mare (BA) per PerSe Visioni
Due, nessuno e centomila. Jazz, Afro, Funk, Dub, ed un mar Mediterraneo, con tutta la sua calma e con tutte le sue onde, per un live assolutamente da non perdere.
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KAMASI WASHINGTON
25/08 @ Circolo Magnolia, Segrate (MI)
26/08 @ Anfiteatro Del Venda, Galzignano Terme (PD)
27/08 @ Locorotondo (BA) per Locus Festival
Il grande sassofonista, autore con The Epic di una delle migliori uscite dello scorso anno e collaboratore di svariati artisti di livello tra i quali Wayne Shorter, Herbie Hancock e Stanley Clark, sarà nel nostro paese per 3 irrinunciabili date col suo Black Jazz avanguardistico e visionario.
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JOHN CARPENTER
26/08 @ Ex Fabbrica INCET, Torino per Todays Festival
28/08 @ Auditorium Parco della Musica, Roma
Il leggendario regista horror dopo aver composto le colonne sonore per la quasi totalità dei suoi film ha negli ultimi due anni alimentato la sua passione per la musica partorendo i due Lost Themes e da pochi mesi, all’età di 69 anni, ha iniziato il suo primo tour. Sintetismo dall’animo Rock per 2 meravigliose notti di terrore. A Torino segnaliamo l’apertura affidata al sempre piacevolissimo Paolo Spaccamonti.
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THE JESUS AND MARY CHAIN
27/08 @ Spazio 211, Torino per TOdays Festival
Data unica italiana per la band scozzese dei fratelli Reid, band culto degli anni 80 riunitasi lo scorso anno per il trentennale del suo capolavoro Psychocandy ed inprocinto di pubblicare nuovo materiale inedito a quasi vent’anni dal loro ultimo disco in studio. My Bloody Valentine, Ride, Loop e tanti altri a questa band devono davvero molto.
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JuJu – JuJu

Written by Recensioni

10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #08.04.2016

Written by Playlist

C’mon Tigre @ Monk Club, Roma 10/03/2016

Written by Live Report

Quella del misterioso collettivo C’mon Tigre è una storia fatta di molti sensi e poche parole. I suoi componenti sembrano non sentire alcuna necessità di associare i propri nomi alle esperienze sonore che ci regalano, figuriamoci poi le proprie sembianze. Eppure sono ben attenti a non trascurare le altre sfere sensoriali, e le immagini con cui veicolano il loro giovane progetto sono molte e vivide, gran parte delle quali legata al maestro Gianluigi Toccafondo.

La lezione che un album come C’mon Tigre ci insegna è probabilmente quanto di più urgente l’arte contemporanea tutta ha l’obbligo morale di esternare: il bacino del Mediterraneo non è mai stato un percorso a senso unico verso nord. I C’mon Tigre lo dicono nella maniera meno retorica che esista, confezionando in note un colloquio tra civiltà, con una firma artistica che già in sé è un riuscito mélange. Il concept del progetto è compiuto e coerente sin dal videoclip di “Federation Tunisienne de Football”, primo singolo estratto. Da quella prima realizzazione ad opera del maestro Toccafondo è nata una proposta live diversa da quelle con cui i C’mon Tigre hanno girato l’Europa dal 2014 ad oggi, che lega a doppio filo musica e pittura.

Lo stato di grazia in cui resterò per tutta la serata inizia entrando in sala e scoprendo che la performance ce la godremo da seduti. Per un live come questo – e da un giovedì sera che arriva dopo una settimana di lavoro che è sembrata interminabile – non potrei chiedere di meglio. Davanti al palco della sala del Monk Club questa sera c’è una piccola platea fatta di tappeti e confortevoli divanetti (e di sedie di plastica per i più sfigati in fondo, spiacente). Bisogna mettersi comodi perché c’è un elemento in più da metabolizzare: le pennellate di Toccafondo davanti alle sagome dei C’Mon Tigre, proiettate su di un telo trasparente dietro al quale i musicisti si disporranno da qui a poco.

Lo sforzo di Frase nel pronunciare la “r” mediterranea di tigre è notevole quanto apprezzabile. Il songwriter canadese annuncia l’arrivo della band dopo un quarto d’ora di gradevole opening act a base di Soul funkeggiante, interagendo col pubblico in sala che si gode i brani del suo EP Daggers & Shields e qualche cover, tra cui una “No Diggity” che occhieggia furba alla versione di Chet Faker e conquista l’attenzione senza sforzi.

L’atmosfera si ribalta e si fa solenne con l’ingresso dei C’mon Tigre, che calcano la scena in silenzio, lasciando alla musica l’onere di introdurli. Si levano le note di “Rabat” a luci ancora spente, qualche tocco di colore prende forma sul telone per danzare sui contorni dei performer, finchè si levano erotici i fiati di “Fan for a twenty years old human being” che costringono alla resa e danno inizio all’incantesimo. Sprofondo nel mio posto in seconda fila e lascio che i fiati incantatori si portino via la stanchezza di una settimana intera come fosse un serpente a sonagli, ed io una cesta che si svuota per far spazio all’energia sensuale dei riff esotici e ossessivi.

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All’anonimo duo originario si uniscono stasera altri quattro elementi, a completare con ottoni, percussioni e xilofono le peripezie di chitarra e synth. D’altronde la congrega non ha mai avuto bisogno di affidarsi a parole di presentazione, bypassando la questione con l’approccio diretto dai due anonimi deus-ex-machina, unito a molti benefici apporti dalle provenienze sonore e geografiche più disparate, dal Jazz internazionale all’estro italico del compianto Enrico Fontanelli  degli Offlaga Disco Pax.

World music tra le più melliflue si disperde in sala con “Commute” e il frusciare delle sue percussioni sul morbido giro di chitarra. Il colore che volteggia sul telone narra la fiaba di Pinocchio con pochi tratti essenziali, rosso MangiaFuoco, il nero di lunghe orecchie d’asino, blu come un’avventura di cui pentirsi. Il lamento ovattato di “December” in risonanza con il tintinnare dello xilofono sembra quello di un Patrick Watson che vaga abbacinato in un deserto mediorientale, poi irrompe il jazz notturno di “A World of Wonder” ed è un’ipnosi collettiva. 
Nessun flusso dal palco se non la musica e qualche inchino ma la platea sembra non avvertire alcun bisogno di forme di comunicazione che non siano questa malìa catartica. L’atmosfera muta col Funk di “Federation Tunisienne de Football” e le tinte sature delle creature di Toccafondo che si impossessano della scena, “Life as a Preneed Tuxedo Jacket” è una session trascinante degna dei Goat più disinvolti ed eleganti.

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Solo un paio di fischi interrompono l’ipnosi collettiva, ma tutto sommato stasera l’acustica è ben al di sopra delle aspettative.
Ci si scrolla via il torpore godereccio solo per affrettarsi a richiamarli tutti on stage. L’encore è morbido e spontaneo. Gazze nere si stagliano su “Malta” e si alternano a versi trafugati da Pasolini, riconducendo gli umori all’equilibro del principio.

Magro premio di consolazione per gli assenti: su Youtube c’è il video integrale della performance ma la qualità audio non rende affatto giustizia ai Nostri. Non guastatevi la sorpresa, ignoratelo e tenetevi pronti per il prossimo giro.
Un live dei C’mon Tigre e un paio di birre grandi sono il miglior anestetico contro i pensieri sgradevoli. Qualcuno più bravo di me ha detto che la felicità è fatta di attimi di dimenticanza.

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Chi Suona Stasera – Mini guida alla musica live – Marzo2016

Written by Eventi

“Chi suona stasera?”. Sarà capitato ad ogni appassionato di musica live di rivolgere ad un amico o ricevere dallo stesso questa domanda. Eh già, chi suona stasera? Cosa c’è in giro? Se avete le idee poco chiare sugli eventi da non perdere non vi preoccupate, potete dare un’occhiata alla nostra mini guida. Sappiamo bene che non è una guida esaustiva, e che tanti concerti mancano all’appello. Ma quelli che vi abbiamo segnalato, secondo noi, potrebbero davvero farvi tornare a casa con quella sensazione di appagamento,  soddisfazione e armonia col cosmo che si ha dopo un bel live. Ovviamente ci troverete dei nomi consolidati del panorama musicale italiano ed internazionale, ma anche tanti nomi di artisti emergenti che vale la pena seguire e supportare. Avete ancora qualche dubbio? Provate. Non dovete fare altro che esserci. Per tutto il resto, come sempre, ci penserà la musica.

Savages
13/03@Magazzini Generali, Milano
Unica data italiana per le londinesi, in tour per la presentazione del loro nuovo lavoro: Adore Life
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Hate & Merda
11/03@Cellar Theory, Napoli – 12/03@Dal Verme, Roma
18/03
@Artlab Occupato, Parma –  26/03@Wave, Misano Adriatico (RN) –
27/03
@CPA, Firenze
Il rumoroso duo fiorentino in tour con La Capitale del Male, il loro ultimo album
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Marnero
18/03@C.S.A. Next Emerso, Firenze – 19/03@Checkmate, Genova –
23/03@Artificerie Almagià, Ravenna – 24/03@TNT, Jesi (AN) –
25/03@La Mancha, Ruvo di Puglia (BA) –  06/03@Eliogabalo, Fasano (BR) –
27/03@Indian Bikers, Matera – 28/03@Masseria Foresta, Crispiano (TA)
In tour con l’ultimo capitolo (La Malora) della loro trilogia del fallimento
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Guignol
03/03@Rock’n’Roll, Milano – 12/03@Lilith Lab, Genova –
18/03@C.S.O.A. Cox 18, Milano (con Ulan Baltor) – 19/03@Open Book, Milano 24/03@Marmo, Roma – 25/03@Freedom Book and Music Bar, Battipaglia (SA) 26/03@Fashion Colls, Genova
La rock band milanese guidata dal suo leader Pier Adduce porta in cammino per la penisola il recentissimo Abile Labile
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Ulan Bator
11/03@Init, Roma – 12/03@Faq Live Music Club, Grosseto –
18/03 C.S.O.A. Cox 18, Milano (con Guignol)
i postrockers francesi guidati da Amaury Cambuzat in tour con il loro ultimo lavoro Abracadabra
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Lubomyr Melnyk
04/03@Masada, Milano – 05/03@Spazio Aereo, Venezia –
06/03@Panic Jazz Club, Marostica (VI)
Questi gli appuntamenti col compositore ucraino imperdibile per chi ama il minimalismo neoclassico
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Martello + Dr. Quentin
05/03@Garbage Live Club, Pratola Peligna (AQ)
Il primo è il vincitore di Arezzo Wave Marche dello scorso anno, il secondo è il vincitore di Arezzo Wave Abruzzo dello scorso anno. Insieme, al Garbage Live Club, per un live imperdibile
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Iosonouncane 
03/03@Metropolis, Bibbiano (RE) – 04/03@Officine Corsare, Torino – 05/03@Serraglio, Milano
Jacopo Incani ancora in tour con l’acclamato DIE tra i dischi più acclamati della scorsa annata
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Brothers in Law 
04/03@Gratis Club, Senigallia (PN) – 05/03@Ohibò, Milano
I pop-shoegazer pesaresi in tour col loro nuovo Raise, lavoro della definitiva consacrazione
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The Flying Madonnas
26/03@ Garbage Live Club, Pratola Peligna (AQ)
Ancora qualche data Live per gli psichedelici romani, prima dell’uscita del loro nuovo album in aprile – video

Money
07/03@Magnolia, Segrate (MI)
Unica data italiana per uno dei gruppi e dei lavori (Suicide Songs) più positivamente chiacchierati del periodo
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Anna Von Hausswolff
08/03@Circolo Meme, Padova – 09/03@Monk Club, Roma – 11/03 ARCI Bellezza, Milano
L’artista sevdese porta in Italia il suo neoclassicismo a tinte scure, da non perdere!
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Matt Elliott
10/03@Freakout, Bologna – 11/03@Astroclub, Fontanafredda (PN)
Per chi non pensa assolutamente che un concerto solo voce e chitarra sia solo capace di annoiare, e per tutti gli amanti della musica che emoziona
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Sorge
04/03@PnBox, Pordenone – 12/03@Glue, Firenze – 19/03@Covo Club, Bologna –
31/03 Latteria Molloy, Brescia
Nuovo progetto di Emidio Clementi per questa nuova avventura accompagnato da Marco Caldera
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Jon Spencer Blues Explosion
10/03@Locomotiv Club, Bologna – 11/03@Serendipity Playground, Foligno (PG) – 12/03@Auditorium Flog, Firenze – 14/03@Spazio211, Torino
Punk Rock Blues Noise e quant’altro con la storica band statunitense
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Bellows + Lippok 
14/03@Auditirum San Fedele, Milano
Imperdibile data unica, i Bellows sono il duo elettroacustico formato da Nicola Ratti e Giuseppe Ielasi, Lippock è artista elettronico di casa Ruster-Norton
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C’mon Tigre
10/03@Monk Club, Roma – 11/03@Teatro La Nuova Fenice, Osimo (AN)
Due appuntamenti con la musica dei C’mon Tigre e i cortometraggi d’animazione del maestro Gianluigi Toccafondo fusi in un unico corpo
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Battles
30/03@Piper Club, Roma
Il supergruppo newyorkese presenta il suo ultimo album in occasione della preview di Spring Attitude Festival 2016
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Terzo Piano
7/03@CellarTheory Live, Napoli – 17/03@Zazzabar di Miglia, Carpi
18/03@Valvola, Orvieto – 19/03@Garbage Live Club,Pratola Peligna(AQ)
25/03@Cafè Retro,Petramelara (CE) – 26/03@LongoTherapy,Longobardi(CS)
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A Night Like This Festival 18/07/2015

Written by Live Report

A Night Like This Festival @ Chiaverano (TO) – 18/07/2015
Foto di Andrea Bordoni

Quando arrivo alla location che ospita i tre palchi del A Night Like This Festival è ancora presto. Il posto è molto bello: appena supero l’ingresso trovo il Palco del Quieto Vivere, il più piccolo, dove sta per iniziare Giorgieness, che inaugura un po’ tutto il festival (se escludiamo il concerto per organo di Carlot-ta nella chiesa di S. Silvestro che però mi sono perso) e già l’atmosfera è magica, stanno tutti seduti sul prato e ascoltano con attenzione le canzoni chitarra elettrica e voce di questa specie di Maria Antonietta più soave e meno sopra le righe, con una voce che sa alternare il graffio e la carezza. Partiamo bene.

Faccio due passi per rendermi conto della situazione. Oltre il primo palco si stende il prato, circondato dalla zona ristorazione e da quella del mercatino, che mi pare tenuto bene e organizzato con gusto, but I’m no expert. In fondo c’è il Palco delle Colline, il grande palco centrale, mentre incuneato dentro uno stanzone con i banchetti degli artisti e delle etichette si trova il Palco dell’Esploratore. È divertente farsi due passi nell’erba e nella quiete e curiosare in giro. La situazione è tranquilla, in giro c’è ancora poca gente, più artisti che spettatori. Io tra l’altro ne riconosco pochissimi, giusto quelli con gli outfit più strambi: gli Abiku con le loro camicie sgargianti o Pernazza (già Ex-Otago e Magellano, qui con i Victoria Station Disorder), canotta e tatuaggi. Davanti a Giorgieness c’è Iosonouncane che si fuma una sigaretta serissimo, ma me lo devono indicare…

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Sempre in un clima di grande tranquillità inizia ad arrivare più gente e i palchi prendono vita. Da sotto il Palco delle Colline mi godo gli Albedo che pompano un bel Rock morbido ma allo stesso tempo compatto, senza sbavature, e nel frattempo comincia a piovere. Io sono felicissimo: meno caldo, meno zanzare, ma mi rendo conto che per il festival potrebbe significare meno affluenza. Mi concentro sul palco principale e scopro gli Stearica, trio torinese di Post-Rock strumentale che tiene con decisione il palco semplicemente suonando bene una sequela di brani energici ed esaltanti. Personale rivelazione del giorno.

Inizio a fare avanti e indietro tra Palco delle Colline e Palco dell’Esploratore, ignorando la pioggia e godendomi la frescura. Vado a sentire gli Abiku e il loro Pop-Rock cantautorale molto sixties che rapisce e convince, anche se a fine set i pezzi mi sembrano un po’ tutti uguali. La brevità delle esibizioni è il modo perfetto per gustarsi generi così diversi in una line-up che ignora i confini di genere provando però a creare un’atmosfera che oltre ad essere sincretica sia anche indirizzata ad un certo tipo di ascoltatore: curioso ma sereno, che ha voglia di divertirsi ma senza strafare. Sulla stessa linea i C’mon Tigre, sul palco principale. Farfisa, fiati, vibrafono, per un Etno-Jazz che è la colonna sonora perfetta di quella che a me pare la fine di un pomeriggio estivo super-rilassato ma che in realtà inizia a essere sera piena. Mi aspettavo un sound molto diverso e invece mi stupiscono portandomi in un viaggio molto chill intorno al globo. Promossi.

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Segue una mia pausa cibo in cui ho modo comunque di seguire i Girls Names, band dell’Irlanda del Nord che fa un Rock bello dritto e noiosetto. Si inizia a sforare leggermente gli orari del programma: sul Palco dell’Esploratore un loop ossessivo e delle inquietanti luci blu ci fanno attendere con ansia l’apparizione di Iosonouncane ben oltre l’orario d’inizio. Quando finalmente Jacopo Incani sale sul palco ci spiega di aver aspettato (inutilmente) che la band dirimpetto finisse di suonare, ma l’ora è tarda e si va comunque. Set continuo e intensissimo, Iosonouncane ci suona DIE usando loop, sample, campioni, fermo dietro un banco pieno di strumentazione e cantando con una voce che pare soprannaturale. A livello scenico risulta uno show abbastanza piatto, ma recupera ampiamente con le canzoni e soprattutto con l’interpretazione, fenomenale.

Da qui in poi la situazione si fa confusa: l’ora inizia ad essere tarda, ha smesso di piovere da un po’ e la gente inizia a sdraiarsi sull’erba a metà del prato per godersi i concerti al fresco della sera, sotto le stelle. La parte più bella del festival è probabilmente proprio questa: si sta rilassati, si ascolta musica ma senza ansie o ressa, l’atmosfera è tranquilla e la line-up si presta all’ascolto sognante e, se si vuole, anche meno attento. Io che soffro parecchio il caos e la folla qui mi trovo benissimo: la pioggia ha forse contenuto l’affluenza di pubblico, ma se anche fossimo stati il doppio o il triplo ci sarebbe stato spazio per il relax. Steso sull’erba ancora un poco bagnata mi lascio rapire dai ritmi elettronici dei Drink To Me, scatenati e divertiti, per poi rimanere a bocca aperta davanti al live folle e senza regole degli strepitosi Jennifer Gentle. La serata finisce col botto dopo l’una e mezza: salgono sul palco gli A Place To Bury Strangers ed è Rock vero, quello con le chitarre che volano di qua e di là dal palco, con pezzi densissimi e scuri, che ti caricano e ti aprono e ti fanno volare via lontano, quella strana psichedelia de facto che ti scuote le orecchie e la fantasia. Un ottimo finale.

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Che finale poi non è, perché raccolti armi e bagagli con estrema calma e concentrazione data l’ora e lo stato psicofisico mio e in generale del pubblico, ci si dirige al camping dove dalle tre all’alba ci sarà tra gli altri Capibara a mettere musica per l’afterparty. Se prima la situazione poteva essere confusa, da qui in poi mi muovo nel sonnambulismo più estremo: ho ricordo di uno spiazzo con la musica a palla dove si è ballato con pochissima grazia ma molto divertimento, e quando i primi raggi del sole hanno fatto capolino sono crollato in me stesso e ho raggiunto la tenda per farmi almeno un paio d’ore di sonno.

Non contenti, i ragazzi del festival hanno pensato di organizzare un simpatico post-evento a mezzogiorno del day after: affettuosamente denominato Lake Me Up, prevede tre mini-live acustici su un pontile che dà sul Lago Sirio. Idea scenograficamente eccelsa, è un po’ più scomoda di quanto mi sarei aspettato. Apre le danze Morning Tea, bravissimo chitarrista che ci dà dentro di fingerpicking, ma che ha lasciato la voce a casa e tiene maluccio il “palco” (che poi è un pontile, per l’appunto). Seguono Bea Zanin e Fade, che però non ho potuto seguire perché il caldo era troppo e… vi ho detto che il lago è balneabile?

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Insomma, dal mio punto di vista A Night Like This è stato un successo, una scoperta, un festival piccolo ma che di questa dimensione si bea e si fregia, come un gioiellino luccicante dove la natura si mescola alla musica lasciando spazio alla tranquillità e al divertimento in egual misura. Festival ce ne sono tanti, magari con nomi più altisonanti e con cartelloni-bomba, ma queste quasi ventiquattr’ore di leggerezza ed esplorazione hanno una loro identità che difficilmente troverete altrove. Da rifare assolutamente.

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A Night Like This Festival: il Cast Definitivo

Written by Senza categoria

A Night Like This Festival, il festival di musica indipendente immerso nel suggestivo borgo medievale di Chiaverano (TO) che si terrà sabato 18 luglio, chiude la sua line up con alcune piccole chicche per prendere l’esperienza del festival ancora più particolare.
Dopo l’annuncio dei nomi sui palchi principali, saranno tre artisti ad incantare sul pontile del Lago Sirio la mattina di domenica 19 luglio dalle 12: Morning Tea, una voce e una chitarra, Bea Zanin, violoncellista che spazia in tutti i generi musicali e Fade, musicista eclettico che spazia in molti sottogeneri della musica elettronica.
A far ballare fino a notte inoltrata sabato 18 l’aftershow al Camping dei Laghi ci sarà Capibara, producer romano un’anima sensibile travestita da nerd.

Si parte con A Place To Bury Strangers, la band noise rock psichedelica di New York che porterà sul palco del festival l’acclamato nuovo album Transfixiation, quarto lavoro in studio pubblicato lo scorso febbraio, nonché il primo registrato con il nuovo batterista Robi Gonzales.
Poi i Drink To Me, band di Ivrea tra le più quotate della scena italiana grazie al suo elettro-pop brillante, che presenteranno il loro ultimo album, Bright White Light, uscito ad ottobre per 42 Records.
I Jennifer Gentle sono un nome ormai storico dell’indie italiano e una delle band nostrane più conosciute all’estero, anche grazie alla firma per la leggendaria etichetta statunitense Sub Pop. Una sicurezza live, cosa che stanno dimostrando ancora nel tour di supporto ai Verdena di questi mesi.
Un altro nome straniero sono i Girls Names, band di Belfast che è passata da un art rock molto scuro a suoni molto più elettronici senza perdere la vena dark.
Altro nome degno di attenzione e sulla bocca di tutti nell’ultimo periodo: i C’mon Tigre, misterioso collettivo internazionale fondato da due musicisti che mantengono ignota la propria identità, lasciando parlare per sé la loro world music che viaggia tra Africa, Mediterraneo e deserti statunitensi.
Populous è un musicista e producer salentino che ha attirato molta attenzione anche all’estero con il suo ultimo album Night Safari, un viaggio esotico tra suoni world e ricerca elettronica, tra antichi strumenti etnici e i bassi della 808.
Nuovo disco da ascoltare dal vivo anche per IOSONOUNCANE, che con il secondo album Die, pubblicato a marzo, propone un collage di suoni che mescola il digitale di campionatori e sintetizzatori con i suoni degli strumenti tradizionali, tra chitarre, organi, flicorni, canti tenorili e molto altro ancora.
I Welcome Back Sailors sono un altro dei nomi di punta di un certo modo tutto italiano di fare electro-dream-pop, e la riprova si è avuta con l’uscita del loro ultimo album Tourismo, definito da tutti uno dei pochi dischi italiani di respiro internazionale.
Oltre a loro Stearica, Edipo, gli Albedo, gli Abiku, Joan Thiele, i The Circle, Giorgieness, i Rame, i Finistère, gli L-Noir, i Parados i Victoria Station Disorder e gli Ongaku Motel.
In apertura ai concerti l’inedito set di organo, voci e rumori della polistrumentista Carlot-ta, costruito ad hoc sulle sonorità dell’antico strumento della Chiesa di San Silvestro di Chiaverano, dove si svolgerà lo spettacolo, tra un cupo e sofferto blues e malinconie folk.
Anche quest’anno A Night Like This Festival non offrirà solo ottima musica: la fotografia avrà un ruolo importante all’interno della rassegna, con due mostre fotografiche realizzate dall’Associazione Culturale Reflextribe. Si rinnova inoltre la collaborazione con la community Instagram IGWORLDCLUB, che promuoverà un contest con l’hashtag #altrevisioni della durata di 12 settimane, al termine delle quali verranno selezionate le 12 foto che faranno parte di un calendario in vendita al festival, il cui ricavato sarà devoluto all’Associazione ONLUS Piccolo Carro di Chiaverano. Torna inoltre per il secondo anno consecutivo la mostra a cielo aperto di artisti emergenti, anche per questa edizione a cura di Gianluca Gramolazzi; l’esposizione si intitolerà (E)coesistenze ed avrà tema green, con al centro del concept l’interazione uomo-natura.
Ormai giunto alla sua quarta edizione, A Night Like This Festival promette un viaggio ipnotico e coinvolgente, in una location mozzafiato. Strutture convenzionate e servizi navetta collegheranno la vicinissima stazione di Ivrea all’area concerti e al campeggio sulle sponde del Lago Sirio, nelle cui acque è possibile (e consigliato!) nuotare circondati da un paesaggio magico.

SABATO 18 LUGLIO 2015
Chiaverano (TO)
Piazza Ombre, 1

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C’mon Tigre all’Hiroshima Mon Amour di Torino

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Si sente spesso dire che a Torino manca solo il mare. Bene. I nostalgici delle propria terra natìa (tendenzialmente a sud ) e tutti coloro che desiderano ardentemente un assaggio di estate non avranno di che lamentarsi, perché ad aprile il Mar Mediterraneo si trasferirà per una notte nella città della Mole. A portarcelo saranno i C’mon Tigre. Reduci dall’esordio del 2014 con l’omonimo album che mescola Funk, Jazz, World Music, Rock ed Afrobeat (tutto in chiave totalmente sperimentale), il duo si esibirà all’Hiroshima Mon Amour il 9 aprile a partire dalle 22.00. Aspettatevi un clima torrido e non spaventatevi al suono del loro ruggito. Le tigri vi divoreranno l’anima ma nessuno si farà male.

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A Night Like This Festival, ecco i primi nomi

Written by Senza categoria

Torna A Night Like This Festival, una giornata di musica che raccoglie nel gioiello medievale del paese di Chiaverano (TO) il meglio della musica indipendente in circolazione, e lo fa con una line up di tutto rispetto. Dopo l’annuncio della data – sabato 18 luglio – finalmente sono stati svelati alcuni dei nomi protagonisti del festival: si parte dai Drink To Me, band di Ivrea tra le più quotate della scena italiana grazie al suo elettro-pop brillante, che presenteranno il loro ultimo album, Bright White Light, uscito ad ottobre per 42 Records. I Jennifer Gentle sono un nome ormai storico dell’indie italiano e una delle band nostrane più conosciute all’estero, anche grazie alla firma per la leggendaria etichetta statunitense Sub Pop. Una sicurezza live, cosa che stanno dimostrando ancora nel tour di supporto ai Verdena di questi mesi. Il primo nome straniero sono i Girls Names, band di Belfast che è passata da un art rock molto scuro a suoni molto più elettronici senza perdere la vena dark. Altro nome degno di attenzione e sulla bocca di tutti nell’ultimo periodo: i C’mon Tigre, misterioso collettivo internazionale fondato da due musicisti che mantengono ignota la propria identità, lasciando parlare per sé la loro world music che viaggia tra Africa, Mediterraneo e deserti statunitensi. Populous è un musicista e producer salentino che ha attirato molta attenzione anche all’estero con il suo ultimo album Night Safari, un viaggio esotico tra suoni world e ricerca elettronica, tra antichi strumenti etnici e i bassi della 808. I Welcome Back Sailors sono un altro dei nomi di punta di un certo modo tutto italiano di fare electro-dream-pop, e la riprova si è avuta con l’uscita del loro ultimo album Tourismo, definito da tutti uno dei pochi dischi italiani di respiro internazionale. L’ultimo nome di questa prima tornata è Edipo, cantautore prodotto da Giada Mesi (etichetta di Dargen D’Amico) con un gusto tutto italiano dei cantautori sessanta/ settanta, unito e contrastato da quella schiettezza e quell’uso della metrica di chi ha fatto propri i dettami della musica rap e li riutilizza a modo suo decontestualizzandoli. Ormai giunto alla sua quarta edizione, A Night Like This Festival torna, come ogni anni, a Chiaverano, gioiello medievale nascosto nel Canavese accanto ad Ivrea e ad un passo dal bellissimo Lago Sirio. Come sempre, con un occhio di riguardo alla musica di qualità, alla natura, ai prodotti hand made, alle degustazioni a km zero e all’arte. A Night Like This non promette solo ottima musica, ma anche un viaggio ipnotico e coinvolgente, in una location mozzafiato. Strutture convenzionate e servizi navetta collegheranno la vicinissima stazione di Ivrea all’area concerti e al campeggio sulle sponde del Lago Sirio, nelle cui acque è possibile (e consigliato!) nuotare circondati da un paesaggio magico, regalando la possibilità di trascorrere un weekend estivo low cost di puro relax.

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Lourdes Rebels – Snuff Safari

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La sola visione della fenomenale copertina vintage di Snuff Safari è capace di evocare suggestioni fuori dal tempo anche se ben collocabili in uno spazio circoscritto. Un po’ la stessa cosa che accade con le pellicole di Quentin Tarantino, specie nelle sue produzioni estreme come Grindhouse o Machete. Se osate anche voltare e sbirciare il retro non saprete più a quali convinzioni aggrapparvi di fronte al primo piano di un cavallo dall’occhio turbato. Superata la destabilizzazione emotiva innescata dalla contemplazione dell’artwork, opera di Luigi Bonora, l’unica via di scampo per la nostra serenità d’animo parrebbe essere l’ascolto ma riconosceremo presto che questa strada è solo un altro contorcersi nella follia.

Dietro il nome Lourdes Rebels si cela il duo parmigiano concepito dallo stesso Bonora e da Rodolfo Villani. Partendo dal progetto solista di Bonora per poi divenire coppia a nome Milkane e Fuck-hyrya, nel 2012 giungono all’attuale Lourdes Rebels, nome ispirato dai letterati francesi Huysmans e Zola (del primo si ricordi Le Folle di Lourdes e del secondo Viaggio a Lourdes) e dal film Lourdes di Jessica Hausner. La conseguenza di questa nuova fusione tra le due menti e del loro lavoro Electronic Freak è appunto Snuff Safari, opera musicalmente sarcastica in due tempi e sette brani la quale mette insieme schiamazzi animaleschi come i ruggiti suggeriti dalla cover, suoni retrò, ritmiche e melodie psichedeliche, voci confuse e lontane che solo raramente accennano veri canonici canti; e poi tastiere distorte, sampler, chitarre elettriche, drum machine e microfoni filtrati, tutto a costruire un sound soffuso e caotico che, pur dando l’idea di echeggiare da una realtà parallela, celebra in maniera decisa atmosfere orientali ed esotiche.

Una sorta di pastiche mistico e sensuale che, per certi versi, si lega all’ultima opera dei C’mon Tigre e che riconduce alla parte spirituale ricordata dalla citazione cattolica nel nome stesso della band. Tuttavia, l’aura trascendentale è essa stessa avvolta in un’ironia granitica e brutale, svelata del resto anche da quel termine, Rebels, che da un lato sbeffeggia simpaticamente gli amici Abraxas Rebels e le gang motociclistiche anni Settanta, dall’altro fa riferimento alle “condizioni di ribelle” in cui si trova un credente nei miracoli “all’interno della nostra società capitalistica e liberale”. Snuff Safari è opera complessa nella forma e nella sostanza, sperimentale e di difficile collocazione ma nello stesso tempo è in grado di concedersi con facilità a un ascolto più leggero, grazie alla capacità di generare situazioni soniche alternativamente distensive e veementi. Un biglietto da visita a prima vista indistinto in un vortice di colori e per questo affascinante per tutto il fertile mondo dell’Elettronica sperimentale italiana.

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Inutili – Unforgettable Lost and Unreleased

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Sono passati poco più di sei mesi da quando vi ho parlato dell’ultimo album di questa folle band abruzzese e ora eccoci presto a fare di nuovo i conti con loro, gli Inutili. Se quel disco era un piccolo capolavoro in due parti, questa volta siamo davanti a qualcosa di ben diverso, più nella sostanza che nella forma a dirla tutta. Unforgettable Lost and Unreleased è una raccolta di brani registrati tra il 2012 e il 2013 e che dunque abbandona la formula delle lunghe suite sperimentali. Si tratta di una collezione di nove brani che può essere considerata come il meglio dei primi Inutili, prima dell’abbandono del bassista Giancarlo Di Marco e rappresenta anche uno strumento ideale sia per cominciare ad approcciare la loro musica non certo easy listening per chi non avesse avuto il piacere di imbattersi già nelle loro registrazioni e sia un valido espediente per godere appieno il processo evolutivo della formazione teramana, per quelli che hanno cercato di seguirne le gesta artistiche con puntuale curiosità.

Il suono è una miscela di Heavy Psych, Blues e Rock sperimentale, senza cantato, che riesce a suonare tanto plastico, avvolgente (“Untitled”) e beffardo (“Mechanical Lady”) quanto meditativo, sfruttando suoni, ritmiche e riff propri della migliore psichedelia d’annata (“Bangkok”) con una strana nebbia nipponica ad avvolgere il tutto, tanto che i parallelismi con Rallizes Denudes e ancor più Flower Travellin’ Band (sarà un caso che sia gli Inutili che questi ultimi abbiano chiamato un’opera Satori?). Oltre a questo, non manca il Blues riletto sempre in chiave lisergica (“Nicotine”) tanto presente quanto la ruvidezza dello Psych Noise (“Noise Again”) vero punto di forza della formazione e caratteristica primaria che li ha resi una delle più straordinarie scoperte fatte negli ultimi tempi nell’underground della penisola. Strane assonanze in “No Name Science” con i ben più mediterranei C’mon Tigre qui quasi omaggiati dalle chitarre fluide ed esotiche pur se con notevole dose di schizofrenia psicotica. Accenni di Stoner nella parte centrale dell’album (“Radon”) anticipano uno dei pezzi più riusciti, la delirante “The Monarch Must Die” che è il perfetto riassunto di quanto di meglio gli Inutili abbiano da offrire. A chiudere l’album, un trionfo di surrealismo chitarristico degno d’incubi tanto incredibili da affascinare più che spaventare si staglia su un basso mantrico e poderoso da farvi vibrare ogni centimetro del corpo.

Unforgettable Lost and Unreleased è l’ennesimo ottimo lavoro di una band che non smette mai di stupirci per l’incredibile capacità di rileggere il passato senza suonare anacronistica. Inutili, se volete, come tutte le cose che ci fanno innamorare veramente.

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