Dieci canzoni per convincervi a guardare Reservation Dogs

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Dieci brani che rappresentano altrettanti validi motivi per scoprire l’Oklahoma indiano e rurale attraverso una storia profonda e delicata.

Giorni fa, consigliandone la visione ad un amico, l’ho descritta così: “parla di quattro ragazzini che vivono in una riserva indiana dell’Oklahoma rurale e che vogliono andarsene da lì; sembra un banale teen drama, ma non lo è”. 

In realtà, in Reservation Dogs, serie prodotta da FX e scritta da Taika Waititi e Sterlin Harjo, di drama (inteso nella sua accezione più elevata) ce n’è molto, a partire dalla costante e persistente sensazione di straniamento e sradicamento che ogni personaggio tende a sperimentare sulla propria pelle.

Le vicende di Bear, Cheese, Elora e Willie Jack (in rigoroso ordine alfabetico) hanno attecchito così tanto nella mia anima proprio perché sono riuscito a sentirle maledettamente mie. Intendiamoci, crescere nell’Abruzzo interno e montano non sarà come farlo nella derelitta e disperata (e anche fittizia, almeno nel nome) Okern, ma di rado un prodotto televisivo è riuscito a dar voce in maniera tanto lucida e potente al senso di alienazione che provo più o meno da sempre.

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In particolare, c’è una scena, alla fine della seconda stagione, che ha causato al mio interno una sorta di smottamento emotivo. I quattro protagonisti, dopo un viaggio a dir poco accidentato, si ritrovano finalmente al cospetto dell’oceano (il motivo del suddetto viaggio preferisco non specificarlo, mi piace pensare che lo scoprirete voi stessi guardandola) e si abbracciano. Un gesto semplice, spontaneo e quasi automatico, ma di una potenza incommensurabilmente catartica. Una scena in cui è racchiuso il senso di ciò che il concetto di “comunità” rappresenta per ogni nativo americano (cioè più o meno tutto, e non potrebbe essere altrimenti).
Per me, che ho sempre faticato enormemente a sentirmi davvero parte di qualcosa, quella sequenza è stata commovente e coinvolgente allo stesso tempo. Un momento da portarsi dentro a lungo.

Su questo sito però si parlerebbe di musica, e, se le mie parole non vi hanno convinto a guardare la serie, spero ci riescano queste canzoni tratte dalla stupenda colonna sonora che l’accompagna.
Mvto (“grazie”, nella lingua degli indiani Creek).

[Uno dei frame più iconici della serie, con tanto di citazione tarantiniana – evidente fin dal titolo, a dirla tutta.]
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Beat Happening – Indian Summer

I Beat Happening sono uno di quei gruppi di cui sei piuttosto convinto di essere praticamente l’unico a ricordarsi, ormai. E invece no, perché la band di Calvin Johnson irrompe per ben due volte durante la serie, e Indian Summer – per bellezza e titolo stesso – non poteva che essere la scelta più ovvia (ma una menzione la merita anche l’altrettanto sublime Our Secret).

Black Belt Eagle Scout – Salmon Stinta

Avete presente la toccante scena in riva all’oceano di cui parlavo prima? Ecco, a farle da colonna sonora è questa struggente e delicata canzone di Katherine Paul aka Black Belt Eagle Scout, artista di Portland che ha fatto delle sue origini native uno dei temi fondanti della propria musica.
PS: durante la serie fa capolino anche Soft Stud, altra perla dal suo repertorio, e davvero non posso che consigliarvi tutta la sua discografia (magari a partire dall’ultimo The Land, The Water, The Sky, di cui abbiamo scritto qui).

Bright Eyes – Devil Town

I was living in a devil town
I didn’t know it was a devil town
Oh lord, it really brings me down about the devil town

And all my friends were vampires
Didn’t know they were vampires
Turns out I was a vampire myself in the devil town


La fragile canzone di Daniel Johnston trova spazio con l’altrettanto bella versione messa in piedi da Conor Oberst e soci. Poche, semplici righe che trasudano smarrimento e sgomento.

Erin Durant – Rising Sun

Artista scoperta grazie alla serie, cantautrice da seguire con grande attenzione. Il pezzo scelto è quello che apre Islands, primo e finora unico album della musicista di New York, uscito nel 2019: quasi sei minuti di intima e solenne delicatezza. Approfondiremo.

Jay Som – Get Well

Nata e cresciuta a Los Angeles da immigrati filippini, Melina Mae Cortez Duterte – conosciuta ai più come Jay Som – deve saperne qualcosa di sradicamento e di origini da preservare.
Il brano in questione suona come una carezza ed è quello che chiude il bellissimo Anak Ko, ultimo lavoro in studio della cantautrice (datato 2019).

Kikagaku Moyo – Nana

Purtroppo la band giapponese non esiste più, ma per fortuna i suoni avvolgenti e psichedelici che l’hanno sempre contraddistinta non smetteranno mai di ammaliare e incantare.
Mettete su quella perla di Masana Temples e iniziate a fluttuare, ora!

LABRYS – Deeper

Altra musicista di cui, prima di guardare la serie, non avevo mai sentito parlare, Penny Pitchlynn è originaria proprio dell’Oklahoma, pertanto è come se giocasse in casa. Il brano in questione è quello che apre il suo EP del 2017, forte di un cantautorato dal retrogusto pop e psichedelico. Musica da pianure americane.

Sleep – Marijuanaut’s Theme & Om – Flight of the Eagle

Inserite insieme perché entrambe partorite da quel totem assoluto che risponde al nome di Al Cisneros e perché, a dirla tutta, sono presenti nello stesso episodio. Un episodio in cui si tende a fumare e a sballarsi un sacco, insieme ad uno dei personaggi più assurdi, improbabili e divertenti dell’intera serie.

Sucide – Cheree

In una serie che dimostra di avere un rapporto così intimo e profondo con l’ultraterreno e la spiritualità, il fantasma di Alan Vega è davvero la ciliegina sulla torta.
Per il resto, bisogna davvero aggiungere qualcosa sui Suicide?

Thee Oh Sees – I Come from the Mountain

Siamo seri: si può non amare alla follia una serie che annovera nella sua colonna sonora un pezzo dei Thee Oh Sees (o Osees, o The Ohsees, o come vi pare)? 
La follia garage psych della band californiana accompagna una delle scene più divertenti e bizzarre della terza stagione, un momento decisamente imperdibile.

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Last modified: 22 Febbraio 2024