A un anno esatto dalla sua uscita, vi raccontiamo del disco con cui il chitarrista australiano, lontano dall’esperienza coi Jet, si concentra su di sé e sul presente.
[ 27.06.2025 | Impressed Recordings | guitar pop, retro pop, psych ]
Non c’è bisogno di presentazioni. Attorno al nome di Cameron Muncey la fama era scoppiata insieme a quella dei due Cester, Nic e Chris, al comando di un progetto rock’n’roll di stampo classico ma suonato nel duemila, quello dei Jet, oggi appartenente al gran filone del facile ascolto, per così dire, ma, di pari passo con l’indie rock, in grado alla distanza di rappresentare lo stile degli anni zero, che aveva rimesso il suono delle chitarre al centro del discorso musicale. Senza dimenticare alcuni passaggi rilevanti nella bio della band: vendite con cifre esorbitanti e pezzi letteralmente cristallizzati sui dancefloor del mondo, anche a distanza di vent’anni.
Ma cominciamo dalla fine.
Inedite connessioni introspettive.
“You may think that you know what a solo record by a member of the multi-million-selling Australian rock’n’roll band Jet is going to sound like, but you do not”. Nella definizione appropriata che Impressed Recordings aveva dato all’album in fase promozionale è racchiusa una grande verità: pensiamo di sapere.
In un contesto generale di crescente immaterialità elettronica, il calore di questo disco mite ci viene trasmesso al primo sguardo grazie ad una copertina dal look vintage e desaturato, vero e proprio equivalente figurativo delle scelte stilistiche sonore, che richiama il passato – e il trapassato – nella speciale dose q.b., “quanto basta”, creando connessioni introspettive inedite nel caso di Muncey, distante dall’impatto dei riff dei Jet.

Tra glamour e disillusione.
Nel disco abbiamo trovato molte cose inattese, di fatto: nonostante la mancanza di un elemento trainante fra le varie componenti, si fa comunque notare il pezzo catchy per le radio – Already Gone, scritta insieme a Louis Macklin – che dà gusto e suona in modo rotondo, malgrado si qualifichi in passivo nel bilancio delle atmosfere più nobili, come la rallentata malinconia di I’ve Been Low e di No Rock’n’Roll Star, singoli che in qualche maniera andranno a sostenere l’argomento dei vari momenti low che Cameron ha desiderio di condividere attraverso questo disco.
Poi, a seguire, un carrello di delicate suggestioni sixties e seventies, orchestrazioni accurate delle linee melodiche, psichedelia e musiche sognanti come in Arrhythmia e in Breathing Again. Ed ancora – grazie all’aiuto dei vecchi amici Mark Wilson e Pete Marin e del produttore australiano Jan Skubiszewski – momenti di groove, accenni di soft-rock, il piano aggraziato a supporto del ritmo, una voce morbidissima e che si dissolve quando non sussurra. Persino una zuccherosa eco anni ottanta sempre gradita agli spudorati che non ne sono usciti, come in Daylight, Dark Mind e in Friendly. Tanto spazio a riff e chitarre. D’altronde, a Cesare quel che è di Cesare.
Inoltre, fra il materiale che anticipava la pubblicazione, nell’aprile ’25 era stato pubblicato il video di Take A Chance, girato da David Jenkins jr, in cui il protagonista, preso dal viavai di buie camere da letto e corridoi, oscilla tra realtà e sogno, cabine di prova, giacche eccentriche e lustrini. Impossibile non considerarla una rappresentazione onirica di un qualsivoglia vissuto del chitarrista: uno scorrere fra le lusinghe del glamour e le correlate disillusioni, assai tipiche delle ere post-tutto ma anche assai tipiche delle cose che a un certo punto, inesorabilmente, finiscono.
Di arrivi e di nuovi inizi.
La messa insieme delle molte idee raccolte a furia di lunghe sperimentazioni ha generato un disco faticoso a etichettarsi poiché figlio di mille sentimenti e periodi, tra i quali una deprimente pandemia. Senza dubbio, l’album si identifica come un realistico punto d’approdo nell’ultimo vissuto di Cam Muncey, messo all’angolo a riflettere su qualche sogno infranto – The Delusions, per l’appunto – ma con la voglia di esaltare i momenti davvero ispirati fra quelli più monotoni dell’ordinario, dopo lustri trascorsi in braccio alla gloria.
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Last modified: 26 Giugno 2026




