Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con la band inglese al termine dell’esibizione durante la recente edizione di Ypsigrock: si è parlato di riferimenti musicali, ispirazioni cinematografiche, idea di comunità e tanto altro.
[Intervista a cura di Dario Damico e Virginia Bronzini.]
[Foto in copertina e all’interno dell’articolo © Jessica Borrello]
Fiumi di parole sono stati scritti sulla ventinovesima edizione di Ypsigrock e su quanto questo festival sia speciale sotto ogni punto di vista. Quello che ogni anno però aspettiamo più del panettone di Fiasconaro, più della gioia della condivisione, più dei dj set di Fabio Nirta è scoprire quali saranno i nostri nuovi gruppi preferiti.
I Dog Race sono tra gli eletti di quest’anno, e al termine della loro esibizione abbiamo piacevolmente chiacchierato con Katie Healy (voce), James Kelly (chitarra), Will Macnab (basso), Harry Giles (batterista) e Dillon Willis (synth).
Alla ricerca di una propria identità sonora.
All’interno della Cappella Palatina del Castello dei Ventimiglia, la cornice che accoglie l’Ypsi Once Stage, è conservata la reliquia del teschio di Sant’Anna. Una presenza che intreccia perfettamente misticismo e un gusto soft-horror in linea con quello della band. James ci dice subito che si sentono molto fortunati ad aver suonato qui, e che hanno tutti provato una bellissima sensazione scendendo dal palco. Poi continua: “Di sicuro preferiamo suonare in luoghi come questo piuttosto che in locali privi di carattere che danno una sensazione di vuoto. Amiamo i posti che sembrano un po’ inquietanti, perché si sposano perfettamente con quell’atmosfera teatrale che cerchiamo di creare.”
Il gruppo ha all’attivo un EP, Return the Day, e due singoli antecedenti, Terror e There’s a Mouse in My House. Abbiamo chiesto dell’evoluzione del loro percorso; il completamento della formazione è stato un passo decisivo. Katie ci racconta: “Credo che il gruppo sia cambiato nell’esperienza e nella capacità di scrittura dei brani. Man mano che il tempo passava si sono uniti anche altri membri, Dillon e Will sono arrivati dopo il singolo There’s a Mouse in my House ma prima di It’s the Squeeze. Hanno davvero ampliato il nostro sound e contribuito in modo massiccio a definire l’identità sonora dei Dog Race!”
Aggiunge James: “Credo che It’s the Squeeze sia stato il primo brano in cui ci siamo sentiti soddisfatti della direzione intrapresa. Non penso che Terror e Mouse rappresentino davvero la direzione che vogliamo seguire e il sound a cui puntiamo, quei pezzi sono nati più in una fase di sperimentazione. Poi, con l’arrivo di questi ragazzi, tutto è andato al posto giusto.”
It’s the Squeeze è infatti il brano con cui si congedano dal palco, ed è un perfetto contenitore in cui tutti gli elementi cardine dei Dog Race sono messi in risalto: la cripticità dei testi, i tenebrosi cambi di voce che Katie fa sembrare così semplici e un suono che si ispira all’immaginario goth, ma non solo.
Tra cinema e riferimenti ’70 e ’80.
Sempre facendo riferimento al luogo in cui ci troviamo, scherziamo sul fatto che proprio a Castelbuono si trova un cartello uguale a quello di Twin Peaks, perché le cime montuose che sovrastano il paese sono note ai local come Pizzi Gemelli. E Katie ci svela come proprio David Lynch sia stato tra le sue fonti di ispirazione: “Direi che soprattutto agli inizi è stato molto facile trovare ispirazione nel cinema: penso a registi come Stanley Kubrick, Wim Wenders o Lynch. Siamo stati influenzati da una certa estetica dei ‘70 e degli ‘80, credo che per noi fosse più semplice da veicolare per far capire meglio quale sarebbe stato il nostro sound complessivo. A livello sonoro ci sentivamo affini alle colonne sonore dei loro film, o a certi elementi tipici di quel tipo di musica. Si trattava più di creare un’atmosfera simile a una scena cinematografica, piuttosto che giusto un brano suonato da una band.”
II rosso in particolare è il colore che guida la loro estetica. Pensiamo alla cover di Return the Day, ai vari outfit di Katie e a una delle loro foto promozionali, in cui la band è posizionata di fronte a un pesante tendone teatrale rosso. Abbastanza lynchiano, no?
Per quanto riguarda i riferimenti musicali, non possiamo fare a meno di chiedere a Katie se quel suo modulare la voce passando dal candore alle tenebre nello spazio di una canzone fosse in qualche modo influenzato da Siouxsie dei Siouxsie & the Banshees. La sua risposta: “Ho sempre amato Siouxsie and the Banshees, fin da quando avevo diciott’anni. È stato mio padre a farmeli scoprire quando stavamo mettendo in piedi i Dog Race; pensava che mi sarebbe stato utile osservare il loro immaginario e la loro musicalità, vista anche la presenza di una donna come cantante quando invece molte altre band con sonorità simili – come The Cure o Bauhaus – erano guidate da uomini. Credo di averli ascoltati a livello inconscio, non è stata un’influenza diretta, ma è qualcosa che ha sicuramente lasciato il segno. Non l’ho mai vista dal vivo, ma un tempo suonavo in un’altra band e avevamo lo stesso manager.”

Uno spiccato senso di comunità.
I Dog Race sono stati tra i partecipanti di No Band is an Island, la serie di concerti a prezzi accessibili organizzata dai Westside Cowboy e altre band della scena mancuniana proprio nella città di Manchester con lo scopo di raccogliere fondi per Medical Aid For Palestinians e altre associazioni benefiche. Un’iniziativa che nell’ultimo anno ha compattato molto un’intera nuova generazione di gruppi britannici.
Il titolo è chiaramente tratto dal celebre No Man is an Island di John Donne; abbiamo quindi chiesto ai Dog Race di dare a questo una loro personale definizione. Comincia: Dillon: “A mio avviso l’idea dell’isola è quella di un luogo appartato. Credo che le band siano sempre qualcosa di più della somma delle loro singole parti e che i membri possano essere intercambiabili. Noi abbiamo un nuovo batterista, Harry, che si è inserito alla perfezione. È qualcosa di più grande di noi” (Harry intanto saluta, ndr).
Katie fa invece riferimento al senso di comunità: “Il motivo principale per cui volevo mettere su una band era che nessuno dei miei amici, mentre crescevo, ascoltava musica. Così ho pensato di farlo per trovare finalmente una comunità e le persone giuste per me. E alla fine l’abbiamo trovata proprio negli amici con cui abbiamo suonato. Affronti le stesse difficoltà e puoi contare su di loro.”
Infine James conclude: “Forse per alcuni c’è l’idea che esista una sorta di competizione tra i gruppi. Per la nostra esperienza, tutti vogliono semplicemente che gli altri abbiano successo. Quando qualcuno ottiene un contratto discografico o realizza progetti entusiasmanti, non ci si chiede mai perché non sia successo a noi, la reazione che abbiamo è che siamo davvero felici per loro.”
Come Ypsigrock insegna, il futuro è già nostalgia e noi vogliamo sapere che cosa accadrà in quello dei Dog Race. Ci tranquillizzano: ci sono nove nuove canzoni in arrivo.
Nota a margine: mentre mettevamo insieme i pezzi di questa intervista, la band ha aperto una raccolta fondi per l’album di debutto: la trovate qui.
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Last modified: 4 Settembre 2026




