Spiryt – Spiryt

Written by Recensioni

Un inno alle tenebre in cui si fatica a sentirsi a proprio agio e trovare la luce per uscirne.

[ 23.10.2018 | Seahorse Recordings | post punk, dark wave, goth rock ]

Non mangio carne e difendo la causa degli animali e sono anche un grande fan dello champagne. Credo in una vita dopo la morte. Sono un praticante di reiki (maestro). Pratico anche litoterapia e radiestesia.

Si presenta con queste parole l’artista francese dopo l’esperienza con i No Answer a cavallo tra anni Ottanta e Novanta e quella solista dal 2013 fino allo scorso anno. Parole apparentemente inutili per dare un significato al suo nuovo album pubblicato col moniker Spiryt ma che in realtà suggeriscono chiavi di lettura diverse per una musica che molto lascia all’aspetto emozionale di chi ascolta.

Con il disco uscito sul finire del 2018, Il musicista e produttore Jean-Luc Courchet sceglie di scandagliare tutte le tonalità del nero a lui più consone, mantenendo i ritmi sempre più compassati, con ritmiche quasi ripetitive e suoni minimali e ipnotici adatti a forgiare un’atmosfera che sembra l’ingresso in un oscuro mondo stregato e inafferrabile. Qualcosa che suggerisce una sorta di naturalismo mistico raggiunto attraverso un sound che spazia dall’ethereal wave malinconico ed epico a un gothic rock minaccioso e criptico; una colonna sonora perfetta per una notte scura e senza luna, fatta essenzialmente di soli elementi strumentali, realizzata fondendo l’esperienza post punk, dark e goth degli anni Ottanta con i Cocteau Twins (ovviamente depauperati della parte lirica) o i Dead Can Dance, forse il più evidente punto di riferimento per Spiryt.

L’omonimo esordio dell’artista francese è un disco difficile per chi è lontano da certi suoni ma che fa anche fatica a fare breccia nel cuore di chi più avvezzo per una linearità espressiva che sembra tradursi troppo in un appiattimento e una semplicità che sfiorano la mediocrità. Un album che pur se apprezzabile nel risultato difetta di spunti e slanci che vadano oltre quello che potremmo aspettarci.

Un lavoro certo oscuro ma quasi troppo spento e che proprio per questo non riesce a rapire chi è abituato ad affogare il corpo nel buio e gli occhi nel candore della luna. Del resto è la luna che ci mostra la vera bellezza delle tenebre; senza, tutto sarebbe solo un immenso niente.

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Last modified: 4 Aprile 2019

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