Hitch Von Cassen – Humpty Dumpty

Written by Recensioni

Un sognante viaggio sonoro tra shoegaze e sperimentazione.
[ 17.02.2022 | autoprodotto | shoegaze, experimental, post-rock ]

Hitch Von Cassen è un giovane artista di origini molisane ma ormai abruzzese di adozione: dopo aver frequentato attivamente per qualche anno la scena musicale pescarese e aver preso parte a vari progetti locali (da segnalare l’esperienza nel gruppo post-rock dei Long Farewell Noise), è arrivata la scelta di mettersi in proprio e di dare libero sfogo alla propria creatività e a tutte le sonorità che negli anni ne hanno plasmato e influenzato il gusto musicale.

Registrato presso il Muffin Man Studio di Santa Teresa di Spoltore (PE) e curato nella parte grafica dall’artista campana Dalila Amendola, Humpty Dumpty è l’atteso e agognato debutto: forte della collaborazione del musicista Dan Van Nard, Hitch Von Cassen è riuscito nell’intento di incasellare alla perfezione tra le pieghe del disco tutti gli ascolti che nel corso degli anni lo hanno portato ad essere il musicista che è oggi.

I’m Lost in a Fishbowl è il singolo che già nell’aprile dello scorso anno aveva anticipato l’album: il brano, impreziosito dalla sognante voce di Ana Ora (amica di lunga data di Hitch), è liquido ed etereo, a metà strada tra Cocteau Twins e Mazzy Star, e riesce appieno nell’intento di restituire tutta l’elegante delicatezza che il suono dell’artista molisano è capace di trasmettere.

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Che lo shoegaze sia il filo conduttore che lega i brani del disco appare chiaro fin dai titoli di alcune tracce: basti pensare all’opener Ladies and Gentlemen, Welcome Back to the Wonderland, chiaro omaggio ai magnifici Spiritualized, traccia d’apertura che è interamente strumentale (e in questo senso speculare alla title-track di chiusura) e immancabilmente perfetta per aprire le danze.

Ridurre però il disco ad un semplice esercizio shoegaze sarebbe davvero limitante: Humpty Dumpty è infatti un album che fa della voglia di sperimentare la sua peculiarità principale. Prova ne è un brano come 二十七, che vede al basso e alla voce Viviana Galante e che sembra essere uscito dalle outtakes di Pygmalion: lo shoegaze che si quieta per adagiarsi su tappeti sonori ambient e post-rock.

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Da un disco autoprodotto non ci si può che aspettare una spiccata vena DIY, e le atmosfere smaccatamente lo-fi in cui è immersa My World in Color sono lì a ribadirlo: la si ascolta e vengono alla mente i Galaxie 500, decisamente non un brutto risultato.

L’arpeggio delicato con cui si apre la semi-ballad Take My Hand, Show Me the Beauties of the World (altro titolo quantomai shoegaze) è tra i passaggi più orecchiabili ed emozionanti del disco, per un brano che pone di nuovo l’accento sulla spiccata capacità di Hitch di creare melodie sempre coinvolgenti e mai effimere e che vede la partecipazione del duo teatino degli Smirne.

Quella di Hitch Von Cassen è musica intrisa di passione, di voglia di suonare, di urgenza di trasmettere emozioni: che vogliate definirla shoegaze, ambient, dream pop, post-rock poco importa, ciò che conta sono i sentimenti, e sotto questo aspetto vi garantiamo che Humpty Dumpty non vi deluderà.

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Last modified: 15 Febbraio 2022

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