Cinque dischi che non consiglierei al mio peggior nemico

Written by Recensioni

(Non) fatevi fottere.

Avete presente quella storia per cui circa il 70% degli utenti si ferma al titolo senza aprire e leggere il testo? Se ne fate parte, oltre che a dispiacermi per voi, dovreste sapere che vi ho fregato; dovreste ma non lo saprete mai. Perché i dischi di cui vi sto per parlare sono tutt’altro che dischi da non ascoltare; ok, non i più grandi capolavori della musica contemporanea ma di certo musica che potrebbe svoltarvi una triste giornata piovosa di agosto.

URLA DI SPERANZA

Si parte con Trionfo, nuovo lavoro degli umbro-laziali Scimmiasaki prodotto da Andrea Sologni dei Gazebo Penguins. Emocore e alternative rock cantato in italiano, urla cariche di positività e speranza, tanto melodico e accattivante quanto potente ed energico. Un disco malinconico come ci si aspetterebbe viste le premesse, ma molto meno di quanto potreste immaginare; non troppo originale nello stile che accosterete senza problemi, almeno in alcune parti, ai colleghi già citati ma anche a Fast Animals And Slow Kids o Mary In June ancor di più e con diverse cose da rivedere a partire dalle parti vocali ma che mostra un enorme potenziale di crescita per la band.

SE NON SCOPIAMO CON QUESTA…

A due anni di distanza da La Banalità Del Pene tornano a far danni i Cornoltis, band rock a modo suo in attività dal 2008. Questa volta con Qlandia non solo punk pop, ma una miscela sonora al servizio di testi folli, irriverenti, volutamente stupidi e fatti male. E si finisce a parlare di quanto fanno schifo le torte salate, di stipsi e difficoltà a fare la cacca, di erba legale che non fa un cazzo, di matrimonio e fine del sesso e tanto altro. Un cocktail che li porta lontano dall’apprezzamento del pubblico (che spesso finirà a offenderli ai festival, come scoprirete nella loro autoironica pagina Facebook) ma che fa innamorare i cazzoni come me che ogni tanto sentono il bisogno di non prendersi sul serio anche quando si parla di musica. Oltre a quattro inediti, tra cui la toccante (avete capito che non c’è da prendersi sul serio?) Se non scopiamo con questa…, il disco contiene alcuni vecchi singoli come Gli striscioni degli sposi, forse il brano più riuscito della band, e Feci difficili.

MISCELE RIUSCITE

Cambiamo completamente stile con Hum, album dei Baobab Romeo prodotto da Seahorse Recordings. Mettendo da parte il tema fin troppo abusato del viaggio come metafora, resta un sound incantevole che miscela l’elettronica agli strumenti più classici con naturalezza, creando atmosfere languide ma nervose al tempo stesso, con ritmiche seducenti e suoni ipnotici sullo sfondo di una vocalità che pare fare il verso a tanti grandi d’oltre confine ma che, in realtà, suona carica di personalità. Anche stavolta, non un disco che punta all’originalità più di ogni cosa ma una quantità di qualità tale da non poterli mettere da parte troppo frettolosamente.

RUMORE FRANCESE

Dall’Italia ci spostiamo per un attimo in Francia con i Ni e il loro Pantophobie, disco che esce a tre anni di distanza da Les Insurgés De Romilly e che affronta il tema della paura come evidente dai titoli dei brani (Phonophobie, Héliophobie, ecc…). Un album post metal, quasi interamente strumentale, tetro e impegnativo, rumoroso quanto basta, pieno di cambi di ritmo in stile math rock e nervoso quanto basta. La presenza in fase di registrazione di tale Herve Faivre degli Igorrr è solo un surplus per convincervi a sprofondare in questo inferno fobico.

RESISTENTI IMPROVVISAZIONI

Torniamo e chiudiamo in Italia con Lo Zoo di Berlino insieme a Patrizio Fariselli e il loro Area – Resistenze Elettriche. Da una parte registrazioni live nei luoghi della resistenza d’improvvisazioni su temi classici del repertorio degli Area; nel lato B (il disco è pensato per il vinile pur se presente in altri formati) invece, quattro inediti strumentali tra cui la bellissima e folle versione funky di Bella Ciao. Resistenze Elettriche è un album complicato non solo nella forma e nella sostanza, viste le tematiche di fondo e la tecnica palesata in ogni brano ma è un disco difficile perché palesemente nostalgico nel suo ripercorrere le avanguardie progressive anni Settanta. Un disco in sostanza impossibile da consigliare con leggerezza a un ragazzo e su cui è impossibile soffermarsi senza una giusta predisposizione, anche se si tratta di adulti che hanno vissuto l’epoca d’oro del genere.

Se siete arrivati alla fine, complimenti.

Non fate parte della moltitudine di analfabeti funzionali che affogano nel web.

Il premio? Lo sapete; sono cinque dischi che potrebbero svoltarvi la giornata e che difficilmente avreste trovato “al solito posto”.

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Last modified: 1 Ottobre 2019