You Say I Romanticize mette in mostra tutta l’unicità e la spontanea naturalezza del duo del Kansas.
[14.08.2026 | Sub Pop Records | art punk, post-punk, indie rock]
You Say I Romanticize ha tutto: un titolo giusto, una copertina giusta, un suono giusto. E io ho fatto una cosa infame, prima di buttare giù i miei pensieri ho letto una manciata di recensioni e pareri sfusi per capire che cosa ricordano gli Sweeping Promises alle persone là fuori. The Runaways, Blondie, X-Ray Spex, Sleater-Kinney e via dicendo.
Insomma, tutto ammissibile. Eppure, per quanto catalogare sia un atto istintivo, l’unico catalogo in cui riesco a inserire gli Sweeping Promises è di tipo emozionale. È evidente che ascoltandoli emergano delle reference (qualcuna l’ho piazzata anche io, qui), è che Lira Mondal e Caufield Schnug per me sono l’innesto che ha generato un frutto a sé stante; e nessuno mentre si gusta un’arancia ripete in continuazione quanto sia buono il pomelo.
Il loro terzo album certifica uno stile portato avanti non per ostinata convinzione, ma per spontanea naturalezza. Molte band sembrano prigioniere della volontà di essere post-punk a tutti i costi. Loro no.
Il suono degli Sweeping Promises è lo-fi, ma, rispetto ai lavori precedenti, in questo disco è anche pieno, e investe su un entusiasmo che promette di espandersi nella dimensione live. Registrato nella loro casa-studio in Kansas, l’album è una traduzione perfetta dell’approccio nerd che esige sbrodolarsi nel mondo, e questa sbrodolatura vive nella voce di Lira, che urla con un controllo e una consapevolezza da pelle d’oca.

Tra attitudine nerd e sentimenti nostalgici.
Shooting Shadows, il brano che apre il disco, nonché primo singolo, è un piccolo racconto di tutti gli aspetti citati, il pezzo che ci monta la carica, più di tutti, di volerli sentire dal vivo. La chitarra isterica e controllata, la voce esaurita e limpida.
Sempre a portare in alto l’attitudine nerd, un brano che non potrà mai condividere il suo titolo con altri: My Friend’s An Entomologist, già un classico della loro discografia.
La nostalgia più impolverata, associabile al pattern della copertina, tipicamente da sedili degli autobus anni Ottanta-Novanta, eccola arrivare in Last Man. Sarà per il titolo (ispirato a Mary Shelley), quest’ultima infonde una certa energia maschile e porosa nel pezzo successivo, un altro titolo importante: Rapture, Or… Qui la voce si abbassa e si fa, ora sì, molto vicina a quella noncurante di Debbie Harry/Blondie, chiaramente omaggiata anche nella scelta del titolo. Un leggero velo di synth, chitarra e persino il violino.
Abduction on Camera risulta più diretta rispetto al wall of sound che ci ha avvolti finora. La linea di basso è un momento più prevedibile di altri, ma anche la pulizia nella densità risulta vincente.
My Anchoress sembra parlarmi direttamente all’orecchio: Hey, girl, your cell is shrinking – Hey spend your days just thinking.
Se siete stati attenti, di recente i Fontaines D.C. hanno dichiarato che il loro ultimo singolo Marianne era stato scartato e ora si ritrova ad essere il brano di punta dell’album in uscita, Dopamine Chamber. Ecco, la storia di Cocoon, il secondo singolo di You Say I Romanticize, è ancora più simpatica perché, a quanto pare, è una canzone che hanno sempre usato come riempitivo durante i concerti, e, rimpastandola, qui si sono decisi finalmente a darle spazio. E meritatamente, visto che è la più orecchiabile di tutta la tracklist.
Un’identità spontaneamente forte.
Il riferimento più diretto che ho trovato in quest’album è in Accent, che dall’intro alla struttura generale mi ricorda tantissimo The Devil Lives in my Husband’s Body delle Pulsallama, leggendario act costruito principalmente su basso e percussioni (a questo proposito, per la prima volta in un album degli Sweeping Promises c’è un batterista, Spenser Gralla, non facciamo passare in secondo piano questo aspetto).
Chiudono il lavoro Does He Want to Be the Weatherman e Write Lightly, quest’ultima in un trionfo di disillusione: You say I romanticise – That my perspective’s compromised.
Quando dico che posso accostare e catalogare idealmente gli Sweeping Promises secondo solo principi affettivi, è perché sono esistiti ed esistono gruppi dall’identità spontaneamente forte come la loro, che non hanno mai spettacolarizzato nulla, perché già dotati di caratteristiche uniche. In questo senso, la copertina ci dice già tutto: un mix “essenziale” di forme geometriche wave. Vedi questo pattern e ti senti a casa, ti senti la nerd post-modernista che sei, ed è poco proficuo approfondire, perché è questione di gusto soggettivo e di emozioni fluviali.
Va bene, lo dico, ci sono due gruppi che idealmente sono il pomelo e il mandarino che hanno fatto l’arancia (ahaha, sembra la frase di un cronista che la Gialappa’s sbeffeggerebbe) e per me sono i Romeo Void e i Missing Persons, due band che incapsulano l’unicità di cui ho parlato. Nella mia mente, Debora Iyall e Dale Bozzio stanno stendendo un tappeto rosso a Lira Mondal, così che possa prendersi un nuovo spazio del mio cuore e di quello di tante altre ragazze.
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album 2026 Art Punk indie rock Post-Punk Sub Pop Records Sweeping Promises USA
Last modified: 5 Settembre 2026




