Vinile vs Cd vs Mp3: è una questione di qualità o una formalità?

by Ulderico Liberatore

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A parità di tecnica di registrazione vogliamo qui toccare i vari aspetti, ma anche le trasformazioni, che i supporti audio hanno avuto nel tempo e come lo studio dell’apparato uditivo, unito all’avvento dell’information technology, abbia aiutato a elaborare nuove tecniche di diffusione dei materiali audio. Cominciamo dal pentagramma; quando la frequenza fondamentale di una nota (es. LA1=110Hz, LA2=220Hz … LA4=440Hz) viene raddoppiata, non facciamo che andare più in alto di un’ottava. Allo stesso modo, se vogliamo salire di un semitono basta moltiplicare per 21/12 la fondamentale. Dodici sono i semitoni che compongono una scala. L’orecchio umano è in grado di percepire un range di frequenze che vanno da 20Hz a 20KHz e va detto che la massima sensibilità si ottiene intorno ai 2-4KHz (che è la banda vocale utile trasmessa ad esempio sui cellulari); inoltre, come è facile intuire, con l’avanzare dell’età il limite superiore dei 20KHz tende a diminuire. Provate voi stessi, cliccate play sul video qui sotto e sentite che età hanno le vostre orecchie!!!

Le variabili che entrano in gioco nella registrazione del suono, nella propagazione e successivamente nell’ascolto fanno si che, nel tempo, l’informazione contenuta nella registrazione sia andata via via diminuendo cercando di far risaltare maggiormente le frequenze dove l’orecchio ha la massima sensibilità. Così si risparmia memoria nei supporti a scapito di una “fantomatica qualità”. Dico fantomatica perché non fà differenza se ascoltate un vinile, un mp3 (con compressione decente) o un compact disc; non è il supporto a creare la differenza ma un insieme di cose come la qualità della registrazione, le vostre orecchie, il tipo di impianto Hi-Fi che avete in casa, l’ambiente che vi circonda e poi il supporto audio utilizzato. Quindi, lasciando perdere la registrazione perché non dipende da noi, le nostre orecchie per le quali c’è poco da fare, l’assenza di impianto Hi-Fi visto che i soldi sono sempre pochi, cerchiamo di capire che differenza c’è tra i supporti più diffusi.

Il Vinile è il supporto analogico per eccellenza e, seppur molti di noi non abbiano mai sentito il suo suono, rimane sempre un must per gli appassionati, tanto che alcuni riferiscono che il suo effetto acustico risulti “più caldo”: ma è solo l’irregolarità dei solchi che produce una lieve distorsione che lo fa sembrare tale. Messi da parte i gusti personali, l’incisione su vinile rimane molto fedele alla qualità dei trasduttori (microfoni) utilizzati per la registrazione. Sfatiamo però qualche mito: per prima cosa, è vero che durano anche 100 anni, certo ma a patto che li manteniate con cura, non li facciate cadere e che possediate un giradischi con una buona testina. Giradischi che, per suonare sfruttando tutte le qualità, ha bisogno di manutenzione periodica e di una spolverata se non utilizzato di frequente, dopo ovviamente aver sostenuto una spesa iniziale per l’acquisto cercando di non risparmiare troppo. Incidono sul suono, ad esempio, le vibrazioni derivanti dal motorino che lo fa girare e, del resto, si tratta pur sempre di suono riprodotto per mezzo semi-meccanico. GIUDIZIO: tanti ricordi portano da lui ma in fin dei conti al giorno d’oggi è scomodo da utilizzare.

Il Compact Disc è il primo surrogato dell’era digitale; l’audio stereofonico (LPCM) viene memorizzato in formato digitale, campionato a 44,1 KHz con campioni di 16 bit che regolano l’andamento della pressione sonora. I 44,1 KHz sono il risultato del teorema del campionamento di Nyquist-Shannon secondo cui la frequenza di campionamento deve essere doppia rispetto alla frequenza massima del segnale da acquisire. Ricordate la sensibilità dell’orecchio umano, 20 KHz? Ecco spiegato perché il CD ha un campionamento a 44,1 KHz e cioè per accogliere tutte le frequenze udibili dall’uomo. Seppure queste specifiche tecniche hanno reso il CD il migliore dei supporti, c’è da dire, come ben sappiamo tutti, che se non conservati bene alla lunga si rovinano. GIUDIZIO: ottima qualità, facilità di utilizzo, ma attenti a non lasciarli al sole.

MP3 e FLAC sono i nuovi formati digitali, “senza supporto”, adatti alla trasmissione e condivisione in rete. Ulteriormente compressi e campionati secondo specifici algoritmi ed estratti dal CD sono, rispettivamente, con perdita di qualità, lossy e senza perdita di qualità, lossless. Il formato FLAC (768 kbit/s) lossless rimane il più adatto all’ascolto, grazie alla sua alta fedeltà, molto simile al CD e una più versatile archiviazione che però vede file dell’ordine dei 10/20 MB. Non è facile trovare in rete del materiale con questi standard. GIUDIZIO: ottimo compromesso, adatto ai tempi che viviamo; peccato non sia così facile reperire album in questo formato. L’MP3 rimane il più utilizzato e diffuso ai giorni nostri grazie alla ridotta occupazione di spazio, 3/4 MB leggeri da streammare. Esistono tre diversi livelli di compressione sviluppati negli anni. Sintetizzando, possiamo dire:  Layer I, compressione a 384 kbit/s, eccellente qualità audio, utilizzato nei sistemi professionali digitali, utilizza il metodo di eliminazione delle frequenze mascherate sfruttando gli studi di psicoacustica. Layer II, compressione tra i 192 e i 256kbit/s, usa algoritmi più sofisticati del precedente ottenendo una qualità eccellente a 256 kbit/s ma anche a 192 kbit/s raggiunge buoni livelli. Layer III, compressione tra i 112/128kbit/s, utilizza, oltre che i precedenti metodi, anche una codifica estrema basata sull’entropia del contenuto informativo. Con 128 kb/s otteniamo un suono molto vicino all’originale. GIUDIZIO: è impossibile farne a meno al giorno d’oggi e se proprio potete scegliere prediligete il rapporto di compressione più elevato.

Ognuno ha i suoi gusti, o meglio le sue orecchie, basta non cadere troppo in basso e cercare il compromesso migliore nella situazione in cui vi trovate. Un sano trasformismo, senza bandiere da sventolare, ci può portare a scegliere il Vinile per gli album che ci hanno segnato o che non possiamo far a meno di possedere. Il Compact Disc in caso volessimo gustare a pieno o sostenere un gruppo. Il FLAC se proprio volessimo archiviarci tutto. Per tutto il resto c’è il buon vecchio e pirata Mp3.

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7 Commenti a Vinile vs Cd vs Mp3: è una questione di qualità o una formalità?

  1. Moebius scrive:

    Nella puntata del 28/06/2014 di Moebius (programma scientifico di Radio24) si è parlato del big match tra cd e vinile. La puntata è ora sul blog di Moebius (http://www2.radio24.ilsole24ore.com/blog/moebius/).
    Sono stati intervistati Luca Cremonese difensore del CD, Gegè Telesforo in favore del vinile, Lanfranco Rambaudi ingegnere studioso di fedeltà del suono.
    Saltano fuori opinioni e temi interessanti!

  2. Biagio scrive:

    Suggerire il 128 kb/s e’ come suggerire di ascoltare la radio.
    Se non siete interessati ad emozionarvi per la musica che ascoltate, se non volete sentire i bassi nel basso ventre e ascoltate dalle casse di un computer, allora non volete ascoltare musica e usate il 128 Kb/s. Usate spotify e vi accorgete che 128 Kb/s e’ ridicolamente basso per uno standard di buona qualità’ audio. In pratica sentite solo la voce, la parte strumentale e’ pessima. Il piano suona come un diapason e non distinguete la corda di una chitarra dal timbro di un pianoforte. Non ho mai sentito mp3 a 300 kb/s quindi non so giudicare. Tra CD e LP ho dubbi atroci. La mia impressione e’ che l’LP sicuramente non suona peggio di un CD (modulo i rumori classici della testina dovuti alla polvere, ma sembra che il cervello riesca a isolarli). Il CD sembra peggio, in particolare sulla distorsione degli alti e produce un suono meno spazioso. Ovviamente bisogna avere un impianto di qualità per ascoltare. Se non l’avete, allora va bene qualunque cosa, ma in tal caso, non credo che siete interessati alla differenza di suono tra LP, CD e mp3…

    • pierpang scrive:

      Io ascolto con cuffia sony 7506, la più usata negli studi di registrazione negli usa e scheda audio esterna certificata thx. Però facendo il test della radio pubblica americana che Ulde ha indicato qui sotto distinguo la compressione 128 solo sulla musica più recente dove la qualità dell’acquisizione è più alta. Se tu indovini tutto al primo colpo, complimenti. Tra i commenti del test diversi sound engineers che pur con DAC dedicato e cuffie studio commettono i loro sbagli..

  3. Secondo me non è tanto un discorso sulla qualità percepibile ma quanto sul supporto in se. E’ raro che quando si ascolta un pezzo, a meno che non lo si faccia di mestiere, si riesca a percepire la differenza di qualità.

    Il punto è che il CD è un feticcio, un prodotto molto più dozzinale del vinile e molto meno “bello” da avere. Il vinile può essere considerato un materiale da collezione, il cd lo può essere ma tendenzialmente è meno d’effetto, non so se mi spiego.

    Detto ciò io sono un grande sostenitore della musica online e scaricabile, per me il disco è uno strumento per dare forma ad un lavoro e farsi conoscere e ascoltare, finalizzato però a girare e a fare grandi live.

  4. Altrove scrive:

    Posso confermare l’enorme differenza fra il 128K e il (almeno) 192K.
    Con buone cuffiette (Piston III, una scoperta incredibile) la differenza è abissale visto che le alte scompaiono e il suono è proprio opaco.
    Ormai ascolto SOLO dai 256K in su ….. ma il 320K è sempre il mio obiettivo negli MP3.


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