Dodici Tracce: non la solita playlist #09

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Una rubrica in cui le illustrazioni di Stefania incontrano gli scritti e le playlist di Claudia, dando alla luce un racconto sonoro a forma di vinile.
My sins my own, they belong to me!

Avevo comprato una libreria all’Ikea che poi non ho mai colorato, l’ho lasciata così. Pure il barattolo coi pennelli e la vernice. Non ne ho mai fatto niente. Il perno culturale della stanza tutta per me è rimasto sempre al naturale. Appoggia le assi su altri muri ora e figura snella su un pannello di sughero, ma per oltre dieci anni ha conservato libri e dischi, solennemente. Da un’impalcatura leggera di cartone si era lasciata erigere secondo le istruzioni. Aveva un grande destino davanti a sé. Un bruco che si appresta alla metamorfosi. Sarebbe stata il piccolo tempio un giorno, un importante guscio protettivo. Finché non avesse finalmente accolto il graal: una mezzo litro disgustosa di acqua Panna in plastica, da cui una sera aveva attinto sua santità. Patti Smith.

Che anni assolutamente liberi quelli. V e M erano andate al concerto senza di me, non so dove fossi ma non c’ero. E loro portarono un po’ di concerto da me. Quella domenica avevo eccezionalmente mancato il sermone, ma comunque ebbi l’ostia. Un Patti delivery in consegna gratuita, dalle mani leste leste delle mie ragazze che avevano attraccato il bordo palco.

“(Claudi)Etti ti abbiamo portato la bottiglia di Patti Smith, ha bevuto da qua”. Anni assolutamente liberi, e favolosi. Al volo in vetta top five dei cimeli.

***

Patti viene a Firenze molto spesso ma significa tanto ogni volta. È sempre migliore, sempre più vecchia. Sempre diversa. Mi ha urtato la spalla all’ora di pranzo un giorno, nella piazza di Santa Maria Novella. Come non fosse già abbastanza, per quella piazza, l’esser stupendamente diversa dalle altre con quella pianta a forma di trapezio un po’ sbilenco, come i quadrilateri orribili che disegni alle medie sui banchi. Meravigliosa Terra Santa da quel momento, sul metro quadro di pietra dov’ero quando ho toccato per caso la dea Patricia Lee Smith e dove lei si era scusata con me per la botta e dove io non l’avevo mai rincorsa per abbracciarla, per limonarla, e per ringraziarla di esser stata così esplosiva e di esser stata intensa nel dare ascolto alle sue inclinazioni, fondendo assieme le divine arti, musica e poesia. Che mitica.

Patti, maestra, non te l’ho mai detto ma ti amo. Pure se i concerti che tieni ora mi annoiano. Ti ho vista tante volte, ma continuerei a farlo. Lo meriti tu, e anche io ti merito. C’e ancora bisogno di figure esemplari, qui nel mio cuore. Ed è per questo che ho conservato quello schifo di naturale Panna tanto a lungo: dentro c’era un po’ di te. Fra gli scaffali della Billy leggendaria in rovere che avevo montato per le cose preziose e che volevo anche dipingere. In mezzo a dischi e libri. Nemmeno le perle di condensa lungo il collo mi hanno fatta desistere, oppure vomitare: la bottiglia da qui non esce, ragazzi. Perché Patti non esce da qui, ragazzi. My sins my own, they belong to me! Mi appartiene come i peccati.

TRACKLIST

01. Patti Smith – Babelogue
02. Patti Smith –
Rock’n’Roll Nigger
03. My Bloody Valentine –
come in alone
04. The Flirtations –
Nothing but a Heartache
05. Peaches –
Boys Wanna Be Her
06. The Murlocs –
Loopholes
07. Patti Smith – Gloria: In Excelsis Deo
08. Mazzy Star –
Blue Light
09. The Dictators –
No Tomorrow
10. MC5 –
Teenage Lust
11. New York Dolls –
Trash
12. Patti Smith –
Till Victory

ARTWORK

(di Stefania Cupillari)

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Last modified: 22 Maggio 2021