Un esordio dal sound coraggioso e personale – Intervista ad Aleam

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Scopriamo qualcosa in più sul giovane rapper e sul suo EP di debutto da poco uscito per Tritolo.

(di Anna Signorelli)

Aleam non è altro che lo pseudonimo di Alessio Amato, classe 1998, artista napoletano, giovanissimo e freschissimo, membro del collettivo Tritolo, nato attorno alla figura di Clementino (già una bella garanzia, no?).
È uscito lo scorso 5 aprile il suo EP Mayday, interamente prodotto da Daniele Franzese; nelle cinque tracce che lo compongono ritroviamo il sound tipico della trap, unito ad un elemento che non poteva mancare in una personalità artistica come quella di Alessio, ovvero il cantautorato melodico che caratterizza così marcatamente la sua città. È un bel mix, dà freschezza e forza a questo lavoro, che, tra l’altro, ha il pregio di affrontare tematiche per nulla superficiali e suscitare domande a cui, talvolta, non è semplice rispondere: forse proprio da questo nasce l’esigenza di mandare un “mayday”, una richiesta d’aiuto.

Ho incontrato Alessio, insieme al suo manager Pasquale Aliperti, proprio per farmi raccontare in prima persona chi è, come prendono forma le sue canzoni, e quali aspirazioni ha per il futuro.

Ciao Alessio! Parto subito dal titolo del tuo EP, Mayday. È una richiesta d’aiuto? Se sì, da cosa nasce?

Ciao! No, non è una vera e propria richiesta d’aiuto. In realtà, visto che non volevamo intitolare il progetto con il titolo di un brano contenuto all’interno dell’EP, abbiamo deciso di ricercare un termine che decifrasse un po’ il concetto generale del lavoro. Da qui è nato Mayday, anche perché, concentrandoci bene su ciò che volevamo esprimere io e Daniele (che è il produttore di tutti i brani dell’EP), abbiamo capito che tutti i pezzi erano sulla stessa lunghezza d’onda, e che bene o male trattavano tutti la stessa tematica, affrontandola da punti di vista diversi. Abbiamo scelto questo titolo abbastanza significativo per dare un’importanza al concept del progetto.

Tu vivi a Napoli, città con un’identità e un mood ben definiti, anche a livello musicale. Cosa pensi della scena napoletana? Quanto sei stato influenzato e quanto ha inciso su di te tutto questo immaginario?

Sicuramente, essere di Napoli ti caratterizza se fai arte, e anche nella vita in generale, perché comunque ogni città ha una maniera diversa di approcciarsi alle cose. Napoli ha la sua, e io ne sono influenzato. Per quanto riguarda la musica, sono stato molto influenzato da Pino Daniele, e dalla black music napoletana in generale, ad esempio Napoli Centrale e altri artisti di quella scena, di qualche anno fa. Anche oggi Napoli ha la sua scena, che è sicuramente parte fondamentale di qualcosa di più grande e consolidato. Per quanto riguarda i testi, per ora ho scelto di esprimermi in italiano: io sono legato anche a progetti in cui mi esprimevo in dialetto, quella di ora non è una scelta stilistica, ma una scelta presa per rafforzare il contenuto dei brani.

In futuro potresti tornare a usare il dialetto?

Forse sì. Non lo so, ma non lo escludo. Non lo userei per moda, anche perché c’è questo periodo in cui è tornata l’ondata del napoletano, ma comunque scelgo di usare il napoletano per esprimere cose che prediligono quel tipo di linguaggio.

C’è un’altra città che ti incuriosisce e ti affascina, per l’atmosfera che si respira e le occasioni che potrebbe darti?

Mi piacerebbe vivere sempre a Napoli (ride, ndf), però mi incuriosiscono molto Roma, Firenze e anche Milano, perché sono città con un’identità forte.

Cosa mi racconti del collettivo Tritolo? Quanto di quell’esperienza si rivede in questo EP?

Tritolo è una realtà in continua evoluzione, e io sono felice e onorato di farne parte. Poco più di un anno fa Pumba mi ha presentato, e piano piano, grazie alla maggior fiducia, è cresciuta anche questa collaborazione. Il mio modo di fare musica da allora è effettivamente cambiato, perché sento la responsabilità di rappresentare al meglio il gruppo a cui appartengo, quindi cerco di portare questo impegno nei miei brani.

Ascoltando l’EP sono rimasta colpita in particolar modo da una canzone, Giorno 2, che in certi passaggi ha smosso qualcosa in me. Sono curiosa di sapere da cosa nasce questo pezzo, e che cos’è per te il giorno due.

Allora, già nella struttura questo brano è particolare: non ha un inciso forte, non dà un taglio netto fra una strofa e l’altro… è semplicemente un flusso di coscienza, nato da giorni in cui stavo molto da solo in casa. Affrontavo la quotidianità in solitudine, e quando sei solo riesci a parlare con te stesso: questa situazione mi ha portato a scrivere questo pezzo, a cui infatti sono anche particolarmente legato. Poi sono legato più o meno alla stessa maniera a tutti i brani, forse sul sound ho qualche preferenza, perché ci sono pezzi che mostrano più sfaccettature del mio essere artista, che mi piacerebbe approfondire in futuro, come per esempio Bonsai o Noi no.

C’è questa sorta di luogo comune sulla trap che affronta sempre le stesse tematiche ristrette e superficiali: invece, nonostante il tuo sound attinga molto da quel mondo, ci sono testi che affrontano concetti molto più intimi e seri rispetto al prototipo del testo trap. Come nascono le tue canzoni? Parti prima dalla musica o scrivi in primis le parole?

Io parto da un’idea di sound. Creo un’idea di musica che poi elaboro tramite la scrittura. Faccio andare di passo queste due cose. Una volta che ho un materiale abbastanza concreto lo rivedo poi con Daniele. È un processo anche abbastanza lungo, ma aiuta a sentirsi più legato ai brani. Non essendo io un rapper effettivo, non scrivo di getto, quindi a volte ci vuole un po’ per elaborare qualcosa che mi soddisfi; dipende poi anche da quello di cui sto parlando.

Scrivi di esperienze autobiografiche o attingi a tutto quello che ti circonda?

Per il momento la mia è perlopiù una scrittura autobiografica, ho l’esigenza di raccontarmi e ci tengo a farlo.

Una cosa che ho notato è che non ci sono featuring in questo EP: c’è una motivazione precisa dietro questa scelta, oppure vorreste inserire delle collaborazioni nei prossimi lavori?

È vero, non ci sono featuring ma non è una scelta stilistica. Non abbiamo pensato a dei featuring semplicemente perché eravamo concentrati a pensare a un progetto e farlo uscire bene. Essendo felici di quello che stavamo facendo io e Daniele in studio, eravamo presissimi e per il momento si sono lasciate da parte le collaborazioni. In futuro però ci divertiremo a far uscire qualcosa!

Vai, fammi dei nomi, anche in grande.

Ovviamente io ti parlo dei miei sogni artistici, quindi il mio desiderio sarebbe collaborare magari con Ghemon o lo stesso Clementino, perché sono artisti che hanno radici fortissime, e io ne sarei onorato.

C’è anche qualcosa al di fuori del tuo mondo che ti incuriosisce?

Sì, chiaramente io amo molto la musica d’oltreoceano… a me piace molto Post Malone, ovviamente è un’utopia (ride, ndr).

Se dovessi descrivere il tuo progetto in tre parole a qualcuno che non ti conosce ancora?

Personale, musicale e coraggioso.

Cosa ci dobbiamo aspettare da Aleam nel futuro prossimo?

Sicuramente dei pezzi nuovi, anzi, abbiamo già alcuni pezzi in cantiere, prima di concentrarci solo sull’EP avevamo già altri pezzi al di fuori che poi sono stati scelti. Teniamo un sacco a questi pezzi. Per quanto riguarda i live vedremo un po’ quali opportunità avremo.

Ci puoi svelare qualcosa sui pezzi che usciranno?

Aleam: Diciamo che bene o male seguiranno sempre il filone dell’EP. Ci saranno pezzi un po’ più pop, quindi con linee melodiche più accentuate ed altre invece caratterizzate da un sound più scuro.
Pasquale: c’è da dire che questri brani che usciranno erano già pronti, per l’EP che è uscito abbiamo scelto le tracce che ci sembravano accomunate da un certo filone, infatti è un concept EP. È vero, ha cinque tracce, ma non sono scelte a caso giusto per far uscire il progetto. Più che un EP, quindi, è un minialbum.
Aleam: per questo ti dicevo, anche i prossimi brani saranno sulla stessa lunghezza d’onda, e pur non avendoli scelti per l’EP ci teniamo alla stessa maniera, perché comunque facevano parte di un progetto più grande, che è andato a restringersi con la nascita di questo EP.

Parlando di live, dove ti piacerebbe suonare in Italia?

Sicuramente mi piacerebbe esibirmi anche fuori Napoli: vorrei portare questo progetto anche fuori dalla mia realtà, sarebbe una bella esperienza.

Ultima domanda: tre dischi che ti hanno influenzato e che quindi consiglieresti anche ai tuoi ascoltatori, per avvicinarli al tuo sound.

Non sono collegati fra di loro, eh: ti direi To Pimp a Butterfly di Kendrick Lamar, che è un album molto importante per me, Nero a metà di Pino Daniele, e Beerbongs and Bentleys di Post Malone. I primi due me li sono portati dietro per parecchio tempo, mentre quello di Post Malone mi ha aiutato anche a capire cosa volevo dal mio sound.

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Last modified: 22 Maggio 2019

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