Un esercizio catartico – Intervista agli SPRINTS [ITA/ENG]

Written by #, Interviste

La band dublinese sta riscuotendo un soddisfacente successo dopo l’uscita dell’album di debutto: ne abbiamo parlato con il batterista Jack Callan.

Gli SPRINTS sono una band di Dublino il cui album d’esordio Letter to Self è uscito il 5 gennaio scorso per City Slang (per un focus diretto sull’album rimandiamo alla nostra recensione).
Qui invece trovate il testo della nostra conversazione con Jack Callan, batterista della band che abbiamo intervistato in una chiamata Zoom circa dieci giorni dopo l’uscita del disco. Oltre a Jack, il gruppo è composto da Karla Chubb (voce, chitarra), Sam McCann (basso) e Colm O’Reilly (chitarra).

***
[ITA]
Ciao Jack! Dimmi, come sono andate le prime due settimane dopo l’uscita dell’album?

Ad essere sincero, è stato pazzesco. Dal giorno dell’uscita, il 5 gennaio, siamo tutti rimasti stupefatti dalla risposta avuta dall’album.
Eravamo tutti contenti del nostro lavoro, ma non sai cosa mai ne penseranno gli altri ed è davvero emozionante. Poi abbiamo avuto una settimana di concerti in-store nel Regno Unito, suonando nei negozi di dischi; è stato piacevole perché sono stati piccoli concerti intimi e dopo ci siamo fermati anche a firmare i dischi, avendo modo di incontrare molti fan faccia a faccia.

Abbiamo anche fatto un paio di concerti davvero piccoli, uno a Londra allo Shacklewell Arms e uno a Dublino, al Whelan’s Upstairs, cioè dove è stato il nostro primo concerto in assoluto. È stato bello tornare al punto di partenza.
E poi Maida Vale, la BBC… tutto decisamente pazzesco.

Diverse importanti band irlandesi si sono susseguite negli ultimi anni: dai Fontaines D.C. a The Murder Capital, dalle Pillow Queens aL successo dei Lankum dello scorso anno, per fare qualche nome. Probabilmente la scena irlandese è al suo apice oggi più che mai.
A cosa pensi sia dovuto?

Incredibile, tutte quelle band che hai elencato hanno fatto davvero bene e penso che sia anche per la varietà di generi.
Fontaines D.C., The Murder Capital, Gilla Band sono più nello spazio rock. Poi guardiamo ad artisti come Lankum, The Mary Wallopers o a John Francis Flynn, che si collocano in uno spazio più tradizionale e folk; e poi c’è anche tanta buona musica hip hop.
Senza dimenticare anche le piccole band che hanno al momento solo un paio di singoli o un EP, come i Chalk, i Gurriers… sono così tante, e non solo a Dublino, ma in tutto il resto del Paese.

Probabilmente il grande successo dei Fontaines D.C. ha aiutato chi è venuto dopo, ma vedo che tutti voi vi sostenete sempre a vicenda, non solo su Instagram ma anche in eventi come il Merchy Christmas di Dublino prima di Natale…

Penso che a volte possa esserci un malinteso e la gente pensi che ci sia competizione; in realtà tutti vogliono solo che tutti gli altri facciano bene. Come hai detto tu nel caso di una band come i Fontaines, tutto quel che hanno fatto aiuta tutti gli altri artisti che verranno dopo di loro.
E speriamo che, se noi faremo bene, sarà lo stesso per il prossimo gruppo di band che stanno iniziando a pubblicare musica solo adesso.
È in continua crescita, più band hanno un buon riscontro fuori dall’Irlanda e in Irlanda, più le persone prestano attenzione un po’ più velocemente e tutto resta sotto il radar.

Nel vostro percorso avete raggiunto un grande traguardo nel 2022 suonando nella piccola chiesa di Dingle all’Other Voices Festival. Ogni artista irlandese con cui ho chiacchierato mi ha parlato della chiesa di Dingle. Cosa significa per voi artisti irlandesi suonare in quella chiesa?

È davvero speciale! Abbiamo suonato nella chiesa nel 2022 ma abbiamo suonato anche al Music Trail del festival nei pub nel 2020 a Ballina, poi nel 2021 a Dingle, e poi anche nel 2022. Quindi in realtà eravamo già presenti al Music Trail, poi abbiamo ricevuto una chiamata all’ultimo, un paio di settimane prima e ci hanno detto: “Sentite, abbiamo uno slot nella chiesa, se voleste restare un giorno in più…”.

È stato surreale, non potevamo crederci! Abbiamo suonato il venerdì, il sabato e poi anche in chiesa la domenica. In ogni caso siamo tutti grandi fan del festival, quest’anno non suonavamo ma io ci sono comunque andato come spettatore. È uno dei miei fine settimana preferiti dell’anno ed è fantastico, sia per la musica sia per la gente che partecipa; Dingle è a prescidnere una città davvero meravigliosa!
Suonare nella chiesa è stato sicuramente uno dei momenti salienti della nostra carriera finora.

E adesso è uscito il vostro primo album. Ci sono molte delle vostre storie personali in queste canzoni e parlano di sofferenza, ansia e c’è anche una certa rabbia.
Questo album è una sorta di catarsi per voi? È un modo per rilasciare qualcosa attraverso queste canzoni e trovare un equilibrio interiore?

Penso che l’intero album sia davvero un esercizio di catarsi.
In particolare per Karla e le cose di cui parla: depressione, ansia, cose che sono successe nella sua vita; è come prenderle, inserirle in un corpo di lavoro, riconoscerle e fare qualcosa con esse. Sì, c’è molta rabbia, ma è una rabbia attiva, può esserci qualcosa di positivo nell’affrontarla e nell’esercitarla. Un po’ come dire: “Bene, ora ho guardato il tutto in faccia e posso andare avanti”.

Dal punto di vista sonoro la musica è complementare, è piuttosto dura, schietta ed energica, puoi anche divertirti un po’ ascoltandola, con un po’ di headbanging. Vale anche per noi stessi, quando abbiamo provato nel corso degli anni: una sera in cui arrivavi davvero stanco dopo il lavoro e dopo aver avuto una brutta giornata, ti riunivi insieme per due ore, facevi un sacco di casino e poi dicevi: “Adesso mi sento benissimo!”. Anche questa è quasi una forma di terapia.

Parlando del punto di vista degli ascoltatori, non pensi che possano sperimentare una sorta di “forza collettiva nella vulnerabilità” dentro queste canzoni?

Assolutamente. Karla diceva che quando era più giovane, soprattutto da donna queer che scriveva di un sacco di queste cose, non c’era molta gente a cui potesse ispirarsi.
Nella musica rock più heavy non sono in troppi cantare di queste cose. È per tutti, ma soprattutto quando vedi i giovani adesso ai concerti, speri che questo possa davvero connettere quelle persone che non hanno molti punti di riferimento.

Qualche settimana fa avete inviato agli iscritti una newsletter con i vostri consigli letterari di fine anno. Se Letter to Self fosse un libro, quale sarebbe?

Scelgo Il mago di Earthsea di Ursala Le Guin, uno dei libri inclusi nella newsletter. Il personaggio principale attraversa delle difficoltà per tutta la durata del libro ed è perseguitato da uno spettro.
Si scopre poi che lo spettro è un frammento del suo sé interiore e alla fine arriva la decisione di confrontarsi e riunirsi con esso.
Penso che sia una bella sintesi dell’album, ci sono molte emozioni difficili affrontate ma la nota che vogliamo lasciare alle persone è quella dell’ accettazione di sé e della speranza.

C’è una canzone delle vostre precedenti che avreste voluto includere nell’album?

Quando eravamo in studio abbiamo effettivamente registrato una versione di Drones, che era nel nostro primo EP Manifesto. Non l’abbiamo messa, ma forse alla fine finirà in un B-side.
E poi abbiamo parlato di registrare Little Fix, ma alla fine non l’abbiamo fatto. Se dovessi sceglierne una probabilmente sarebbe proprio quest’ultima, che è ancora sicuramente una delle preferite dal vivo. La suoniamo ancora a tutti gli show..

Il 2024 sarà un anno molto impegnativo per voi. C’è una città o un festival esatto in cui diresti “voglio suonare Letter to Self proprio qui”?

La risposta ovvia sarebbe Dublino, proprio perché tutte le esperienze in esso contenute provengono generalmente da Dublino e anche noi siamo dublinesi. Ma… forse direi Seattle, che è una delle città degli Stati Uniti in cui suoneremo. Attingiamo molto dal rock, dal grunge e dal noise degli anni ’90, che probabilmente hanno più influenze americane.

Ci sono anche date italiane in arrivo?

Non ancora, ma ci sono ancora offerte per i festival in arrivo.
Direi che la prossima volta potrebbe essere un festival, magari durante l’estate, ma ancora nulla di confermato,
L’estate scorsa abbiamo suonato ad un piccolo festival chiamato Tv Spenta a Rapolano Terme, in Toscana. Era un festival locale, è stato davvero cool!

[Grazie mille a Jack per la disponibilità. Speriamo di vederci presto in Italia, a questo punto.]

***
[ENG]
Hi Jack, tell me, how were the first two weeks after the album release?

It’s been crazy to be honest with you. From the release day on the 5th of January, we’re all very blown away by the response to the album.
We were all happy with the album but you don’t know what other people will think of it and so very exciting. Then we had a week of In-Stores basically in the UK playing record shops. That was really nice because they were small intimate gigs and and also we were doing signings afterwards so we were getting to meet a lot of fans face to face.

We also played a couple of really small shows, one in London and the Shacklewell Arms and one in Dublin, Upstairs at Whelan’s, which is where we played our first ever show; it was nice to go back where we started. And then Maida Vale, the BBC… it was definitely crazy.

Several important Irish bands have followed one another in recent years: Fontaines D.C., The Murder Capital, Pillow Queens and the big success of Lankum last year, just to mention few of them. Probably the Irish Scene is at its peak today more than ever.
What do you think is due to?

Incredible, all those bands that you listed have done so well and I think it’s for the variety of genres. Fontaines D.C., The Murder Capital, Gilla Band who are more in the rock space. But then we can look at bands like Lankum or The Mary Wallopers or John Francis Flynn who are in a more traditional and folk space; and there’s a lot of good hip hop music as well.
They’re bands who have already done well but even if you look at the small bands who only have a single or two or an EP, like Chalk, Gurriers… t
They are so many and not just in Dublin but all over the country.

Probably the great success of Fontaines D.C helped who came after but I can see that all of you always support each other, not only on Instagram but also at events like Merchy Christmas in Dublin before Christmas…

I think sometimes there can be a misunderstanding and people think It’s very competitive but everyone just wants everyone else to do well.
Like you said band like Fontaines… how well they have done only helps everyone else who comes up next. And we hope that if we do well, it will be the same for the next batch of bands that are only starting to release music now.
It’s constantly building, more bands do very well outside from Ireland and in Ireland, more people just pay attention a bit quicker and all is more under radar.

In your journey you’ve reached a big milestone in 2022 playing in the Dingle tiny church at Other Voices Festival. Every Irish artist I spoke to told me about the Dingle Church. What does it mean for you Irish artist playing in that church?

That’s really is special! So that was 2022 but we played the Music Trail in the pubs in 2020 in Ballina and then in 2021 in Dingle and then in 2022 as well. So we were already at the Music Trail then we got a a last minute call a couple of weeks before and they said like: “We actually have a slot in the church if you want to stick around for an extra day…”

It was surreal, we couldn’t believe it: we played the music trail show on Friday and Saturday and then played the church on Sunday!
We’re all such big fans of the festival anyway, like even this year we weren’t playing but I still went as a fan. It’s one my favourite weekend of the year and It’s amazing for the music and for the crowd who go to attend; Dingle is such an amazing town anyway!
Playing in the Church was definitely one of the highlights of our carreer so far.

And now your first album is out. There are many of your personal stories in these songs and they talk about suffering, anxiety and there is also a sort of anger. Is this album a kind of catharsis for you? Is it a way to release something through these songs and find an internal balance?

I think the whole album really is an exercise in catharsis.
Particularly for Karla and the things that she’s talking about: depression, anxiety, things that have happened in her life, It’s like getting them and putting them down into a body of work and acknowledging them and doing something with them. Yes, there is a lot of anger and rage but it’s active, there can be something positive in that, dealing with them and exercising them a little bit.
So it’s like: “Well now I’ve looked this in the face and I can move on”.

But then also because sonically the music complements, it’s quite heavy and in your face and energetic, you got to have a little bit of fun with it and a bit of head banging. Even for ourselves, rehearsing over the years; you could be coming in in an evening after work or you’re really tired or having a bad day; but you all get together for two hours, make a lot of noise and then you say: “I feel great now!”.  Even that is a form of therapy almost.

Talking about the listeners point of view, don’t you think they can experience a kind of “strength in vulnerability” into these songs?

Absolutely. Karla was saying that, when she was younger particularly as a queer woman writing about a lot of this stuff,  there wasn’t too many people that she could look up to.
In heavier rock music, there isn’t a whole lot of people singing about this stuff.  It’s for everyone but particularly when you see young people now at shows, you hope It might really connect with those people who don’t have too many to look up to.

A few weeks ago you sent a newsletter with your end-of-year literary recommendations. If Letter to Self were a book, what would it be?

I’ll go with A Wizard of Earthsea by Ursala Le Guin, one of the books included in the newsletter.The main character has a very difficult time throughout the book and he’s haunted by a specter.
It turns out that the specter is a fragment of his inner self and at the end there’s the resolve when he confronts himself and he’s whole again.
I think it is a nice sum up for the album, there’s a lot of difficult emotions dealt with on it but the note we want to leave people with is one of self acceptance and hopefulness.

Is there a song from your back catalogue that you would have liked to include on the album?

When we were in the studio we actually recorded the version of Drones, which was in our first EP Manifesto. We didn’t put on it but It will end up in a B-side eventually.
And then we talked about recording Little Fix but we just didn’t at the end
If I had to pick one It would probably be Little Fix, that’s still definitely one of the live favourites. We still play it at all the shows.

2024 will be a very busy year for you. Is there an exact city or festival where you would say: “we do want to play Letter to Self right here”?

The obvious answer would be Dublin, just because all of the experiences in it are generally from Dublin and we are also from Dublin. But… I think maybe Seattle, one of the US cities we’re playing.
We pull from a lot 90’s rock , grunge and noise that probably are more US influenced.

Last one, are there any Italian dates coming up too?

Not yet, but there are still festival offers coming in.
I’d say the next time could be a festival, maybe during the summer, but nothing confirmed yet.
We played a tiny festival called Tv Spenta in Rapolano Terme (Tuscany) last summer. It was a local festival, really cool!

LINK

Sito web
Bandcamp
Instagram
Facebook
Twitter

SEGUICI

Web • Facebook • Instagram • Twitter • Spotify  Telegram

Last modified: 22 Febbraio 2024