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Primavera a la Ciutat: guida pratica alla sopravvivenza

Written by Eventi

Qualche dritta per muoversi tra i club di Barcellona per gli appuntamenti in città.

Per il Primavera Sound 2022 ogni angolo di Barcellona si riempirà di musica. Quest’anno infatti – oltre ai due weekend in programma in cui i live si terranno come di consueto al Parc del Fòrum – tra il 5 e l’8 giugno, in aggiunta alla giornata inaugurale del 1° giugno, altri 14 luoghi e spazi di Barcellona ospiteranno circa 200 spettacoli in un Primavera a la Ciutat senza precedenti. Un festival parallelo e complementare al festival stesso, ricco di seconde (e anche terze e quarte) opportunità e di occasioni uniche per completare l’offerta musicale del ventennale della rassegna catalana.

In breve, cinque giorni per girare da cima a fondo il circuito dei locali di Barcellona con la partecipazione di Sala Apolo e La (2) de Apolo, Razzmatazz 1 e Razzmatazz 2, Sidecar, Paral-lel 62, RED58, La Tèxtil, La Nau, LAUT, Bóveda e VOL, oltre al Poble Espanyol e all’adiacente Upload.

Primavera a la Ciutat sarà la celebrazione definitiva del ritorno alle sale da concerto di Barcellona, ma anche un omaggio alla club culture in tutte le sue forme, finalmente riattivata come ecosistema chiave per la vita musicale e sociale di qualsiasi città.

Programma completo e orari dei concerti sono già disponibili (puoi consultarli qui) ma, così come Primavera da sempre ci insegna, non bisogna farsi prendere dall’emozione convincendosi di possedere il dono dell’ubiquità e di poter assistere a tutti gli eventi. Eccovi quindi qualche dritta che potrà aiutarvi a fare le scelte giuste e a pianificare ogni serata nel modo migliore.

LE LOCATION

Sala Apolo e La (2) de Apolo sono luoghi che i veterani del Primavera conoscono bene. LAUT e Paral-lel 62 sono vicinissimi alle due sale dell’Apolo. L’area è raggiungibile in metro (fermata Paral·lel, linea 2 se si proviene dal Fòrum, linea 3 da Gracia o da Plaça de Catalunya) o comodamente a piedi se siete in zona Raval. A 10 minuti a piedi da qui c’è il Sidecar, nella centralissima Plaça Reial (accanto a La Rambla).

Le due sale del Razzmatazz si trovano nel quartiere di Poblenou. La linea 1 le collega al centro (fermata Marina), la linea 4 al Fòrum (fermata Bogatell). Nei paraggi si trova anche la sala VOL. In 10 minuti a piedi dal Razz si raggiungono sia La Nau che la sala Bóveda.

Poble Espanyol è la storica location in cui si svolsero le prime edizioni del Primavera Sound, un’area all’aperto nel cuore di Montjuïc, nella parte meridionale di Barcellona, dove si trova anche la sala Upload. La zona dista circa 40 minuti in metro dal Fòrum, 20 dal centro (fermata Espanya).

RED58 e La Tèxtil sono location più centrali e distano un quarto d’ora l’una dall’altra, una a ridosso del Passeig de Gràcia e l’altra vicina alla Plaça d’Urquinaona.

Considerando distanze, tempi di percorrenza e il fatto che tutte le sale hanno ovviamente una capienza limitata – e cioè che vige la regola del “chi prima arriva” – va da sè che, ad esempio, sarà fisicamente impossibile assistere a un live al Razzmatazz e arrivare in tempo per quello che subito dopo inizia all’Apolo. Insomma, non vi fate fregare dalla mappa ufficiale – carinissima, certo, ma assai poco rappresentativa della realtà – dove tutto sembra essere a un tiro di schioppo. Per evitare delusioni in diretta, vediamo quali sono le possibilità giorno per giorno.

***

Il primo giorno di Primavera a la Ciutat sarà l’unico senza dilemmi: mercoledì 1° giugno l’appuntamento è dalle 19 al Poble Espanyol con The Linda Lindas. A seguire: Wet Leg, Teto Preto e Rina Sawayama. I più audaci (o gli ignari del fatto che dal giovedì al sabato avranno bisogno di molte energie) potranno proseguire agevolmente spostandosi poi all’Upload, dove tra le performance previste c’è anche quella attesissima dei KOKOKO!.

DOMENICA 5 GIUGNO

I primi dubbi esistenziali arriveranno la domenica sera, quando, reduci dal primo weekend al Fòrum, avrete davanti a voi la prima ardua scelta. Deciderete di non perdervi Iceage e King Gizzard & the Lizard Wizard in Sala Apolo (e a seguire magari fare un salto al Sidecar per i Tropical Fuck Storm), oppure opterete per il Razzmatazz? Sappiate che nel secondo caso i dubbi aumenteranno i maniera esponenziale, perché si tratterà di scegliere tra vedere Jehnny Beth e Beck nella sala principale oppure farvi direttamente la coda per entrare al Razzmatazz 2 e attendere il live degli Shame ascoltando Jamila Woods e Alex Cameron.

LUNEDÌ 6 GIUGNO

Col passare dei giorni le cose si complicheranno ulteriormente. Di certo il programma di lunedì sera in Sala Apolo è allettante: uno showcase curato interamente da Shabaka Hutchings, con lo stesso artista londinese ad esibirsi coi suoi Sons of Kemet, insieme alle performance di Considered, Soccer96, Steam Down e The Soul Jazz Records Sound System. Sappiate però che nel frattempo vi starete perdendo un’ora e mezza di spettacolo targato The Magnetic Fields, dalle 21:15 alle 22.45 al Paral-lel 62. Anche in seconda serata ci sarà da valutare bene le proprie mosse: potreste considerare di concluderla al Sidecar con Sinead O’Brien oppure darlo todo con African Science e John Talabot fino alle 4 del mattino al LAUT.

Altra storia per chi si dirigerà dalle parti di Poblenou. Saranno gli adepti al cloud rap, che faranno bene ad arrivare al Razz con largo anticipo rispetto a quello previsto per lo show del sadboy Yung Lean. In ogni caso, per quelli che non riusciranno ad entrare ci sarà un’ottima combo di consolazione al Razzmatazz 2: Spellling, Beak> e King Gizzard.

MARTEDÌ 7 GIUGNO

Per tutta la serata La (2) de Apolo sarà la vetrina ideale per gli artisti più giovani e promettenti di casa City Slang: dalle 21.30 in poi sul palco si avvicenderanno King Hannah, Noga Erez, Los Bitchos, Matie Montexier e Victor. L’alternativa in zona per i devoti al nu-soul è garantita dagli show nella sala principale dell’Apolo, con Jorja Smith ed ENNY le più attese. E se doveste avere dei ripensamenti e ‘na certa vorrete cambiare aria farete sempre in tempo a raggiungere il Sidecar, dove alle 23.30 troverete i Pile. In ogni caso in primissima serata si consiglia un salto al LAUT, dove si esibirà una talentuosissima eroina locale, la compositrice Marina Herlop.

Se vi sembra di avere già troppe opzioni, sappiate anche che dall’altra parte della città vi attendono gli Slowdive al Razzmatazz. Prima di loro in scaletta, Therematic e gli onnipresenti King Gizzard (alcuni di voi li andranno a sentire tutte le sere, lo so).

Infine, per chi vorrà concedersi una serata in centro, il programma a La Tèxtil è firmato Awesome Tapes From Africa. Dalle 21 fino a notte fonda gli artisti dell’etichetta di Brian Shimkowitz garantiranno un perfetto mix di tradizione etno e club culture: Sourakata Koité, Hailu Mergia e DJ Black Low, con tanto di dj set finale.

MERCOLEDÌ 8 GIUGNO

L’ultima serata del Primavera a la Ciutat offre alternative per tutti i palati ed avrete davvero l’imbarazzo della scelta. Al Poble Espanyol il programma è formidabile: Ride, Khruangbin e per concludere Phoenix. Ma non lo è da meno quello all’Apolo – con Interpol e Chet Faker – e neppure al Razz ci sarà da annoiarsi, con Megan Thee Stallion tra tutte.

Volete ricaricarvi prima di affrontare il secondo weekend di festival? A La Nau la serata a cura di 4AD – con Maria Somerville, Dry Cleaning e Erika De Casier – inizia presto e a mezzanotte tutti a casa. Volete strafare? Al Razzmatazz 2 P.C. Music ha in programma un “bubblegum rave” dalle 20 fino al mattino.

E ora finitela di piangere perché non c’è più Jamie XX.

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Gold Panda, alias Derwin Schlecker, ecco le date in Italia

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Gold Panda, alias Derwin Schlecker, ormai stella di prima grandezza nel panorama delle musiche digitali, arriva in Italia per presentare il nuovo album Good Luck And Do Your Best in uscita a fine maggio per City Slang. Fuori luogo ormai ritenerlo una promessa, o un semplice artista emergente: Gold Panda è ormai uno degli artisti elettronici più importanti della sua generazione, come testimonia l’incredibile e crescente successo delle sue apparizioni live – a partire da quelle italiane – che ogni volta raccolgono una eccezionale risposta da parte del pubblico.

19 maggio 2016 – Roma – SpringAttitude – Maxxi Museum

Info: https://www.facebook.com/Springattitude

08 luglio 2016 – Milano – Circolo Magnolia

Via Circonvallazione Idroscalo, 41 – Segrate (MI)

info:https://www.facebook.com/CircoloMagnolia/

 

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Anna Von Hausswolff in Italia a Marzo

Written by Senza categoria

Dopo aver pubblicato alla fine del 2015 l’apocalittico e magnifico nuovo album The Miraculous che ha ricevuto l’unanime plauso della critica, Anna von Hausswolff inizia il 2016 annunciando una serie di date in Europa. The Miraculous (su etichetta City Slang) è un album magico, pieno di mistero, fortemente influenzato dai paesaggi della sua terra d’origine: la Svezia. Un album nel quale il suono è arricchito dall’utilizzo del colossale organo a canne (ben 9000!) di Piteå, località nel nord della Svezia.

08 marzo 2016 – Padova – Mame
info: www.circolomame.it

09 marzo 2016 – Roma – Monk
info: www.monkroma.club.it

11 marzo 2016 – Milano – Arci Bellezza
info: www.arcibellezza.it

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Cocorosie – Tales Of A Grass Widow

Written by Recensioni

Arrivate al quinto album, le sorelle pazzoidi Bianca e Sierra Casady in arte Cocorosie, da un vezzeggiativo forgiato dalla loro madre, mantengono invariata la formula di alt-pop nostalgico che hanno usato per farsi conoscere dappertutto, e tra odi e amori che il pubblico e critica gli riversano addosso, loro, le sorelle lunari con questo Tales Of A Grass Widow, dimostrano quanto sia importante fregarsene di tutto e tutti per andare avanti, non per una alternativa selvaggia, ma solamente per una presa di pugno testarda di fare dischi per farli, un azzardo che si perpetua da tempo e senza . osiamo dire – ritegno.

Come sempre uno strano miscuglio torbido ed impreciso tra Bjork e Bath For Lashes, un vezzo pseudo-cantautoriale che vorrebbe maliziosamente lasciare tracce di sé e illuminare di bagliori i nuovi percorsi del Rock in generale, ma questi brani non danno sostanza, sembrano quasi un drama pentecostale che non solo non vanno  a fondo per fuggire via, ma rimangono a galla ad infastidire orecchie esauste e istinti mostruosi a distruggere con un potente cazzotto l’innocente impianto stereo di proprietà. Sapori retrò e una lancinante trascendenza che cresce come una febbre maligna e che si impossessa di ogni poro d’ascolto, tracce – per rimanere prettamente al giudizio critico da mestierante – che non alleviano nessuna forma di nostalgia, malessere e soglie minime di sopportazione.

Forse le nostre sorelle Casady non si sono rese conto che non è per niente facile – dopo magari un  esordio sbalorditivo – seguitare a mantenerne alte le vibrazioni, magari per loro l’azzardo è una forma di potere o- ancor peggio – che seguitare a tormentare l’alternative sia cosa saggia e da prendere come esempio, ma la verità sta nel mezzo, che la loro propulsione primaria è svanita via e non gli resta che abdicare e chiudersi per qualche annetto nel silenzio e ricostruirsi una fisionomia sonora; undici brani  – pescando a caso – versati ad un Pop monco, da prendere con le molle “Child Bride”, “Tears Of Animals” con vellutate francesi a fare da sfondo, il senso dei folletti delle fiabe “Broken Chariot o i fumi divinatori hippies che ancora si aggirano fecondi tra le trame di “After  The Afterlife”, un saliscendi di romanticismi out e frivoli.

Non si vuole infierire contro le donne, solamente che queste Cocorosie  senza controllo sono in giro ancora a piede libero purtroppo, e la cosa peggiore che seguitano a fare dischi, e questo ultimo “spreco di tutto” ce lo potevano evitare. In una parola, inutile.

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Lambchop – Mr.M

Written by Recensioni

Misero il destino per chi da eroe diventa un numero zero, ma questo non riguarda i Lambchop. La band di Nashville era un numero zero agli inizi di carriera, zeri rotondi come il sole della loro terra: poco musicisti e molto sognatori, nichilisti dell’atmosfera , assertori che un mega blob inconcludente sostasse nel nulla pneumatico della musica. Questo era il lusso frenetico che questi giovani americani senza collare donavano e donano nei loro lavori. Qui al loro undici della carriera “Mr.M”, provano qualcos’altro, rinunciando al caracollare consueto, per un disco- sì malinconico di prassi – ma con accenti soffusamente smooth, jazzly, confidenziali con sospiri di Tindersticks e Wilco a soffiare delicatamente su braci semi-spente di fuochi andati; della band colpisce sempre la vena svaporata, i suoni tratteggiati che in questo nuovo disco sono dilungati a dismisura, in concreto slow song che stirano la tracklist come un lungo ballare delicato e in uno stato mentale d’abbandono e di rimpianti, ma è solo l’effetto delle orchestrazioni che ampliano il lento pathos che regna ovunque.

Undici pezzi, undici “classici” si vanno ad aggiungere ad un ascolto ovattato, fuori memoria e fuoco, da prenderci l’abitudine anche se si crede che questi “giri di boa” stilistici siano solo prendi tempo per ritrovare quella via maestra d’un tempo, che qui man mano pare vada a  scemare su derive incontrollate; detto ciò Mr. M rimane un disco piacevole, allentato ma sincero e onesto, con tanti sogni dentro e pochi effetti speciali fuori, praticamente inesistenti; Kurt Wagner, il leader vocal della band non sì da pace, crea atmosfere cantate sofferte, acide “Kind Of”, “Nice without mercy”, e nel suono totale vivono un crooneraggio alla lacrima “Mr.Met”, un Nike Drake che cavalca il folk di “Gone tomorrow”, arie da night con coretti “Gar”, la ballata bradiposa “2B2” o i violini sparuti che segano le tramature lente di “Buttons”.

Non si può gridare a nessun miracolo, è solo un buon disco che cozza leggermente con le precedenti produzioni e che abbisogna di più di un bel giro di stereo prima che ti rilasci sensazioni specifiche e idonee di un bel listening; del resto non si può pretendere boom discografici dopo lunghi anni d’altrettanti boom già acquisiti, una ciambella con mezzo buco riuscito ci può anche stare, l’importante è non ricaderci e tornare alla propria storia.

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