Tucidide dreamin’ – Intervista ai beckenbauer

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Futura 1993 ha fatto per noi qualche domanda alla giovane formazione indie pop.

(di Denise Tshimanga e Sofia Lussana)

I beckenbauer sono una particolare giovane band emergente dell’hinterland milanese. Vengono dalla Brianza ma sognano Tucidide, nota zona di Milano all’interno del quartiere Ortica, famosa per i suoi loft dove spesso vivono gli artisti più fresh della scena musicale milanese attuale.

Sono una band che può essere considerata una sintesi tra generi ed influenze eterogenei: più precisamente un impasto lo-fi che lievita dentro a composizioni indie pop.

I beckenbauer esordiscono nel settembre del 2020 con il loro primo singolo benedetta follia seguito da La nostra grande guerra, due singoli nei quale pulsazioni electro e chitarre languide convivono senza odiarsi, anzi sembrano molto più che andare d’accordo.

Vinca il peggiore è il loro terzo singolo che costituisce un brano di svolta per quanto riguarda la scrittura e la forma del pezzo ma allo stesso tempo ci si ritrova sempre all’interno dell’immaginario retro-futuristico, a tratti vapor e dreamy che caratterizza il gruppo.

Proprio in occasione dell’uscita di Vinca il peggiore noi di Futura 1993 abbiamo deciso di fare due chiacchiere con i beckenbauer per capire meglio verso dove si stanno dirigendo (oltre a Tucidide ovviamente).

Quando avete iniziato a fare musica insieme?

Nicole: Io e Francesco suoniamo insieme da molti anni, più o meno dal duemila e boh, lui non aveva ancora la barba. Daniele si è aggiunto a noi proprio quando sentivamo l’esigenza di creare qualcosa che potessimo considerare davvero nostro. Il tutto è stato amalgamato due anni fa con l’arrivo di Matteo e del nostro bassista misterioso!

Il vostro primo singolo è uscito nel 2020, l’anno in cui il mondo della musica e degli eventi, è mutato rapidamente a causa dell’emergenza COVID-19. Com’è stato realizzare il primo singolo in un periodo senza il contatto diretto con il pubblico?

Matteo: Ebbene sì, siamo una delle prime band nate in DAD! È stata una cosa molto strana perché i feedback che riceviamo sono tutti virtuali, dilatati nel tempo – purtroppo non riesci mai a capire la reazione in tempo reale delle persone perché non hai la possibilità di esibirti. Proveremo le prime “vere” sensazioni quando ritornerà la possibilità di farlo.

Qual è un locale milanese in cui vi piacerebbe esibirvi?

Matteo: Personalmente direi il Magnolia (sia in allestimento invernale al chiuso, che in estivo), perché è un posto che ha un’anima, a differenza di tante altre venue. Le vibes sono sempre le migliori, tutte le volte si respira una bellissima aria. La programmazione è sempre al top e ci passano regolarmente progetti interessantissimi nazionali ed internazionali. Santeria e Rocket (anche se è un po’ meno live club) chiudono il mio podio personale.

Il testo e il video musicale di benedetta follia hanno un’aria molto nostalgica. Cosa ha ispirato questo pezzo?

Francesco: benedetta follia è una notte ripida, un locale usa e getta, un cuore infranto, uno sguardo accogliente, una corsa complice e due sigarette accese con il primo sole dell’alba. Non riesco a dirlo meglio. Quando scrivo affronto il pianoforte e il foglio bianco alla Pollock. Riempio i barattoli di colori, trovo il flow e lascio sgocciolare. Dato che non imposto il navigatore, il risultato finale è una somma di tante piccole esperienze che flirtano nell’atto creativo. In linea di massima credo che ci vorrebbero meno cose di cui farsi una ragione e più cose di cui farsi una follia. Quando puoi perdi la ragione.

Le vostre canzoni parlano spesso d’amore. Qual è la lezione più importante che avete imparato in amore?

Nicole: Io personalmente ho imparato a non mettere da parte me stessa per l’altra persona. Ho capito che prima di poter amare completamente qualcuno, bisogna imparare ad amare se stessi.

In La nostra grande guerra dite “non ho più paura di essere me stesso”. Di cosa avete paura adesso?

Stefano: Abbiamo paura di non sapere neanche approssimativamente cosa ci aspetta una volta tornati in un più fitto rapporto sociale. Come saranno le nuove interazioni? O saranno sufficienti quelle vecchie? E poi, sono queste le domande giuste?

In Vinca il peggiore ci si arrende all’altro, e questo sentimento porta con sé un po’ di libertà. Com’è nato questo pezzo?

Francesco: Io penso che alla fine tutta la vita non sia altro che un atto di separazione, ciononostante spesso chiudiamo interi capitoli della nostra vita con parole dimenticabili e nocive, quando è troppo tardi per un bel finale. Eppure ci meriteremmo tutti un addio stupendo, quale che sia la situazione. Qualcuno che prima di chiudere si volti ancora una volta, a spiegarci con uno sguardo che la fine capita, ma non inquina il passato. Vinca il peggiore è la storia di un amore al capolinea, che si trascina per inerzia mista a vigliaccheria. Come porre termine? Come chiudere? Rimandiamo a un’altra volta dai. Ci penseremo quando sarà troppo tardi, quando ci incastreremo a vicenda con un motivo, ci scaglieremo addosso scuse affilate come frecce avvelenate. Ci faremo male, contamineremo tutti i ricordi, tutta la bellezza che abbiamo scolpito insieme. Maledetti codardi.

Quali sono i vostri prossimi progetti?

Daniele: In verità abbiamo un’agenda artistica molto piena (anche qualche sorpresa). Come prima cosa sicuramente tornare in sala prove e ricordarci come si suona insieme visto che è mesi che non lo facciamo. Dopodiché abbiamo in programma l’uscita di un nuovo singolo prima dell’estate (zero spoiler) e di un album entro la fine dell’anno. A breve però ci sarà qualche novità interessante!

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Last modified: 23 Luglio 2021