Sperimentale Tag Archive

Il sentiero nascosto dell’underground: italiani di talento e dove scovarli

Written by Recensioni

Tre album, tre stili, tre approcci diversi e un denominatore comune tutto da scoprire.
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Ancora 3 dischi dal 2019

Written by Recensioni

Alcuni lavori ripescati tra le uscite dello scorso anno che se vi sono sfuggiti vi consigliamo di recuperare.
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Stelle & Dischi – l’oroscopo di Luglio 2019

Written by Articoli

Rockambula ti guida tra i presagi astrali e le nuove uscite discografiche.
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Il primo progetto audiovisivo de I Mori #4 “L’odore”

Written by Anteprime

Quarto capitolo della serie, con un videoclip realizzato da Ottavio Luise

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Recensioni #21.2018 – Haiku Garden / Petrolio / Whispering Sons

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10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #16.06.2017

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10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #21.10.2016

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I DISCHI CHE NON TI HO DETTO | i primi sei mesi del 2016 in 11 album da non perdere

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Tim Hecker – Love Streams

Written by Recensioni

Un’amorevole e malinconica riflessione sulla condizione umana di un artista che si rinnova senza snaturarsi.
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Pierpaolo Capovilla – Obtorto Collo

Written by Recensioni

Nudo e pesante: le prime parole che affollano la mia mente ascoltando questo nuovo lavoro di Pierpaolo Capovilla. Il ben noto frontman de Il Teatro degli Orrori e dei One Dimensional Man tenta la strada solista attraverso undici episodi di pura maledizione: Obtorto Collo. È senza ombra di dubbio un disco viscerale, con il quale il Capovilla si mette a nudo, mostrando quanto di più profondo, libero dagli schemi del Rock, dalla ritmica e da ogni altra forma di indirizzamento. S’incammina in una nuova strada, tortuosa e buia, sperimentando a tratti uno scurissimo reading sulle note di Paki Zennaro. Già in passato la sua musica ha suscitato non poche critiche, risultando complessa ed affascinante allo stesso tempo e generando un’ambigua scissione fra odio e amore. Un po’ come accade per i Marta sui Tubi, il cui pubblico è scisso: o 10 o 0, nessun brano escluso. Capovilla è uno a cui non piacciono mezzi termini nè scale di grigi. È tutto o niente. L’ultimo lavoro ne è la prova.

Obtorto Collo è un lavoro di estrema ambizione, fin troppo sperimentale: è Icaro, incontentabile e presuntuoso. Capovilla demolisce poco a poco ogni forma di armonia, cedendo il passo alla mera poesia. Riesce ad andare oltre. Un poeta maledetto. Racconta di storie tragiche, di storie vere, di intellettuali rom di periferia, di violenza e di maltrattamenti ospedalieri. Racconta dolore su note buie, attraversando capitoli di tremenda agonia come “Ottantadue Ore”, capitoli di sfogo politico e capitoli di più lieve impatto e maggiore armonia, quali “La Luce delle Stelle”. La title track è l’assoluta maledizione del poeta. Fra strumentale e parlato è in grado di generare la più profonda angoscia nell’ascoltatore. È il teatro dell’oscuro e, personalmente, lo trovo un estremo azzardo. Troppo estremo.

Sono molti i punti in cui la critica ha riscontrato un avvicinamento ai Massimo Volume, ma francamente lo trovo un paragone forzato ed assolutamente fuori luogo. Le differenze sono enormi! Tematiche, generi e musicalità sono lontani anni luce. Il sol fatto di adottare un reading style non comporta la possibilità di raffronti. Sfatato questo mito, posso affermare che, personalmente, trovo il disco eccessivamente complesso, molto più del necessario. Un artista come Capovilla può certamente darsi arie e permettersi  di osare, ma per lanciare un messaggio è necessario adottare il linguaggio del popolo. Troppa distanza, troppo buio, troppa sperimentazione, troppa intimità. “Invitami”, primo episodio, è un sunto perfetto al riguardo. Il mio giudizio si basa sull’aver troppo osato, sull’essere andati troppo oltre. Restano i complimenti per l’incredibile personalità mostrata ancora una volta. Pierpaolo Capovilla conferma la sua intellettualissima vena artistica, dando prova di potere praticamente tutto. Ma troppo oltre trovi il nulla e dal nulla non si emerge. Cinque e non di più. Anche Icaro volò in alto, ma così in alto che il Sole sciolse la cera che gli teneva le ali. E cadde giù.

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