Mudimbi @ Ohibò, Milano | 20.10.2017

Written by Live Report

Anni fa scopro Mudimbi come tanti: riproducendo a nastro i suoi pezzacci su YouTube (su tutti, “Supercalifrigida”) per godermi i video pazzerelli, la voce scura e cantilenante, e in generale l’atteggiamento che sfiora il LOL-Rap di questo ragazzone che s’indovina simpatico oltre la patina del personaggio cinico e senza peli sulla lingua.

(foto di Eleonora Zanotti)

Ora che, dopo un EP (M, 2014) e diversi singoli, il nostro ha sfornato il primo disco, Michel, mi sento inspiegabilmente attratto dalla possibilità di vederlo dal vivo, per conoscere meglio la sua produzione e vedere di che stoffa è fatto fuori dal magico e illusorio mondo della rete.

Il risultato non delude. Si vede da subito che Mudimbi crede molto al suo progetto: tutto è pensato e organizzato, pure nella scarsità di mezzi. La scenografia sul palco rappresenta la stanza di un bimbo e Michel esce vestito con salopette bevendo di gusto da un grosso biberon. Su una tenda, al fondo del palco, campeggia il suo faccione sorridente a sette mesi, e capiamo che il fil rouge della serata sarà l’ode alla ricerca di quel tipo di felicità pura che si prova da bambini, quando stare bene è l’unico dovere, così come sta cercando di stare bene Michel facendo ciò che gli piace nella sua carriera – ora full time – di performer e come dovremmo fare noi seguendolo nel suo mondo variopinto e multiforme.

La serata è infatti all’insegna di un divertimento camaleontico: Mudimbi snocciola praticamente tutti i brani del disco e dell’EP del 2014, oltre a parecchi singoli e featuring fatti per altri artisti, portandoci da un lato all’altro dello spettro emotivo ma sempre con lo scopo ultimo di farci sorridere, muovere e in generale mantenerci allegri. Si va da divertissement che affettano le piccole realtà del quotidiano (“Tipi da club”, “Pistolero”, “Amnesia”, “Empatia”) a messinscene (con tanto di cambi d’abito) di violenza e demenzialità (“Vaderetro”, “Scimmia”, “SBA”, “Risatatà”, “Tachicardia”, “Supercalifrigida”), a brani più introspettivi e posati (“Chi”, “Senso”, “Giostre”). Il tutto condito da visuals che riproducono la sua intera (e numerosa) videografia mentre lui canta, balla, si scatena in un tornado di ammiccamenti e battute, costumi e props di scena (coriandoli, fischietti, banane giganti…).

Un concerto che fa tornare a casa col sorriso, messo in piedi da un ragazzone che lo fa col cuore, e si sente. Non che basti, intendiamoci, ma Mudimbi è anche bravo: ha un’ottima voce, bassa e mobile; snocciola rime in velocità e con un buon gusto spettacolare; e pure se magari la tecnica non è eccelsa e la scrittura – tutta terzine e rime che a volte si ripetono di brano in brano – rimane migliorabile, la serata risulta solida e mantiene ampiamente ciò che promette. Se non avete bisogno di profondità a tutti i costi e volete solo (solo?) sorridere senza vergogna e con la coscienza pulita, Mudimbi è ciò che fa per voi.

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Last modified: 21 Febbraio 2019

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