Mitski non canta solo per te: come le fanbase stanno rovinando i concerti (e gli artisti)

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Il suo è uno dei tanti casi di musica e concerti rovinati da fanbase sempre più insopportabili: episodi isolati o sintomo di un problema ormai sistemico?

La carriera di Mitski è un po’ un paradosso, un dilemma esistenziale: più lei cerca di scomparire dietro alla sua musica, tanto più cresce la sua fama social. Ma non è la prima volta che l’artista si ritrova vicina al punto di rottura con la sua fanbase.

Da qualche giorno girano video del nuovo tour di The Land Is Inhospitable and So Are We in cui le esibizioni, soprattutto nei momenti intensi, vengono interrotte da schiamazzi, miagolii e battute (l’ormai onnipresente “mother is mothering”), che lasciano l’artista visibilmente a disagio o la portano a rispondere con un secco “no”. Ma quello sul ‘galateo’ dei concerti e sul nuovo modo di vivere la musica è un dibattito che coinvolge molti artisti nell’era di TikTok: come conciliare l’arte e il processo artistico con il modo di consumare la musica in spezzoni da trenta secondi? E come continuare ad avere un rapporto normale con il proprio pubblico e la propria musica di fronte a una fanbase cronicamente online che tratta gli artisti come pedine in un gioco a chi mema più forte?

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È già successo a Mitski quando, già fuori dai social, rilasciò un comunicato per chiedere ai fan di non filmare interi concerti per non rovinare l’atmosfera intima dei live, una richiesta molto rispettosa e misurata recepita però con immense polemiche che la costrinsero a cancellare il post; un caso purtroppo non isolato e che probabilmente ha contribuito alla sua decisione temporanea di smettere di fare musica dopo Laurel Hell. Ma di folle irrispettose si è sentito parlare tanto nel 2023, da Cardi B, non l’unica colpita da un bicchiere lanciato sul palco, ai Death Grips, che hanno interrotto un concerto perché il pubblico aveva iniziato a lanciare braccialetti luminosi sul palco.

Il problema alla base (secondo alcuni esacerbato dalla pandemia) sta nel peggioramento graduale del senso di esperienza collettiva, sostituito sempre di più da un individualismo assoluto: è la “main character syndrome”, fomentata da fan perennemente online con fanbase che fanno a gara a chi s’inventa il meme migliore (che sia fare le foto col Nintendo DS o mettere su un video di South Park mentre la band suona). Il problema è un problema per tutti: per i ‘fan’ che mancano di rispetto agli artisti; per il resto del pubblico a cui rovinano l’esperienza; ed ovviamente per gli artisti stessi, disumanizzati e sbeffeggiati, il loro prodotto artistico usato come mezzo piuttosto che come fine. Che siano casi isolati è possibile, ma la facilità con cui certe nicchie si auto-fomentano online è sicuramente un’aggravante.

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Quello di Mitski è un caso interessante perché l’artista prova a non stare al gioco dei fan. Sebbene non sia un disco ‘difficile’, The Land Is Inhospitable è un lavoro meno immediato, con elementi orchestrali e momenti stridenti alternati a momenti minimalistici che potrebbero allontanare l’ascoltatore casuale; la musica di Mitski è sempre stata diretta, ma viene facile pensare che qui alcune scelte stilistiche e concertistiche (il tour europeo è orchestrale con soli posti a sedere) siano intenzionali e servano a rifuggire un certo tipo di pubblico (la barzelletta ricorrente è che “odia i suoi fan”).

La strategia non ha esattamente funzionato, vista la popolarità dell’album, del pezzo My Love Mine All Mine (decontestualizzato, diventato un trend su TikTok, riadattato in versione AI con la voce di Lana Del Rey: in sostanza, l’inferno) ma anche dell’immagine di Mitski, eretta sempre di più a personaggio misterioso, dea, mother proprio perché distante, imperscrutabile e – ne consegue – irreale, disumanizzata. Notate come sia facile passare dalle lodi alle minacce quando si tratta un artista come feticcio e non essere umano? È un prodotto dei rapporti parasociali a cui ci siamo abituati: pretendere un pezzo di persona solo perché abbiamo un pezzo della sua arte. Non c’è via d’uscita facile per gli artisti che in qualche modo devono sottostare e adattarsi alla promozione online, a cui si aggiunge l’altro lato della medaglia: i fan molesti sono pur sempre spettatori paganti che in qualche modo contribuiscono alla tua sopravvivenza, ma dove finisce la libertà e dove è giusto proteggere la persona – non il personaggio – e la sua arte?

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La speranza è che si riprovi a coltivare un senso di comunità, di una collettività che unisca e solidifichi i rapporti di chi vive la musica nei luoghi fisici oltre che quelli virtuali; un ridimensionamento dei legami parasociali per riapprezzare l’umanità dietro l’artista, il suo prodotto artistico, e una maggiore empatia e apertura al di fuori delle nicchie online. Riportare la musica nel mondo reale.

Nel caso di Mitski e di altri artisti vicini ad un punto di rottura col proprio pubblico, a volte significa fare scelte scomode e impopolari per proteggere sé stessi e la propria indipendenza artistica, cosa che però – e comprensibilmente – è complicata per chi vive di questo in un’industria che riconosce e ripaga sempre meno gli artisti.

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Last modified: 22 Febbraio 2024