Marnero | Intervista ai pirati dell’Hardcore italiano

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Sabato 14 maggio, Bar Dello Sport, Martinsicuro. Una location all’apparenza non proprio indicata per ospitare un live dei bolognesi Marnero. Solo col tempo capirò di quanto l’apparenza inganni, perché questo luogo nasconde uno spirito Punk intrinseco che mi ha lasciato esterrefatto. Vengo introdotto da J.D. Raudo all’interno di una stanzetta per cominciare questa intervista.

Da dove nasce il nome Marnero?

Come nascono tutti i nomi. In realtà prima c’era una canzone già scritta, ma il gruppo non aveva nome e volevamo chiamarci in vari modi, tra cui ricordo “Vetro”. Questa canzone registrata poi nel primo split che si chiamava “Trebisonda” ha una frase che dice: tu non puoi conoscere il mar Tirreno se non conosci la corrente dei mille fiumi che dagli Urali irrigano il mar Nero. Solo dopo ci siamo accorti che il gruppo precedente, mio e del batterista, si chiamava Laghetto: sembrava quindi un’esondazione, perché studiando un po’ di storia antica si è scoperto che lo Stretto dei Dardanelli in passato era chiuso ed effettivamente il Mar Nero prima era un laghetto.

Com’è stata concepita la Trilogia del Fallimento?

La verità è che non abbiamo iniziato dicendo “dai, adesso facciamo una trilogia”, bensì abbiamo fatto Naufragio Universale, un disco composto da canzoni vecchie, scritte e mai registrate, mescolando idee nate lungo gli anni. Quando abbiamo fatto Il Sopravvissuto ci siamo resi conto che, bene o male, quasi naturalmente stavamo raccontando una storia, soprattutto perché il nostro secondo lavoro è un concept album. Ci è venuto spontaneo pensare che questa storia dovevamo farla concludere. Da lì è venuta fuori La Malora.

Chiusa questa trilogia, che faranno i Marnero?

C’è un pezzo nel disco in cui un personaggio dice all’altro: Dove andrai dopo?, e l’altro gli risponde: Se lo sapessi sarei già morto. Il senso è che le cose che ci succederanno non le sappiamo, anche dal punto di vista musicale se lo sapessimo staremmo solo ripetendo una formula che abbiamo capito che funziona e inutilmente si ripete. Per noi, ad esempio, era controproducente riprodurre con La Malora quanto di buono era stato fatto con Il Sopravvissuto. Abbiamo scampato il tranello di fare “Il Sopravvissuto 2”. Le prossime cose che faremo sono al momento oscure, sicuramente non siamo ancora entrati nella fase di scrittura, anche perché stiamo facendo un tour di quaranta date e da gennaio abbiamo fatto solo quattro prove. Esiste una mezza idea in cantiere ma è inutile dirla se non c’è nulla di concreto.

Che pensate della scena musicale italiana attuale? Qualche gruppo che apprezzate o con cui avete diviso il palco?

Questa è una domanda che, se fatta singolarmente ai membri dei Marnero, ne uscirebbero risposte diverse. Luca, il batterista, ha una sua etichetta, Sangue Dischi, e fra noi lui ha una visione più completa delle band italiane. Generalmente  mi fa piacere notare che veniamo accettati in festival con grossi nomi, con band blasonate del giro Indie Rock, tipo l’anno scorso abbiamo suonato con i Calibro 35. Siamo felici di esserci ma ci sentiamo un po’ borderline, nel senso che siamo piuttosto violenti per quella scena lì. Paradossalmente dopo suoniamo a un benefit in un centro sociale, accolti bene ma ci riteniamo anche in quel contesto borderline perché poco diretti dal punto di vista della militanza politica. Siamo uno dei pochi gruppi che spazia in questo spettro. E spesso troviamo band molto vicine a noi. Ti cito, ad esempio, gli Hate & Merda, un duo di Firenze che ha un atteggiamento simile al nostro.

Cosa volete dire a chi segue Rockambula Webzine?

Vi invito a non pensare di conoscere una band solo attraverso internet ma cercare di spostarvi per vederli live, perché ormai nel 2016, con i mezzi tecnici disponibili, chiunque può fare una buona registrazione. Il vero valore lo vedi dal vivo. Quello che ti comunica cambia molto. Così puoi capire cosa c’è dietro un gruppo. Negli ultimi anni ci si è impigriti per cui si sceglie di vedere un concerto su Youtube e basta un po’ di pioggia per scegliere di non muoversi. La musica, e questo tipo di musica in particolare, si apprezza nella dimensione live. È live.

Last modified: 21 Febbraio 2019

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