Agostino Tilotta | Intervista al chitarrista di Uzeda e Bellini

Written by Interviste

27 aprile, un mercoledì sera qualunque, nel cuore di Pescara. O forse no. Allo Scumm, un locale che ultimamente fa parlare molto bene di sè per la qualità del servizio e per la visibilità che dà a determinate realtà musicali, si terrà il concerto acustico di Agostino Tilotta, chitarrista di Uzeda e Bellini. Ne abbiamo approfittato per scambiare due chiacchiere insieme a lui.

Come nascono gli Uzeda?

Gli Uzeda nascono come molti gruppi che desiderano fare musica e desiderano farla con persone con le quali si ha un’attitudine similare, non necessariamente lo stesso carattere. Quindi siamo partiti all’inizio io e il bassista con una batteria elettronica, dopo abbiamo inserito il batterista e un altro chitarrista, Gianni, che faceva parte della formazione iniziale. Il nome è un riferimento specifico alla nostra città, Catania, dove c’è la porta Uzeda, che è un punto d’accesso alla parte più a sud. Quell’ingresso, che esiste ancora, faceva entrare le persone nella parte più rappresentativa della città e al tempo stesso era perfettamente comunicante con i quartieri più popolari. Con questo nome sanciamo un legame e, contemporaneamente, diamo un accenno a quella che è la prospettiva delle cose, nel senso che se si sposta leggermente la prospettiva si vedono tanti altri mondi che altrimenti non si vedrebbero.

Secondo te esiste una scena siciliana alternativa o anche Rock in generale?

Io parlerei più di un carattere siciliano che di scena. Un carattere alternativo, combattivo, un lasciarsi trasportare, un carattere che c’è sempre stato e continua a d esserci. C’è stato un periodo “violento” negli anni 80 dove c’erano molti gruppi che avevano tante cose da dire, le hanno dette a modo loro, scatenando anche reazioni forti.

Successivamente vi siete spostati in America, avete suonato alle John Peel Sessions e collaborato con Steve Albini. Vuoi raccontarci qualcosa di queste esperienze?

Gli americani nei confronti della musica hanno un rapporto di assoluta obiettività. Il concetto “se abbiamo avuto più fortuna in America rispetto all’Italia” non ci appartiene, perché non siamo mai andati alla ricerca del cosiddetto successo, nemmeno all’estero. Siamo probabilmente un gruppo con parametri e standard differenti. Abbiamo suonato da John Peel ma non siamo stati gli unici italiani, considerando la PFM. Steve Albini è nostro amico, nostro compagno di musica. Condividiamo le stesse attitudini nella scelta di non cercare un successo estetico, ma fare qualcosa che veramente piace, che uno fa senza pensare al tempo di consumo del prodotto. Abitualmente lavoriamo senza nessun fiato sul collo, senza nessuna pressione. Non ci siamo mai alzati al mattino pensando di fare la produzione musicale. Pensiamo più al tempo della produzione di emozioni, senza aspettative. Le persone che ci seguono hanno la pazienza di aspettarci. Il  disco nuovo dei Bellini, pensa, che è già stato registrato due anni e mezzo fa, ma Giovanna (Cacciola, cantante di Uzeda e Bellini, ndr)  deve cantare ancora in quattro pezzi e resta lì. Con gli Uzeda abbiamo già completato sette brani, ma non lo so quanto ci vorrà per ultimarlo. Forse un mese, forse sei. Comunque il problema non me lo pongo.

Avete mai pensato di fare qualcosa utilizzando il vostro dialetto?

Abbiamo fatto una compilation commemorativa della morte di Peppino Impastato, dove c’erano questi scritti, uno dei quali si chiamava “Ventu”, dove Giovanna canta in siciliano, io suono la chitarra acustica e poi parte la valanga di Uzeda al momento opportuno. È l’unica esperienza, non perché noi siamo contro la lingua italiana, ma è una questione molto più strutturale, come i Lego, come creare degli amalgami veloci e sinuosi. Anzi, la lingua siciliana, come molti altri dialetti, va benissimo. Sarà che noi facciamo così da sempre, senza rinnegare mai le nostre radici. Funziona così anche con Bellini, dove la scommessa è ancora più alta perché due sono americani. Armonia e melodia appoggiate ad una sezione ritmica. Io mi diverto a suonare immaginando anche l’Opera, i cantastorie della strada, facendomi ispirare dal background della mia terra.

Ti va di salutare i lettori di Rockambula Webzine?

Assolutamente. Sono stato ben contento di chiacchierare con te, sono ben contento di vedere che c’è chi ancora dedica il proprio tempo alle webzine o fanzine, ce ne vorrebbero tantissime. Rockambula è una grande occasione per tanti ragazzi di essere informati nel modo giusto, per avere informazioni non scopiazzate, ma che provengono direttamente dalla fonte. Un saluto a tutti.

Last modified: 21 Febbraio 2019

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *