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Agostino Tilotta | Intervista al chitarrista di Uzeda e Bellini

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Primo full lenght per i Siranda

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I Siranda presentano il loro primo full lenght dal titolo La Scatola Del Male, ufficialmente uscito l’11 gennaio 2016 e disponibile dal 31 ottobre 2015 su tutti i digital stores tramite “Believe Digital”. La band siracusana, dopo anni di duro lavoro, porta a compimento l’obiettivo primario: pubblicare un disco di inediti, con influenze di vario tipo che spaziano dalla canzone d’autore alle sonorità prog della PFM, passando per il rock alternativo. Il disco è stato prodotto a Floridia (SR) dalla stessa band fra il 2012 e il 2014, dopo varie sessioni di registrazione in studio. L’artwork è stato affidato a Giuppy Uccello che ha anche curato i primi due videoclip ufficiali, “Il Tuo Veleno” e “Ombre” e che curerà anche il terzo, previsto per questa primavera 2016. L’obiettivo che i Siranda si prepongono è arrivare a più persone possibili, tramite i concerti, vero punto forte della band. L’intento è quello di portare a riflessione una generazione chiusa in una prigione di vetro fatta di illusioni, in cui una società apparentemente “liberale” ma ideologicamente “proibizionista” pretende, con i suoi falsi modelli, di “liberarci dal male”… Per questo La Scatola Del Male vuole essere anche e soprattutto un disco di protesta, oltre che un’occasione di spunto personale su vicende generazionali vissute in primis dagli stessi componenti della band. I Siranda sono finalmente pronti al salto di qualità e a calcare palchi importanti, cercando di spargere il loro verbo in giro per la Penisola, sfruttando appieno la nostra lingua madre.

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Malerba – La Deriva dei Sogni

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Devo dire che ho avuto molta difficoltà a giudicare questo primo album dei bolognesi Malerba. Sebbene sia un esordio, appare come un disco d’esperienza, un disco che pesca qua e la nel tempo e spazia in tutto lo scibile musicale italiano. Il risultato è interessante ma a tratti insipido. Sicuramente da apprezzare c’è il lavoro di produzione al limite del maniacale e alcuni spunti di buona musica italiana. L’incipit non è dei migliori e non rende giustizia ai bolognesi. “Francine” è un po’ sciatta come il personaggio di cui si parla: un tentativo di aggressività sonora non totalmente riuscito. Prova di forza che guarda troppo alle prime produzioni dei Litfiba. “Dove Crescono i Fiori del Male” vacilla per la poca “pompa” (master un po’ trascurato?), ma richiama i vecchi fasti della New Wave con tanto di testo cupo e voce dalle tenebre. Per sentire la prima perla dobbiamo attendere l’arrivo di “Sunshine”. Soffice, parlata, una vera confessione a cuore aperto. Forse troppo simile a “Volo Così” di Paola Turci ma comunque personale e vincente. Superlativi anche l’incastro con la voce femminile e il sapiente arrangiamento di fiati. Perfetta canzone d’amore, per nulla scontata. Il tema caldo del lavoro sbuca fuori con un titolo divertente come “Il Blues della Cassa Integrazione”, che però scade in un testo banalotto. Peccato perché qui basso e batteria tirano avanti un bel groove. Il tempo storto di “Ricordando te – Fingere di Essere Felice” ci sbilancia con qualche slancio Prog  Rock. Purtroppo non ci fa cadere, dopo lo sgambetto iniziale; questo pezzettino strumentale ci conduce a “Marylin” porta ad un suono più standard, acustico e moderno ma con un testo vero e sincero, che richiama la mitica “Albachiara”. Nonostante le rullate incerte, il pezzo è trascinante insieme alla sua storia di dita che toccano punti proibiti e i lati oscuri del piacere. Ci lascia poi con una frase che esalta il realismo del pezzo: “Il sesso è una scintilla che illumina l’amore”. Come dargli torto? Anche perché il filone acustico continua con “Allo Specchio”, chiacchierata, intima, quasi adolescenziale e che sta volta fa l’occhiolino a Luca Carboni. Con lo stesso stampo ma meno riuscita è “Tra le Pagine”, un po’ stanca e lenta rispetto alle precedenti. Rimane l’epica di una melodia molto sentita “la tua voce che resta dopo la piena, resterà qui per sempre ma smarrita, tra le pagine che hai scritto della mia vita”. La band chiude il cerchio poi con citazioni del romanzo “Cuore di Tenebra” e una vera cavalcata Progressive che non manca di regalarci le ultime melodie in bilico tra PFM e Timoria. Difficile davvero è valutare un lavoro così complesso e eterogeneo, a volte povero e a volte pieno di idee, che riescono ad inondarci e stupirci. Sicuramente da ascoltare, perché la musica italiana potrebbe non averne necessità e voglia di ascoltare una band così, ma sicuro ha bisogno di stimoli e
di voglia. E qui ne troviamo da vendere.

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Syne – Croma

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I Syne (o Syne  E∆Ǝ ) sono di Milano e rischiano grosso. Rischiano tempi dispari, testi concisi, sguardi jazzaggianti e suoni a metà tra l’Elettronica e la tradizione italiana del Progressive Rock, che ascoltando quello che è stato prodotto negli ultimi anni pare si stia del tutto perdendo. Croma è il loro primo LP e suona forte, personale, ambizioso, robotico e spaziale. Insomma come nient’altro che io abbia ascoltato negli ultimi dieci anni. L’inizio di “Verdemente” (per altro accompagnato da un video azzeccatissimo) è scattoso come un vecchio videogioco nella sua sala dismessa, ha un perfetto incastro ritmico dove la voce e le liriche di Marcello fanno breccia nel nostro cervello. Il brano presenta uno spesso involucro roccioso che contiene un dolce liquido caldo, mieloso. Scavando si trova quella melodia che pareva perduta. In Croma c’è ampio spazio per ballate interstellari come “Sono Rosso” che ricorda molto il suono vellutato dei compianti Deasonika. “Cercami” è più testarda e spigolosa e si avvicina di più al Prog e alle inquietanti cavalcate dei Bluvertigo, i cori finali si incastrano tra loro sottolineando una produzione sopraffina. Il tema dei colori torna con “Nera” e l’idea del concept album si fa più completa. “Nera” è cupa, si muove sinuosa in un paesaggio futuristico, decadente, i suoi cinque minuti pare non finiscano mai in un vortice di suoni e parole che accendono nuova luce nel panorama musicale italiano. Le similitudini si sprecano, le canzoni sono così complete che potremmo citare insieme PFM e Muse, Elio e Le Storie Tese e Hawkwind. Sia ben chiaro che questa musica rimane fuori dal tempo e non è sicuramente accessibile a tutti. A trarre in inganno il dolce intro di tastiere in “B.L.U”, subito sballata da un tempo storto e dall’eco che avvolge parole visionarie (per altro metà in inglese e metà in italiano) fuse tra loro, come se si assistesse ad un discorso tra due astronauti dispersi nell’etere. La tensione è sempre viva e palpabile, il senso di instabilità ci tiene appiccicati fino alla fine del disco. Anche la bomba Elettronica “Witches” ha  il suo maledetto perché nel suono di un cyborg che martoria la sua chitarra super effettata. Mentre “Aerie” rimanda agli anni 80 e ad un mood vicino ai Depeche Mode, il finale dedicato ad un altro colore “Yellow” pare essere la previsione di quello che sarà il Punk Hardcore del prossimo secolo. Grida lontane, batteria martellante e synth ossessivo. Potrebbe scadere tutto in un facile pastone confusionario, ma i Syne sono bravissimi ad ammorbidire tutti gli spigoli, ammortizzando gli urti. La botta in testa alla fine manca fisicamente, ma il cervello esce annebbiato, affaticato e piacevolmente sotto sopra.  Questo disco è fatto di materia grigia e di tanto sudore, tutto unito a un’enorme voglia di futuro e di novità.

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Rockambula presenta: 20 anni di Emergency in diretta streaming!

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Sabato 13 settembre, ore 21.30, live da Milano 20 anni di Emergency in diretta streaming. Dal Mediolanum Forum per festeggiare 20 anni di programmi umanitari e ricordare le emergenze nei luoghi di conflitto, in Italia e in Sudan. Con Gino e Cecilia Strada, tra gli altri sul palco: Elisa, PFM, Fiorella Mannoia, Cristiano De Andrè, Casa del Vento e Nada. Sabato sarà possibile seguire il grande concerto “Buon compleanno, Emergency”  in diretta web dalle ore 21.30 su Rockambula, nella finestra video alla fine di questo articolo.

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Alfabox – Alfabox

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Una botta di puro Rock senza delicatezze inconcludenti, il ritratto di una violenta generazione insoddisfatta, il terzo omonimo lavoro degli Alfabox racconta tutta la sofferenza della vita negli anni dieci (in Italia). Ci vuole molto coraggio intellettuale per sparare Rock a brucia pelle. La band udinese svela tutta la propria rabbia con una registrazione in presa diretta figlia della naturalezza compositiva, le sbavature inevitabili (dovute appunto alla registrazione in presa diretta) vengono lasciate appositamente per confermare il semplice impatto che gli Alfabox vogliono lasciare. Nudi e crudi senza censura. “Ormai è Troppo Tardi” apre il disco nel migliore dei modi, basso pesante energicamente Stoner e voce notevolmente alta (quasi Heavy), il testo non lascia speranza alla tremenda situazione lavorativa dei giorni nostri. Bisogna picchiare duro sopra certi maledetti argomenti.

Alt Rock meticoloso come il miglior Teatro Degli Orrori agli albori in “Miracolo Italiano”, da incorniciare la frase del testo “Sarò un precario ma vivo a Milano”. Perché se non era chiaro i testi sono tutti in italiano e precisamente mirati. Molto diversa e dalle parvenze simil elettroniche con cantato (quasi) filastrocca in “Aspetta e Spera”, comunque sia la digeribilità è immediata. E a questo punto potrei sentirmi già parecchio soddisfatto del disco degli Alfabox ma siamo soltanto alla traccia numero tre. Sulla stessa linea armonica della precedente ma con una batteria scintillante e riff più delicati viene in ascolto “La Mia Città”. Il disco sta cambiando decisamente direzione adesso, molta morbidezza attende le mie orecchie, i testi rimangono crudi. Le tastiere circoscrivono “Prima di Dormire”. Direzioni Diverse oserei dire. Arpeggi solari e tratti da ballatona efficace quando arriva il momento di “Ghiaccioli”, la forza del disco e soprattutto nella varietà di proposta e nelle scelte sempre spiazzanti. Torno a sentire nuovamente quella cattiveria dell’inizio in “Il Morbido Cecchino”, la durezza  delle chitarre abbraccia senza fatica motivetti Progressive, sembrerebbe di percepire quasi un omaggio alla PFM. Ma quello che la musica trasmette è sempre soggettivo, sarà la mia vicinanza geografica con la patria di Franz Di Cioccio a giocare brutti scherzi. Sonorità Rock medio orientale (ci siamo capiti no? Forse) nella punkeggiante “La Nostra Primavera Araba”, sensazioni altalenanti in meno di tre minuti, distorsioni tirate al massimo. Killing an Arab? Chiusura in grande stile Indie British Rock per gli Alfabox, chitarre ben pettinate e saltello che viene spontaneo, non ci stancheremo mai di certa roba almeno fino a quando siamo mentalmente giovani e freschi. L’intero lavoro è stato registrato con Enrico Berto in una baita di montagna (Mashroom Studio) in cinque giorni, l’idee erano molto chiare e io degli Alfabox non butterei via nulla. Un lavoro carico di energia che vuole soltanto essere ascoltato, una bella legnata sui denti.

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9 gennaio 1972: i Procession dal vivo.

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Venerdì 8 marzo alla Feltrinelli Express di Torino il chitarrista e Donato Zoppo presentano il nuovo disco della leggendaria formazione progressive, tornata alla ribalta con un concerto risalente a 40 anni fa
“9 gennaio 1972”: Marcello Capra ricorda la cult-band dei Procession

Venerdì 8 marzo 2013
h. 18.30
La Feltrinelli Express
Stazione Porta Nuova
Torino

Sarà presente il chitarrista Marcello Capra

Moderà l’incontro il giornalista Donato Zoppo

Un evento storico per i cultori del progressive-rock italiano: è l’uscita di 9 gennaio 1972, il disco dal vivo dei Procession pubblicato da Electromantic Music. Un’opera importante in un periodo storico di grande riscoperta del rock nostrano degli anni ’70. Marcello Capra, oggi affermato chitarrista acustico e fondatore deiProcession nel 1971, ha ritrovato dei vecchi nastri risalenti a un concerto svoltosi il 9 gennaio 1972 al Lio Club di Chieri (TO): una serata speciale dal vivo, un affollato concerto che fotografava il gruppo torinese in una formazione pionieristica, proprio qualche mese prima di realizzare il disco d’esordio Frontiera, ancora oggi amatissimo in tutto il mondo.

9 gennaio 1972 è un fermo-immagine prezioso che testimonia il percorso dei Procession: come quasi tutti i gruppi della primissima ondata prog italiana, la band si cimentava in pezzi del nuovo rock internazionale, daiJethro Tull ai Free, dagli Atomic Rooster ai Led Zeppelin, senza dimenticare la personalizzazione. Gianfranco Gaza (voce solista), Marcello Capra (chitarra), Mario Bruno (organo Hammond), Angelo Girardi (basso) eNico Spallino (batteria): questo l’organico di quella serata del 1972, che presto sarebbe mutato ed entrato in studio per contribuire alla nascita di un nuovo rock italiano insieme a PFM, Banco, Orme, Osanna e tanti altri.

Dopo la riscoperta Capra ha consegnato il materiale a Beppe Crovella, che ha operato il mastering all’Electromantic Synergy Studio, migliorando sensibilmente la qualità dei nastri, realizzati con i mezzi precari dell’epoca. Venerdì 8 marzo alla Feltrinelli Express nella Stazione Porta Nuova a Torino Marcello Capra e il giornalista Donato Zoppo, attento osservatore delle realtà progressive, presenteranno al pubblico e alla stampa 9 gennaio 1972: un tuffo nella vicenda dei Procession, con l’ascolto di alcuni brani del cd e una piccola performance del chitarrista, che suonerà anche Onda luminosa, la sua più recente composizione.

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