LICE – WASTELAND: What Ails Our People Is Clear

Written by Recensioni

L’afflizione moderna che prova a farsi arte.
[ 08.01.2021 | autoprodotto | post-punk, avant rock ]

La band di Bristol, supportata da una scena sperimentale cittadina in costante crescita, si presenta con un lavoro d’esordio che ha l’obiettivo primario di regalarci un sound nuovo e complesso e, come vedremo, solo in parte Alastair Shuttleworth e soci riusciranno in un compito tanto arduo, inconfutabilmente strepitosi nella loro varietà stilistica che spazia tra minimalismo, industrial, progressive e tanto altro ma al contempo meno originali del previsto, se non nella parte prettamente lirica, almeno per chi è cresciuto a pane e Michael Gira.

Forse non sarà Wasteland l’opera più eccentrica del millennio, ma di certo è tra quelle che più potrebbero rischiare l’abuso del termine geniale, con quel modo personalissimo e crudo di rileggere post e art punk dei Settanta britannici. I LICE sono rumorosi quando devono esserlo, elegantemente jazzy; passano da ritmiche math alla più oscura no wave, dall’etereo al brutale con una naturalezza incredibile. Questa poliedricità si traduce in un disco inquietante ma che non insiste in maniera tediosa su talune evocative sonorità tanto che lo spettro emozionale fornito da un ascolto intenso sarà tra i più variegati possibili.

Da queste lunghe considerazioni ci si aspetterebbe un giudizio più che positivo ma, come detto, un disco come Wasteland si presta facilmente ad abusi e non sarò io ad alimentare questo errore. Al contrario, è enorme la delusione proprio perché la disinvoltura con la quale padroneggiano materie diverse lasciava intendere qualcosa di molto più intenso di quello che finisce per essere.

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La band britannica arriva al primo full length in un momento in cui il post-punk, nella sua accezione più vasta, sembra vivere una seconda età dell’oro, con band come Idles, Fontaines D.C. e Protomartyr ma anche Viagra Boys recentemente a dettare legge in materia. Non che li si voglia accusare di sfruttare il momento ma è chiaro che, oggi, sembra esserci una certa predisposizione positiva ad uno stile che pare unica voce utile per la rabbia generazionale di un pubblico adulto ma non troppo.

Il problema in questo disco è che tutto sembra ottimo ma non c’è nulla di davvero perfetto. Riff e ritmiche non hanno quasi mai l’energia che ti aspetteresti e praticamente nessuno degli undici brani ha quella potenza estetica o concettuale tale da dare l’idea di poter segnare la storia di questo 2021 come accaduto con l’ultimo Daughters nel 2018, per non allontanarci troppo dal genere e solo le linee vocali hanno concretamente qualcosa di più di ogni altra cosa ascoltata recentemente, con quel timbro cupo ora squillante poi ma mai antipaticamente roco o stridulo.

Per assurdo, i LICE dimostrano di piazzare i colpi migliori quando si fanno più caotici e surreali, in R.D.C. ad esempio, o ancora in Arbiter dove davvero dimostrano di meritarsi un ipotetico e immaginario ruolo di spalla agli Swans. Si tratta però di sparuti guizzi in un piattume generale che non da mai l’impressione di dover finire da qualche parte, senza crescendo impetuosi, senza vorticose discese negli inferi.

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I LICE hanno i mezzi (tecnica, ispirazione, padronanza stilistica), vivono un ottimo momento eppure non riescono a stupire; come il fenomeno appena acquistato nella squadra più forte che al suo esordio con una neopromossa non ne infili almeno due in porta, la delusione abbassa ulteriormente il giudizio ma comunque c’è il sospetto che si debbano tenere d’occhio per il futuro.

Per ora WASTELAND: What Ails Our People Is Clear resterà solo un buon disco da infilare nel calderone del revival post punk sperimentale, mai capace di incanalare la disperazione dell’uomo moderno e dare lui una nuova voce; un’afflizione che potrebbe anche sorridere un giorno ma non oggi, non a Bristol, non con questo esordio targato LICE.

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Last modified: 17 Gennaio 2021

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