Il cinema dei trent’anni – Intervista a Il Triangolo

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Qualche domanda al duo di Varese in occasione dell’uscita del loro nuovo album.

(di Stefano Rizzetto)

Dopo più di cinque anni dal loro ultimo disco, il 17 gennaio 2020 è uscito Faccio un cinema per Ghost Records, il nuovo lavoro di Marco Ulcigrai (chitarra, voce) e Thomas Paganini (basso, voce), in arte Il Triangolo.

Il loro esordio risale all’aprile 2012 con il primo progetto intitolato Tutte Le Canzoni. Erano davvero tutte le canzoni che avevano scritto sino ad allora: dieci brani che raccontano di una giovinezza che fugge dalle costrizioni del proprio tempo e ritrova nel passato un luogo d’amore, tra dischi in vinile e letti di rose in tempi di spine. Nel maggio 2014 esce il loro secondo disco, intitolato Un’America, arricchito da suoni e arrangiamenti più sporchi e decisi rispetto al precedente lavoro, seppur mantenendo la medesima linea cantautorale.

Con Faccio un cinema, invece, i due musicisti ribadiscono ora il loro amore per la musica e per le parole in una nuova chiave, dettata dal fatto che non hanno più vent’anni. Le sonorità sono ancora più a fuoco e centrate, anche grazie alla produzione di Riccardo Montanari. Tra pop, cantautorato e sperimentazioni, il mood dei pezzi è molto vario, spaziando dalle chitarre ai fiati, dai beat elettronici a momenti più intimi e minimali.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Marco e Thomas per scoprire di più su questo nuovo lavoro, ecco cosa ci hanno raccontato.

Il vostro nuovo album viene pubblicato dopo un silenzio durato 5 anni. Quanto vi sentite diversi rispetto ai precedenti lavori?

Ci sentiamo un po’ diversi ad ogni nuovo lavoro. In questo caso, per la prima volta, sentiamo di avere tra le mani un disco che suona veramente come avevamo immaginato e di cui non cambieremmo una virgola. Si tratta del primo album che abbiamo realizzato con una certa coscienza e maturità, ci sentiamo più ordinati e meno punk rispetto ai precedenti lavori.

Cosa ci volete raccontare con questo nuovo disco?

Per noi rappresenta un nuovo inizio. Nei precedenti lavori ci sentivamo molto ventenni, ora siamo un po’ più trentenni. Le canzoni contenute in questo disco raccontano ciò che abbiamo vissuto e i film, in tutti i sensi, che ci siamo fatti in questi anni di pausa.

In fase di produzione avete lavorato con Riccardo Montanari, com’è andata?

Molto bene! Noi e Riccardo siamo amici da anni, veniamo dalla stessa provincia di Varese e avevamo già collaborato in passato. Per questo disco cercavamo qualcuno che potesse portare un po’ di freschezza e novità al nostro sound e Riccardo, insieme a Giacomo Carlone, è stato fondamentale.

In questi ultimi anni avete preso parte a progetti paralleli, come le collaborazioni di Marco come chitarrista dei Ministri e di Vasco Brondi. Come vi hanno influenzato?

(Marco): Vasco e Ministri sono artisti di cui ho sempre avuto grande stima e tali esperienze mi hanno permesso di suonare su grandi palchi. Ho acquisito maggiore consapevolezza con la chitarra e con la voce. Cercherò di portare tutto ciò anche dal vivo ai nostri concerti.

Cosa è cambiato in questo album ora che non avete più vent’anni?

Innanzitutto, registrare questo disco è stato molto più stancante rispetto ai precedenti perché, oltre a fare musica, dobbiamo anche lavorare. Prima invece facevamo solamente finta di andare anche all’università. Abbiamo inoltre cambiato completamente l’approccio alle canzoni: negli anni precedenti arrangiavamo i brani in sala prove fino a che non arrivavamo ad una forma che ci soddisfacesse, questa volta invece abbiamo lavorato fin da subito in studio, sperimentando a mano libera.

Quanto avete appreso dal mondo del cinema per raccontare le vostre vite nei testi delle canzoni di questo disco?

Il trucco è immaginare le proprie vite come se fossero un film o una puntata di qualche serie tv, dove le proprie esperienze si mischiano con qualcosa di più romanzato, di immaginario, fino a non distinguerne più il confine.

Quali sono i film che più vi rappresentano?

I primi cinque che ci vengono in mente sono: Joker, The Story of a Marriage, Fear and Loathing in Las Vegas, Call Me By Your Name e The Believer.

Su quali artisti emergenti italiani puntate per questo 2020?

Bartolini, Materazi Future Club ed Elton Novara.

Con quale grande nome della musica italiana vi piacerebbe collaborare?

Gianluca Grignani tutta la vita.

Per concludere, c’è un pezzo di questo album a cui siete più affezionati?

Sì, sono due: Il giorno sbagliato e Il cielo.

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Last modified: 25 Febbraio 2020

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