Emiliano Mazzoni – Ballo sul posto

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Certo che percorriamo periodi grigi. E’ oramai un dato di fatto che la speranza sia offuscata da uno fitto strato di nubi sempre più attaccato alle nostre superfici. Ma chi vive a più di 1000 metri d’altezza, un poco lontano dalla marcia “società”, potrebbe forse ancora godere di pura luce e di sani respiri a pieni polmoni. E regalarci magari uno spruzzo di ingenuo ottimismo (anche un po’ superbo, perché no?), sprigionato da chi ha il coraggio o la pura attitudine di stare più in alto. Non è dello stesso avviso Emiliano Mazzoni, che già dalla copertina ci presenta nubi ben più alte della soglia dei 1000 metri.
Il cantautore di Piandelagotti (paesotto montanaro del modenese a 1200 metri) inverte il processo. Invece di schiacciare le nubi verso il basso, facendosi un’egoistica risata verso chi crede ancora nello shopping e nelle apericene, piglia tutto il grigiore e se le porta verso di sé, in una incontaminata e genuina realtà rurale. Per poter “godere” in pieno anche lui della catastrofe, mettendosi “seduto in riva al fosso” e guardando l’orizzonte. Lo scontro culturale è violento e per mantenere caldo il contrasto Emiliano non aspetta che i bernoccoli tra le due parti si riassorbano. “Ballo sul posto” (il suo primo album, prodotto insieme all’ex-Ustmamò Luca Rossi) è così un mix letale di canzone popolare, ballate naif, noia metropolitana, rabbia repressa in goffe maschere, ritmi lenti e gelidi.
“Vorrei dimenticare di essere un eroe con le sue noie”: Emiliano apre il disco con la profetica “Mentre piangono le grondaie”, una straziante marcetta che ricorda Samuele Bersani avvolto in un nebbione di disillusione. Andando avanti si trovano addirittura frasi come “meglio sparire che imparare ad amarsi” e “come un pugnale in un sorriso”, che non fanno intravedere un solo spiraglio oltre la muraglia nebulosa. “Il dissoluto” è un brano privo di alcun ritmo, ma allo stesso tempo violento, antisociale. Sprigiona la sua ossessiva crudeltà in un freddo fermo, senza vento, ma così umido che affonda il suo gelido coltello fino a graffiarci le ossa.

Per strappare un sorriso bisogna aspettare “Buon per te luna”, che porta con sé l’allegria di un pagliaccio demotivato in un circo semivuoto la domenica pomeriggio. “Stronzi tutti“ ha la metrica del maestro De Andrè e, sebbene non abbia la nemmeno la pretesa di arrivare alle sue opere, si presenta con dismessa eleganza.
“Oppure gli hanno sparato” è un altro piccolo siparietto di amara spensieratezza ben cosciente della piccolezza dell’essere umano, canzone genuina e rustica con il suo folkloristico fischiettio: “cadendo tra le foglie spariranno le ansie e le battaglie”.
“L’esperto” è invece tutto ciò che ci aspettavamo, umile ma cinica critica verso la “nostra” società, quella che abita li sotto i suoi piedi. Qui il cantautore aggiunge un po’ di groove a melodia e accompagnamento, spesso sotterrati anche loro dalla fitta distesa di nubi.
Nel finale spicca un titolo epico come “Canzone di speranza”, melodia ubriaca a cercare la luce ormai troppo rara anche in alta quota. “Se sarò vivo anche domani, impedirò che questa luna ci abbandoni”: non è solo il titolo ad essere epico.
Emiliano ci lascia un disco duro e doloroso, ma che non fa rumore, non smuove maree e non suscita ribellioni. E’ dolore grigio e frustrante, proprio come la noia. Come passare un giorno a non fare altro che guardare le nubi che ci avvolgono.

Last modified: 3 Ottobre 2012

One Response

  1. ultragreyactive.it ha detto:

    Questione interessante che quasi nessuno muove.
    Grazie!

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